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    Il presidente dell'Uefa: «Il calcio è un gioco che non può essere fermato. L'arbitraggio-video? La fine, lasciamo agli umani gestire i giocatori»



    ROMA, 26 marzo - «Il calcio è un gioco che non può essere fermato. L'arbitraggio-video per me sarebbe la fine, lasciamo agli umani gestire i giocatori umani. Il giorno in cui ci sarà il video, io saluterò il calcio». Così il presidente dell'Uefa, Michel Platini, ha spiegato il suo punto di vista sul possibile utilizzo della tecnologia, in aiuto alla classe arbitrale, nel mondo del calcio. «Quando giocavo io non c'era la televisione, l'arbitro decideva tutto - ha spiegato Platini in un'intervista concessa al programma "Attenti a quei due" in onda su Sky -. Poi sono arrivate le telecamere e hanno fatto vedere gli sbagli degli arbitri. Il compito dell'amministrazione è quello di mettere gli arbitri in condizione di vedere tutto, poi loro devono decidere. Aggiungendo due arbitri sulla destra della porta, loro potranno aiutare l'arbitro centrale a prendere una decisione».

    LA SPERIMENTAZIONE - L'ex calciatore della Juventus si è poi soffermato sulla sperimentazione dei due arbitri addizionali voluta dalla Fifa: «Non avranno l'aiuto della tecnologia ma solo delle cuffie per comunicare con l'arbitro centrale - ha spiegato Platini -. Ci sono 5-6 campionati nel mondo che vorrebbero provare. Per un anno proviamo poi, se accettano questo, nel 2012 metteremo cinque arbitri in Champions League e in Europa».

    IL PROSSIMO EUROPEO - Platini ha anche analizzato la situazione di Euro 2012: «È dura, ma il Comitato Esecutivo dell'Uefa ha deciso e quindi ormai andiamo avanti. In Polonia non ci sono molti problemi. Le infrastrutture in Ucraina invece sono un po' difficili. Loro sanno che se non fanno lo stadio, non ospiteranno gli Europei». Europei che nel 2016 potrebbero disputarsi in Italia nel caso venisse battuta, tra le altre, la candidatura della Francia: «Quando due Paesi vogliono organizzare un Europeo, non è per avere l'Europeo, ma perché hanno bisogno di stadi e quindi sfruttano l'organizzazione per costruirne di nuovi. Italia e Francia possono farlo da sole o insieme, ma devono rifare molti stadi». «Non so se Italia e Francia possono pagare 10 nuovi stadi - ha concluso -. Forse per questo si metteranno insieme».

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