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    La Cina: «Più di 15.000 morti»

    Il ministero degli Esteri birmano: le vittime sono 10 mila. Tremila i dispersi. Centinaia di migliaia i senza tetto

    RANGOON (BIRMANIA) - Il bilancio del passaggio del ciclone Nargis sulla Birmania meridionale ha raggiunto i 3.969 morti, mentre i dispersi sarebbero almeno 3000. Lo riferiscono la radio e la televisione di stato. Ma un ulteriore bilancio porta il numero delle vittime ad almeno 10.000 morti e 3000 dispersi. Lo ha riconosciuto in una riunione il ministro degli Esteri di Rangoon, secondo quanto riferito da diplomatici stranieri. La notizia è poi stata anche diffusa dalla tv di Stato birmana. Tuttavia secondo l'agenzia di Stato cinese Nuova Cina, che cita fonti della della giunta militare birmana al potere, le vittime nelle due province di Yangon e Ayeyawaddy sarebbero oltre 15.000.

    http://www.corriere.it/esteri/08_maggio_05/ciclone_nargis_myanmar_fe6a4296-1a97-11dd-b32c-00144f486ba6.shtml

    :eek: :eek: :( :(
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    (ANSA) - WASHINGTON, 7 MAG - Il ciclone in Birmania potrebbe avere causato la morte di oltre 100 mila persone, secondo fonti diplomatiche Usa. 'Le informazioni che stiamo ricevendo indicano che il numero dei morti nell'area del Delta potrebbe essere superiore ai 100 mila', ha affermato da Rangoon la diplomatica americana Shari Villarosa, incaricata d'affari Usa in Birmania.
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    Originally posted by antosalgio
    (ANSA) - WASHINGTON, 7 MAG - Il ciclone in Birmania potrebbe avere causato la morte di oltre 100 mila persone, secondo fonti diplomatiche Usa. 'Le informazioni che stiamo ricevendo indicano che il numero dei morti nell'area del Delta potrebbe essere superiore ai 100 mila', ha affermato da Rangoon la diplomatica americana Shari Villarosa, incaricata d'affari Usa in Birmania.
    Che disastro! :eek: :eek:

    Povera gente! :( :(
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    La croce rossa chiede 4 milioni di euro per le forniture di soccorso

    Birmania: «Le vittime possono essere
    più di 100mila». Il 40% bambini


    Nuova drammatica stima dell'ambasciatore Usa mentre "Save the Children" indica la percentuale dei minorenni

    ROMA - Le dimensioni della tragedia causata in Birmania dal passaggio del ciclone potrebbero ancora molto più vaste di quanto stimato fino ad ora. «Le informazioni che abbiamo ricevuto - ha detto Shari Villarosa, dell'ambasciata Usa in Birmania - indicano che le vittime potrebbe essere più di 100mila». Mentre circa il 40% delle vittime e dei dispersi in Birmania, a seguito del ciclone Nargis, sono bambini. Lo riferiscono operatori di Save the Children impegnati nell'azione umanitaria.

    LOTTA CONTRO IL TEMPO - «Molte aree - dichiara Andrew Kirkwood, Direttore di Save the Children in Birmania- sono ancora completamente sommerse dalle acque salate e sono migliaia quelli che non hanno accesso ad acqua potabile e cibo. Se gli aiuti non raggiungeranno immediatamente queste zone, il numero dei decessi salirà drammaticamente. È una lotta contro il tempo. La nostra priorità è cercare di raggiungere i bambini e le loro famiglie rimaste senza assistenza. È una situazione molto simile a quella dello tsunami del 2004». Save the children in Birmania ha iniziato a fornire cibo, teloni di plastica, soluzioni per potabilizzare l'acqua e sali reidratanti a 50.000 persone le cui case sono state distrutte.

    Turisti italiani al ritorno da Rangoon (Ansa)
    LE RAGIONI DEL DISASTRO - Il ciclone non poteva essere evitato, ma l'impreparazione che ha generato in Birmania un disastro che ha provocato 27.000 morti, 41.000 dispersi e più di un milione di senza tetto sì. «Le autorità birmane si sono fatte cogliere impreparate dal ciclone. Eppure, come ci siamo resi conto noi stessi consultando le previsioni via Internet, si è trattato di un disastro annunciato con estrema precisione. Con un minimo di organizzazione, forse si sarebbero potute salvare molte vite umane»: a raccontare, all'aeroporto di Fiumicino, l'avventura di una vacanza che non dimenticherà mai è Silvano Scrimali, un turista rientrato dalla Birmania con tutta la famiglia e in procinto di proseguire per Catania. Mostra la «mappa» del percorso del ciclone stampata con il computer e, con la moglie Grazia cerca di descrivere il disastro di cui sono stati testimoni con tutto il gruppo di connazionali appena giunti a Roma via Bangkok. «Paura? No, perché nelle ore del disastro ci trovavamo a Bagon, nel nord del paese. Con le linee aeree interrotte, il trasferimento a Rangoon lo abbiamo fatto in pullman, 18 interminabili ore, e a mano a mano che ci avvicinavamo alla capitale le scene si sono fatte sempre più sconvolgenti».

    COMMOZIONE - Alla fine non trattiene la commozione al ricordo di un giovane volontario birmano: «Non aveva più notizie della propria famiglia - ricorda - ma continuava a prodigarsi per tutti noi». «È impressionante ciò che può fare la natura - dice Mario Grifoni, di Terni - Non avevo mai visto nulla di simile: alberi abbattuti, strade allagate, gente disperata senza casa, piccole case tra l'altro, senza acqua ed energia elettrica. È gente che non meritava tutto ciò - aggiunge con le lacrime agli occhi - Occorrono aiuti subito, più passa il tempo e più c'è il rischio di epidemie». «Per fortuna eravamo lontani dal passaggio di Nargis - raccontano Claudia Lancellotti di Roma e Giuseppe Scarpelli di Cosenza - Ma quando siamo giunti a Rangoon, abbiamo potuto vedere con i nostri occhi quello che era successo nella capitale: una vera devastazione. Ora dobbiamo fare di tutto per non lasciarli soli».

    APPELLO DELLA CROCE ROSSA - Intanto la Federazione internazionale della Croce Rossa ha lanciato oggi un appello urgente in favore delle vittime del ciclone Nargis, che ha sconvolto la Birmania, chiedendo circa 4 milioni di euro per finanziare l'acquisto di forniture di soccorso. In particolare la Federazione internazione della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa ha chiesto aiuti per fornire ai sinistrati rifugi di emergenza, zanzariere, acqua e altri prodotti di prima necessità. «Si tratta - spiegato l'organizzazione - di un appello preliminare poichè l'ammontare sollecitato e tutta l'operazione senza dubbio andranno rivisti sulla base delle nuove informazioni che ci giungeranno».

    ANCORA 5000 KM QUADRATI SOTT'ACQUA - Arrivano di ora in ora sempre nuove notizie sul disastro. Oltre 5000 km quadrati del delta del fiume birmano Irrawaddy sono ancora sott'acqua e più di un milione di persone sono senzatetto. L'altezza dell'acqua è di circa sei metri. Lo hanno detto fonti dell'Onu.

    PAPA: «ALLEVIARE SOFFERENZE» - E sulla catastrofica situazione in Birmania è interbvenuto anche il Santo Padre. «Aprire il cuore alla generosità per alleviare sofferenze di quanti hanno perso i loro cari, i beni e i mezzi di sussistenza in Myanmar» ha chiesto il Papa rinnovando all'Udienza Generale il suo appello agli aiuti internazionali per le popolazioni colpite, alle quali ha detto «sono spiritualmente vicino».

    http://www.corriere.it/esteri/08_maggio_07/birmania_ciclone_nargis_disastro_annunciato_turisti_b1c2eebe-1c0b-11dd-a20b-00144f486ba6.shtml

    :( :(
  5. Scudetto-Mod  
        Mi trovi su: Homepage #4786073
    :( :( :(
    Superlega Serie A :cool:
    Campione Champions Superleague Apertura 2013/14 :cool:
    Campione Supercoppa Superleague Apertura 2013/14 :cool:

    di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente: si limitano a versare lacrime sulla propria situazione.Ma quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose
  6. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
        Mi trovi su: Homepage #4786076
    :eek:

    L'orrore negli occhi di un'italiana in viaggio
    ROMA - "E' stata l'apocalisse": così Maria Rosa Buiani, guida del tour operator 'I viaggi dell' Elefanté, descrive quanto ha visto a Rangoon, dove da domenica sera a martedì, è stata con il gruppo di 15 italiani che accompagna in viaggio e che rientrerà domani mattina a Roma. "La sensazione è di devastazione - spiega - è come se una gigantesca mano avesse schiacciato tutto il paesaggio". "Dovevamo rientrare in aereo - racconta - da Bagan a Rangoon, quando sono stata avvertita che c'era un violento temporale e che i voli erano sospesi per alcune ore. Abbiamo così preso un pullman che ha percorso i 600 chilometri che separano le due città in 18 ore. All'arrivo a Rangoon abbiamo visto di tutto, alberi secolari abbattuti, con le radici all'aria, pali della luce per terra come birilli, strade impraticabili; l'autobus procedeva facendo lo slalom. Anche la vetrata dell'albergo dove abbiamo alloggiato era stata abbattuta e c'erano dei danni, ma le abitazioni in centro non apparivano distrutte". "Ho visto gente vagare per le strade - continua Buiani, originaria di Udine - con lo sguardo perso, come quando un terremoto ti distrugge la vita". "In hotel - spiega ancora - ci è stato detto che l'aria condizionata sarebbe stata accesa solo la sera, che la biancheria e le lenzuola non sarebbero state cambiate, insomma, iniziava il razionamento. E infatti di lì a poche ore è mancata l'energia elettrica, la benzina è passata da 1 dollaro a 5 dollari, ma la cosa grave è che manca l'acqua". Ora Buiani si trova a Bangkok con il gruppo di 15 italiani, 5 siciliani, 2 calabresi, il resto romani. "Qui a Bangkok non c'é la minima traccia di devastazione. All'inizio - prosegue la tour leader - il gruppo che accompagno non si erano quasi reso conto della gravità di quanto accaduto e mi chiedevano il perché, a Rangoon, restassimo fermi in albergo. Capiscono più oggi cosa è accaduto qui". "Nelle strade di Rangoon ho visto militari e monaci che tolgono rami e detriti per rendere accessibili le strade - conclude Maria Rosaria Buiani, che da 21 anni lavora per 'I viaggi dell'Elefanté ma da 5 anni non accompagnava gruppi in Birmania - per il resto la popolazione spera in aiuti internazionali. Fa molto caldo, con punte di 40 gradi e molta umidità, il rischio di epidemie temo sia molto alto".

    UNITA' DI CRISI, ITALIANI STANNO TUTTI BENE - Dopo contatti avuti con i turisti, i residenti ed i tour operator, l'Unità di Crisi della Farnesina conferma che gli italiani che si trovavano in Birmania al momento dell'arrivo del ciclone "stanno tutti bene". Il capo dell'Unità di crisi del ministero degli esteri, Elisabetta Belloni, ha riferito che oggi sono stati "organizzati i voli di rientro" e che sono "pochissimi" i turisti italiani che hanno deciso di rimanere nel Paese.

    15 ITALIANI RIENTRANO DOMANI MATTINA A ROMA - E' formato da 15 persone il gruppo di italiani che sta per rientrare dalla Birmania: i 15, partiti il 25 aprile scorso con un viaggio organizzato dal tour operator 'Viaggi dell'Elefanté, lasceranno questa notte da Bangkok e faranno rientro all'aeroporto di Fiumicino alle ore 6.50 con un volo della compagnia Thai Airways. Sono accompagnati da una guida che ha lunga esperienza e che, assicurano i responsabili di 'Viaggi dell'Elefanté, ha fornito loro tutta l'assistenza necessaria. La maggioranza sarebbe dovuta rientrare proprio in questi giorni, altri due avevano scelto un'estensione del viaggio in Cambogia, che faranno nei prossimi giorni. I 15, che si trovavano a Rangoon, sono stati accompagnati a Bangkok dove già si trovano in vista della partenza per l'Italia. 'Viaggi dell'Elefanté aveva organizzato per i prossimi giorni altri viaggi in Birmania ma solo per clienti 'individuali', che partono cioé senza un gruppo ma con l'organizzazione del tour operator. I viaggi a questo punto saranno molto probabilmente annullati.

    http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_71490030.html
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?
  7. Scudetto-Mod  
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    CICLONE IN BIRMANIA: GIUNTA MILITARE ACCETTA AIUTI USA
    RANGOON - La giunta militare birmana ha accettato di ricevere aiuti d'emergenza e umanitari dagli Stati Uniti e permettera' l'arrivo di almeno un aereo Usa da trasporto. Lo ha riferito un portavoce dell'ambasciata americana a Bangkok.

    BILANCIO CATASTROFICO: CENTOMILA I MORTI, 80 MILA SOLO A LABUTTA
    Centomila morti, di cui 80 mila sono a Labutta: questo potrebbe essere il bilancio catastrofico del ciclone Nargis che ha devastato la Birmania lo scorso fine settimana. La cifra, paragonabile a quelle dello tsunami del 2004, è stata avanzata da fonti diplomatiche americane a Rangoon. Intanto, di fronte agli ostacoli che la giunta militare al potere nel Paese asiatico frappone all'arrivo dei soccorritori stranieri, il Consiglio di sicurezza dell'Onu si è diviso e non ha accetto la proposta della Francia, che aveva chiesto una riunione per valutare se ricorrere a una risoluzione basata sul principio dell'"ingerenza umanitaria".

    Solo nel pomeriggio da Brindisi è partito per Rangoon un primo aereo dell'Onu, dopo ore di attesa di un via libera definitivo. Il bilancio delle vittime fornito dalle autorità birmane è fermo a circa 22.500 morti, ma ancora prima della cifra data dai diplomatici americani, l'Onu aveva avvertito che il bilancio potrebbe aumentare in misura "molto significativa". Andrew Kirkwood, direttore per la Birmania di Save the Children, ha detto che "Ci sono 41.000 dispersi, ma in tanti pensano che la maggior parte di queste persone siano morte". Secondo l'organizzazione, che ha in Birmania circa 500 operatori, circa il 40% dei dispersi sono bambini. Kirkwood ha aggiunto che la sua organizzazione ha raccolto informazioni "terribili" riguardo il Delta dell'Irrawaddy. "Una equipe ha visto migliaia di morti in una località con mucchi di corpi in decomposizione dopo il ritiro delle acque".

    Nella zona del Delta, una delle maggiormente colpite dal ciclone e soprattutto dalle onde alte fino a tre metri e mezzo alzate dal vento, più 5.000 km quadrati - quasi quanto la Liguria - sono ancora sott'acqua. "Stimiamo fino a un milione le persone al momento senzatetto e bisognose di immediata assistenza", ha detto Richard Horsey, portavoce dell'ufficio dell'Onu per il Coordinamento degli affari umanitari, nel corso di un incontro a Bangkok sull'emergenza umanitaria. A sud di Rangoon, la ex capitale ribattezzata Yangon dai militari secondo Medici senza Frontiere "le zone di Daala e di Twantey, che hanno quasi 300.000 abitanti, sono distrutte per più dell'80% e certi posti sono sotto un metro di acqua". In un comunicato a Ginevra, Msf ha detto che in queste zone la popolazione si è radunata spontaneamente attorno ai numerosi monasteri - i bonzi buddisti si sono da subito prodigati a soccorrere la popolazione, nella latitanza delle forze di sicurezza - e alle scuole, senza cibo né acqua potabile. In questa situazione da incubo, i militari frappongono ancora ostacoli all'arrivo dei soccorsi internazionali, nell'ossessione di impedire ogni possibile smagliatura nel controllo ferreo che esercitano da decenni su questo paese poverissimo.

    La giunta ha detto che accoglierà gli aiuti, ma ha imposto di negoziare volta per volta per ottenere i visti di ingresso nel Paese. A questo scopo, ha reso noto l'Onu, è stato designato un ministro per i visti, ma ancora non è stato accordato nessun nuovo permesso. La Lega nazionale per la Democrazia, del premio Nobel Aung San Suu Kyi, ha attaccato il regime per questo, e in tutto il mondo si moltiplicano gli appelli affinché i militari aprano le porte al personale e agli aiuti umanitari. La Francia ha proposto di costringere la giunta con una risoluzione del Consiglio di sicurezza basata sul principio dell'"ingerenza umanitaria".

    Ma in serata l'ambasciatore francese al Palazzo di Vetro, Jean-Maurice Ripert, ha detto che la richiesta di Parigi di convocare un dibattito sulla situazione umanitaria è stata rifiutata da "alcuni Stati membri". Infine nel pomeriggio, intorno alle 16.00, è partito per Rangoon dalla base di Pronto intervento umanitario (Unhrd) di Brindisi, gestita dal Programma alimentare mondiale (Pam) dell'Onu, un Airbus 300 con un carico di 25 tonnellate di aiuti umanitari. Il Pam ha organizzato il ponte aereo per conto della direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari Esteri con aiuti il cui valore complessivo ammonta a circa 560.000 dollari.
  8. Deus In Macchina  
        Mi trovi su: Homepage #4786079
    Originally posted by SUPERPADREPIO
    Perchè sono i più poveri e sfigati...col beneplacito dei più ricchi:muhehe:
    :( in questo caso penso che i ricchi non abbiano pesato su questa Immane Tragedia:( quando un Paese ed i suoi governanti rifiutano qualsiasi Aiuto:(
    ps. la Birmania ha SEMPRE bisogno di Aiuti a prescindere da quello che e' successo:cry:
    ------------------------------------------------
    YOU GOT MUCH COMPLEX THAN THE FIRST MAY CONCERT!
    c'hai più complessi tu ch'er concerto der primo maggio

  Il ciclone Nargis devasta la Birmania

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