1. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Il mondo del pallone si racconta con le storie più strambe (e pazze) degli ultimi anni. Quasi duecento aneddoti - divertenti, surreali, incredibili, grotteschi e assurdi, ma tutti rigorosamente veri - raccolti da Massimo M. Veronese per gli Oscar Mondadori

    MILANO, 17 maggio - Non ditelo a quelli dell’Inter e neppure a quelli della Roma. Men che meno a quelli del Parma o del Catania. Non si sa mai. Cuper no di certo, non ci avrebbe mai pensato neppure se fosse stato ancora in sella (cosa che gli capita sempre di rado negli ultimi anni), ma Antonino Pulvirenti, Massimo Moratti, Tommaso Ghirardi e il tandem Sensi, Franco e Rosella (pure lei?), forse, un’idea del genere potrebbero anche averla avuta. Dopo lunghe liti, ci mancherebbe, con Zenga, Mancini, Manzo e Spalletti. Eccola, l’idea: niente sesso – per giocatori e tecnici, sia chiaro: i dirigenti possono (possono?) fare quello che vogliono - fino alla vittoria, magari fino allo scudetto. O alla salvezza. Mica un pensiero del tutto nuovo. Dodici anni fa ci aveva già pensato John Lambie, allenatore dell’Hamilton, squadra neopromossa nella “Serie A” scozzese che, per concentrarsi sul difficile momento, aveva fatto alla moglie un discorsetto del genere: “Mary, amore mio, devo pensare al bene della squadra: appena vinciamo la prima partita torneremo a fare l’amore”. Il guaio fu che, da quel momento in poi, per il povero John furono solo giorni, anzi, settimane in bianco. Il frutto, si fa per dire, di 2 pareggi e 14 sconfitte. La liberazione, forse su suggerimento della desolata e dimenticata Mary, Massimo M. Veronese non lo spiega, alla 17ª partita della serie. Preceduta dall’esonero di Lambie: cornuto (forse) e mazziato. Veronese, malato di pallone, fondatore della Ficl (Federazione italiana cialtron league), giornalista de Il Giornale dove si occupa, tra l’altro, anche di sport, di storie così, nel libro in uscita per gli Oscar Mondadori, ne ha raccolte quasi duecento: divertenti, surreali, incredibili, grottesche, assurde. Ma tutte rigorosamente vere e legate al mondo del pallone e dintorni.
    NON SOLO SESSO – Tenendo presento che, tra sesso e pallone, può anche andar meglio. Come, nell’anno di grazia 1993, è avvenuto per lo Sport Klub Vienna, “Serie A” austriaca, ultimo in classifica, ma con una grande idea. Sesso? Prima della partita e… durante. Nel senso dello sponsor: il marchio della Beate Uhse, società che produce articoli per pornoshop, dai frustini ai vibratori fino ai falli da tergo (ma di gomma, non quelli che su un campo di calcio sono a rischio cartellino). E come optional un paio di ragazze praticamente nude nei pressi della panchina e uno slogan invitante sulla maglietta: “Se vuoi vedere di più vieni a trovarci”. Risultato: non lo “scudetto”, non esageriamo, ma tanti gol in più e una classifica più dignitosa. Come è avvenuto per Cuauhtemoc Blanco, attaccante messicano (90 presenze e 32 gol in nazionale) ora impegnato con i Chicago Fire nella Mls, andato in crisi quando ha trovato la moglie, Marcela Santoyo, a letto con un’altra. Il finimondo: liti, minacce di morte, tribunali, divorzio e crisi crescente del povero Blanco che, ormai, andava in bianco sia a letto che sul campo: basta gol. Soluzione semplice da parte del presidente Quintana dell’America Città del Messico: una sessuologa che, pare, ha risolto tutti i problemi del centravanti: nell’alcova e sul terreno di gioco. Le 180 pagine del lavoro di Veronese, del resto, sono proprio divise per temi. Undici (ovviamente): 1. Figurine (e figuracce); 2. Sesso, calcio e… (di cui abbiamo detto); 3. Fenomeni (da baraccone); 4. Il calcio è una fede; 5. Fuori di testa; 6. Libro cuore; 7. Meritate punizioni; 8. Eroi per caso; 9. Non è vero ma ci credo; 10. Avanzi di galera; 11. Le solite donne.
    ANCORA IL PARMA - Ce n’è per tutti i gusti, come potete ben immaginare. Per la serie Figurine (e figuracce) basta citare Olav Fiske, portiere norvegese del Surnadal che, per fare pipì, aveva scelto proprio il momento sbagliato: l’inizio dei supplementari dei quarti di finale della coppa di Norvegia 2000 contro il Sunndal. Una cosa veloce aveva pensato, ovviamente dietro la porta perché proprio non ce la faceva più. Ma l’arbitro aveva fischiato l’inizio e Oddvar Tarve, furbo centrocampista del Sunndal, intuita la situazione, ha tirato immediatamente in porta: 1-0. Ma che fine ha fatto il fair play? C’è anche il Parma in una storiella del 1985 (serie B): partita finita, con gli emiliani, ultimi in classifica, che avevano battuto 3-0 il Bari in piena corsa per la promozione. Qualcuno, però, mentre tutti si avviavano verso gli spogliatoi ricordò all’arbitro, Arcangelo Pezzella di Frattamaggiore, che c'erano 4 minuti da recuperare. Si deve tornare in campo, il Parma accetta, ma la gara viene… sospesa per nebbia. Tutto cancellato, nel vero senso della parola, e partita da rigiocare completamente (allora il regolamento voleva così, non come Treviso-Grosseto di pochi giorni fa) due giorni dopo. Con successo dei gialloblù: gol di Facchin a 8’ dalla fine. Senza nebbia.
    ESAGERATO – Non potevano mancare, un classico, le storielle da Premio Sfiga – il calciatore inglese che fa autogol tradito dal fischio di uno spettatore, quello che esulta (mica uno qualsiasi: l’argentino Martin Palermo quando indossava la maglia del Villarreal) e si vede crollare addosso mezza curva – o quelle davvero esagerate. Un esempio? Francisco Gallardo, in Siviglia-Valladolid di coppa del Re 2001, ha festeggiato il gol del compagno Antonio Reyes addentandogli il pene. Reyes lo ha perdonato (“mi era sembrato un pizzicotto, mi sono accorto di quanto era accaduto solo guardando la tv”) la fidanzata no: Dolores, offesa e disgustata, ha piantato Francisco sui due piedi. Più delicati, tutto sommato, il portiere Tomas Martinez (Cubillas, campionato regionale spagnolo) per aver baciato sulla bocca, dopo un’ammonizione, l’arbitro (una donna: Maria de Los Angeles Garcia) o l’arbitro brasiliano Ma Jorge Emiliano, 30 anni, accusato di fischiare troppo poco. “Il problema – ha spiegato lui, gay dichiarato – che i bei giocatori mi distraggono; se mi guardano in un certo modo perdo la testa e non fischio più”. Graffiante, come le storie che ha rispolverato, il commento di Veronese: “Come si fa a dargli torto. In certe circostanze non si può mica fischiare il fallo”.
    GEMELLI – L’ultima, le altre le scoprirete sfogliando le pagine del libro edito dalla Mondadori. Da noi gemelli è un marchio granata. Sinonimo di Pulici e Graziani. In Germania i gemelli più famosi del calcio, forse, sono stati Karlheinz e Bernd Foerster: il primo, negli anni Ottanta, era lo stopper del Colonia e della nazionale, mentre il secondo era una mezza pippa che finiva quasi sempre in panchina. Ma erano (quasi) una goccia d’acqua tanto che, in una partita dei quarti di finale di coppa Uefa contro lo Stoccarda, uno prese il posto dell’altro. Ma, per non sprecare una sostituzione, ecco il trucco: Bernd, reduce da un infortunio, scambiò la maglia con il fratello e andò in panchina al posto del riposatissimo fratellino. Scambio di persona smascherato solo dopo la semifinale con l’Ipswich Town, con una squalifica dei fratelli Bernd. Nello sci, i gemelli Steve e Phil Mahre erano due dilettanti.
    Tutte palle, di Massimo M. Veronese. Oscar Mondadori (in uscita). Pagine 180, € 9,40

    http://www.gazzetta.it/Libri/Primo_Piano/2008/palle.shtml

    :asd:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  Tutte palle. Da raccontare

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