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    Fernando Rodríguez Mondragon, figlio del capo storico del Cartello colombiano, rivela: "Al Mondiale il Perù incassò mazzette per crollare contro la Selecciòn ed escludere il Brasile dalla finale". Fallì invece il tentativo di convincere Maradona a giocare nell'America Cali

    Un'immagine della finale mondiale '78 Argentina-Olanda. Archivio
    MILANO, 5 dicembre 2007 - Nuovi veleni sul Mondiale vinto dall'Argentina nel 1978. A riaccendere le polemiche su una delle edizioni più controverse della storia, giocata proprio nel Paese sudamericano durante la dittatura militare, ci ha pensato Fernando Rodríguez Mondragón, figlio di Gilberto Rodríguez Orejuela (detto "El Ajedrecista"), uno dei capi storici del narcotraffico colombiano.
    RIVELAZIONI - Nelle prossime settimane uscirà il seguito del suo libro "El Hijo del Ajedrecista", che si annuncia ben più esplosivo del primo. Non più solo i nomi dei giocatori dell'America di Cali che facevano uso di droga: nell'intervista concessa all'emittente radio Caracol, Fernando ha rivelato che furono gli stessi narcotrafficanti a intervenire per consentire alla Selecciòn di alzare al cielo di Buenos Aires la Coppa del Mondo. Il padre e lo zio Miguel (arrestato anni dopo negli Stati Uniti) consegnarono una quantità non specificata di denaro alla nazionale peruviana prima della gara decisiva con l’Argentina.
    MARMELADA - I padroni di casa avevano bisogno di una larga vittoria per conquistare la finale a spese del Brasile, e così avvenne: il Perù, che fino a quel momento si era ben comportato, cedette di schianto e perse 6-0. La vicenda suscitò numerosissime polemiche e passò alla storia con il nome di "marmelada peruana". "Cosa successe in Argentina-Perù lo sappiamo da una fonte di prima mano: mio zio Miguel parlò con un grande del calcio mondiale e raccontò del denaro che usò per accomodare questa partita e per togliere la finale al Brasile" ha raccontato Fernando alla radio.
    MARADONA - Non solo: nel libro si parla anche del tentativo di portare Diego Armando Maradona a giocare nell'America di Cali alla fine degli anni '70: sei mesi di contratto, tre milioni di dollari nelle tasche dell'allora astro nascente del calcio argentino. L'affare non andò in porto per l’opposizione del suo manager, Guillermo Coppola, che aveva già contatti con alcune squadre europee. Secondo Fernando i rapporti fra Maradona e Miguel Rodríguez Orejuela rimasero tuttavia molto amichevoli: si sentivano al telefono e si scambiavano regali.
    CORRUZIONE - Nella sua intervista "El Hijo del Ajedrecista" svela anche che l'allora presidente del Deportivo Cali e della Federcalcio colombiana, Alex Gorayeb, ricevette dal Cartello di Cali i 300.000 dollari necessari per pagare un anticipo del contratto di commissario tecnico della nazionale offerto all'argentino Carlos Bilardo (in seguito due volte campione del mondo con la Selecciòn) all'inizio degli anni '80. "L'incontro avvenne direttamente a casa mia", sottolinea Fernando Rodrìguez Mondragòn, che ha anche annunciato nuove rivelazioni sulla corruzione nel calcio in Colombia e in altri Paesi e sul ruolo avuto dall'ormai disciolto Cartello di Cali.
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    Già lo si sapeva. Però adesso le prove diventano più solide.
    Dovrebbero togliere all'Argentina quel titolo. Come hanno fatto con la Juventus con i due scudetti.
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  "I soldi del narcotraffico dietro l'Argentina del '78"

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