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    Se magari fossimo riusciti a fare un gol su azione, dico uno, in 400 e passa minuti di gioco, se magari in tutta questa cornucopia di punte e puntarelle con le acciughe che credevamo di possedere ne fosse saltato fuori uno capace di inzuccare la palla diritto per diritto o di tirarla nel modo giusto, se magari avessimo posseduto un centrocampista in grado di fare contro la Spagna un lancio che fosse stato qualcosa più di buttarla là davanti o darla direttamente agli altri, ora potremmo lamentarci o sentirci tristi per la sconfitta ai rigori, che loro hanno tirato meglio di noi.

    Invece usciamo dall'Europeo perché siamo semplicemente una squadra scarsina, con una difesa da reinventare, un centrocampo che senza il Pirlo del 2006 o 2007 non ha nessuno che sappia immaginare qualcosa più del passaggio all'indietro o della palla allungata a un terzino perché poi la spari in mezzo lui, e un allenatore, o mister, o commissario politico o commissario tecnico, che non sia troppo una brava persona e dunque sappia resistere in quel mondo di furbacchioni, pance unte, navigatori di acque nere e palombari di profondità sinistre nel quale lui fu sparato come Yuri Gagarin. Quello che fece un'orbita attorno alla Terra dentro a una palla di cannone e poi riprecipitò nelle steppe senza mai aver capito bene che cosa gli fosse successo o perché avessero sparato proprio lui invece di un'altra cagnolina o di un gorilla. E infatti fece un giro solo e mai più.

    Avremmo anche potuto vincerlo, questo Europeo, non perché fossimo "favoriti", come qualche sciagurato aveva avuto la sfacciataggine di dire, ma perché, forse sarà il cattivo sapore in bocca dopo l'eliminazione, ma di squadre "galattiche" o anche soltanto "marziane" proprio non ne ho viste, dopo lo sgonfiamento dell'Olanda. E nell'attesa di rivedere questi russi che sembrano avere inventato la formula per giocare in quindici e se vinceranno correndo sempre così, vorrei sapere quali tisane Hiddink gli fa bere prima di andare in campo.

    Nessuna delusione, quindi, nessun digrignare di denti contro gli arbitri o frinire di moviole, perché se proprio vogliamo dirlo quest'arbitro è stato carino più con noi che con gli spagnoletti sempre molto humo e poco asado, nessuna citazione di deretani o di fattori estranei. Abbiamo una nazionale che sta traghettando da un passato di grandi sofferenze salvate da episodi felici, come in Germania, o infelici, come nella Rotterdam del 2000, ma che ora deve decidere che cosa farà da grande, se vorrà continuare sulla strada del "buttala avanti te che a me vien da ridere" o vorrà inventarsi un gioco, con campioni nuovi, forse oggi ancora sconosciuti, in squadre di B appena promosse.
    Questi hanno dato quel che avevano e di più non hanno, né potevano dare e non ci hanno fatto neppure soffrire troppo, ieri, quando è apparso ovvio persino agli esperti che avremmo potuto giocare una settimana intera di seguito senza fare gol.

    E hanno battuto due volte in due anni la detestabile Francia, che ha tanti giocatori francesi in squadra quanti italiani ha l'Inter. Bravi. Io mi accontento. Merci, les azzurrì pour avoir trombè les bleus. Ve ne saremo grati per sempre.

    LE PAGELLE DEL TIFOSO RASSEGNATO

    Buffon (30). Il voto in decimi, da elementari, non basta più per colui che ci ha portato fuori dal gorgo del primo girone e ci aveva anche rimesso in sesto il conto dei rigori. E se qualcuno osa dire che ha avuto sedere su quell'errore salvato dal palo, si ricordi che non si videro mai portieri professionisti o giocatori professionali di poker sfigati.

    Grosso (7). Toni è riuscito a portargli via dai piedi il sogno di rifare il numero di Germania 2006. Continua a giocare come se la palla fosse una testata atomica innescata, della quale liberarsi appena si passa la metà del campo per sganciarla su qualche altro malcapitato, ma che cavolo volete da uno che è stato buttato via da Moratti come la centesima cicca fumata a San Siro?

    Panucci (7). Ha fatto l'unico gol italiano facendo rotolare il pallone nella porta romena e non ha dato occasioni contro la Spagna all'arbitro per appioppargli un rigore. Lippi lo aveva sepolto due anni fa, ma il vecchio Lazzarone un giretto fuori dalla grotta se l'è fatto. Buon per lui. Ora torna Lippi e lui torna nella grotta.

    Chiellini (10). Tu es Petrus e su questa pietra potremmo rifondare Santa Madre Difesa oggi a pezzi. Non sarà Bramante o Brunelleschi, ma i muri li sa innalzare. In mancanza dei grandi architetti, viva i muratori.

    Zambrotta (5). Uno spettro si aggira sulla destra della difesa italiana. Perché Donadoni non ha convocato Zambrotta al suo posto?

    De Rossi (6). Alla fine era "dead midfielder walking", un centrocampista che camminava morto, di fatica. Aveva due occhiaie che avrebbero indotto qualsiasi madre a sbattergli almeno tre uova imponendogli di andare subito a confessarsi e non frugare più in Internet.

    Perrotta (s. r). Senza ruolo. Quando è così, è come un filo elettrico senza la corrente, che deve sempre essere qualche elettricista a passargli, altrimenti è una corda qualsiasi, un volenteroso senza grandi piedi e fantasia.

    Aquilani (2+). Per incoraggiamento. A un certo punto, quello che alla Rai fa la parte di Ginger Rogers per il Fred Astaire telecronista e si sente in dovere di parlare anche quando non ha niente da dire, cioè quasi sempre, lo ho chiamato, per felix lapsus, "Aquiloni". L'unico giudizio inteligente della serata. Era leggero e malinconico proprio come una cometa di carta tirata da un bambino su un prato di periferia.

    Cassano (m. p. c.). Ma per carità. Se deve giocare così, in questo modo irritante e sempre con la stessa mossetta che hanno capito anche al Roccadisotto FC, meglio che si ributti sulle orecchiette e la burrata. Almeno si diverte lui. Una lode ai telecronisti che almeno ci hanno risparmiato il refrain del "talento di Bari Vecchia".

    Ambrosini (s. v.). Senza voto. Bocciarlo sarebbe ingiusto. Promuoverlo sarebbe troppo generoso. Anche lui, come Perrotta, è abituato a fare la parte del baritono alla Scala lasciando ai tenori le romanze strappa applausi. Ieri cantava nella corale "Amici della Lirica" di Valenza Po, mica si poteva pretendere che diventasse di colpo Pavarotti "all'alba vincerooooo".

    Toni (-1). Introduciamo la novità algebrica dei numeri negativi, perché, oltre a non combinare una beata mazza, ha anche impedito a un altro (Grosso) di fare gol, dunque si becca un "meno uno", tentando una sgangherata bicicletta al volo che sarebbe forse riuscita a un giocatore agilissimo altro un metro e cinquanta. Non a un pinocchione che sembrava avere tutte le parti del corpo montate male da un papà che non ha letto le istruzioni del mobile comperato all'Ikea.

    Di Natale (4). Speriamo nella Befana, perché questo Natale ha portato soltanto carbone, e non Doni, al suo ammiratore, che ora perderà pure il posto. Atroce il suo rigore.

    Camoranesi (7). Ha fatto casino, ha rimescolato un po' la morta gora del centrocampo italiano, ha impegnato il portiere Casillas, ha addirittura - miracolo - saltato qualche difensore. Sembrava un giocatore professionista di calcio in mezzo alla nazionale dell'ufficio paghe e contributi.

    Del Piero (10+). No, adesso, seriamente. Deponete i flabelli, i turiboli, le fruste e la cassetta di acqua minerale. Che senso ha portarsi dietro uno così per farlo giocare un tempo e dieci minuti? Giusto per arruffianarsi i trombons del cosidetto giornalismo sportivo quelli del "come si fa a lasciare a casa Del Piero"? O ci credi, e lo fai giocare, o lo lasci in pace a conversare con i canarini.

    Donadoni (6). Vigliacchi a tutti coloro che ora oseranno infierire o dare i suoi riccioletti in pasto alla plebe per salvarsi la poltrona. Gli auguro di trovare un lavoro meno ingrato di quello che gli fu buttato adosso dai sepolcri imbiancati del pallone italiano quando volevano farci credere di essere tornati tutti vergini.

    Arbitro (8). Gli arbitri italiani sbagliano come tutti gli altri, dalla Lapponia all'Uzbekhistan, ma una cosa dovrebbero imparare i nostri: mettere un tappo ai loro zufoletti e lasciar giocare di più. 'Scolta Collina. Non tutte le cadute sono falli e se si zufola per ogni spinta e ogni ruzzolone si incoraggiano soltanto i "casqueurs" di professione e si fa fare esercizio ai massaggiatori e ai barellieri. I giocatori sono come i cani, capiscono in fretta che cosa permette, e non permette, di fare il padrone e non è un caso se nelle Euro aree di rigore si sono viste molto meno scene da "ratto delle Sabine" di quelle che vediamo nei campionati italiani. I cagnolini avevano capito che sarebbe stato inutile.

    (23 giugno 2008)

    da Repubblica.it

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    Almeno facciamoci due risate...
  2. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Originally posted by Obi-Wan
    De Rossi (6). Alla fine era "dead midfielder walking", un centrocampista che camminava morto, di fatica. Aveva due occhiaie che avrebbero indotto qualsiasi madre a sbattergli almeno tre uova imponendogli di andare subito a confessarsi e non frugare più in Internet.


    :asd: :asd: :asd:

    Secondo me ha fatto molti allenamenti con Tamara.:cool:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  Ritorno sulla Terra - di Vittorio Zucconi

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