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    Brescia. Sei anni per l'amministratore leghista di Rovato.

    Ex sindaco antiprostitute condannato per stupro
    Riconosciuto dalla vittima attraverso una foto sul giornale

    BRESCIA
    — A finire sulle pagine dei giornali, Roberto Manenti
    era abituato: in qualità di sindaco leghista era stato protagonista di
    battaglie infuocate e non prive di inventiva contro clandestinità e
    prostituzione. Ma è stata proprio una sua foto comparsa su un
    quotidiano locale a costargli una condanna a sei anni per stupro. Il
    gup di Verona ha condannato ieri l'ormai ex primo cittadino di Rovato,
    grosso centro del Bresciano, per una serie di brutali violenze di
    gruppo ai danni di una giovane lucciola romena, strappata ai suoi
    aguzzini durante una operazione contro il racket del sesso sul lago di
    Garda quasi dieci anni fa.

    «Non so neanche di che cosa mi stanno accusando, non sono stato
    nemmeno interrogato dal giudice»: così Manenti ha commentato ieri sera
    con stupore la sua condanna. Contro di lui ha pesato la denuncia di una
    prostituta romena che nel '99, epoca a cui risalgono i fatti, aveva 19
    anni. Liberata dalle forze dell'ordine, la ragazza fece i nomi dei suoi
    sfruttatori, che furono arrestati e raccontò in particolare di alcune
    violenze di gruppo subite a ripetizione nei mesi precedenti. Nel maggio
    del 2000 la giovane vede su un quotidiano di Brescia la foto di
    Manenti, proprio in un articolo in cui si annuncia un giro di vite
    contro la prostituzione. «È lui uno di quelli che mi stuprava assieme
    ai miei aguzzini», dice risoluta la ragazza.

    Il fascicolo rimane fermo per anni, finché nel 2006 la procura
    ne chiede l'archiviazione; il gip di Verona sollecita però ulteriori
    indagini e si arriva così al processo di ieri, per il quale Manenti
    aveva scelto il rito abbreviato, procedura che dà diritto allo sconto
    di un terzo sulla eventuale pena. Qui la giudice Monica Sarti ha
    ritenuto la testimonianza della vittima sufficiente a sostenere la
    condanna dell'ex sindaco a 6 anni. Manenti, uscito dalla Lega da anni e
    oggi consigliere di minoranza a Rovato con una lista civica, non sa
    spiegarsi la sentenza: «Non conosco quella ragazza; la mia faccia, ai
    tempi, era non solo sui giornali ma anche su tutti i muri perché ero
    candidato alle europee per la Lega. Chiunque avrebbe potuto prendermi
    di mira e forse qualcuno me l'ha voluta far pagare per le mie battaglie
    politiche».

    L'ex sindaco aveva anticipato a modo suo la stagione delle
    ordinanze «creative», proibendo ad esempio ai musulmani di avvicinarsi
    alle chiese, stabilendo multe per chi esercitava la prostituzione sul
    territorio comunale di Rovato o intitolando una piazza ai caduti della
    Rsi. «È una condanna che si spiega solo come vendetta politica verso il
    personaggio — concorda il suo avvocato, Filippo Cocchetti — e sotto la
    spinta mediatica dei fatti degli ultimi giorni in materia di violenze
    sessuali. A carico di Manenti infatti non c'è uno straccio né di prova
    né di indizio, se non la denuncia della vittima che risale a dieci anni
    fa».

  Il buon esempio

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