1.     Mi trovi su: Homepage #5071480
    MILANO - Era il 1776. L'economista e filosofo scozzese Adam Smith scriveva: «Zucchero, rum e tabacco sono beni mai necessari per la sopravvivenza e sono però oggetto di consumo da parte di tutti. Perciò sono prodotti per cui la tassazione è assai appropriata». Ora sostituite le prime tre parole con «bevande zuccherate», rileggete e capirete perché Kelly Brownell e Thomas Frieden, uno docente a Yale, l'altro assessore alla salute a New York, sulle pagine del New England Journal of Medicine hanno appena proposto di imporre negli Stati Uniti una tassa sulle bibite. OBESITÀ – La faccenda non fa una grinza, dal loro punto di vista, perché tutte le prove scientifiche disponibili finora sono a sfavore delle bevande zuccherate: si sa che sono il singolo fattore alimentare più influente nel provocare un aumento di peso e che ridurne il consumo aiuta a dimagrire. E non si parla di chili che fanno disperare di fronte allo specchio, ma di peso che compromette la salute: l'incremento del consumo di bevande zuccherate, cresciuto a dismisura negli ultimi 30 anni (si è passati dalle 70 calorie «liquide» al giorno del 1977 alle 190 del 2000), è andato di pari passo con l'epidemia di obesità che preoccupa il mondo occidentale per le sue ricadute in termini di malattie cardiovascolari e diabete. C'è di più: «Le bibite sono state commercializzate in modo massiccio per bambini e adolescenti, tanto che negli anni '90 il consumo fra i giovanissimi ha superato quello del latte e oggi le bevande zuccherate sono il 10-15 per cento delle calorie ingerite quotidianamente dai ragazzi – scrivono i due statunitensi –. E per ogni bicchiere in più di bibita, la probabilità di un bimbo di diventare obeso sale del 60 per cento».
    DETERRENTE - La soluzione potrebbe passare dalle tasse, un deterrente secondo loro formidabile: non faranno automaticamente dimagrire la gente, ma potrebbero mettere un freno alla corsa all'ingrasso. «Per il tabacco si è dimostrato che ogni incremento del 10 per cento del prezzo fa scendere i consumi dell'8 per cento – scrivono Brownell e Frieden –. Un'altra indagine rivela che un aumento del prezzo della Coca-Cola del 12 per cento ha comportato un calo delle vendite di poco meno del 15 per cento. Una tassa, quindi, potrebbe incoraggiare le persone a scegliere bevande più salutari ed economiche». L'acqua, per esempio.
    PROPOSTA – La proposta non sarebbe proprio indolore per le tasche dei consumatori incalliti: si parla di un penny per oncia (poco meno di 30 grammi, il che significa quasi un dollaro e mezzo in più per una confezione da 12 lattine). Uno studio preliminare ha infatti indicato che tanto basterebbe per ridurre del 13 per cento il consumo di bibite settimanale dei giovanissimi, l'equivalente di due lattine circa: anche se un quarto delle calorie risparmiate venisse sostituito da cibo, si introdurrebbero comunque 8 mila calorie in meno all'anno, secondo le stime dei due autori. I soldi ottenuti con la tassa sulle bibite potrebbero poi essere spesi per politiche nutrizionali o per ridurre i costi di frutta e verdura, rendendole accessibili a un maggior numero di persone.
    TASSA «RICONOSCIBILE» - «Quaranta Stati, negli USA, hanno già istituito piccole tasse sulle bibite, ma sono così minime (dell'ordine di mezzo centesimo per dollaro di prodotto) che non sono intese come deterrente al consumo. Tanto che molti non hanno nemmeno idea della loro esistenza», ha spiegato Brownell. A New York era stata introdotta una tassa simile, ma è durata 18 mesi: poi, per motivi di opportunità politica (i voti si perdono a volte per molto meno), fu eliminata. In realtà c'era anche un altro tallone d'Achille: «La tassa faceva parte del prezzo e non si “vedeva” sullo scontrino, perciò i consumatori non ne recepivano il messaggio. In più, in caso di offerte speciali anche la tassa si abbassava in proporzione: una tassa non fissa ma legata al prezzo d'acquisto potrebbe perfino spingere le persone a comprare bibite in quantità maggiori, perché sulle grosse quantità il prezzo per unità diminuisce e così anche la tassa», chiarisce Brownell.
    POLEMICHE – Ovviamente il sasso lanciato nello stagno ha fatto rumore, suscitando oltreoceano un vespaio di polemiche: Susan Neely, presidente dell'American Beverage Association, ha dichiarato oggi che «ritenere un solo tipo di prodotto come unico responsabile dell'epidemia di obesità è fuorviante. Tassare le bibite non farebbe la minima differenza nella lotta all'obesità, ma sarebbe un colpo inferto alle famiglie che, nel bel mezzo di un periodo di profonda recessione, si troverebbero di fronte a prezzi d'acquisto più alti mentre magari sono a rischio di perdere il lavoro». D'altro canto c'è perfino chi propone di alzare il tiro: Barry Popkin, economista ed epidemiologo dell'università del Nord Carolina, non solo pensa che Brownell e Frieden abbiano ragione, ma sul sito di ScienceNews si dice convinto che un penny non basta. Popkin argomenta: «Quando si beve una bibita calorica non si riduce al contempo l'introito di cibo: queste bevande sono responsabili di due terzi dell'aumento di peso degli americani negli ultimi vent'anni. Per questo non mi limiterei a mettere la tassa sulle bibite con zucchero aggiunto, ma la imporrei anche sui succhi di frutta – propone l'esperto –. Già altri Paesi, come la Francia e il Messico, hanno preso provvedimenti a livello nazionale contro il consumo delle bevande caloriche: in alcuni casi si sono eliminate dai distributori automatici nelle scuole, in altri si vieta la pubblicità in TV, in altri ancora si stanno portando avanti campagne per far sì che in famiglia siano permessi, oltre all'acqua, il latte scremato e al massimo un bicchiere di succo di frutta al giorno». Insomma negli USA, che peraltro delle “sodas” sono la patria, potrebbe essere alle porte un vero giro di vite anti-lattine. Ma la discussione è aperta e anche il sito di ScienceNews invita i lettori a prendere posizione: le ultime parole dell'articolo, infatti, sono “tu che ne pensi?”.
    L'uomo equilibrato è un pazzo. C. Bukowski

  Tassa anti - obesità

Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!

         

Online

Ci sono 0 ospiti e 0 utenti online su questa pagina