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    Testimonianza choc del giocatore della Reggina al processo Gea: «Costretto a trasferirmi dalla Juve al Perugia. Moggi mi disse che se non avessi accettato avrei smesso di giocare a calcio»

    ROMA, 3 marzo - Testimonianza choc di Nicola Amoruso al processo Gea, che è ripreso questa mattina a Roma, presso la decima sezione penale presieduta da Luigi Fiasconaro (il pm è Luca Palamara). Nel procedimento che vede imputati Luciano e Alessandro Moggi, Franco Zavaglia, Pasquale Gallo, Davide Lippi e Francesco Ceravolo, il giocatore della Reggina ha ricostruito la storia dei suoi rapporti con Moggi padre e figlio, raccontando particolari inediti e parlando di minacce ricevute da Big Luciano. Il quale si è poi presentato in aula per leggere una dichiarazione spontanea in cui smentisce in toto le affermazioni di Amoruso.

    http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/20690/Amoruso%3A+%C2%ABMoggi+mi+minacciava%C2%BB
  2. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    MINACCE - Ma andiamo con ordine, ricostruendo il racconto di Amoruso. Che comincia parlando del suo passaggio da Antonio Caliendo ad Alessandro Moggi. Caliendo è stato l’agente di Amoruso fino al maggio 2001. In quel mese, il giocatore decise di revocargli la procura, per poi affidarsi nell’ottobre successivo ad Alessandro Moggi. La decisione, racconta Amoruso, fu presa per “ragioni personali” o, meglio, per l’insoddisfazione nei confronti del lavoro di Caliendo. Questi, infatti, gli aveva consigliato di lasciare la Juventus per trasferirsi al Napoli, assicurandogli che la squadra partenopea quell’anno sarebbe stata competitiva. In realtà, dice Amoruso, il Napoli di quell’anno era tutt’altro che forte e, infatti, retrocesse in serie B. L’attuale centravanti della Reggina tornò quindi in bianconero. E a quel punto cominciarono i problemi con la famiglia Moggi. Alessandro, nel frattempo diventato suo procuratore, lo chiamò un giorno per avvertirlo che il padre Luciano lo avrebbe chiamato per proporgli una cessione. «Io - racconta Amoruso in aula - gli dissi che il mio procuratore era lui e che quindi con suo padre doveva parlarci lui per dirgli che la cessione non mi stava bene, anche perché mi avevano proposto di andare al Perugia, dove avrei guadagnato molto meno dei tre miliardi e mezzo che prendevo alla Juve, visto che la politica dei Gaucci era quella di contenere i costi». Nonostante le sue rimostranze, la telefonata di Moggi padre arrivò lo stesso. E, da quanto racconta Amoruso, non fu una conversazione piacevole. «Luciano Moggi - prosegue il giocatore - mi disse che se non avessi accettato di trasferirmi a Perugia avrei smesso di giocare a calcio». Per questo, aggiunge, decise di accettare di andare in Umbria, firmando un contratto di quattro anni, alle stesse cifre che prendeva a Torino. Sembrava tutto a posto, ma dopo poco il presidente del Perugia Luciano Gaucci gli disse che guadagnava troppo e che doveva dimezzare la durata del contratto e la stipendio percepito. «Era come se mi costringessero a cambiare squadra - è il commento di Amoruso -. Fui costretto ad accettare la proposta di Alessandro Moggi di andare a Como». A questo proposito, bisogna ricordare che alla fine della stagione 2002-2003 il club lombardo fu retrocesso e poi fallì. E che nel processo per il fallimento del Como fu coinvolto anche Moggi padre in qualità di indagato.

    SCORRETTEZZE - Continuiamo a seguire il racconto di Amoruso. Il quale, fallito il Como, si trovò senza contratto. Non ci mise però molto a trovare posto prima a Modena e poi a Messina, sempre con Alessandro Moggi come procuratore. I rapporti con il figlio di Big Luciano però stavano rapidamente peggiorando, tanto che quando il presidente del Messina Pietro Franza gli propose di rinnovare il contratto, Amoruso rispose che andava bene, ma Alessandro Moggi doveva restarne fuori. «Quando lo venne a sapere il ds Fabiani (molto legato a Moggi padre e imputato a Napoli per “associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva” nell’altro processo penale connesso a Calciopoli, ndr) - racconta Amoruso - cambiò tutto: il tempo di farmi la doccia e mi presentai da Franza, il quale nel frattempo aveva deciso di bloccare tutto». L’ultimo capitolo del tormentato rapporto tra Amoruso e Alessandro Moggi si consumò poco dopo. «L’acme della “lealtà” - dice con ironia il giocatore - ci fu quando Moggi mi citò in giudizio, quando ero ancora un suo assistito, nel contenzioso tra Caliendo e la Gea». A questo proposito, bisogna ricordare che Caliendo non ha ancora ricevuto dalla Gea i soldi per il passaggio della procura di Amoruso.

    APPARIZIONE - A smentire Amoruso è apparso a sorpresa in aula Luciano Moggi per leggere una dichiarazione spontanea. La quale, essendo Big Luciano imputato, non permette a pm e avvocati di rivolgergli domande. «Amoruso parla di minacce da parte mia - afferma Moggi -. Gli ricordo che lui, pur facendo pochi gol, ha guadagnato molto. Fece 14 partite con 0 gol nella Juve e un giocatore così a Torino non ci può stare. Quando io l’ho costretto ad andare a Perugia, quella era la volontà della Juventus. Io le pressioni non le ho fatte con la pistola. Altri che hanno rifiutato il trasferimento sono rimasti alla Juve. Poi non hanno giocato, ma questo per scelta dell’allenatore».

    :eek:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?
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    «Giocherai nel giardino di casa tua»

    Corrado Grabbi, ex giocatore Juve: «Moggi mi minacciò quando rifiutai il trasferimento a Prato»

    ROMA, 4 marzo - Tre testimoni dell'accusa presso la Decima Sezione Penale del Tribunale di Roma, dove è in corso il processo che vede imputati Luciano e Alessandro Moggi, Franco Zavaglia, Davide Lippi, Francesco Ceravolo e Pasquale Gallo. E’ stata la mattinata di Cristian Molinaro, Marco Rigoni e Corrado Grabbi.

    LA FRASE - «Luciano Moggi mi disse, “non vuoi andare a Prato? Allora giocherai nel giardino di casa tua”»: a raccontare è Corrado Grabbi, l’attaccante ex Juve oggi al Bellinzona. L’episodio che riferisce è relativo all’agosto 1996, ultimo giorno di mercato, l’attaccante ha rifiutato anche il Cosenza qualche tempo prima. Luciano Moggi si infuria, lo caccia dal box Juve nell’albergo che ospita il calciomercato. E’ la frase già venuta fuori nel corso della testimonianza del suo procuratore, Gabriele Galli, il 3 marzo, una frase già pubblicata in alcuni articoli di giornale del 2005. Simboleggia, secondo l’accusa, il sistema di pressioni su cui si basava il lavoro degli imputati. «Non avevo un buon rapporto con Luciano Moggi - ha confermato Grabbi - anche perché avevo rifiutato la procura di suo figlio Alessandro e Franco Zavaglia. Il mio procuratore è Gabriele Galli, lo è dal 1993. L’anno dopo, estate 1994, Alessandro Moggi e Zavaglia venivano tutti i giorni in ritiro, ero nella Juventus, per convincermi a passare con loro. Non l’ho mai fatto». L'11 dicembre 1994 esordisce in serie A, segnando un gol nel 4-3 con cui la Juve vince in casa della Lazio. Ma, pochi giorni dopo, viene messo fuori rosa, per circa un mese: «Perché? Luciano Moggi mi convocò dicendomi che un maresciallo dei carabinieri mi accusava di aver partecipato a una rissa. Ma non sono mai stato coinvolto in alcuna rissa». Per il giocatore, sono tutte conseguenze della mancata procura ad Alessandro Moggi, fino a quel «giocherai nel giardino di casa tua» e fino alla cessione definitiva nel 2000. Per Grabbi c'è un nesso diretto: «A giugno mi avevano prospettato di restare alla Juve, avrei fatto il quarto attaccante, visto che a Ravenna, in prestito, avevo segnato 13 gol. Invece poco dopo mi dissero che mi vendevano alla Ternana».

    RIGONI E MOLINARO - L'esterno sinistro della Juventus ha detto di non aver ricevuto mai pressioni da Alessandro Moggi: «Pasquale Gallo è il mio procuratore da quando ho 15 anni. Alessandro? L'ho conosciuto quando giocavo nella Salernitana». Mentre Marco Rigoni, ex cliente di Alessandro Moggi, ha raccontato del rapporto insoddisfacente con il procuratore: «Passai alla Juventus nel 1997, dalle giovanili del Padova. Firmai il contratto con la Juve davanti a Luciano Moggi, e contestualmente la procura con Alessandro; nello stesso momento». La revoca arriverà nel 2001: «Non mi piaceva il suo modo di lavorare con me, sembrava indifferente. Scoprii che mi aveva anche fatto perdere dei soldi per una sponsorizzazione, allora lo chiamai dicendogli che gli avrei spedito la notifica di revoca. Lui si arrabbiò molto, cominciò a urlare e mi disse “lo dico a mio padre"». Lo fece, infatti Luciano Moggi lo convocò in sede dicendogli «È meglio che ci ripensi». Non lo farà, sarà ceduto al Cittadella nel gennaio 2002. Prossima udienza il 25 marzo.
  4.     Mi trovi su: Homepage #4761696
    Originally posted by fralex
    bello strxxzo perche' non lo disse ai tempi:rolleyes:
    magari non aveva il giardino in casa ma abitava al 4° piano :asd:

    cmq nulla si aggiunge di nuovo a quanto già conosceva sui metodi GEA ;)
    solo due cose sono infinite l'universo e la stupidita' delle persone
    A. Einstein


    [SIZE=1][I]Il mago fece un gesto e scomparve la fame, fece un altro gesto e scomparve l'ingiustizia, poi un altro ancora e te
  5. Deus In Macchina  
        Mi trovi su: Homepage #4761697
    Originally posted by lallo
    magari non aveva il giardino in casa ma abitava al 4° piano :asd:
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    cmq nulla si aggiunge di nuovo a quanto già conosceva sui metodi GEA ;)
    :asd: :asd: per la prima: sulla seconda niente da aggiungere:approved:
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    YOU GOT MUCH COMPLEX THAN THE FIRST MAY CONCERT!
    c'hai più complessi tu ch'er concerto der primo maggio
  6.     Mi trovi su: Homepage #4761698
    Originally posted by fralex
    bello strxxzo perche' non lo disse ai tempi:rolleyes:


    forse perchè veramente Moggi era capace di far quello che prometteva, anche perchè si era costruito una bella rete di protezioni

    insomma, tra il mafioso e la vittima del mafioso lo ******* non dovrebbe essere la vittima ..

  Amoruso: «Moggi mi minacciava»

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