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    Il Governo Brown contro le Big-four
    "Una Robin-Hood tax per i club minori"

    L'idea
    del ministro dello Sport britannico per arginare lo strapotere di
    Manchester, Chelsea, Liverpool e Arsenal, che occupano stabilmente i
    primi 4 posti della Premier: redistribuzione dei guadagni ricavati
    dalla Champions





    Toure contro Ronaldo nella semifinale Arsenal-Manchester United


    LONDRA - Il
    resto d'Europa, tranne il Barcellona grazie a un gol al 93esimo minuto,
    non è riuscito neanche quest'anno a impedire il dominio del football
    inglese. Ma a scendere in campo contro le "Big Four" che dominano il
    calcio nazionale e continentale è ora il governo di Gordon Brown. Andy
    Burnham, ministro della Cultura e dello Sport, ha chiesto a Manchester
    United, Chelsea, Liverpool e Arsenal di dividere più equamente i loro
    guadagni ottenuti in Champions League con le altre squadre della
    Premier League, in modo da rendere più equilibrato il campionato di
    massima serie.


    Il ministro
    sostiene che lo strapotere delle quattro grandi è un danno per tutti
    gli appassionati: trai quali c'è anche lui stesso, in quanto tifoso
    dell'Everton, per cui qualcuno ironizza che dietro il suo intervento
    c'è un interesse anche personale. Di certo c'è che le quattro grandi
    fanno una sorta di torneo a parte dagli altri club della Premier
    League: a tre giornate dal termine, anche quest'anno è ormai certezza
    matematica che saranno loro a occupare le prime quattro posizioni in
    classifica. Come succede da quattro anni consecutivi. L'ultima squadra
    del resto della lega che riuscì a entrare fra le prime quattro è stato,
    guarda caso, l'Everton per cui tifa il ministro dello Sport: cinque
    anni or sono.


    Il ministro
    Burnham ha altre richieste per la Premier League: vuole che i club
    abbiano una rosa di giocatori più piccola, considerato che attualmente
    alcuni, in particolare i più forti, hanno in forza circa 60 giocatori;
    e vuole che sia imposto un limite massimo ai giocatori stranieri,
    ovvero un numero minimo di giocatori inglesi che devono disputare una
    gara, almeno 5 su 11. Fabio Capello, il coach dell'Inghilterra, si
    lamenta di dover scegliere i suoi nazionali tra un "pool" di risorse
    limitato rispetto a quello di altri paesi, perché il 75 per cento dei
    giocatori della Premier sono stranieri. Nella serie A italiana, invece,
    il 72 per cento sono italiani.


    Burnham ha presentato le sue proposte al presidente della Premier
    League, Richard Scudamore, in un incontro che si è svolto martedì e che
    si è concluso senza il raggiungimento di alcun accordo, secondo quanto
    riferisce il Times di Londra che dà oggi la notizia con ampio rilievo
    in prima pagina. "Finora la lega non ha preso seriamente il nostro
    appello a una competizione più equilibrata", dice al Times una fonte
    governativa. "Ma dobbiamo tenere in piedi il sogno del football. Al
    momento è come se nella Premier League si giocassero tre campionati
    differenti: uno per la retrocessione, uno per la metà classifica e uno
    al vertice tra le prime quattro". Che sono, appunto, sempre le stesse;
    e tre delle quali, Manchester United, Chelsea, Arsenal, sono approdate
    alle semifinali di Champions.


    La richiesta più
    controversa del governo è che le quattro grandi dividano con le altre
    squadre della Premier i guadagni che ricavano dalla Champions League,
    che vanno dai 40 ai 15 milioni di sterline a stagione per ciascuna.
    "Vanno in Champions come rappresentanti della Premier, sarebbe giusto
    che anche gli altri club ricevessero qualcosa", osserva la stessa fonte
    di governo, sostenendo che quei soldi contribuiscono a consolidare la
    posizione di predominio delle "big four" sulle altre società. Il
    ministro dello Sport, secondo il Times, riconosce che in anni recenti
    la differenza trai guadagni delle squadre più forti e delle squadre più
    deboli, per quel che riguarda il fatturato della Premier League, si è
    ridotta, ma ritiene che rimanga ancora troppo alta.


    La Premier
    incassa circa 1 miliardo di sterline all'anno tra diritti televisivi,
    sponsor e altre entrate, di cui il 50 per cento è distribuito equamente
    fra tutti i club, il 25 per cento è pagato in base alla posizione in
    classifica e il 25 per cento in base al numero di apparizioni in tivù.
    L'anno scorso il Manchester United ha ricevuto dalla Premier League 49
    milioni di sterline, l'Arsenal 47, il Chelsea 45,5, il Liverpool 45,4.
    Il Reading, la squadra che ha avuto di meno, ha ricevuto 30 milioni di
    sterline. I club che sono retrocessi continuano a ricevere nei due anni
    successivi 11 milioni di sterline, come sostegno per tornare nella
    massima serie. La Premier League distribuisce inoltre 128 milioni di
    sterline l'anno in beneficenza. Commenta un portavoce del ministero
    dello Sport: "Non spetta al governo legiferare in materia o governare
    il football, ma è nostro dovere esprimere opinioni su una questione di
    interesse pubblico come il calcio".
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.

  Il Governo Brown contro le Big-four

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