1. Roma non deve essere capitale  
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    E' tutta una questione di precedenti. Lo dice chi ha esperienza di legge, e alcuni paesi appoggiano tutta la propria giurisprudenza su questo principio. Quando un episodio consente di cambiare la norma, questa va rielaborata, e adattata al caso. E chi ha più esperienza di legge di un arbitro? Su un campo di calcio ne succedono di tutti i colori: e bisogna adattarsi di continuo a quello che accade.
    Chi simula ti costringe a lasciare la gente per terra fino a quando non sei sicuro che siano svenuti davvero; chi esulta troppo ti costringe ad ammonire anche chi presenta al pubblico una maglia con dedica alla figlia appena nata, o a un tifoso che lotta contro la morte; chi alza la mano chiedendo un fuorigioco ti costringe a guardare il tuo guardalinee che magari non è altrettanto veloce (la bandierina ha sempre un po' di inerzia in più) e nell'indecisione si fischia un fuorigioco inesistente.
    Se poi sei nel dubbio, dentro o fuori area, fallo o non fallo, ti affidi all'istinto: e quello è il momento peggiore. Perché è l'unica cosa di cui non puoi mai fidarti se fai l'arbitro: di qui la decisione, dopo quanto è accaduto domenica scorsa in Belgio, di dotare il famoso taccuino degli arbitri (ecco com'è fatto il necessaire di un direttore di gara affidabile, lo vedete nella foto) di un elemento in più che da oggi potrebbe risultare fondamentale: dunque, ricapitoliamo.

  2. * due fischietti, (possibilmente a frequenza diversa)
  3. * un cartellino giallo e uno rosso (possibilmente due coppie di cartellini, con toni cromatici differenti e in tinta con la maglia delle squadre in campo)
  4. * un cronometro digitale
  5. * per sicurezza uno meccanico (e se quello digitale si paralizza per batteria scarica, umidità, pallonata?)
  6. * una matita (mai scrivere con la penna, e se piove?)
  7. * un'altra matita (e se la punta della prima si rompe?)
  8. * una terza matita (e se hai proprio tanta sfiga?)
  9. * una buona memoria (se decisamente non è la tua giornata)
  10. * una monetina (non si usano più quelle del conio nazionale, ma quelle belle, di plastica, che sembrano fiches, rosse da una parte e gialle dall'altra). [/list]E infine l'ultima grande novità: un must assoluto.

  11. * un santino con la figura di San Giovanni con in abbinamento un libro di preghiere e un buon master un comunicazione e capacità motivazionale. [/list]Ed è proprio questo l'ultimo appiglio cui gli arbitri internazionali dovranno appellarsi dopo quanto accaduto al signor Peter Vervecken sabato nella partita Gent-Tubize. Campionato belga, Jupiler League siamo sull'1-0, il Tubize è penultimo e attacca disperatamente per cercare il pareggio. Il gol lo sfiora anche (ma non vale..., la regola dei tre corner per un rigore vale ancora solo in pochi oratori). Quando all'improvviso, in contropiede, un lancio di Bryan Ruiz Gonzales libera sul settore destro dell'area l'attaccante senegalese Leye M'Baye il quale, allarga appena un po' troppo la traiettoria per evitare l'uscita del portiere avversario Ardouin che in effetti non lo tocca. Ma l'attaccante, istintivamente, finisce a terra con un tuffo da fuoriclasse.
    Palla all'arbitro: il manuale dice cartellino giallo per simulazione e fallo di fondo. L'istinto ti dice calcio di rigore... Che fai? Dai retta al manuale? Ma no... mannaggia, è l'istinto a prendere il sopravvento: e proprio quando dovresti metterlo a tacere lui si mette a gridare "E' rigore....!". E fischi.
    L'istinto finisci sempre per ascoltarlo, ti plagia, ti costringe, ti porta sulla cattiva strada: ma secondo voi il serpente cos'ha fatto con Eva? E' da lì che è cominciata la sfiga dell'umanità. Dall'istinto: tradisci la moglie (figuriamoci poi quella di un arbitro), fumi troppo, ti incazzi troppissimo, mangi male, corri troppo, e fischi rigori allucinanti sempre per colpa del maledetto istinto.
    Ma ecco... Qui ti viene in aiuto l'ultima dotazione disponibile: santino con libro di preghiere e master in motivazione.
    Perché se altrettanto istintivamente ti accorgi di aver fischiato una "cagata pazzesca", ti avvicini al portiere avversario e cerchi di concentrare su di lui tutta la tua energia positiva. E provi a convincerlo "Salvami... para il rigore. Ho sbagliato". E preghi, intensamente. Nella speranza che qualche essere superiore renda giustizia e ripari al danno dell'istinto.
    E' quello che giustamente ha provato a fare il signor Vervecken: si è rivolto ad Ardouin e lo ha pregato di parare, per riparare al danno.
    San Giovanni non vuole inganni... ce lo ripetiamo fin da bambini.
    Ma anche qui... se sbagli, perché l'istinto ti porta a pregare il portiere di parare, ti affidi al master motivazionale, applicato però all'attaccante. E lo inviti a sbagliare.
    In fondo è già successo... Anche poche settimane fa, in Germania: un attaccante chiamato a tirare un rigore che non c'era, ha letteralmente passato la palla al portiere.
    D'altronde, se ti affidi solo alle preghiere rischi: perché anche gli attaccanti hanno il loro istinto: e quello di Bryan Luiz Gonzales, chiamato a trasformare il rigore, lo porta a fare un irridente cucchiaio che fissa il risultato sul 2-0. Gara finita. San Giovanni stava guardando un'altra partita... probabilmente quei fervidi cattolici del Celtic.
    Poi negli spogliatoi l'istinto di Ardouin spinge il portiere a rivelare l'episodio ai giornalisti, che istintivamente lo  sparano su tutte le pagine come uno dei momenti più divertenti dell'anno, mentre l'istinto del povero signor Vervecken non trova niente di meglio da fare che ammettere l'errore nel fischio del rigore ma negare di aver pregato il portiere del Tubize di parare il penalty per salvargli la ghirba.
    Insomma... partendo dal presupposto che il master motivazionale deve essere sperimentato con maggiore continuità, su questa cosa della preghiera ci sono dei perfezionamenti, delle modifiche, magari degli aggiustamenti da fare. Ma da ora in poi, signori arbitri, Santino per tutti. E Santi in paradiso: San Giovanni su tutti.

    Fonte
    Se si vuole dare un senso alla propria vita, non occorre pensare di diventare dei grandi, ma si deve partire dal fare ogni giorno un qualcosa di piccolo all'interno del proprio micromondo.

  Arbitro belga prega il portiere di parare un rigore.

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