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    Die Aula è una rivista austriaca di estrema destra fondata nel 1951 che il Dokumentationsarchiv des österreichischen Widerstandes, l’Informationsdienst gegen Rechtsextremismus e l’Informationsportal Rassismus und Antisemitismus schedano
    come neonazista e negazionista. Un giornalaccio, insomma. Tuttavia può
    vantare di aver avuto un collaboratore di eccezione: Joseph Ratzinger. Poco più di dieci anni fa, un suo breve saggio dal titolo Freiheit und Wahrheit impreziosiva il numero speciale che la rivista dedicava ai 150 anni trascorsi dai moti liberali del 1848 (1848 - Erbe und Auftrag).
    A soli 19,90 euro, sul sito web della rivista (dalla cui
    homepage Benedetto XVI saluta i visitatori col suo ineffabile sorriso), si può ordinare una copia di quel fascicolo che fieramente espone una fascetta con la scritta: Mit einem Beitrag von Kardinal Ratzinger”. Questo
    per i feticisti, perché il testo del contributo che Joseph Ratzinger
    dava alla rivista preferita dai neonazisti austriaci è reperibile in
    rete in una eccellente traduzione in lingua inglese.

    Niente
    di eccezionale, in realtà, si tratta del solito Ratzinger e del solito
    attacco al cuore della modernità, cioè al concetto di libertà così come
    venutosi a definire dall’Illuminismo in poi, ineluttabilmente –
    fatalmente, quasi – in opposizione al concetto di libertà cristiana.
    Insomma, siamo di fronte al solito lamento dell’uomo della Tradizione
    che nel tramonto del principio di autorità com’era inteso nel Medioevo
    vede la fonte prima di ogni bruttura e di ogni male del mondo moderno.
    Toni soffici da chierico, ma nella sostanza si tratta della solita
    critica alla democrazia e al principio della libera e responsabile
    autodeterminazione dell’individuo.
    È stato il deputato austriaco Karl Öllinger a ritrovare questo testo e la rivista Der Spiegel
    a segnalare le pessime frequentazioni di Joseph Ratzinger. Imbarazzo
    della diocesi di pertinenza, quella di Vienna, che subito si
    precipitava a dichiarare che l’autore di quello scritto non ne avesse
    mai autorizzato la pubblicazione su Die Aula. È una bugia, se
    ne ha la conferma quando salta fuori il carteggio tra il responsabile
    della rivista e il segretario dell’allora cardinal Ratzinger: l’assenso
    era stato dato con tutti i crismi.
    Fa
    un po’ impressione, scorrendo l’indice di questo numero della rivista,
    vedere, tra i nomi di antisemiti e negazionisti, il nome di chi tra
    poco più di dieci anni, da pontefice, spalancherà le braccia a
    monsignor Richard Williamson. La stampa di mezza Europa
    ha fatto espressione di tale sconcerto, ma voi pensate che in Italia
    qualcuno abbia ritenuto utile segnalare la cosaccia? Macché.
    Abbiamo visto, ieri: i nostri vaticanisti pensano che “il giornalista in Vaticano non deve mai venire meno alla legge dell’ospitalità”.
    Ricordare al Papa che dieci anni fa bazzicava il più lercio sottobosco
    della destra estrema europea sarebbe un’indelicatezza. Non si fa.

    http://malvino.ilcannocchiale.it/2009/04/10/quando_ratzinger_bazzicava_il.html

  Il Paparatzo

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