1. Scudetto-Mod  
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    :cool:
    Superlega Serie A :cool:
    Campione Champions Superleague Apertura 2013/14 :cool:
    Campione Supercoppa Superleague Apertura 2013/14 :cool:

    di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente: si limitano a versare lacrime sulla propria situazione.Ma quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose
  2. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Nella città calabrese l'anno precedente il record di ammessi con il  93 per cento
    Da Brescia a Reggio Calabria
    Così la Gelmini diventò avvocato
    L'esame di abilitazione all'albo nel 2001.
    Il ministro
    dell'Istruzione: «Dovevo lavorare subito»
    Novantatré per cento di ammessi agli orali! Come resistere alla
    tentazione? E così, tra i furbetti che nel 2001 scesero dal profondo
    Nord a fare gli esami da avvocato a Reggio Calabria si infilò anche
    Mariastella Gelmini. Ignara delle polemiche che, nelle vesti di
    ministro, avrebbe sollevato con i (giusti) sermoni sulla necessità di
    ripristinare il merito e la denuncia delle condizioni in cui versano le
    scuole meridionali. Scuole disastrose in tutte le classifiche
    «scientifiche» internazionali a dispetto della generosità con cui a fine
    anno vengono quasi tutti promossi.
    La notizia, stupefacente proprio per lo
    strascico di polemiche sulla preparazione, la permissività, la
    necessità di corsi di aggiornamento, il bagaglio culturale dei
    professori del Mezzogiorno, polemiche che hanno visto battagliare,
    sull'uno o sull'altro fronte, gran parte delle intelligenze italiane, è
    stata data nella sua rubrica su laStampa.it da Flavia Amabile. La
    reazione degli internauti che l'hanno intercettata è facile da
    immaginare. Una per tutti, quella di Peppino Calabrese: «Un po' di
    dignità ministro: si dimetta!!» Direte: possibile che sia tutto vero? La
    risposta è nello stesso blog della giornalista. Dove la Gelmini
    ammette. E spiega le sue ragioni.
    Un passo indietro. È il 2001.
    Mariastella, astro nascente di Forza Italia, presidente del
    consiglio comunale di Desenzano ma non ancora lanciata come assessore al
    Territorio della provincia di Brescia, consigliere regionale lombarda,
    coordinatrice azzurra per la Lombardia, è una giovane e ambiziosa
    laureata in giurisprudenza che deve affrontare uno dei passaggi più
    delicati: l'esame di Stato.
    Per diventare avvocati, infatti, non
    basta la laurea. Occorre iscriversi all'albo dei praticanti
    procuratori, passare due anni nello studio di un avvocato, «battere» i
    tribunali per accumulare esperienza, raccogliere via via su un libretto i
    timbri dei cancellieri che accertino l'effettiva frequenza alle udienze
    e infine superare appunto l'esame indetto anno per anno nelle sedi
    regionali delle corti d'Appello con una prova scritta (tre temi: diritto
    penale, civile e pratica di atti giudiziari) e una (successiva) prova
    orale. Un ostacolo vero. Sul quale si infrangono le speranze,
    mediamente, della metà dei concorrenti. La media nazionale, però, vale e
    non vale. Tradizionalmente ostico in larga parte delle sedi
    settentrionali, con picchi del 94% di respinti, l'esame è infatti facile
    o addirittura facilissimo in alcune sedi meridionali.
    Un esempio? Catanzaro. Dove negli anni
    Novanta l'«esamificio» diventa via via una industria. I circa 250
    posti nei cinque alberghi cittadini vengono bloccati con mesi
    d'anticipo, nascono bed&breakfast per accogliere i pellegrini
    giudiziari, riaprono in pieno inverno i villaggi sulla costa che a volte
    propongono un pacchetto «all-included»: camera, colazione, cena e
    minibus andata ritorno per la sede dell'esame.
    Ma proprio alla
    vigilia del turno della Gelmini scoppia lo scandalo dell'esame taroccato
    nella sede d'Appello catanzarese. Inchiesta della magistratura: come
    hanno fatto 2.295 su 2.301 partecipanti, a fare esattamente lo stesso
    identico compito perfino, in tantissimi casi, con lo stesso errore
    («recisamente» al posto di «precisamente», con la «p» iniziale
    cancellata) come se si fosse corretto al volo chi stava dettando la
    soluzione? Polemiche roventi. Commissari in trincea: «I candidati —
    giura il presidente della «corte» forense Francesco Granata — avevano
    perso qualsiasi autocontrollo, erano come impazziti». «Come vuole che
    sia andata? — spiega anonimamente una dei concorrenti imbroglioni —.
    Entra un commissario e fa: "Scrivete". E comincia a dettare il tema.
    Bello e fatto. Piano piano. Per dar modo a tutti di non perdere il
    filo».
    Le polemiche si trascinano per mesi e
    mesi al punto che il governo Berlusconi non vede alternative:
    occorre riformare il sistema con cui si fanno questi esami. Un paio di
    anni e nel 2003 verrà varata, per le sessioni successive, una nuova
    regola: gli esami saranno giudicati estraendo a sorte le commissioni
    così che i compiti pugliesi possano essere corretti in Liguria o quelli
    sardi in Friuli e così via. Riforma sacrosanta. Che già al primo anno
    rovescerà tradizioni consolidate: gli aspiranti avvocati lombardi ad
    esempio, valutati da commissari d'esame napoletani, vedranno la loro
    quota di idonei raddoppiare dal 30 al 69%.
    Per contro, i messinesi
    esaminati a Brescia saranno falciati del 34% o i reggini ad Ancona del
    37%. Quanto a Catanzaro, dopo certi record arrivati al 94% di promossi,
    ecco il crollo: un quinto degli ammessi precedenti.
    In quei mesi di tormenti a cavallo tra
    il 2000 e il 2001 la Gelmini si trova dunque a scegliere,
    spiegherà a Flavia Amabile: «La mia famiglia non poteva permettersi di
    mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore.
    Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l'esame per ottenere
    l'abilitazione alla professione». Quindi? «La sensazione era che
    esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri
    pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l'esame. Per gli
    altri, nulla. C'era una logica di casta, per fortuna poi modificata
    perché il sistema è stato completamente rivisto». E così, «insieme con
    altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione, abbiamo deciso
    di andare a fare l'esame a Reggio Calabria».
    I risultati della
    sessione del 2000, del resto, erano incoraggianti. Nonostante lo scoppio
    dello scandalo, nel capoluogo calabrese c'era stato il primato italiano
    di ammessi agli orali: 93,4%. Il triplo che nella Brescia della Gelmini
    (31,7) o a Milano (28,1), il quadruplo che ad Ancona. Idonei finali:
    87% degli iscritti iniziali. Contro il 28% di Brescia, il 23,1% di
    Milano, il 17% di Firenze. Totale: 806 idonei. Cinque volte e mezzo
    quelli di Brescia: 144. Quanti Marche, Umbria, Basilicata, Trentino,
    Abruzzo, Sardegna e Friuli Venezia Giulia messi insieme.

    Insomma, la tentazione era forte.
    Spiega il ministro dell'Istruzione: «Molti ragazzi andavano lì e
    abbiamo deciso di farlo anche noi». Del resto, aggiunge, lei ha «una
    lunga consuetudine con il Sud. Una parte della mia famiglia ha parenti
    in Cilento». Certo, è a quasi cinquecento chilometri da Reggio. Ma
    sempre Mezzogiorno è. E l'esame? Com'è stato l'esame? «Assolutamente
    regolare». Non severissimo, diciamo, neppure in quella sessione. Quasi
    57% di ammessi agli orali. Il doppio che a Roma o a Milano. Quasi il
    triplo che a Brescia. Dietro soltanto la solita Catanzaro,
    Caltanissetta, Salerno. Così facevan tutti, dice Mariastella Gelmini. Da
    oggi, dopo la scoperta che anche lei si è infilata tra i furbetti che
    cercavano l'esame facile, le sarà però un po' più difficile invocare il
    ripristino del merito, della severità, dell'importanza educativa di una
    scuola che sappia farsi rispettare. Tutte battaglie giuste. Giustissime.
    Ma anche chi condivide le scelte sul grembiule, sul sette in condotta,
    sull'imposizione dell'educazione civica e perfino sulla necessità di
    mettere mano con coraggio alla scuola a partire da quella meridionale,
    non può che chiedersi: non sarebbero battaglie meno difficili se perfino
    chi le ingaggia non avesse cercato la scorciatoia facile?
    [url=http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_04/stella_dbaef098-7a47-11dd-a3dd-00144f02aabc.shtml
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    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  la gelmini č calabrese

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