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    Il patron della Lazio: vanno trattati con il codice penale

    di Corrado Zunino

    Claudio Lotito, presidente della Lazio, gli ultrà violenti li ha affrontati di petto. E li ha vinti se è vero che oggi - come racconta l´Osservatorio sul calcio - gli Irriducibili si sono trasformati in una tifoseria dialogante. I quattro vecchi leader, sotto processo per minacce e tentata estorsione, sono lontani dalla Curva Nord e dalle radio che ne sostenevano le gesta. Hanno preso in gestione vinerie, hanno provato a candidarsi, da sempre vicini alla destra, con il Partito democratico. Hanno perso, comunque, potere e controllo sull´ala ultras dei tifosi della Lazio. In questi giorni di nuove violenze nel calcio il presidente Lotito rivendica il suo ruolo «svolto in solitudine» e dice: «Io ho assunto una posizione lineare e coerente quattro anni fa, quella della legalità. Altri hanno preferito il consenso. Oggi posso dire che il mondo del calcio va radicalmente cambiato: non si può consentire a nessuno di essere padrone della vita degli altri».

    Andiamo con ordine, presidente. Lei quando è arrivato ai vertici della Lazio, luglio 2004, trovò una curva violenta che voleva imporre le sue scelte alla società. Da dove partì?
    «Tagliai subito ogni rapporto: via gli abbonamenti e i biglietti gratis, niente viaggi pagati dalla Lazio. E tutto questo lo feci da solo».

    La risposta dei tifosi?
    «Immediata contestazione».

    Ricordiamo i suoi rapporti difficili con la curva fin dalle prime settimane, ma c´è stato un momento in cui lei e gli Irriducibili vi siete riavvicinati.
    «E quando sarebbe?».

    Quando ha avuto bisogno di mettere pressione all´Agenzia delle entrate per ottenere l´accordo monstre salva-Lazio: la rateizzazione del debito in 23 anni.
    «Escludo di aver mai avuto rapporti con gli Irriducibili. Non esiste un atto giudiziario che provi questa bugia, non c´è una telefonata».


    Gli ultrà sostengono il contrario, e bisogna dire che in quel periodo sostennero la sua azione con tutto il loro peso. Anche intimidatorio.
    «Non li ho mai cercati, mai. Quei quattro li ho incontrati per la prima volta al processo. Anzi, in quegli anni era l´amministrazione comunale a ricevere gli Irriducibili in Campidoglio, a legittimarli... E anche molti giornali hanno legittimato le azioni violente degli ultrà in quelle stagioni».

    Significa?
    «Nel corso della scalata-truffa alla Lazio del signor Chinaglia molti scrivevano che avrei dovuto sedermi al tavolo delle trattative. Io ho tenuto duro e poi si è visto chi era davvero il signor Chinaglia, quali imprenditori aveva dietro e da chi era sostenuto».

    In quegli anni lei fece altri due errori.
    «Sarebbero?».

    Giustificò striscioni e cori razzisti della curva e acquistò un capopopolo fascista come Paolo Di Canio.
    «Io presi il giocatore Di Canio, fu una scelta tecnica fatta con l´acqua alla gola. Forse ricorderà che la mia società, senza un euro in cassa, iniziò quella campagna acquisti con soli sette giocatori in rosa. Non avevo il tempo per fare lo screening politico di ogni calciatore che compravo».

    Forse non fu solo una scelta tecnica. Forse lei pensò a Di Canio come a un simbolo di lazialità, l´uomo giusto per dare entusiasmo alla curva.
    «E quando mi sono accorto che razza di personaggio fosse, quando ho scoperto che era uno degli artefici della battaglia anti-Lotito, l´ho cacciato dalla Lazio a calci in c... Basta con questa idea tutta politica del calcio, fascisti, comunisti. Se in quegli anni avevamo Di Canio che faceva il saluto romano, il Livorno aveva Lucarelli che salutava la curva con il pugno chiuso».

    Il pugno chiuso è un gesto politico consentito dalla Costituzione, il saluto romano no.
    «Questo è veterocomunismo. I delinquenti dello stadio non sono di destra né di sinistra, sono un partito a sé. Delinquenti abituali, sì, e vanno trattati con il codice penale. Io mi sono battuto per togliere la politica dallo sport e non è un caso che ho un ottimo rapporto con la comunità ebraica».

    Lei chiede anche lo stadio di proprietà.
    «Lo stadio che costruirò sarà roba mia e farò entrare chi mi pare: un diffidato a casa mia non entrerà».

    Oggi la curva laziale, che la chiama gestore e non presidente, com´è diventata?
    «L´intera tifoseria della Lazio dimostra maggiore responsabilità e maturità. E più entusiasmo nei confronti della società: abbiamo superato i 24 mila abbonamenti. Vorrei ricordare a tutti che io sono un imprenditore e non un prenditore. E che non lavoro per il profitto. Io ero già ricco prima di acquistare la Lazio».

    (09 settembre 2008)
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    Di Canio: "Querelo Lotito e La Repubblica"

    Paolo Di canio rincara la dose. Dopo aver risposto per le rime a quello che lui definisce "l'attuale gestore", attraverso l'intervista al quotidiano Il Tempo , l'ex numero 9 biancoceleste conferma la sua indignazione (per le parole di Lotito a La Repubblica) sulle frequenze di Teleradiostereo in cui promette strascichi legali:"Le parole del gestore nei miei confronti sono intollerabili, ci sono gli estremi per querelare sia lui che il quotidiano". Secondo Di Canio, l'autore dell'intervista sarebbe reo di aver incalzato il presidente biancoceleste con domande "istigatorie".
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    Lazio, Lotito risponde a Di Canio

    Riceviamo dal presidente Lotito e pubblichiamo.

    Il presidente della Lazio Lotito, in riferimento all'intervista del sig. Paolo Di Canio pubblicata su 'Il Tempo', prende atto, con tristezza, dell'acrimonia e del rancore che ancora oggi, il calciatore nutre nei confronti della società Lazio e di chi la rappresenta.

    Ostilità che spinge il calciatore a dimenticare che:

    1) La Lazio non deve alcuna somma ad alcun titolo al sig. Di Canio, il quale ha avanzato rivendicazioni economiche che sono state respinte, dal Collegio arbitrale al quale si era rivolto con la decisione in data 22 marzo 2007.

    2) Il sig. Paolo Di Canio è stato chiamato quale testimone in difesa dei "capi degli Irriducibili", imputati dei reati di tentata estorsione ed aggiotaggio ai danni della Lazio nel processo pendente dinanzi al Tribunale di Roma: in quella sede il sig. Di Canio parlerà sotto vincolo di giuramento e si assumerà la responsabilità delle sue dichiarazioni.

    3) La scorta che le autorità hanno assegnato al presidente della Lazio non è legata all'importanza della persona, ma alla gravità delle minacce provenienti da alcuni soggetti che il Di Canio ha sempre riconosciuto come capi della Curva Nord.

    Fonte: Il Tempo
  4. Scudetto-Mod  
        Mi trovi su: Homepage #4827998
    infatti...per come ha ottenuto la dilazione del debito....non commento...o cmq nn ho un commento positivo.

    ma per come poi ha gestito la lazio...ha fatto bene
    Superlega Serie A :cool:
    Campione Champions Superleague Apertura 2013/14 :cool:
    Campione Supercoppa Superleague Apertura 2013/14 :cool:

    di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente: si limitano a versare lacrime sulla propria situazione.Ma quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose
  5.     Mi trovi su: Homepage #4827999
    Lotito ha avuto il coraggio di mettersi contro dei delinquenti che riovinanvano il tifo vero, ma ci vuole coraggio oltre che garanzie di protezsione. Non mi sembra di vedere un coraggio simile in giro per altre società che pagano per i casini che i tifosi combinano :cool:
    solo due cose sono infinite l'universo e la stupidita' delle persone
    A. Einstein


    [SIZE=1][I]Il mago fece un gesto e scomparve la fame, fece un altro gesto e scomparve l'ingiustizia, poi un altro ancora e te

  Il presidente laziale Lotito "Così ho rotto con gli ultras"

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