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    La pena decisa dal Tribunale Antidoping è più severa di quanto chiesto dalla Procura

    ROMA, 2 ottobre - Ventiquattro mesi di stop. O se preferite due anni. È la pena cui il Tribunale Nazionale Antidoping ha condannato Riccardo Riccò. Una punizione più severa di quella chiesta dalla Procura Antidoping, per la quale Riccò doveva essere squalificato per “soli” venti mesi in considerazione della sua collaborazione. La corte presieduta da Francesco Plotino ha deciso diversamente, stabilendo che il corridore emiliano dovrà stare fermo un anno e sei mesi per assunzione di sostanze dopanti, più altri sei mesi per la frequentazione del dottor Carlo Santuccione, che era stato a sua volta squalificato a vita dalla giustizia sportiva. Insomma, per Riccò non c’è stata alcuna clemenza: potrà tornare in sella a una bicicletta solo a partire dal 30 luglio 2010, visto che la squalifica decorre dal giorno della sanzione provvisoria, vale a dire il 31 luglio 2008.

    Riccardo Riccò si è presentato questa mattina davanti al Tribunale Nazionale Antidoping per la positività all’Eritropietina di tipo Mircera in occasione dei controlli antidoping disposti durante l’ultimo Tour de France l’8 e il 13 luglio. Il corridore emiliano è stato difeso dall’avvocato Alessandro Sivelli.

  Due anni di squalifica per Riccò

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