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    Daniele Micale, 21 anni, accusato di omicidio volontario

    CATANIA, 1 aprile - È un incensurato di 21 anni, Daniele Micale, e non apparterebbe ad alcun gruppo di tifo organizzato, il giovane arrestato la notte scorsa dalla polizia nell'ambito dell'inchiesta della Procura della Repubblica distrettuale di Catania sulla morte dell'ispettore Filippo Raciti. Nei suoi confronti il Gip di Catania ha emesso un ordine di custodia in carcere per omicidio volontario, che è stato eseguito dalla squadra mobile della Questura.

    L'ACCUSA: ERA LUI AD AVERE IL TAGLIERINO - Secondo l'accusa sarebbe lui, assieme a Speziale, a tenere in mano il taglierino con il quale, per la Procura distrettuale, sarebbe stato ferito mortalmente l'ispettore Filippo Raciti. Lui era davanti, e Speziale dietro. Alla sua identificazione si è giunti grazie alle riprese filmate delle telecamere di vigilanza dello stadio Massimino. Agli atti dell'inchiesta c'è anche una ricostruzione 'tridimensionalè dell'episodio compiuta dalla polizia scientifica di Roma. L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Renato Papa e dal sostituto procuratore Andrea Bonomo.

    LA VEDOVA RACITI - «La notizia del nuovo arresto a un anno di distanza dell'altro significa che sul caso si continua a lavorare, ma tutto questo non mi ridarà mio marito». Così Marisa Grasso, vedova di Filippo Raciti, commenta l'arresto. «Il 2 febbraio del 2007 - aggiunge commossa - mi hanno rubato tutto. Che giustizia ci può essere quando ti hanno sottratto la cosa più importante della tua vita: l'uomo che ami e il padre dei tuoi figli? Questi arresti non attenuano il mio dolore».

    «SERVONO LEGGI SEVERE E CERTEZZA DELLA PENA» - «Le cose devono cambiare - auspica Marisa Grasso - ed è dovere di tutti lavorare affinchè ciò avvenga, ma non sarà facile, come tragicamente dimostra ancora ciò che è accaduto domenica scorsa al tifoso del Parma. Però la rieducazione non basta, ci voglio leggi severe ma soprattutto certezza della pena, perchè chi sbaglia deve assumersi le proprie responsabilità e deve essere punito per l'errore commesso». Sugli scontri del 2 febbraio del 2007 al Massimino la vedova Raciti ha ancora dei dubbi sul movente: «C'è qualcosa che ancora non è chiaro nella vicenda - sostiene - c'era troppa gente coinvolta, da bambini ad adulti, c'è qualcosa oltre, che vorrei capire e che venisse svelato».

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