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    Decisione della Corte di Cassazione. Il figlio del boss era detenuto a Sulmona e dovrebbe lasciare a breve l'istituto di reclusione dove era detenuto col regime del '41bis'

    Palermo, 28 febbraio 2008 - La Corte di Cassazione ha disposto la scarcerazione, per decorrenza dei termini di custodia cautelare di Giuseppe Salvatore Riina, detto `Salvuccio', il figlio del boss Totò Riina. Nel luglio dello scorso anno la Suprema Corte aveva annullato senza rinvio una condanna per estorsione a carico di "Salvuccio" Riina disponendo la ripetizione del processo davanti alla Corte d'appello di Palermo per l'accusa di associazione mafiosa.

    Giuseppe Salvatore, 27 anni, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Sulmona è il più piccolo tra i figli maschi del boss e dovrebbe lasciare a breve l'istituto di reclusione dove era detenuto col regime del '41bis'.

    :rolleyes: :rolleyes:
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    RIINA JR. A CORLEONE, SOTTOPOSTO A MISURE PREVENZIONE

    Rientrato nella notte a Corleone dopo essere stato scarcerato ieri per decorrenza dei termini di custodia cautelare, Giuseppe Salvatore Riina e' stato sottoposto a misure di prevenzione che gli sono state notificate negli uffici del commissariato di polizia del paese. Il figlio del capomafia corleonese, in particolare, dovra' rimanere in casa dalle 20 alle 7, non potra' frequentare soggetti pregiudicati e dovra' firmare in commissariato ogni lunedi', mercoledi' e venerdi'. Un obbligo, quest'ultimo, a cui Riina junior ha gia' adempiuto questa mattina presto per evitare telecamere e giornalisti. Giuseppe Salvatore Riina, terzogenito del boss e noto come Salvuccio, e' stato condannato anche in appello a 8 anni e 10 mesi di reclusione per associazione mafiosa ma la sentenza e' giunta sei mesi dopo la scadenza dei termini di custodia e per questo la Cassazione ieri ne ha disposto la scarcerazione, accogliendo il ricorso dei difensori. Riina junior e' tornato libero dopo aver passato in cella 6 anni. Ad attenderlo ieri all'uscita del carcere di Sulmona c'era la madre, Ninetta Bagarella, a bordo di una Mercedes giunta poi a Corleone nella notte.
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    La rabbia del procuratore antimafia
    Che insiste: eliminiamo l'appello

    "Noi magistrati diventati inutili"
    Grasso contro i processi lumaca


    di SALVO PALAZZOLO

    PALERMO - "Noi magistrati ci sentiamo ormai lavoratori socialmente inutili - dice Piero Grasso, il procuratore nazionale antimafia - il problema della lentezza della giustizia è diventato cronico. Non è stata mai attuata quella parte di riforma dell'articolo 111 della Costituzione che prevede la ragionevole durata del processo, fissata dalla corte europea dei diritti dell'uomo in non più di sei anni. In realtà - Grasso fa una pausa - di misure per sveltire i processi ce ne sono diverse: gli imputati di mafia li utilizzano tutte. Fra rito abbreviato in primo grado, concordato in appello e benefici penitenziari, un capomafia può sperare di lasciare il carcere in cinque o sei anni".

    Procuratore, qualche anno fa aveva proposto di eliminare il secondo grado del processo. Qualcuno si scandalizzò.
    "La mia proposta voleva essere provocatoria e paradossale, per sollecitare una soluzione. Ma comunque quell'idea ha un suo fondamento. In fondo, l'appello contrasta con il nostro ordinamento di tipo accusatorio anglosassone, perché non è altro che un secondo giudizio di merito, fondato nella maggior parte dei casi solo sull'esame delle carte. Si potrebbero dunque recuperare i giudici del secondo grado, per rafforzare i tribunali che troppo spesso si ritrovano con carenze d'organico. Ma all'epoca quella proposta fu lasciata cadere. La verità è che bisognerebbe riformare la giustizia nel suo complesso, perché una giustizia che funziona fa bene a tutta la società".

    I processi continuano invece ad essere lunghi, i termini di custodia scadono inesorabili con scarcerazioni eccellenti e gli imputati di mafia sanno che potranno usufruire di sconti considerevoli. C'è il rischio che i successi ottenuti sul fronte della lotta a Cosa nostra perdano valore?
    "Purtroppo, continua a esserci una grande distanza fra i successi ottenuti sul piano della repressione e i momenti successivi: i dibattimenti hanno davvero tempi troppi lunghi. E ciò che ne va di mezzo è l'effettività della condanna. La deterrenza della pena sta ormai diventando un concetto troppo vago".

    Già nei mesi scorsi hanno lasciato il carcere mafiosi di rango vicinissimi a Provenzano, da Pino Lipari a Tommaso Cannella, e sono stati già riarrestati perché avevano tentato di rinserrare le fila di Cosa nostra. La Procura nazionale ha fatto un monitoraggio delle scarcerazioni eccellenti?
    "Quelli sono solo i casi più eclatanti. Le cito il caso di un trafficante di droga che in astratto potrebbe essere condannato a una pena che va dai 21 ai 30 anni. Con l'abbreviato e il patteggiamento in appello ha ottenuto 8 anni. Dopo quattro di buona condotta, avrà anche i benefici previsti dalle norme penitenziarie. La Procura nazionale continua a fare periodicamente il monitoraggio sulle scarcerazioni e lo offre alla valutazione delle procure distrettuali e della commissione parlamentare antimafia".

    L'indagine sul figlio di Salvatore Riina fu avviata dalla Procura di Palermo che lei all'epoca dirigeva. Quanto fu difficile entrare nei meandri di una nuova cosca che aveva relazioni con professionisti della città bene?
    "Le indagini furono fatte, come sempre, in tempi celeri, grazie al contributo determinante delle intercettazioni ambientali. In tempi brevi si è arrivati al processo. È la storia di molte inchieste di mafia, che quando escono dagli uffici inquirenti finiscono per scontrarsi con le difficoltà del processo".

    Proposte di modifica per migliore la galassia giustizia ce ne sono tante in campo. Qualcuna le sembra più valida delle altre?
    "Tutte le parti politiche devono avere a cuore questi temi. Perché una giustizia che funziona aiuta alla soluzione di molti problemi sociali. Ad esempio, quando si colpisce l'evasione fiscale si recuperano soldi da destinare alla collettività. Quando si individuano i trafficanti di rifiuti, l'ambiente ne trae subito beneficio. E non dimentichiamo che non c'è solo la giustizia penale: dodici anni per vedere riconosciuti i propri diritti in un processo civile sono davvero troppi".

    http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/mafia-2/grasso-intervista/grasso-intervista.html
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    VELTRONI, SCARCERAZIONE FIGLIO RIINA CI ALLARMA MOLTISSIMO

    Roma, 28 feb. (Adnkronos) - "La notizia della scarcerazione per decorrenza dei termini del figlio di Riina ci allarma moltissimo. Non si tratta di discutere la sentenza della Cassazione, ma abbiamo una ulteriore riprova dei problemi della giustizia in Italia; davanti alla mafia e alla necessita' di sicurezza per i cittadini decisioni come questa rischiano di innestare pericolosi processi di sfiducia" Lo dice Walter Veltroni Segretario del Partito Democratico.

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    AMATO, CASO FIGLIO RIINA NON SCORAGGERA' FORZE POLIZIA

    Roma, 28 feb. (Adnkronos) - Il ministro dell'Interno, Giuliano, Amato, non appena venuto a conoscenza della scarcerazione del figlio di Toto' Riina, a quanto si apprende, si e' messo in contatto con il collega della giustizia Scotti per capire e valutare le ragioni della scarcerazione. Amato si e' detto profondamento amareggiato. "L'episodio e' grave -ha detto il ministro, che ha subito sentito anche il capo della Polizia, Antonio Manganelli- ma voglio assicurare che le Forze dell'ordine non si scoraggeranno per questo e proseguiranno l'offensiva che sta portando grandi successi nella lotta alla mafia".
  5. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
        Mi trovi su: Homepage #4760267
    Originally posted by Pezzotto
    sfuggito! ;)


    Preso.:cool:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  Termini scaduti, scarcerato il figlio di Riina

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