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    LATO A)

    Genova, muore giovane detenuto
    Si voleva sballare inalando butano

    GENOVA - Un giovane detenuto piemontese è stato trovato morto in un bagno della prigione dopo che aveva inalato butano, probabilmente nel tentativo di drogarsi. E' accaduto la scorsa notte. La vittima è Manuel Eliantonio, 22 anni, originario di Pinerolo, che stava scontando una condanna a 5 mesi nel carcere genovese di Marassi per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni plurime aggravate. La sua pena avrebbe dovuto terminare il 4 settembre.
    Secondo quanto emerso dalle indagini della polizia penitenziaria, e anticipato oggi da alcuni organi di stampa locali, il giovane avrebbe cercato lo "sballo" inalando del butano attraverso un tubo di plastica collegato ad una piccola bombola usata per alimentare i fornelli da campo che i detenuti usano per cucinare. Quando è stato scoperto dagli agenti della penitenziaria, ormai era troppo tardi. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo da parte dei medici del carcere.

    (26 luglio 2008)

    Fonte:
    http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/detenuto-butano/detenuto-butano/detenuto-butano.html

    LATO B)

    Ragazzo di Piossasco stroncato dal gas nel carcere di Marassi.
    La madre: «Assassini»
    LUDOVICO POLETTO
    PIOSSASCO (TORINO)
    Alla mamma aveva scritto una lettera drammatica: «Qui in carcere mi ammazzano di botte». «Mi riempiono di psicofarmaci». «Mi ricattano», «Sto male». Ieri lo hanno trovato senza vita riverso per terra, con una bomboletta di gas in mano, in un bagno del carcere di Marassi, a Genova. E adesso, la madre si rigira tra le mani quella lettera tremenda, mentre grida le sue accuse e il suo dolore.

    Manuel Eliantonio, 22 anni, originario di Piossaco, è morto l’altra mattina nella struttura penitenziaria dov’era rinchiuso da quasi cinque mesi. Ucciso, dicono al Marassi, dal gas butano respirato da una bomboletta di gas da campeggio. Suicidio? «Forse un incidente», lasciano intendere dalla casa circondariale. Spiegando che il butano è spesso adoperato come droga dai detenuti.

    Ma la madre di Manuel, Maria, urla: «Mio figlio lo hanno ammazzato. Lo hanno pestato a sangue e lo hanno stordito con psicofarmaci. Lo hanno ucciso, e stanno cercando di coprire tutto». Mostra l’ultima - nonché l’unica - lettera che il figlio le ha inviato dal carcere dov’era rinchiuso per una condanna a 5 mesi e dieci giorni. «Una storia da niente, resistenza a pubblico ufficiale», dice lei.

    L’ultimo scritto di Manuel sono due paginette strappate da un quaderno a quadretti su cui c’è lo spaccato di una vita d’inferno. «Cara mamma, qui mi ammazzano di botte almeno una volta alla settimana. Adesso ho soltanto un occhio nero, ma di solito...». E ancora: «Mi riempiono di psicofarmaci. Quelli che riesco non li ingoio e appena posso li sputo. Ma se non li prendo mi ricattano con le lettere che devo fare». E ancora: «Sai, mi tengono in isolamento quattro giorni alla settimana, mangio poco e niente, sto male».

    La notizia della morte di suo figlio, Maria l’ha avuta ieri mattina. Una telefonata dal carcere e l’annuncio: «Manuel è spirato stanotte». Disperata, è partita subito per Genova. In tarda serata è di nuovo a casa, dalla figlia più piccola. Ha gli occhi gonfi per tutte le lacrime che ha pianto, è stanca, disperata e distrutta. «Voglio andare fino in fondo a questa storia. Mio figlio era malato. Non avrebbe dovuto assumere psicofarmaci. Doveva essere curato, non sedato. Avrebbero dovuto portarlo in ospedale se stava male, non abbandonarlo in una cella, solo».

    In quell’unica lettera ricevuta dal figlio, mamma Maria legge la disperazione di un ragazzo troppo a lungo maltrattato. «Doveva essere scarcerato il 5 agosto», racconta. «Quando la lettera è arrivata gli ho subito risposto con un telegramma: “Resisti, figlio mio. Resisti, è quasi finita”. Speravo di rivederlo tra qualche giorno, invece è arrivata soltanto quella maledetta telefonata da Marassi».

    Il verbale della polizia penitenziaria racconta che Manuel si sarebbe stordito con il butano di una bomboletta adoperata per un fornelletto da campo che aveva in cella. Prassi assai abituale per detenuti con problemi di tossicodipendenza. Ma qualcosa è andato storto, l'intossicazione gli è stata fatale. Per chiarire i contorni di questa morte la Procura della repubblica ha già aperto un’inchiesta. Ci sarà un’autopsia, che dovrebbe chiarire tutti i dubbi. Anche quelli sollevati da mamma Maria.

    Fonte:
    http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200807articoli/7724girata.asp



    Due maniere differenti di dare la notizia della morte in carcere di un detenuto di 22 anni, finito dentro per cinque mesi...fra marzo ed agosto....per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni plurime aggravate...se Tu lesioni un pubblico ufficiale le lesioni, che son già plurime, si aggravano per legge.

    Hai tirato due cartoni a un vigile ?
    5 mesi a Marassi, e ti fanno uscire a 3 settimane da Sampdoria-Inter....per colmo di sfortuna...

    Mah...Io sarò un SPP (tre caselle, Alex:P) all'antica....

    Parole di Mamma oppure cinismo di Repubblica...Continuo a ritenere vergognoso...per uno Stato Libero per Tutti...con una Legge sola per tutti...che ci sia chi finisce per 5 mesi in galera per un reato da niente...e chi no...

    E fino a che lo Stato e le sue Leggi permetteranno simili diseguaglianze....Non potrò che raccontare in giro che sono nato in un Paese incivile...
    Non è che in giro abbia trovato di meglio...ma il Mio Paese incivile resta l'Italia...

    E sono cose che leggo per caso....come questa del delitto di Marassi...a colpirmi anzicheno...
    Più che i due cartoni...magari ben dati...al vigile di turno.

    Sarà perchè sono all'Antica.

    Nella foto: Marassi (Per l'Inter un esordio difficile).

  Morte a Marassi

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