1. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Ricordate quel film della metà degli anni ottanta, Mr Crocodile Dundee? Segnò il vertice della simpatia che riscuoteva l’Australia negli Stati Uniti e nel mondo. Solo che, riposto il cappellino da cacciatore e messo a pensione Paul Hogan, della terra dei Canguri non si parlò più. La stessa cosa avvenne per il calcio cileno ed in particolare per gli attaccanti cresciuti a Santiago e dintorni. La Lazio azzeccò l’acquisto di Marcelo Salas, l’Inter ancor prima si era trovata benissimo con Zamorano, allora perché non sfoderare un'altra punta di quelle parti? Mauricio Pinilla arrivò in Italia nel 2003, quando Salas iniziava a soffrire di pinguedine acuta e Zamorano aveva fatto ritorno in patria tra onori e riconoscimenti. Lo aveva ingaggiato l’Inter, rimasto stupito dagli esordi del diciottenne nelle fila dell’Universidad de Chile. I nerazzurri sborsarono quasi tre milioni di dollari, e per rinfrancarli Mauricio tenne questa precisazione inequivocabile: “Non vengo in Italia per giocare un anno e poi tornarmene in Cile. Al contrario, spero di poter restare qui dieci o dodici anni”. Se Mauricio era bravo con il pallone, dimostrava minor dimestichezza con un altro tipo di sfera, quella di cristallo, perché la sua permanenza nella penisola durò appena sei mesi. Eppure Mauricio aveva lanciato un segnale preciso, presentandosi con il suo procuratore Hugo Rubio (lo stesso del fenomenale Tapia) che da giocatore aveva rischiato seriamente di delegittimare ogni rappresentanza cilena in serie A, per colpa di un’avventura bolognese degna delle cronache più infime. Ma l’ottimismo prevalse e Pinilla fu immediatamente prestato al Chievo Verona di Gigi Del Neri. La favola veronese vide dunque un intruso che sgomitava tra panchina e tribuna, perché in mezzo a gnomi e folletti Pinilla appariva piuttosto la strega cattiva o l’orco da redimere. Cinque infruttuose presenze che dirottarono il centravanti andino al Celta Vigo in Spagna, dove gli furono accreditati maggiori spazi: le presenze totali a fine anno arrivarono a sei. L’Inter allora provò per lui un campionato meno asfissiante come quello portoghese. In effetti Mauricio allo Sporting Lisbona partì in quarta realizzando diversi reti, ma decelerò ben presto applicando poi il freno a mano e le ganasce alle ruote. L’Inter allora si sbarazzò definitivamente di lui e lo stesso avrebbe voluto fare lo Sporting, che dovette prima far finta di aspettare i suoi progressi al Racing Santander e agli Heart of Midlothian, sino a trovare un insperato acquirente nel club scozzese che giunse addirittura a proporgli un contratto quadriennale tuttora in corso. Nemmeno tra le verdi lande Pinilla colse la propria dimensione, tanto da provare la carta estrema e disperante del prestito all’Universidad de Chile, la squadra di partenza, per corroborarsi e riacquistare la vena realizzativa forse mai appartenutagli. Se il cammino delle meteore è segnato dall’eterno ritorno, il tragitto di Mauricio è ancora peggiore. A dispetto dei buoni propositi di inizio stagione, quando aveva assicurato una valanga di reti, Mauricio ne mise a segno due, non una valanga ma semmai una palla di neve che viene lanciata per divertimento durante la settimana bianca.I giornali si soffermano spesso su Pinilla, ma purtroppo per lui a farlo non sono i quotidiani sportivi, quanto i rotocalchi rosa e i tabloid gossippari, che indugiano sovente sulle sue frequentazioni con modelle, le nottate in discoteca e soprattutto la relazione scabrosa con la moglie dell’interista Jimenez, circostanza che induce l’allenatore del Cile a non convocare entrambi i giocatori in nazionale.
    Pensate cosa sarebbe successo se Pinilla fosse rimasto all’Inter! Riprendendo il paragone cinematografico, l’esperienza di Pinilla in Europa si è dimostrata come i sequel del film su Crocodile Dundee, mediocri a tal punto da indispettire anche il più benigno degli spettatori. A proposito Mauricio, se dovesse capitarti di leggere Tuttomercatoweb, oggi compi 24 anni, ne approfittiamo per augurarti buon compleanno, nella speranza che il prosieguo della tua carriera renda inopportuno questo pezzo che ti abbiamo appena dedicato.

    http://www.tuttomercatoweb.com/index.php?action=read&id=92312

    Jimenez cornificato.:eek: :eek: :eek:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?
  2. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Originally posted by GLOBO
    Ricordate quel film della metà degli anni ottanta, Mr Crocodile Dundee? Segnò il vertice della simpatia che riscuoteva l’Australia negli Stati Uniti e nel mondo. Solo che, riposto il cappellino da cacciatore e messo a pensione Paul Hogan, della terra dei Canguri non si parlò più. La stessa cosa avvenne per il calcio cileno ed in particolare per gli attaccanti cresciuti a Santiago e dintorni. La Lazio azzeccò l’acquisto di Marcelo Salas, l’Inter ancor prima si era trovata benissimo con Zamorano, allora perché non sfoderare un'altra punta di quelle parti? Mauricio Pinilla arrivò in Italia nel 2003, quando Salas iniziava a soffrire di pinguedine acuta e Zamorano aveva fatto ritorno in patria tra onori e riconoscimenti. Lo aveva ingaggiato l’Inter, rimasto stupito dagli esordi del diciottenne nelle fila dell’Universidad de Chile. I nerazzurri sborsarono quasi tre milioni di dollari, e per rinfrancarli Mauricio tenne questa precisazione inequivocabile: “Non vengo in Italia per giocare un anno e poi tornarmene in Cile. Al contrario, spero di poter restare qui dieci o dodici anni”. Se Mauricio era bravo con il pallone, dimostrava minor dimestichezza con un altro tipo di sfera, quella di cristallo, perché la sua permanenza nella penisola durò appena sei mesi. Eppure Mauricio aveva lanciato un segnale preciso, presentandosi con il suo procuratore Hugo Rubio (lo stesso del fenomenale Tapia) che da giocatore aveva rischiato seriamente di delegittimare ogni rappresentanza cilena in serie A, per colpa di un’avventura bolognese degna delle cronache più infime. Ma l’ottimismo prevalse e Pinilla fu immediatamente prestato al Chievo Verona di Gigi Del Neri. La favola veronese vide dunque un intruso che sgomitava tra panchina e tribuna, perché in mezzo a gnomi e folletti Pinilla appariva piuttosto la strega cattiva o l’orco da redimere. Cinque infruttuose presenze che dirottarono il centravanti andino al Celta Vigo in Spagna, dove gli furono accreditati maggiori spazi: le presenze totali a fine anno arrivarono a sei. L’Inter allora provò per lui un campionato meno asfissiante come quello portoghese. In effetti Mauricio allo Sporting Lisbona partì in quarta realizzando diversi reti, ma decelerò ben presto applicando poi il freno a mano e le ganasce alle ruote. L’Inter allora si sbarazzò definitivamente di lui e lo stesso avrebbe voluto fare lo Sporting, che dovette prima far finta di aspettare i suoi progressi al Racing Santander e agli Heart of Midlothian, sino a trovare un insperato acquirente nel club scozzese che giunse addirittura a proporgli un contratto quadriennale tuttora in corso. Nemmeno tra le verdi lande Pinilla colse la propria dimensione, tanto da provare la carta estrema e disperante del prestito all’Universidad de Chile, la squadra di partenza, per corroborarsi e riacquistare la vena realizzativa forse mai appartenutagli. Se il cammino delle meteore è segnato dall’eterno ritorno, il tragitto di Mauricio è ancora peggiore. A dispetto dei buoni propositi di inizio stagione, quando aveva assicurato una valanga di reti, Mauricio ne mise a segno due, non una valanga ma semmai una palla di neve che viene lanciata per divertimento durante la settimana bianca.[B]I giornali si soffermano spesso su Pinilla, ma purtroppo per lui a farlo non sono i quotidiani sportivi, quanto i rotocalchi rosa e i tabloid gossippari, che indugiano sovente sulle sue frequentazioni con modelle, le nottate in discoteca e soprattutto la relazione scabrosa con la moglie dell’interista Jimenez, circostanza che induce l’allenatore del Cile a non convocare entrambi i giocatori in nazionale.
    Pensate cosa sarebbe successo se Pinilla fosse rimasto all’Inter! Riprendendo il paragone cinematografico, l’esperienza di Pinilla in Europa si è dimostrata come i sequel del film su Crocodile Dundee, mediocri a tal punto da indispettire anche il più benigno degli spettatori. A proposito Mauricio, se dovesse capitarti di leggere Tuttomercatoweb, oggi compi 24 anni, ne approfittiamo per augurarti buon compleanno, nella speranza che il prosieguo della tua carriera renda inopportuno questo pezzo che ti abbiamo appena dedicato.

    http://www.tuttomercatoweb.com/index.php?action=read&id=92312

    Jimenez cornificato.:eek: :eek: :eek: [/B]
    quindi oltre a prendersi le corna ha perso pure la nazionale.. wow! :asd:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?
  3. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    La Lazio punta su Mauricio Pinilla


    La Lazio punta i fari su Mauricio Pinilla. Il cileno, attualmente all’Universidad de Chile, è un attaccante che ha già giocato in Italia. Pinilla, infatti, venne acquistato dall’Inter nella stagione 2002/03 e poi girato al Chievo. Sabatini apprezza molto il giocatore e non è escluso che possa essere lui il prossimo acquisto della Lazio per l’attacco. Il direttore sportivo biancoceleste ha già avviato contatti con Zamorano e Rubio, procuratori del giocatore.

    http://www.tuttomercatoweb.com/index.php?action=read&id=92483

    :cool:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  Pinilla, lo raccomanda Hugo Rubio

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