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    Chiama Qui, Quo, QUa le tre macchie tumorali visibili con la tac

    Un anno di chemio e nove parrucche
    «Il mio gioco per battere il cancro»

    Sophie, 21 anni: «Senza capelli mi sentivo persa, poi la svolta». La sua storia raccontata in un libro

    MILANO — La prima volta non può fare a meno di pensare al chitarrista dei Guns n' Roses, «ma seduto sulla mia testa». Sta provando un cespuglio di capelli biondo-giallo che chiamerà «Stella» nel negozio di parrucche dell'ospedale Amc di Amsterdam. Comincia così il viaggio di Sophie van der Stap nella malattia, un rabdmiosarcoma che la colpisce quando ha 21 anni, studia Politologia all'università, è appena tornata da un capodanno a New York, nel tempo libero sfoglia Vogue ed Elle, guarda Sex & The City e Desperate Housewives, esce in bicicletta e va a ballare con gli amici. Insomma, quando si sente come tutti i ragazzi della sua età, belli e invincibili.

    A Stella, nelle 54 settimane successive, si aggiungeranno Sue, Daisy, Blondie, Platina, Uma, Pam, Lydia e Bebé. Faranno di Sophie La ragazza dalle 9 parrucche, il libro-diario uscito in Italia con Bompiani, che racconta un anno di chemioterapia, Tac, trasfusioni, nausea, radiazioni, flebo. Con pochi, meravigliosi, punti fermi: una famiglia amorevole, amici preziosi, medici burberi e loro, le nove parrucche, nove modi di sentirsi ancora donna. «La mia testa calva è stata il confronto più duro. Le parrucche mi aiutavano a nasconderla a me e agli altri. Quando le mettevo, mi sentivo di nuovo una giovane ragazza: insicura con Stella, selvaggia con Sue, romantica con Daisy, provocante con Bebé», racconta nell'atrio del Jolly Hotel Touring di Milano.

    Abito bianco, trench rosso, scarpe di corda con il tacco, Sophie è un misto tra Natalie Portman e Geena Davis. Beve un cappuccino e prosegue: «Grazie al cancro mi sono avvicinata ai miei sentimenti e alle mie sensazioni, ho imparato a capire ciò che mi rende davvero felice, ad agire sulla base di cosa sento giusto per me». A prendersi cura di lei, in ospedale, ci sono il dottor K, oggetto delle sue fantasie sessuali («Dopo l'uscita del libro ha litigato per tre giorni con la moglie!», ride), il dottor C, il dottor Belle Braccia Possenti, il dottor N. Le macchie tumorali visibili dalla Tac le chiama Qui, Quo, Qua, Pietro Gambadilegno e il Raviolo. Sembra quasi di leggere un Diario di Bridget Jones in corsia.

    «Nel libro c'è anche tristezza, ma ci sono pure gli scherzi dei miei amici, le risate con gli infermieri, gli abbracci caldi di mia sorella, le feste. Volevo tenermi ancorata alla vita reale, ero pur sempre una ventunenne. Era importante relativizzare, altrimenti non avrei potuto affrontare quelle settimane». Sophie scopre nel cancro un «amico». «Il tumore mi ha insegnato a provare emozioni intensamente: godere, vivere, stare sola e essere felice, con una intensità diversa, nuova». E il pericolo che possa ritornare non le fa paura. «Quando ci penso, la mia mente va a Chantal e Jurriaan (nel libro sono malati anche loro, ndr), che oggi non ci sono più. So che andrei ad abbracciarli, e questo mi rasserena », dice e per la prima volta durante l'intervista si commuove.

    I suoi sogni, adesso, sono semplici: «Una famiglia, una casa perfetta, un amore per tutta la vita, dei figli. Vorrei scrivere tanti libri con cui scoprire il mondo». Le piacerebbe conoscere Paulo Coelho e Lance Armstrong: «Neanche immagina quale ispirazione sia stato per me. Magari gli scriverò». Il suo libro è già stato tradotto in Germania, Francia, Portogallo, Spagna, Ungheria, Lituania e Spagna. «Non credo che il cancro dovesse farmi diventare chi sono ora, mi sembra un'affermazione troppo dura. Ma posso considerare la mia malattia il mio destino, perché ho scelto di imparare da lei e di cambiare con lei». I colori della speranza I ritratti di Sophie, con parrucche di sfumature diverse. Per non arrendersi alla malattia

    Elvira Serra
    06 luglio 2008


    http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_06/sophie_ragazza_dalle_nove_parrucche_a42d35ae-4b2f-11dd-9596-00144f02aabc.shtml :)
  2. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    http://blog.panorama.it/libri/2008/06/05/sophie-van-der-stap-racconta-con-ironia-la-sua-vita-con-il-cancro/

    http://www.sophievanderstap.nl/

    L'ho letto solo ora questo articolo.Grazie Tony.:approved:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  Sophie, la chemio e nove parrucche

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