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    è lungo vi avverto

    Rapporto Eurispes 2008 sottolinea il distacco sempre maggiore tra cittadini e politica
    "Sono come separati in casa, non hanno più niente in comune"
    20 milioni di lavoratori sottopagati
    e la prima emergenza sono i rifiuti
    Il 45% degli italiani si sente più povero. Il 78,5% è pessimista sull'andamento dell'economia
    Un milione e mezzo di precari. Sei milioni di doppiolavoristi, "stakanovisti forzati"

    di ROSARIA AMATO


    Il problema rifiuti per gli italiani è più grave del riscaldamento del pianeta
    ROMA - La Politica e l'Italia: separati in casa. La metafora è la chiave del Rapporto Eurispes 2008, presentato stamane a Roma. "E' evidente che il solco tra società e classe politica - spiega il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara - diventa sempre più profondo e tende ad allargarsi di giorno in giorno. Più o meno cortesemente, come separati in casa, ci si saluta quando si entra o si esce, consapevoli di non avere ormai più niente in comune".
    Ma nel Paese ci sono altri solchi, altrettanto dolorosi: quelli tra generazioni, per via della situazione difficile vissuta da tutti coloro che hanno meno di 40 anni e che sopravvivono a fatica tra lavori più o meno precari. Quello tra Nord e Sud, quello tra gruppi sociali, tra chi si trincera nelle case bunker perché sente il proprio benessere minacciato dalla mancanza di sicurezza e da una sempre più evanescente legalità e tra chi considera il benessere un miraggio. Aumentano i 'working poors', le famiglie che pur lavorando non riescono a garantirsi un reddito sufficiente. Aumenta il sommerso, generato dall'illegalità ma anche dalla necessità di troppi di garantirsi un reddito supplementare. In generale, gli italiani hanno troppi problemi per preoccuparsi di quelli del resto del mondo: da un sondaggio sull'ambiente emerge che la questione più urgente da affrontare nel nostro Paese è quella dei rifiuti, il riscaldamento del pianeta viene dopo.

    La politica ostaggio dei poteri forti
    Tutte situazioni che tendono a peggiorare, dalle quali non si esce, perché, osserva l'Eurispes, "l'Italia è un Paese in ostaggio". "Un Paese - dichiara Fara - ormai prigioniero della propria classe politica che ha steso sulla società una rete a trame sempre più fitte impedendone ogni movimento, ogni possibilità di azione, ogni desiderio di cambiamento e di modernità, riducendo progressivamente gli spazi di democrazia e mortificando le vocazioni, i talenti, i meriti, le attese, le aspirazioni di milioni di cittadini". Ma la politica per l'Eurispes è a propria volta ostaggio "dei poteri forti, della finanza, delle banche, delle assicurazioni, delle grandi agenzie di rating, del sistema della comunicazione e dell'informazione, delle mille corporazioni che caratterizzano la storia ed i percorsi del nostro Paese". "La politica di oggi - conclude l'Eurispes - sta ai poteri forti e alla finanza come i bravi a Don Rodrigo e i campieri ai baroni siciliani".

    L'economia: mai così tanti pessimisti
    L'indebolimento dei salari, affiancato dall'aumento dei prezzi e da una mancanza di prospettive del Paese, non possono che portare gli italiani a considerazioni sempre più fosche sulla nostra economia, e infatti aumentano di 15 punti i pessimisti (erano il 51,9 per cento mel 2007, adesso sono il 69,5 per cento). Inoltre il 78,5 per cento degli italiani "nutre pessimismo e sfiducia nella situazione economica che si prospetta nei prossimi 12 mesi". Per il 47,7 per cento il quadro economico è destinato a peggiorare: si tratta del sentimento di pessimismo più alto mai registrato dai sondaggi dell'Eurispes negli ultimi 6 anni.

    Solo poco più di un terzo arriva alla fine del mese
    Il 32,1 per cento degli italiani, secondo un sondaggio pubblicato nel Rapporto, registra lievi segnali di peggioramento economico per il proprio nucleo familiare, mentre il 13,7 per cento ritiene che si tratti di peggioramenti di più marcata entità. Solo poco più di un terzo delle famiglie italiane (38,2 per cento) riesce ad arrivare tranquillamente alla fine del mese. Nel 2006 tale percentuale era pari al 56,4 per cento, nel 2007 al 51,6 per cento. Solo il 13,6 per cento riesce a risparmiare, contro il 25,8 per cento del 2007 e il 27,9 del 2005. "Il totale delle persone a rischio di povertà e di quelle già comprese tra gli indigenti è allarmante - si legge nel Rapporto - si possono stimare circa 5.100.000 nuclei familiari, all'incirca il 23 per cento delle famiglie italiane e più di 15 milioni di individui". Di questi quasi 3 milioni sono minori di 18 anni. Le famiglie si difendono acquistando a saldo (67,9 per cento), nei grandi magazzini o negli outlet (64,4 per cento), riducendo i pasti fuori casa, le spese per i regali, per i viaggi e il tempo libero (58,9 per cento).

    Cresce il sommerso
    Ma per tante famiglie tirare la cinghia non basta, e allora scatta il secondo lavoro, rigorosamente in nero. Gli italiani, scrive l'Eurispes, sono "stakanovisti per sopravvivere: il sommerso nel nostro Paese va ad integrare i redditi nelle famiglie". Come? Secondo le stime dell'Istituto l'economia sommersa ha generato nel 2007 almeno 549 miliardi di euro, una cifra equivalente alla somma del Pil di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria. L'Eurispes stima 6 milioni di doppiolavoristi tra i dipendenti che producono annualmente circa 91 miliardi di euro di sommerso. Mentre è altra cosa l'economia criminale (anch'essa sommersa...) che secondo l'Eurispes produrrebbe annualmente circa 175 miliardi.

    E il credito al consumo
    Altra strategia per sopravvivere delle famiglie italiane è quella di indebitarsi per mantenere lo stesso livello di consumi. Il credito al consumo pro capite in Italia è pari a 1.495 euro, mentre il rapporto tra consistenza del credito e Pil è pari al 5,8 per cento (ancora inferiore a quello di altri Paesi occidentali). L'ammontare del credito al consumo nel primo semestre 2007 è aumentato del 17,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Gli italiani si indebitano soprattutto per acquistare elettrodomestici (22,2 per cento) e automobili (19,6 per cento) ma anche per cure mediche (5,1 per cento), vestiario e calzature (4,1 per cento), viaggi e vacanze (2,3 per cento) e materiali o libri per la scuola (0,9 per cento).

    Un milione e mezzo di lavoratori 'flessibili'
    I lavoratori parasubordinati attivi, cioè con almeno un contratto l'anno, sono in Italia un milione e mezzo. Di questi, oltre il 70 per cento collabora esclusivamente con un'impresa. I collaboratori e assimilati, che sono circa un milione, hanno un reddito medio imponibile di 8.334 euro l'anno, e la loro età non supera i 37 anni. Per i collaboratori a progetto il reddito scende nella maggior parte dei casi sotto i 5.000 euro annui.

    E sette milioni di "bamboccioni"
    I "bamboccioni" italiani sono più di 7 milioni, in particolare maschi. Secondo il rapporto Eurispes, i giovani tra i 18 e i 34 anni che nel 2006 vivevano ancora insieme ad un genitore raggiungevano i 7 milioni e 368 mila. Questo è vero soprattutto per i 25-29enni: il 59,1 per cento dei giovani inclusi in questa fascia d'età vive ancora in famiglia e sono, soprattutto, uomini. I dati sull'occupazione spiegano il presunto "mammismo" dei ragazzi italiani: solo il 40 per cento dei 20-25enni ha un lavoro, contro il 60 per cento del resto d'Europa.

    Salari sempre più bassi
    Nel nostro Paese, si legge nel Rapporto, oltre 20 milioni di lavoratori sono sottopagati. I salari sono inferiori del 10 per cento rispetto alla Germania, del 20 per cento rispetto al Regno Unito e del 25 per cento rispetto alla Francia. Prendendo in considerazione il periodo 2000-2005, "mentre si è registrata una crescit amedia del salario a livello europeo del 18 per cento, nel nostro Paese i lavoratori dell'industria e dei servizi (con esclusione della Pubblica Amministrazione) hanno visto la propria busta paga crescere solo del 13,7 per cento". Nel 2004 e nel 2005 le retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono state superiori solo a qeulle greche ed appena inferiori a quelle dei colleghi spagnoli, mentre dal 2006 l'Italia è superiore solo al Portogallo. E' nata così da tempo una nuova categoria, quella dei '''working poors", lavoratori poveri, "persone che pur avendo una occupazione professionale - spiega l'Eurispes - hanno un tenore di vita molto vicino a quello di un disoccupato".

    Il problema sicurezza
    Le carceri italiane, scrive l'Eurispes, costituiscono ormai una "discarica sociale": al 31 dicembre 1990 i detenuti erano 25.000, al 31 luglio 2006 avevano raggiunto il numero di 63.000. Gli italiani hanno per di più la sensazione che quelle delle carceri siano "porte girevoli", e che la certezza della pena sia ormai solo un miraggio. Per cui per il 38,3 per cento degli italiani il timore maggiore è quello di subire un furto nella propria abitazione. Ognuno reagisce come può: nel 2007 4,8 milioni di italiani, pari all'8,4 per cento della popolazione, detenevano un'arma da fuoco in casa. Aumentano inoltre le spese per rendere impenetrabile l'abitazione.

    In Italia si perde il 42% dell'acqua erogata
    L'Italia è il primo paese consumatore di acqua nell'Unione Europea e tra i primi al mondo (dopo Giappone, Canada, Usa e Australia). Si consuma quasi 8 volte l'acqua usata in Gran Bretagna, 10 volte quella usata dai danesi e 3 volte quella consumata in Irlanda o in Svezia. Ma l'alto consumo è correlato allo spreco: infatti il 42 per cento in media del volume d'acqua erogato in Italia viene disperso. Secondo i calcoli dell'istituto di ricerca, il volume di acqua perso corrisponde a 10.550 metri cubi al chilometro, cioè circa un terzo di litro al secondo per chilometro. I valori rilevati spaziano tra un valore minimo del 22 per cento in Piemonte a un massimo del 73 per cento nell'area abruzzese-marsicana.
    quando ho pensato di iniziare a capire le donne ho capito che non avevo capito un caxxo
    :azz:

  Il Rapporto Eurispes 2008....

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