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    "Sono Robin Hood": e regala bottino
    Rapinatore arrestato dai CC a Rimini
    Armato di una pistola giocattolo, dopo aver bevuto un Cointreau al bar per darsi coraggio, ha assaltato una banca di Rimini, facendosi consegnare 3.500 euro. Quindi, al grido di "Sono Robin Hood!" è uscito in strada e ha cominciato a regalare ai passanti il bottino. Pasquale D'Angelo, 37enne tarantino, è stato arrestato non dallo sceriffo di Nottingham ma dai più reali carabinieri, davanti ai quali si è messo sull'attenti.

    Erano le 10 di giovedì mattina quando D'Angelo, celibe, un passato nell'esercito e nessun precedente penale fatta eccezione per un'altra rapina, commessa sempre a Rimini qualche giorno fa e subito confessata ai carabinieri (che lo avevano solo denunciato mancando la flagranza di reato) è entrato alla Bnl e si è fatto consegnare i soldi. Quindi è tornato nello stesso bar dove aveva bevuto il liquore e dove aveva dimenticato la giacca. Qui si è anche avvicinato a un bambino di due anni, cercando di regalargli la pistola giocattolo usata per la rapina.

    Quindi è entrato nei negozi adiacenti: la parrucchiera, il fruttivendolo, il macellaio: e ovunque si è presentato ai clienti come Robin Hood, regalando banconote da 50 euro. Qualcuno, non credendo alla fortuna che gli stava capitando, ha intascato senza batter ciglio; altri hanno rifiutato il regalo del "bandito in calzamaglia". Quando i carabinieri, chiamati dai cassieri della banca, sono arrivati armi in pugno pensando di trovarsi davanti uno spietato rapinatore, probabilmente non hanno creduto ai loro occhi.

    D'Angelo stava salendo sul taxi che aveva chiamato per andarsene, con ancora in tasca i soldi che non era riuscito a distribuire: l'obiettivo, ha spiegato al magistrato che lo ha interrogato, era quello di andare in chiesa per trovare qualche altro povero che avesse bisogno del denaro. Robin Hood si è fatto arrestare senza opporre la minima resistenza, e anzi mettendosi sull'attenti davanti ai carabinieri, vantando i suoi trascorsi di incursore nell'Esercito.
    La prima Legge del Giornalismo: confermare i pregiudizi esistenti, piuttosto che contraddirli.
    Alexander Cockburn
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