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    Venduto per 5,5 milioni il sito web per lo scambio illegale di file
    I pirati (condannati) diventano ricchi
    L'acquirente è una società svedese: «Tuteleremo anche gli autori». L'esperimento fallito di Napster






    I fondatori del sito, trasformati in personaggi dei Simpson



    [b]
    MILANO[/b] — Il sito per lo scambio di file musicali The Pirate
    Bay, condannato a Stoccolma per violazione di copyright, è stato
    acquistato dalla software house svedese proprietaria di Internet Café
    Global Gaming Factor X per 60 milioni di corone, circa 5,5 milioni di
    euro. Gli acquirenti intendono riportare la nave corsara in acque
    legali, usando un modello di business «che consentirà — secondo una
    prima nota dell'azienda — di soddisfare sia i fornitori di contenuti
    che i detentori dei diritti d'autore». In che modo, lo si vedrà. I
    soldi della vendita di Pirate Bay, intanto, andranno nelle tasche dei
    tre fondatori, Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm e Peter Sunde, che
    nell'aprile scorso erano stati condannati in primo grado a un anno di
    carcere e a una multa corrispondente a 2,7 milioni di euro per
    «complicità nella violazione della legge sul diritto d'autore».

    Gli avvocati difensori avevano presentato ricorso per conflitto d'interessi
    di uno dei giudici (iscritto a due associazioni svedesi per la tutela
    del copyright) ma il ricorso è stato respinto la settimana scorsa.
    L'amministratore delegato di Ggfx Hans Pandeya non ha detto chiaramente
    come intende chiudere i conti con il passato. Major musicali e
    cinematografiche — tra cui i colossi Warner, Columbia, 20th Century Fox
    Films, Sony Bmg, Universal ed Emi — hanno infatti chiesto un
    risarcimento pari a circa 9 milioni di euro. Chi lo pagherà? I
    fondatori con i soldi incassati dalla vendita? Probabilmente sì. E
    sicuramente ci sarà nuovo lavoro per gli avvocati. Ma come sarà la baia
    dei pirati senza più pirati? The Pirate Bay, tra i primi cento siti
    Internet del mondo, è oggi uno dei maggiori luoghi virtuali per lo
    scambio di musica, con oltre venti milioni di utenti. Non è ancora ben
    chiaro da dove arriveranno i ricavi che sosterranno il nuovo modello di
    business. E infatti le prime osservazioni degli esperti sono improntate
    a un certo scetticismo.








    Molto positivi sono invece i commenti dei discografici, i quali
    osservano che in ogni caso la notizia va letta come il passaggio a una
    logica di legalità e normalità. «L'era del tutto gratis e dell'illegale
    sta finendo — ha dichiarato il presidente della Federazione
    dell'industria musicale italiana Enzo Mazza — e la rete si avvia a
    diventare elemento fondamentale nella distribuzione di contenuti». Di
    segno diametralmente opposto i commenti dei sostenitori della gratuità
    a oltranza. Il passaggio di fase non sarà comunque facile. Come non lo
    è stato per Napster, il padre di tutti i pirati, comprato nel 2002 da
    Bertelsmann. Il gruppo tedesco acquisì sessanta milioni di utenti ma
    non riuscì a trasformare il sito nella macchina da soldi iTunes di
    Apple. E in quella vicenda tutti capirono che trasformare l'utente non
    pagante in utente pagante è impresa alquanto ardua. Forse fu colpa
    della formula di pagamento scelta dai tedeschi (l'abbonamento) ma il
    marchio forte nella musica libera non è diventato un marchio forte
    nella musica a pagamento. La Baia dei Pirati ha oggi un problema molto
    simile, per di più amplificato dal nome: un nome che è un programma...
    "Xchè? Xchèèè? 3-1, 3-2, 3-3 !!!"

  Rubrica Software [NEWS]: Ubuntu 9.04!! -Firefox 3.09-Vicenda Pirate Bay, etc..

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