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    ROMA, 18 marzo 2008 - Premessa: l'ultimo comunicato ufficiale di due giorni fa fotografa la realtà: "Non abbiamo ricevuto alcuna offerta per l’acquisizione del pacchetto azionario di controllo dell’As Roma". Firmato Compagnia Italpetroli, la holding attraverso cui la famiglia Sensi controlla il club calcistico. Il comunicato di domenica è in linea con gli altri che lo hanno preceduto: i Sensi hanno sempre smentito di aver ricevuto offerte formali, ammettendo qualche mese fa solo una "manifestazione di interesse da parte di investitori americani". E, oltretutto, Rosella Sensi, amministratore delegato del club quotato in Borsa, ha dichiarato più volte di non aver intenzione di cedere la Roma (anche se sulla questione la famiglia è divisa), ormai risanata nei bilanci.

    CAPATOSTA - Però l’interesse per la Roma esiste e presto ai Sensi verrà recapitata un’offerta dagli Stati Uniti. Un’offerta importante, da almeno 250 milioni di euro che potrebbe garantire la presidenza onoraria a Franco Sensi e coprirebbe gran parte dei debiti di Italpetroli (circa 370), rendendo molto più snello il piano di ristrutturazione (cui sta lavorando Banca Finnat) atteso da Unicredit, che della società dei Sensi è il maggior creditore. Però non è Casey Wasserman che vuole la Roma, lui è un manager (seppur ricco e famoso) e il suo ruolo in questa vicenda ce l’ha: fare opera di mediazione. I soldi ce li mette John Joseph Fisher. Soprannome Harpo, in italiano capatosta. Lo chiama così papa Donald. Perché il suo John ha una volontà di ferro, è un cagnaccio: non molla la presa finché non ha ottenuto quello che vuole. Papà ha capito subito che il ragazzo avrebbe fatto strada: cinque giorni dopo la nascita il neonato rischiò di morire per un problema sanguigno, ma riuscì a resistere e a sopravvivere, anche grazie all’aiuto di un pediatra.

    RE DEL CASUAL - Da qualche mese, John vuole la Roma. John J. Fisher, la J. sta per Joseph, in onore del pediatra che gli salvò la vita. Californiano di San Francisco, 46 anni, ultimogenito di Donald, il fondatore di Gap e Banana Republic, due colossi dell’abbigliamento casual americano, con un patrimonio personale che Forbes ha stimato in 1,5 miliardi di dollari. È lui il magnate americano che ha deciso di investire nel calcio italiano, scegliendo la Roma, un nome e un marchio conosciuti in tutto il mondo anche più delle sue camicie.

    IL PROGETTO - L’interesse per la Roma è nato a luglio dello scorso anno, ha prodotto un primo informale contatto con i Sensi. Fisher si è affidato a Jeff Slack e Casey Wasserman, della Wasserman Media Group, società di comunicazione molto attiva in America soprattutto nella gestione dei diritti televisivi sportivi. Dunque, non un fondo d’investimento con intenti speculativi, ma un gruppo interessato a investire nel calcio italiano, con un progetto che dovrebbe prevedere la costruzione di uno stadio di proprietà, lo sfruttamento mondiale del marchio Roma, il potenziamento del merchandising e, ovviamente, l’allestimento di una squadra ancor più competitiva.

    PASSIONI - Fisher è un tipo molto riservato, ma i suoi investimenti nello sport a stelle e strisce sono noti. È uno dei proprietari della squadra di baseball Oakland Athletics e del team di soccer San Josè Earthquakes. Da dicembre dello scorso anno è anche uno degli azionisti (con una quota del 3,4%) dei Celtic di Glasgow: un altro americano nel calcio britannico dopo Glazer (Manchester United) e Gillet e Hicks (Liverpool). Ora, Fisher vuole la Roma, il gioiello della famiglia Sensi, al timone dal 1993. Spetterà a loro, solo a loro, decidere.


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    BUUUUUUUUUHHH



    :(

  ROMA all'americana

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