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    Uno studio realizzato in dieci università europee e Usa analizza l'uso della volgarità.
    Lo scontro Zidane-Materazzi usato per spiegare le dinamiche dell'"offesa".



    Repubblica.it - QUANDO state per mandare qualcuno a quel paese, sappiate che niente di quello che direte è mai lasciato al caso. Ogni mostruosità che esce dalla nostra bocca ha una sua ragion d'essere, per quanto aberrante. Insomma, dietro ogni insulto c'è un pezzo di storia della società che lo produce. Se noi siamo il popolo del "vaffanculo", da sempre, o comunque molto prima che Beppe Grillo decidesse di portarlo in piazza, questo dipende dalla nostra accentuata tendenza a fare con insistenza riferimento agli organi genitali e ai rapporti sessuali, frutto di una cultura centrata sulla mascolinità e la virilità.

    Non è per niente casuale che l'ormai celeberrimo scontro - prima verbale e poi fisico - tra Zidane e Materazzi nel corso della finale della Coppa del Mondo di Germania venga indicato come esempio illuminante, tema di accurato studio sociologico, dagli autori di un rapporto sulle volgarità del mondo occidentale, pubblicato dall'"International Journal of Intercultural Relations". L'insulto specchio della nostra cultura. Quel riferimento di Materazzi alla madre e alla sorella del rivale, così tipicamente italiano, viene accolto con la normale indignazione (seguita da una reazione spropositata, la famosa testata al petto punita con l'espulsione), dal campione franco-algerino, incapace di accettare un'offesa agli affetti familiari più cari.

    Lo studio, coordinato dal professore olandese Jan Pieter Van Oudenhoven e realizzato in dieci università europee e degli Stati Uniti, raccoglie le testimonianze di quasi tremila studenti di undici paesi. Testimonianze sotto forma di volgarità, espresse a ruota libera e commentate, per essere poi catalogate per paese e per categorie. Il risultato: una lista infinita di dodicimila insulti, che i ricercatori hanno diviso in sedici grandi gruppi. Ce n'è per tutti i gusti (o per ogni tipo di cattivo gusto). Dal nostro imbecille allo spagnolo cabron, dall'inglese asshole al francese putain.

    Ma, soprattutto, ci sono alcune tendenze che emergono con chiarezza a seconda del paese. Ad esempio i termini legati alla virilità, prevalenti in alcuni paesi mediterranei, come la Grecia e, ancor più, la Spagna, dove l'eredità della cultura machista è dura a morire. Il riferimento agli organi genitali è tipico degli olandesi, francesi, italiani e britannici, ma è usato molto raramente dai polacchi e dagli americani.

    L'insulto basato su termini legati all'atto sessuale è invece diffuso in tutti i paesi, però soprattutto in Croazia e negli Stati Uniti, mentre è utilizzato molto poco in Francia e Olanda. Dappertutto troviamo parole che si riferiscono alla prostituzione, in particolare di sesso femminile, con una tendenza accentuata in Olanda e Francia. Gli olandesi sembrano essere anche i più ossessionati dal tema del sesso.

    La Germania si distingue invece per il costante ricorso a volgarità che hanno a che fare con la zona anale, gli escrementi e gli animali. Un'insistenza che gli esperti spiegano con la preoccupazione dei tedeschi per la purezza e l'igiene. La mancanza di educazione è tema ricorrente degli insulti pronunciati nei paesi mediterranei, in Italia, Spagna, Francia e Grecia (dove abbondano anche i riferimenti agli handicap fisici). L'unico paese dove si parla a profusione del diavolo e di satana è la Norvegia.

    Quel che è certo è che, nella maggior parte dei paesi occidentali, essere donna mette almeno in parte al riparo dagli insulti: questione di buona creanza, regola non scritta dell'educazione che vale soprattutto nei paesi mediterranei (in Germania e Croazia è vero il contrario: le donne ricevono più insulti degli uomini).

    Eppure, nonostante questo trattamento di favore, il sesso femminile non è altrettanto rispettoso con i maschi, che vengono regolamente travolti da una valanga di volgarità. Lo studio conclude che le donne attribuiscono un valore speciale all'intelligenza umana, tanto che, nel 52 per cento dei casi, profferiscono insulti corrispondenti alle parole italiane idiota o stupido. Termini, questi, utilizzati invece solo dal 30 per cento degli uomini, ossessionati piuttosto dalle caratteristiche fisiche della persona oggetto dei propri apprezzamenti.

    La curiosa classifica degli insulti targati Italia, suddivisi dall'équipe di ricercatori in sedici categorie, dice parecchio sulla nostra mentalità. Abbiamo un'incorreggibile tendenza a riferirci agli organi genitali e all'atto sessuale, con luride digressioni sugli escrementi e la parte del corpo dalla quale vengono espulsi. Pensiamo di vivere circondati da persone affette da seri disturbi mentali, minorati fisici e impotenti sessuali. Gli unici insulti che non rientrano nei costumi nazionali sono quelli legati alla mancanza d'igiene e alle malattie e i riferimenti satanici.

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    :asd: :asd: :asd:

    Quel riferimento di Materazzi alla madre e alla sorella del rivale, così tipicamente italiano


    Questo comunque mi fa proprio girare i cxxxxxxi... E la battuta c'è fino a un certo punto... :rolleyes:

  Pese che vai, Insulto che trovi

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