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    - Da stasera augurare "cento di questi giorni" a Paul Scholes potrebbe essere riduttivo: già, perché se Sir Alex Ferguson deciderà di metterlo in campo, Paolino il Rosso scriverà il suo nome a referto nella Champions League per la centesima volta. Un traguardo di tutto rispetto, raggiunto in precedenza soltanto da altri otto fuoriclasse: Raúl González (leader assoluto con 116 presenze), Ryan Giggs, David Beckham, Roberto Carlos, Paolo Maldini, Oliver Kahn, Clarence Seedorf e Luís Figo.
    Ultimo dei magnifici prodotti della "cantera" (come si chiamerebbe in spagnolo) di Sir Alex, ha ormai 33 anni e per i Red Devils è molto più di una semplice bandiera: 400 gare e cento gol, tutti rigorosamente in rosso, sono il biglietto da visita di questo giocatore che ha ancora l'aspetto del monello di Salford - che tifava per l'Oldham - quando a soli 14 anni si trasferì a Manchester per iniziare una straordinaria carriera. Anche in Nazionale, dove in otto anni (dal 1997 al 2004) ha collezionato 66 presenze e 14 reti.
    Centrocampista duttile e dai piedi più che buoni, i suoi polmoni e i suoi garretti hanno significato molto per le fortune del Club. Di lui Bobby Charlton (giù il cappello, signori...) dice che è "uno dei migliori uomini assist in circolazione. Per me è una soddisfazione quando il pallone arriva tra i suoi piedi perché è un grande professionista e un grande calciatore e so che non verrà sprecato. La qualità, la precisione, il tempismo dei suoi passaggi: è una cosa istintiva e un piacere da osservare. Amo guardare Paul Scholes in campo".
    Pur ammirandolo incondizionatamente, lo avranno... amato un po' meno i tifosi giallorossi, quando all'Olimpico - nella gara di andata - ha confezionato un "chip" delizioso per la zuccata vincente di Cristiano Ronaldo.
    Azzardiamo un'ipotesi ardita: senza di lui in campo, schierato come elemento avanzato di un centrocampo a rombo, forse Roy Keane non sarebbe diventato quello splendido incontrista che è stato. E in bacheca oggi ammireremmo di sicuro qualche trofeo in meno.
    A proposito, la "coppa dalle grandi orecchie" da quelle parti si è vista l'ultima volta nel 1999 (chi non ricorda la magnifica e rocambolesca finale contro il Bayern Monaco?), e quest'anno ci sono ottime possibilità di spuntarla, nella finale di Mosca.
    Ma c'è un ma, anzi due: a parte l'eventuale finalista e la semifinalista (presumiamo il Barcellona, ma chi può dirlo con certezza?) da superare, l'ostacolo-Roma di stasera sarà sicuramente più ostico del previsto. Lo 0-2 dell'Olimpico ha detto molto, moltissimo. Ma non tutto, perché Spalletti e compagnia non sono saliti fin lassù per una gita. Mancherà Totti, certo, ma in novanta minuti intensi i giallorossi possono giocare brutti scherzi a chiunque, anche all'Invincibile Armata di Ron e Roon.
    A riprova delle nostre sensazioni, ecco che in queste ultime ore anche i bookmakers britannici cominciano ad "annusare" una nuova aria: le quotazioni per il passaggio del turno da parte degli italiani sono scese da 15 a 11 volte la posta.
    Italiani, brava gente: magari snobbano gare amichevoli o presunte tali, però negli appuntamenti che contano raramente falliscono. Chiaro, stavolta serve più un miracolo che una semplice impresa. Ma tentar non nuoce. Non fosse altro perché come méta di una gita, la splendida Barcellona vale davvero un viaggio. Cento volte di più della grigia ed anonima Manchester.

  Scholes Vuol Fare 100, La Roma Vuol Fare Bingo

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