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    Riconosciuta ai Maori
    la proprietà della haka
    Accordo da 120 milioni di euro riconosce ai nativi neozelandesi i diritti sulla danza di guerra resa celebre dai mitici All Black. Del "Ka Mate" non potranno essere più fatti usi commerciali impropri, come nel caso dello spot Fiat

     La Haka degli All Black in occasione di Italia-Nuova Zelanda, nella Coppa del Mondo del 2007


    di MARCO GRASSO
    Con quella danza terrorizzano da oltre un secolo le squadre di rugby di mezzo mondo. Molto spesso con successo. L'haka, il rito con cui si apre ogni partita di rugby degli All Black, la leggendaria nazionale neozelandese, tornerà ai Maori. Il governo di Wellington ha accettato di riconoscerne la proprietà intellettuale a otto tribù indigene. L'accordo, mette fine a una controversia che va avanti da 160 anni, prevede un risarcimento complessivo di 300 milioni di dollari neozelandesi (circa 121 milioni di euro).

    Erano anni che i Maori, popolo di grandi guerrieri, combattevano questa battaglia legale. Grazie ai successi degli All Black quella danza gode ormai di fama planetaria e ha contribuito non poco al successo di immagine della rappresentativa neozelandese. Già questo era sufficiente a suscitare le ire degli antichi abitanti dell'isola: la loro danza sfruttata dai colonizzatori, che dalle usanze dei loro avi ricavavano fama e fortuna. La "Ka Mate", dal capo guerriero Te Rauparaha, della regione Ngati Toa, all'inizio del 19mo secolo, dopo essere riuscito a sfuggire con successo all'inseguimento dei nemici.

    La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono stati gli spot pubblicitari. In particolare, i Maori sono andati su tutte le furie per la pubblicità della Fiat, in cui l'haka, rito tradizionalmente maschile, veniva ballata da un gruppo di mamme. Un altro duro colpo fu inferto dalla performance del film Forever Strong, in cui veniva riprodotta da una squadra di rugby di un liceo americano. Più che una beffa una vera umiliazione.




    Si tratta del primo accordo del genere raggiunto dal governo di Wellington. La transazione ha coinvolto otto tribù della regione Ngati Toa, circa 12mila neozelandesi maori. La proprietà intellettuale dell'haka è parte di una serie di compensazioni che la Nuova Zelanda ha riconosciuto agli indigeni per gli abusi commessi dai colonizzatori inglesi, in seguito a un accordo firmato nel lontanissimo 1840. La metà del risarcimento sarà in contanti, il resto fa parte di un pacchetto che comprende contratti di affitto forestali e crediti in cambio di emissioni.

    Questo compromesso, dicono i firmatari, servirà a limitare, da ora in poi, "il cattivo uso" del rito. A quanto sembra però, gli indigeni non potranno ricevere royalties. Di certo un miracolo lo ha già compiuto: riappacificare quelle tribù unite, oggi così compatte contro i colonizzatori, che fino a un centinaio di anni fa usavano quel rito per farsi guerra tra loro.

    11 febbraio 2009
  2. Roma non deve essere capitale  
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    La 'Haka' appartiene alla tribù Maori e finalmente anche il governo Neozelandese lo ha riconosciuto, attribuendo ai nativi la proprietà intellettuale ed i diritti d'autore sulla danza resa celebre in tutto il mondo dagli All Blacks.
    Il governo nezozelandese tende la mano ai Maori: riconosce infatti che Il 'copyright' sulla danza - Ka mate - eseguita anche dai giocatori di rugby prima delle partite in segno di sfida verso gli avversari, spetta infatti al capo guerriero Te Rauparaha, originario della regione del Ngati Toa, che la eseguì per la prima volta all'inizio del XIX secolo, dopo esser scampato alla morte mentre era inseguito dai nemici.
    Il riconoscimento, che sana una disputa vecchia di 160 anni, prevede anche un indennizzo di 121 milioni di dollari neozelandesi (quasi 64 milioni di dollari Usa) e una parte del territorio che si trova tra la zona inferiore dell'isola settentrionale e quella superiore della meridionale.
    Negli ultimi 10 anni il Ngati Toa aveva cercato più volte di imporre un diritto d'autore sulla Haka per limitarne gli abusi a fini commerciali, soprattutto nei casi in cui l'impiego per scopi pubblicitari ne mortificava il valore culturale. Nel 2006 la Fiat aveva realizzato una pubblicità in cui la danza era eseguita da un gruppo di donne, mentre la Haka è consentita solo agli uomini. Nel 2007 un panificio voleva realizzare un cartone animato in cui a ballare erano biscotti allo zenzero, ma le polemiche non sono mancate nemmeno fuori dai confini nazionali: in passato un'emittente televisiva australiana ha raffigurato gli All Blacks impegnati nell'eseguire la tradizionale danza...con dellle borsette da donna.
    Ora che la battaglia combattuta in nome del grande capo Te Rauparaha è vinta, il primo ministro John Key ha affermato di non aspettarsi che i Maori possano chiedere diritti di sfruttamento né imporre veti, in particolare nei confronti degli All Blacks.
    Difficile, ad ogni modo che la decisione del governo possa placare i dibattiti e le polemiche che di tanto in tanto finiscono per colpire la povera 'haka'. Oltre ai già citati 'casi commerciali', resta celebre la decisione dei kiwi nel 2005 - e poi anche un anno più tardi - che al Millennium Stadium di Cardiff, prima di Galles-Nuova Zelanda, eseguirono la versione Ka Mate della Haka negli spogliatoi per protestare contro la decisione dell'Unione Gallese di Rugby che voleva imporre agli All Blacks di non eseguire la danza immediatamente prima dell'inizio del match ma tra i due inni nazionali.
    Contro la versione della danza di guerra maori degli All Blacks si scagliarono (di nuovo) gli australiani argomentando che la loro danza (la 'haka nuova', usata asieme a quella tradizionale, il 'ka mate') si conclude con un gesto che mima il taglio della gola, ed è quindi poco adatto ad un pubblico sportivo. In realtà - hanno provato a spiegare i neozelandesi - per la cultura della terra d'origine quel gesto simboleggia un'esortazione al raggiungimento dei propri limiti: anche a Ngati Toa potranno confermalo.

    Guarda il video
    Se si vuole dare un senso alla propria vita, non occorre pensare di diventare dei grandi, ma si deve partire dal fare ogni giorno un qualcosa di piccolo all'interno del proprio micromondo.

  I Maori vincono l'ultima battaglia

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