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    In un cassonetto sotto casa di lallo ho trovato una fototessera, che allego...
    Sul retro una dedica...A lalluzzo, Carletto:eek:


    Chi sarŕ mai ? Mi son chiesto...

    E' una storia di tanto tempo fa, e cosa ci facesse la foto del protagonista nella monnezza di Lalluzzo....Bisogna chiederlo a Lui, Uomo d'elefantiaca memoria e ricchissimo di variegate, ormai lontanissime...esperienze...:cool:


    CERESOLI La breve parabola del portiere che parň un rigore all'Inghilterra nel '34
    L'arcangelo di Highbury, eroe di una giornata sola
    Massimo Raffaeli

    Non dovrebbe esserci alcun dubbio, ormai, sul fatto che Gianluigi Buffon sia il piů grande portiere italiano di sempre, vale a dire il piů completo e longevo; qualcuno arriva a dire il piů grande della storia del calcio. Nel suo ruolo, fra i campioni italiani del passato (e non furono pochi, da Aldo Olivieri, Lucidio Sentimenti, Giuseppe Moro, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti a Enrico Albertosi e Dino Zoff, da Walter Zenga ad Angelo Peruzzi), uno solo gli somiglia nel fisico sdutto ma non nello stile cosě naturalmente sobrio da sembrare avaro. Costui, il bergamasco Carlo Ceresoli (1910-1995), non ebbe tuttavia la fama che avrebbe meritato e anzi resta nel senso comune dei vecchi appassionati l'eroe di una sola giornata. Avrebbe dovuto essere lui in porta al Mondiale vittorioso di Roma nel '34 ma si era infortunato e cosě Vittorio Pozzo dovette richiamare il vecchio Combi, che aveva appena chiuso la carriera nella Juve: Combi era un ragioniere di media statura, con le spalle un po' cadenti, ma parava tutto quanto il parabile, da piccolo mago del piazzamento; al contrario Carlo Ceresoli era l'eleganza in persona e quando decideva di volare volava davvero da arcangelo.
    La partita della sua vita fu come il rito di conferma del Mondiale vinto a Roma, un Inghilterra-Italia che si giocň a Londra nel campo dell'Arsenal, ad Highbury, il 14 novembre del 1934. Sdegnosi e refrattari ai tornei continentali per antico complesso di superioritŕ, gli inglesi concessero una chance agli azzurri che l'Europa peraltro sospettava di avere rubato il Mondiale: per le mene politiche del Duce e gli arbitraggi di favore ma anche, e soprattutto, per la ferocia di Luisito Monti, il centromediano e oriundo argentino che aveva stroncato il grande Sindelar ed infierito con entrate omicide su qualunque avversario il suo c.t. ritenesse di rilievo. Resta il fatto che ad Highbury gli inglesi lo fanno immediatamente fuori, azzoppandolo; il modulo a WM, propiziando la velocitŕ e il gioco offensivo, permette loro di passare ben tre volte in soli dodici minuti; gli italiani (disposti invece a W, il Metodo che esalta il fraseggio quanto il contropiede) stavolta non sembrano toccare terra. Sul tre a zero, Ceresoli para un calcio di rigore che permette comunque all'Italia di riprendere fiato e morale: nella foto d'epoca, si vede un Ceresoli madido di brillantina, elegantissimo, sbucare dalla nebbia e tuffarsi sulla destra per la deviazione in angolo: poi segnerŕ due volte Giuseppe Meazza e in piů di un'occasione l'Italia, in dieci, sfiorerŕ addirittura il pareggio. (La nefasta retorica con cui il regime eresse il mito di quella partita, quasi fosse stata una replica del Piave, non diminuisce il fatto che sul serio si trattň di un incontro memorabile, o meglio dello scontro fra due scuole e due moduli di gioco destinati a rimanere inconciliabili. E non indulge alla medesima retorica il racconto intitolato Carlo Ceresoli. Il leone di Highbury che apre un volume di Marco Ballestracci, A pedate. 11 eroi e 11 leggendarie partite di calcio - Edizioni Mattioli 1885, pp.107, € 14.00 - dove la retorica semmai, per chi dice di adorare le pagine calcistiche di Osvaldo Soriano e di Eduardo Galeano, č nel velo ineluttabile di nostalgia. Ma al cospetto del calcio di oggi č difficile sottrarsi al binomio di memoria e rimpianto, come peraltro sa benissimo, e sia detto per inciso, colui che adesso sta scrivendo).
    In un suo manuale (Il mestiere del calciatore, Mondadori 1972, poi Baldini &Castoldi; 1994) Gianni Brera scrive lapidariamente: ŤCeresoli era un autentico asso, di stile molto piů appariscente che non avesse Combiť. La sua parabola inizia con il campionato a girone unico, 1929-30, ma risulta nel complesso relativamente breve: tre anni nell'Atalanta e quattro all'Inter, poi, fra il 1936 e il '39, nel Bologna guidato da Arpad Weisz. Quel Bologna č per proverbio uno squadrone, una delle massime compagini che abbiano illustrato l'albo d'oro; la innervano a centrocampo tre oriundi uruguayani, i due interni Raffaele Sansone e Francesco Fedullo nonché il centrosostegno Michele Andreolo che non ha affatto la brutalitŕ di Monti ma lo eguaglia sia nella profonditŕ dei lanci a cercare le ali sia, specialmente, nel dettare i tempi dell'intera squadra; in attacco corrono l'ala destra Biavati dal celebre paso doble, il centravanti Busoni (sostituto di Angiolino Schiavio, in attesa dell'altro uruguayano Ettore Puricelli) e un'ala sinistra di Busto Arsizio, Carlo Reguzzoni, tosto e lesto nel tiro e perň inviso in quanto antifascista all'ex alpino, nonché famulo del regime, Vittorio Pozzo. Il gioco del Bologna sembra sempre un po' lento e imbastito (come nell'accusa atavica che offende il modulo dell'Uruguay) ma sa esplodere improvviso nella rapiditŕ del contropiede: al torneo dell'Expo Universelle, giugno '37, nello stadio parigino di Colombes, quasi una Coppa dei Campioni ante litteram, il Bologna dŕ spettacolo e fa strage, via via, dell'Austria Vienna, del Sochaux, dello Slavia Praga e del Chelsea cui rifila infatti quattro gol; memore di Highbury, un Ceresoli a lungo inoperoso vola a comando per il solo gusto di stupire la platea.
    Il grande portiere non puň affatto sospettare che la sua carriera sta volgendo al termine: il Bologna nel '39 lo cede al Genoa dove rimane due anni prima di passare alla Juventus, 1941-42, per il suo ultimo campionato. C'č la guerra ma si gioca ancora con regolaritŕ (č l'anno in cui vince la Roma di Amadei e di Krieziu), la Juve vivacchia a metŕ classifica e la allena nientemeno Monti, il boia di Sindelar: ai suoi pochi campioni navigati (i terzini Foni e Rava, i mediani Depetrini e Locatelli, l'ala Gino Colassi) si affiancano artigiani quali Sentimenti III, il centravanti albanese Lustha ma anche un giovanissimo Carlo Parola. Qui Ceresoli gioca solo due volte e la sua ultima partita in assoluto č in laguna, sul campo del Venezia, precisamente il 22 marzo del '42. Il Venezia č una rivelazione e finirŕ al terzo posto: nove quidam piů due giovani dal grande e sinistro avvenire, Ezio Loik e Valentino Mazzola, di fatto giŕ ceduti al Torino, dove l'anno successivo vinceranno il primo di cinque scudetti consecutivi. Finisce due a zero ed č Mazzola ad aprire le marcature al tredicesimo minuto, quando Carlo Ceresoli viene congedato in effigie.
    Il dopoguerra gli riserva soltanto un'onesta trafila da allenatore, tra Atalanta e Salernitana: pare che recomandasse ai suoi portieri di non volare mai.:cool:

  Il Portiere di Lallo

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