1. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Il numero 1 della Federcalcio ha scritto alla Gazzetta dopo le tante lettere di delusione arrivate in redazione per il frettoloso saluto degli azzurri ai bambini presenti allo stadio Braglia

    MILANO, 22 novembre 2007 - Molti lettori ci hanno scritto sul senso di delusione che ha accompagnato la partita della nazionale di calcio a Modena contro le Far Oer. Se n'è occupato anche la rubrica "Porto Franco". Niente a che vedere col risultato e con l’incontro in sè. Si parla del rapporto fra gli azzurri e la gente, in particolare i bambini. Si parla anche di occasioni organizzative perse, di manifestazione di ordinaria insensibilità che tendono purtroppo a ripetersi nel tempo. Il tema era stato sollevato da tre lettori, di cui potete leggere le testimonianze.
    Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, ha scritto in proposito una lettera alla Gazzetta. Eccola.
    "Ho letto con attenzione la lettera inviata dalla sig.ra Sabbioni e quale Presidente della Federazione intendo scusarmi per il disagio e soprattutto per la delusione che hanno provato i bambini a Modena. Rammarico ancora maggiore perchè Modena ha celebrato la Nazionale con grandissima passione nello spirito di una festa dello sport quanto mai necessaria per trasmettere quei messaggi di gioia e di entusiasmo che lo sport e il calcio debbono saper trasmettere. La presenza costante dei bambini delle Scuole Calcio in tutte le manifestazioni della Nazionale maggiore con migliaia di biglietti agli stessi dedicati, la pluralità delle iniziative collegate affinchè i bambini siano protagonisti nelle città dove gioca la nazionale costituiscono una scelta di fondo della Federazione che intendiamo portare avanti, con l’attenzione per il futuro acchè problematiche organizzative non facciano sì che un momento di speranza divenga un momento di delusione".
    Giancarlo Abete, presidente Figc
    Mio figlio e gli azzurri: cronaca di un tradimento
    Sono una mamma di un bambino di 10 anni che, come la maggior parte dei coetanei, gioca a calcio e lo adora. Sabato pomeriggio, durante una partita di campionato, arriva un comunicato dalla federazione che invitava 15 bambini di ogni società di Modena a partecipare ad una splendida iniziativa organizzata dalla Figc e dal comune di Modena: andare a giocare al parco Novi Sad una partitella con tutte le società sportive e poi incontrare gli azzurri, i loro idoli. Vi lascio immaginare la gioia che i piccoli avevano negli occhi. Bisognava saltare la scuola, per ragioni di orario, ma io, mamma, posso negare a mio figlio il suo desiderio più grande? Certo che no. Allora mercoledì ci prepariamo per il grande evento: mio figlio prepara lo zaino con bandiera, quaderno e penna per autografi, magliette da far autografare e portare a scuola come cimelio, macchina fotografica. Alle 14 siamo al campo della società, tutti pronti: anche i suoi compagni di squadra erano organizzati con allo stesso modo. Arrivati al parco vengono formate le squadre: centinaia di bambini euforici. Sono le 15.30 e si inizia a giocare con una temperatura esterna di 7 gradi: ma loro non lo sentono il freddo, tanta è la gioia. Il tempo passa, ma della Nazionale, neanche l’ombra. Sono ormai le 17 e i bambini cominciano a interrogarsi delusi, quando arriva il pulmann. Eccoli! finalmente dopo tanto tempo e tanto freddo, vedo avverarsi il sogno del mio bambino e dei centinaia di ragazzi lì con lui. Invece no: il dirigente della federcalcio, visto il numero imponente delle persone in attesa, (com’era normale che succedesse), per la sicurezza dei giocatori, decide di non farli scendere dal pullman e di portarli direttamente allo stadio. Pensate la nostra delusione, ma soprattutto quella dei piccoli. Poi però arriva la notizia che, tutti i bambini, accompagnati dagli allenatori, potevano entrare nello stadio per vedere ed incontrare i giocatori. Meno male, penso io. Si entra nell’impianto in una ressa disumana, perché oltre ai bambini ed agli allenatori c’era anche una massa di tifosi che voleva il suo posto. Una calca indescrivibile. Riescono ad entrare: bambini da una parte e genitori dall’altra. In teoria. In pratica una volta dentro lo stadio, un casino pazzesco: gente che spingeva, che correva e nessuno, fossero poliziotti o altri addetti, che dirigesse le cose. Una vera vergogna, ma comunque andiamo avanti: se questo serve per realizzare il sogno del mio bambino... Arrivano le 18, i bambini seduti sulle tribune in alto ed i giocatori che fanno riscaldamento in campo. Si alza un boato disumano: centinaia di bambini che cantano, urlano e chiamano i loro eroi. Risposta? Nulla, i giocatori continuano i loro esercizi senza ascoltare queste vocine. La mia pazienza sta per esaurirsi, ma resisto. Quando, all’ennesimo invito a girarsi per salutare i bambini ed avvicinarsi alle tribune (protette da recinzioni trasparenti), loro cosa fanno? Si voltano senza spostarsi dalla metà campo ed alzano una mano e salutano. E questo è l’incontro sognato? Nn vi vergognate di avere illuso centinaia di bambini, facendogli pure saltare la scuola, per cosa? Per centinaia di foto a dei puntini blu su un campo verde e foglietti pieni di autografi falsi da portare a scuola da far vedere ai compagni. Vergogna! E questo sarebbe il sano calcio italiano? Complimenti. Adesso cosa spiego a mio figlio? Ditemelo voi.
    P.S: forse questa mail non verrà neanche presa in considerazione, o magari verrà letta, e poi cestinata, però volevo proprio sfogarmi. Mi piacerebbe che tutti sapessero. Perché non si scherza con i sentimenti e le aspettative dei bambini. Poi ci lamentiamo dei giovani.
    Federica Sabbioni (Modena)
    Con lo stadio abbiamo chiuso
    Con famiglia ed amici ero alla partita di Modena dell'Italia: loro ci tenevano e allora ho comprato, tramite «ticketone», 5 biglietti che mi sono stati recapitati a casa. Arrivo allo stadio: polizia, tornelli, palpeggiamento, biglietto nominale. Poi eccoci ai nostri posti numerati: sorpresa! Erano tutti occupati da gente che aveva biglietti identici ai nostri. Proprio vero: con il tanto decantato decreto è cambiato proprio tutto. Infatti la mia famiglia era al sicuro tra portoghesi, fumati di cannabis con occhi allucinati, venditori abusivi di bottigliette di non so che cosa nella curva ospiti di modena. Per il sottoscritto non è cambiato nè cambierà niente: lo stadio con noi ha chiuso.
    Mauro Domaschio (Bomporto, Modena)
    Nemmeno un ciao e un sorriso
    Martedì sono passato per caso dall'hotel dove alloggiava la nazionale; una cinquantina di ragazzi, mamme e bambini in cerca di foto e/o autografi. Decido allora di guardare i nostri campioni del mondo. Quando arrivano scendono dal pullman di corsa, quasi tutti al telefono (io credo facendo finta di telefonare per non essere «disturbati») o con l'IPod, non si fermano a farsi fare foto (tranne Cannavaro e Zambrotta che salutano degli amici), non rilasciano autografi, non salutano nemmeno, serissimi in volto corrono al riparo nell'hotel, quasi cercassero salvezza da un pericolo. Un mio conoscente è rimasto fino a tarda ora e nessuno è uscito a salutare i supporters. Sarebbero bastati un ciao e un sorriso per rendere felicissimi i loro sostenitori, ma nulla di tutto ciò. Evito commenti troppo negativi. Matteo Pacifici (Modena)

    http://www.gazzetta.it/Calcio/Nazionale/Primo_Piano/2007/11_Novembre/22/arturi.shtml
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

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