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    E' morto Paul Newman
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    L'annuncio è stato dato stamane dal presidente della fondazione benefica voluta dall'attore premio Oscar ed inguaribile appassionato di motori. Aveva 83 anni ed era malato da tempo
    Paul Newmanin visita alla Ferrari nel 2006. Epa
    Paul Newmanin visita alla Ferrari nel 2006. Epa
    MILANO, 27 settembre 2008 - "Stamani alle 7.30 ho ricevuto una mail dall'America che mi ha fatto sapere che Paul Newman non è più tra noi". Con queste parole Vincenzo Manes, presidente della fondazione Dynamo Camp di Limestre (Pistoia), che fa parte dell'organizzazione internazionale di solidarietà fondata dall'attore americano, ha annunciato la morte di Paul Newman alla festa annuale della fondazione.
    Gli occhi più blu di Hollywood si sono chiusi per sempre. All'età di 83 anni, è morto nella sua villa di Westport, in Connecticut, Paul Newman, una delle ultime leggende del cinema. Da tempo malato di un tumore ai polmoni, aveva deciso recentemente di lasciare il Weill Cornell Medical Center di New York, dove si era sottoposto all'ultimo ciclo di chemioterapia, per andare a morire nel suo letto.
    MALATTIA - Le immagini che lo ritraevano sulla sedia a rotelle mentre lasciava l'ospedale avevano fatto il giro del mondo, facendo stringere il cuore a quanti – e sono milioni - lo hanno amato sul grande schermo e ammirato nella vita pubblica, per la sua generosità e il sostegno a tante cause umanitarie. Newman è stato infatti un punto di riferimento per almeno tre generazioni di pubblico maschile (e un oggetto del desiderio per altrettante di quello femminile), mentre gli spettatori più giovani ne hanno potuto apprezzare il carisma ancora intatto nelle sue ultime apparizioni (come in "Le parole che non ti ho detto", del 1999, o in "Era mio padre", del 2002), dove non aveva alcuna remora a mostrarsi con i capelli bianchi e le rughe che gli segnavano il volto, ancora bellissimo.
    SOLIDARIETA' - Star sul grande schermo, ma anche impegnato tutti i giorni a favore dei più deboli: nel 1982 fondò un'azienda alimentare specializzata in produzioni biologiche, che ha ricavato finora 250 milioni di dollari, devoluti in beneficenza. Senza dimenticare la sua attività a favore della libertà di espressione, di culto e di stampa. Questo era Paul Newman.
    CARRIERA - Tra l'epilogo e l'inizio della sua carriera, ci sono cinquant'anni di cinema e di interpretazioni memorabili. Dall'esordio nel 1954, con "Il calice d'argento", nel quale sostituì all'ultimo momento Marlon Brando, seguito due anni dopo dal primo grande successo, "Lassù qualcuno mi ama", dove interpretava in modo straordinariamente efficace il pugile mondiale dei medi Rocky Graziano, ai cult di fine anni Cinquanta ("La lunga estate calda", "Furia selvaggia", "La gatta sul tetto che scotta"), la traiettoria dell'attore di Cleveland si è snodata attraverso diversi personaggi. Dapprima tormentati e ribelli, eredità di quello stile appreso all’Actor's Studio di Lee Strasberg, poi sempre più sfaccettati e complessi, mai comunque banali o scontati.
    CAPOLAVORI - Così sono arrivati i capolavori degli anni Sessanta, forse il periodo più fecondo di Newman: "Lo spaccone", "Hud il selvaggio", "Il sipario strappato", "Nick mano fredda", forse la sua interpretazione più bella in assoluto. Di questo periodo è anche "Indianapolis pista infernale" (1969), seconda incursione nel genere sportivo: stavolta interpretava, senza controfigura, un pilota in crisi coniugale (recitava accanto a Joanne Woodward, che aveva sposato nel 1958 in seconde nozze, dopo 9 anni di matrimonio con Jackie Witte, e che gli è rimasta accanto per il resto della vita) dando sfogo alla sua grande passione, i motori.
    MOTORI - Una passione che coltivava assiduamente nella vita di tutti i giorni, tanto che nel 1979 partecipò con una sua scuderia alla 24 ore di le Mans, e su una Porche 935 guidata insieme a Rolf Stommelen e Dick Barbour si classificò secondo. E nel 1995, quindi a 70 anni, vinse la 24 Ore di Daytona per la classe GTS, diventando il più anziano pilota di un team vincente in quella competizione. Dieci anni dopo, sempre a Daytona, uscì illeso dall'incendio che distrusse la sua Crawford durante una sessione di prove: una disavventura che non smorzò la sua passione.
    OSCAR - A cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta, diede vita in coppia con Robert Redford a due film memorabili: "Butch Cassidy", western malinconico e crepuscolare dall'indimenticabile colonna sonora di Burt Bacharach, e "La stangata", nel quale dimostrò di essere anche uno straordinario interprete di commedia brillante. Tutti lavori per i quali avrebbe tranquillamente meritato l'Oscar, che invece arrivò soltanto nel 1987 per "Il colore dei soldi", ideale sequel dello Spaccone, diretto da Martin Scorsese, dove il vecchio campione di biliardo faceva da maestro a un altro sex symbol, l'emergente Tom Cruise. Fu questa, unitamente a quella ottenuta nell'86 per la carriera, l'unica statuetta che Hollywood gli volle riconoscere, colmando in grave ritardo un vuoto scandaloso.
    AMORE PER IL FIGLIO - Nel frattempo Newman era ancora tornato al genere sportivo ("Colpo secco", del 1977, è una bella pellicola ambientata nell'hockey ghiaccio professionistico), mettendo poi il suo talento a disposizione di grandi registi (Sydney Pollack, Sidney Lumet) per pellicole di spessore ("Diritto di cronaca", "Il verdetto") dove si era fatta apprezzare la sua maturità di uomo e di attore, indurita dal grande dolore provato per la morte dell'unico figlio maschio, Scott, scomparso nel 1978 per overdose. Proprio a Scott, nel 1984, aveva dedicato uno dei rari film da lui diretti, "Harry & Son", storia di un complicato amore tra padre e figlio che s'interrompeva per la morte del primo, finale che certamente Newman avrebbe scelto anche per la realtà. Non ebbe questa fortuna, ma ora i due sono assieme lassù dove li amano.
    Nino Minoliti

    :ave: :ave:

  Un Grande!!!!!!

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