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    Seguendo il calendario, vogliamo raccontarvi piccoli e grandi episodi della storia del nostro calcio

    Una tragedia, l’ennesima. Un giorno nero, e altri verranno. Un pomeriggio di ordinaria follia. Sono le 13:45, nei pressi dello stadio Marassi di Genova. Di lì a poco deve cominciare Genoa-Milan. Si giocherà, in un clima da guerriglia urbana, coi tifosi del Milan chiusi in una gabbia, in uno spicchio di gradinata, e lasciati andare solo nella notte. Sono le 13.45 quando dopo una aggressione premeditata, si scontrano le tifoserie di Milan e Genoa, a sferrare il colpo mortale è un ultras diciottenne del Milan. A terra resta il corpo di Vincenzo Spagnolo, detto Spagna, tifoso del Grifone. Un vile agguato. Muore un ragazzo innocente, colpito al cuore dalla lama di un coltello. L’Italia del calcio piange, si indigna, sventola il solito sdegno. Per commemorare la vittima, la domenica successiva il campionato di calcio si ferma per un turno. A Genova, in via De Pra, ci sono tre iscrizioni. Una di queste dice: «Vivere nel cuore di chi resta non è morire. Ciao Spagna». E sotto una data: 29-1-1995.

    http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/16197/29+gennaio+1995%3A+muore+Vincenzo+Spagnolo
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    Originally posted by deckard
    Ma poi l'omicida l'avevano preso?
    :yy:


    29 gennaio 1995. Ecco come uccide un teppista degli stadi

    Simone Barbaglia accoltellò mortalmente Vincenzo Spagnolo prima di Genoa-Milan. L'aggressore apparteneva al "Gruppo Barbour" e volle dare a tutti gli ultras milanisti e agli "ideologi" del suo gruppo «una dimostrazione del mio coraggio»

    SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Riportiamo alcuni passaggi del libro "Ultraviolenza" di Diego Marottini (BradipoLibri 2004), che trattano della vicenda della morte del tifoso genoano Vincenzo Spagnolo, avvenuta il 29 gennaio 1995 ad opera di Simone Barbaglia, 19enne che apparteneva al "Gruppo Barbour", abituato a partecipare alle trasferte del Milan senza bandiere e sciarpe, in modo da mimetizzarsi tra i tifosi di casa e quindi agire.

    Il "Gruppo Barbour" era composto da una sessantina di elementi e, quel giorno, a Genova, era alla ricerca di un gesto eclatante (ma non l'omicidio) che suscitasse clamore nei media e fra la tifoseria milanista, in modo che i "Barbour" salissero nella considerazione delle "Brigate Rossonere", il principale gruppo di ultras milanisti. L'ideologo del gruppo era Carlo Giacomelli, soprannominato "il chirurgo" per la sua familiarità con le armi da taglio, 31 anni.

    Spagnolo, però, reagì inusualmente (Barbaglia era armato di coltello). Di seguito il resoconto delle dichiarazioni di Barbaglia al p.m. Massimo Terrile.

    «L'idea di farmi vedere da Carlo scappare e di dimostrargli che non avevo abbastanza coraggio mi era insopportabile… se mi fossi fermato e avessi estratto un coltello avrei dato a Carlo una dimostrazione del mio coraggio. E io, all'opinione di Carlo ci tenevo».

    Diego Mariottini prosegue scrivendo che «tuttavia accadde l'imprevisto, come se il copione non venisse in qualche modo rispettato. Vincenzo Spagnolo invece di arretrare avanza e fa scattare in Barbaglia l'odio per quella persona che sembra privarlo del suo momento di gloria e che lo costringe a usare il coltello. Per questa ragione - ed è proprio qui che scatta nel ragazzo il "click" omicida - il tifoso del Genoa di fronte a lui è il nemico, e come tale va fatto fuori».
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    «Nella speranza che questo serva per il futuro»

    Riportiamo le parole pronunciate in quella data da Franco Baresi, capitano del Milan, e Vincenzo Torrente, capitano del Genoa, al momento della sospensione della partita per la morte del tifoso genoano Vincenzo Spagnolo. E la Polizia: «Non accetteremo lacrime false»

    Il 29 gennaio 1995 Vincenzo Spagnolo, tifoso genoano, fu assassinato con una pugnalata al cuore da Simone Barbaglia, 19enne tifoso del Milan. La gara fu sospesa al momento in cui la notizia si diffuse all'interno dello stadio di Marassi. In quell'occasione presero la parola i due capitani delle due squadra, Franco Baresi e Vincenzo Torrente, che lessero, alle 15:55 il seguente, toccante comunicato.

    «In segno di lutto decidiamo di non proseguire, nella speranza che questo serva per il futuro a evitare il ripetersi di tragedie come queste». Franco Baresi aggiunse: «Era assurdo proseguire avendo la morte come compagna di viaggio. Nessuno di noi se la sentiva di andare avanti».

    Triste anche il comunicato scritto dal Siulp, il principale sindacato di Polizia, qualche giorno dopo: «Non accetteremo ancora una volta lacrime false durante tutta la settimana e poi domenica prossima al fischio d'inizio far finta che non è successo nulla».

    E invece, è come se non fosse successo nulla.


    :rolleyes: :rolleyes:

  29 gennaio 1995: muore Vincenzo Spagnolo

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