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    NAPOLI - "Io penso che noi napoletani abbiamo fatto bene a cacciarli via". "Per cacciarli via abbiamo dovuto incendiare i loro campi". "Una cosa che vorrei sottolineare: non siamo razzisti, è perché loro si sono presi troppo la mano". "Perché sembra che i bambini rubati li usino per l'elemosina, o li vendono a coppie senza figli, o per il trapianto degli organi". A 15 giorni dai raid nei campi rom di Ponticelli i bambini della scuola che sta ad un passo dagli accampamenti ormai deserti hanno messo nero su bianco le loro paure, le loro riflessioni. Giuseppe, Ugo, Francesco, Simona, hanno visto volare le molotov, hanno respirato il fumo che si levava dalle baracche dei nomadi, hanno applaudito alla fuga degli zingari. Qualcuno si è spaventato. Ed ora disegna fiamme che coprono le baracche e scrive: "Abbiamo sbagliato: aiutiamoli".

    Temi e disegni realizzati dagli alunni, tra i 9 e gli 11 anni, dell'istituto comprensivo San Giuseppe Bosco. Dove da due settimane - da quando una giovane nomade è stata accusata di tentato rapimento di una bimba di pochi mesi - la vicenda dei rom è all'ordine del giorno, nelle discussioni in classe. E se gli insegnanti stanno "lavorando con loro per fargli capire davvero cosa è successo, per dire con chiarezza che le rappresaglie sono violenze che non vanno ripetute - afferma il professore Mariano Coppola, il vicepreside dell'istituto - in famiglia o in strada i bambini ricevono ben altri insegnamenti". Fanno ben altre esperienze. Fino a partecipare, in prima persona, alle violenze contro i rom. "Questi bambini sono stati coinvolti in pieno ed alcuni hanno raccontato di aver preso parte ai raid e, anche dopo, hanno ribadito con fermezza la loro posizione", spiegano gli insegnanti.

    "Gli abitanti di Ponticelli - scrive Francesco - sono stati eccessivi, ma forse hanno ragione perché loro sono stati lasciati soli troppo tempo con questi problemi legati alla presenza dei rom". "Se vogliono restare - aggiunge Katia - non devono rubare e devono rispettare i bambini". E Francesca: "I rom possono anche stare qui, ma devono lavorare. Non gli chiediamo di fare lavori duri: possono sopravvivere con qualsiasi attività, basta che non sia illegale".

    D'altra parte i bambini di Ponticelli i coetanei rom li hanno spesso avuti in classe, in passato. "E mai c'erano stati episodi di intolleranza" assicura il professor Coppola. Anche perché la scuola lavora quotidianamente su questi temi, anche coinvolgendo "Libera", l'associazione nazionale contro le mafie. Che ieri, per bocca del suo presidente campano, don Tonino Palmese, ha affermato che le parole dei bambini sono "un segnale da non sottovalutare, un segnale che deve far riflettere noi educatori".

    Don Tonino Palmese i bambini che hanno scritto quelle frasi li conosce uno ad uno. Li ha incontrati a scuola, più volte; ha parlato loro di vittime della mafia, di camorra e legalità. "È la criminalità - spiega ora ai ragazzini - ad aver pilotato la protesta contro i rom. A Ponticelli si sono scontrati due popoli: uno, quello dei rom, dove c'era qualche delinquente, un altro, quello degli abitanti della zona, dove c'erano molti delinquenti".






    Ecco a cosa porta l'esasperazione di questi giorni :rolleyes: colpa anche della politica scellerata (ma noi passiamo x paradossi...prima tutti dentro poi tutti fuori), della situazione non florida del paese, ma anche e soprattutto dei genitori di questi ragazzini. Anche xche le teste ri razzo che hanno devastato i negozi del mio quartiere qualche giorno fa non erano ragazzini ma adulti 50enni....
    quando ho pensato di iniziare a capire le donne ho capito che non avevo capito un caxxo
    :azz:

  I temi choc dei bimbi di Ponticelli

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