1.     Mi trovi su: Homepage #4839506
    ROMA - Leggenda, icona, profeta, mito: a Bob Marley sono state appiccicate miriadi di etichette, e tutte al superlativo. Specie dopo il 1981, anno in cui un cancro lo strappò alla vita e alla musica, a soli 36 anni. Ma, al di là dei luoghi comuni e delle ideologie spicciole, il modo migliore per ricordare un uomo così è concentrarsi sui frutti del suo genio. Le sue melodie, la sua voce, i testi delle sue canzoni. Magari utilizzando come filo conduttore il più celebre, il più poetico, il più "rivoluzionario" tra i suoi album: Exodus, realizzato a Londra nel 1977.

    Un prodotto discografico passato alla storia, e non solo in ambito reggae: Time, tanto per fare un esempio, lo ha definito il più bell'album di sempre. E che fece epoca già al momento dell'uscita: restò nelle classfiche inglesi per ben 56 settimane, ebbe successo in tutto il mondo. Adesso, a celebrare sia l'artista che il disco, arriva un documentario britannico, diretto da Anthony Wall, e intitolato Bob Marley: Exodus '77. Di scena al prossimo Festival di Roma (22-31 ottobre), nella sezione "L'altro cinema" diretta da Mario Sesti: forse il più atteso, tra i molti film a vario titoli musicali presenti nella manifestazione capitolina.

    In novanta minuti di pellicola, un concentrato non solo di musica, ma anche di politica e di storia recente. Che comincia in maniera forte. Infatti, giusto per chiarire fin dall'inizio che non parliamo di una popstar qualsiasi, Wall fa cominciare il film ricordando l'attentato di cui Marley fu vittima, a Kingston, ai primi di dicembre del '76: fecero fuoco nella residenza in cui si trovava, lui riportò due lievi ferite al petto e al braccio, la moglie Rita e il manager Don Taylor furono colpiti in maniera più grave (anche se poi guarirono). La telecamera inquadra i buchi nei muri della casa, mostra le foto d'epoca in cui Marley indica i punti del suo corpo scalfiti dalle pallottole. Un attentato politico, secondo le ricostruzioni più attendibili: la Giamaica era dilaniata dallo scontro tra due opposte fazioni, e due giorni dopo la sparatoria il cantante si sarebbe esibito nel concerto Smile Jamaica, organizzato dal primo ministro Michael Manley.

    Dopo questo passaggio sull'attentato, la pellicola si concentra sul soggiorno di Marley a Londra, per incidere Exodus. Da qui in poi, con una trovata di regia e di sceneggiatura senza dubbio originale, il film si trasforma in una sorta di concept-opera: ogni mese del 1977 viene associato a uno dei brani dell'album, presentati nell'ordine in cui compaiono sul disco. Così, ad esempio, gennaio è legato alla canzone Natural Mystic: sullo sfondo del pezzo musicale, vediamo scorrere immagini di personaggi importanti dell'epoca, come Jimmy Carter; ascoltiamo, solo in audio, i ricordi di persone la cui vita è cambiata, dopo l'incontro con la musica di Marley; guardiamo le testimonianze di amici o collaboratori che hanno condiviso con lui parte della vita; vediamo anche (ma il regista non ne abusa) spezzoni di interviste al cantante.

    Uno schema che si ripete per tutti gli altri mesi dell'anno, con un elenco di brani tutti emozionanti, tutti a loro modo perfetti: dalla stessa Exodus (maggio) a Waiting in vain (luglio); da Three little birds (settembre) alla celeberrima Jammin' (novembre). E intanto, mese dopo mese, tante immagini della vita - soprattutto inglese e giamaicana, ma non solo - di quel 1977. E così, tra la morte di Steven Biko e il Giubileo della Regina Elisabetta, tra l'affermarsi del movimento punk e l'eterna questione nord-irlandese, tra una Margareth Thatcher ancora giovane e i funerali di Elvis Presley a Graceland, ripercorriamo un pezzetto significativo della vita di allora.

    E nel mezzo, naturalmente, tanti riferimenti all'universo di Bob Marley: il consumo di marijuana, l'adesione alla religione Rasta, e al sogno panafricano di Haile Selassie. "Ricordo il giorno in cui l'imperatore venne in visita in Giamaica - ricorda Rita Marley, nella sua unica apparizione nel film - era così emozionante...". Ci sono anche le immagini di un evento celebre del 1978: Bob torna in Giamaica e organizza un concerto durante il quale fa stringere la mano, sul palco agli eterni rivali della politica del Paese, Michael Manley ed Edward Seaga, con lui al centro: "Sembrava Gesù Cristo fra i due ladroni", commenta un suo amico, davanti alla telecamera.

    Poi, al termine di questa cavalcata tra i mesi e le tracce dell'album, arriva il finale. In cui, al suono della più struggente tra le ballate di Marley - Redemption song - vediamo immagini del mondo di adesso: la guerra, l'Iraq, l'Afghanistan. A suggerire che quel sogno di pace contenuto nei testi delle sue canzoni è ancora lontano, e ancora attuale.

  Exodus...Festival di Roma

Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!

         

Online

Ci sono 0 ospiti e 0 utenti online su questa pagina