1.     Mi trovi su: Homepage #5121496
    Nella serata di venerdi’ 20 febbraio, è avvenuta a Cagliari l’unica
    proiezione pubblica, poi eccezionalmente replicata, dell’ultimo film
    del 37enne regista pugliese Massimiliano Mazzotta.

    Si tratta di una video-inchiesta sulla raffineria Saras (gruppo ENI)
    sita nel comune di Sarroch, paese di 5200 abitanti che si affaccia sul
    golfo di Cagliari, a pochi chilometri di distanza dal capoluogo isolano.

    Tale raffineria, la più grande del
    Mediterraneo, sorta nei primi anni 60 del secolo scorso nell’ambito del
    Piano di Rinascita e di proprietà della famiglia milanese Moratti,
    aveva un’estensione di 180 ettari, che col tempo si sono moltiplicati
    sino ad assorbire, con oltre 800 ettari di stabilimenti vari, la quasi
    totalita’ del territorio comunale.

    Fino a pochi anni fa la raffineria era autorizzata ad emettere sino a 14.000 tonnellate di emissioni l’anno, poi ridotte alla metà.

    Tra tali emissioni vi sono il benzene e l’idrogeno solforato, entrambi altamente cancerogeni, oltre che estremamente tossici.

    Praticamente gli abitanti del paese vivono in simbiosi col polo
    petrolchimico, coi suoi rumori, coi suoi miasmi, coi suoi veleni; tra
    le case e le ciminiere vi sono non chilometri ma, in certi casi, poche
    centinaia di metri. Forse per questo il dottor Annibale Biggeri, intervistato nel film, ha riscontrato tra i bambini del posto una modificazione a livello di DNA, qualcosa che spaventa solo a pensarci.

    Inutile dire che l’impatto ambientale di tale
    impianto si è rivelato col tempo devastante per le persone e
    l’ecosistema. Le patologie tumorali e le affezioni croniche
    dell’apparato respiratorio sono altissime rispetto alla media
    nazionale. Le viscere degli agnelli hanno odore di petrolio, e così i
    pesci della zona, fin quando li pescavano.

    Da notare che, negli anni si è assistito non già ad un passaggio ad uno
    sviluppo piu’ rispettoso dell’ambiente, ma ad un ampliamento delle
    attivita’ di raffinazione petrolifera. 

    Del resto lo scempio ambientale e le vittime del cancro non sono mai state oggetto di inchieste da parte dei media locali,
    che si dedicano invece a sponsorizzare le grandi opere dei loro
    editori, disinteressandosi completamente della consapevolezza dei
    cittadini.

    Sotto questo aspetto la vergognosa disinformazione dei mainstream isolani (giornali e tv) è veramente scandalosa e indegna di un paese minimamente civile.
    Anche grazie a tale disinformazione la cittadinanza crede che la
    raffineria esista quasi per diritto divino, che così debba essere nei
    secoli a venire e che i morti siano il prezzo da pagare, una specie di
    moderno sacrificio umano, mentre a Milano i padroni del vapore contano
    i miliardi.

    Nel 2000, tra gli altri, entra in funzione l’impianto IGCC della SARLUX, che smaltisce le scorie della stessa Saras, scorie altamente tossiche
    e di difficile smaltimento (il cosiddetto filtercake) ma che, per il
    nostro stato criminogeno sono considerate (unico caso in Europa) "fonti rinnovabili" e quindi vengono usate per produrre energia elettrica, sovvenzionata dallo stato con la truffa dei CIP6,
    gli stessi incentivi usati per assimilare gli inceneritori alle "fonti
    rinnovabili" e vendere l’energia elettrica prodotta in modo altamente
    inquinante (nanopolveri) al triplo del prezzo di mercato.

    Il film del giovane regista di Lecce prende le mosse, quasi
    casualmente, da una sua vacanza nella zona risalente all’estate del
    2007 e che lo condurrà a tornare diverse volte nel paese adiacente alla
    raffineria per sviluppare una vera e propria inchiesta sugli effetti
    dello stabilimento sulla salute della popolazione, sulla base di
    interviste dirette, testimonianze, nomi e cifre.

    Il documentario inizia con una breve prospettiva storica mostrando la
    trasformazione della zona, da prevalentemente agropastorale con forte
    disoccupazione a tipicamente industriale, con circa la metà degli
    abitanti di Sarroch impiegati in raffineria e un aumento del benessere
    economico diffuso.

    E subito iniziano le interviste, vera colonna portante di questo bellissimo esempio di cine-giornalismo. Purtroppio
    il miraggio del facile benessere economico basato sulla raffineria si
    rivela, per i lavoratori, piuttosto effimero, perchè si può pagare con
    la vita.

    Inizia a parlare un pescatore, con immagini che risalgono ai primi anni 70, che ci parla di "spigola al diesel", con riferimento all’odore che ha talvolta il suo pescato.

    Parleranno poi Ignazio Piras (sicurezza sul lavoro Saras) per rassicurare sulle condizioni di lavoro, nonché Giorgio Zonza (responsabile comunicazione Saras) il quale, sfoderando un campionario di propaganda
    paradigmatico, ci parlerà di "progresso" e di "crescita" e, senza
    minimamente accennare alle vittime e ai veleni, ci illustrerà il gabbiano Gabì, usato come testimonial della raffineria nelle scuole elementari,
    per abituare sin dalla più tenera etaà gli abitanti di Sarroch a
    rispettare e ad amare quel mostro mefitico che avrà ucciso i loro
    genitori e forse un giorno uccidera’ anche loro.

    Bisogna amare i propri carnefici. Siamo oltre Orwell, ma proseguiamo.

    C’e’ Skizzo, il giovanissimo artista di strada
    coi dredlocks che ci dà un saggio delle sue capacità e fa filtrare un
    raggio di sole in un film che, comunque, sarà sempre basato su un tipo
    di comunicazione cruda e realistica, con forti rumori di fondo, a volte
    disturbanti, testimoni con la voce camuffata e un effetto contrasto,
    leit motiv di tutto il film, tra la retorica mendace del potere e la
    verità raccontata e mostrata dalle vittime.

    Ci sono i ridicoli controlli medici sugli operai, effettuati con roulottes e medici itineranti a libro paga dell’azienda avvelenatrice.

    A chi chiede di essere visitato in normali ospedale l’azienda risponde che non è possibile, a causa.... degli "alti costi". Ogni commento è superfluo.

    Verrà poi ripresa, in conferenza, Claudia Zuncheddu, medico e consigliere regionale, che smaschererà gli escamotage aziendali finalizzati a vanificare gli esami medici che potrebbero evidenziare le responsabilità della raffineria e i suoi gravissimi danni sulla salute: ("si
    dovrebbe espettorare catarro, per avere dati veritieri, ma l’azienda ci
    diceva di sputare come campione della semplice saliva
    ..." racconta un operaio).

    Poi parla il disincanto di un un vecchio del luogo: "i soldi vanno a Milano"; sullo sfondo l’onnipresente raffineria.

    Arriviamo all’8 marzo 2008; mentre Massimo Moratti
    festeggia a San Siro la squadra di calcio di famiglia, duettando al
    microfono con Celentano, in Sardegna, in una palestra di Sarroch, un
    gruppo di persone rendono omaggio all’ultima vittima del petrolkiller.

    Parla Barbara Romanino, i cui nonni sarrochesi sono tutti morti di cancro, dopo essere stati spossessati delle loro terre e indennizzati da "sa rovineria"
    con 340 lire al metro quadro; la Romanino, al microfono, indica
    chiaramente le responsabilità del petrolchimico e chiama in causa anche
    i politici locali, nel migliore dei casi indifferenti, quando non collusi o corrotti e comunque inadeguati a salvaguardare la popolazione decimata da un ecomostro insaziabile.

    L’ex governatore della Sardegna Renato Soru, che
    concede un’intervista al regista (cosa che non faranno i vertici di
    POLIMERI EUROPA, società partecipata nel business petrolifero
    sarrochese), ribadisce la sua contrarietà ad assimilare alle energie
    rinnovabili gli scarti di lavorazione del petrolio, evidentemente
    altamente inquinanti. Non solo l’ex governatore stigmatizza la
    surrettizia pratica dei CIP6 in tale velenoso contesto, ma ricorda di
    essere stato l’unico politico a non aver partecipato ai rituali eventi
    aziendali organizzati dalla Saras.

    Nel film è evidenziato l’attivismo di base e la sua importanza quando la politica abdica completamente al suo ruolo.

    Arianoa è un’associazione sarrochese che raggruppa, ad
    oggi, un centinaio di persone tra lavoratori ed abitanti, che avanzano
    richieste all’azienda, oltre a stimolare il dibattito e la presa di
    coscienza della cittadinanza. La principale richiesta è la sicurezza e
    il diritto a vivere in un ambiente monitorato e possibilmente salubre.
    Non vogliono che la Saras se ne vada, ma vorrebbero che si cominci ad
    ascoltare la loro voce e prendere provvedimenti concreti.

    Inutile dire che ne il comune ne tantomeno l’azienda li considerano interlocutori.
    Il comune di Sarroch non ha voluto concedere un qualsiasi spazio pubblico per la proiezione del film, l’unica proiezione è avvenuta in un bar,
    e l’azienda stessa, nei suoi comunicati interni (lo affermano testimoni
    nel dibattito post-film), ha fortemente criticato l’opera del regista
    pugliese.

    Tornando ad Arianoa, nel film parleranno Beatrice Tiddia, vedova del marito morto a 48 anni, di cui trenta in raffineria, e Igor Melis, un fondatore dell’associazione stessa.

    Lo scienziato fiorentino Annibale Biggeri,
    intervistato, ribadirà lo stravolgimento ambientale e i rischi sanitari
    derivanti da un polo petrolchimico così pericolosamente vicino ad un
    centro abitato, nonché i già accennati danni al DNA infantile dei bambini sarrochesi.

    Con riferimento allo scempio ambientale nel film incontriamo anche Vincenzo Tiana, responsabile Legambiente Sardegna e Luca Pinna,
    suo omologo del WWF regionale; entrambi sottolineeranno l’incongruenza,
    per non dire l’assurdità, della presenza devastante di una raffineria
    in una zona di altissimo pregio naturalistico quasi unica in Europa,
    con zone umide, dune, aironi e fenicotteri.

    Patrizia ci racconterà del suo compagno sarrochese, Gigi Vaccargiu,
    morto di cancro appena 31enne il 19 agosto 2007. Si tratta di una
    testimonianza tanto sobria quanto drammatica, veramente difficile da
    dimenticare.

    Ma la catena di testimonianze su veleno, soldi e morti, che grava su
    tutta la pellicola e che sembra un pallone che stia per scoppiare,
    trova il suo contraltare nella suprema ipocrisia delle parole che
    chiudono il film, quelle di Gianmarco Moratti, gran patron della raffineria, ripreso mentre parla di fronte ai suoi dipendenti: "la nostra famiglia è la Saras". Un pugno in faccia farebbe meno male.
    Inutile dire che il film è stato ignorato,
    per non dire censurato, da tutti i mainstream nazionali; qualche
    testata locale gli ha dedicato una mezza paginetta, ma senza
    approfondimenti, senza contesto, senza seguito.

    Sia L’Unione Sarda che l’edizione locale di EPolis si sono limitate al
    commentino di rito, senza creare partecipazione, senza stimolare
    dibattiti, ricordandosi che, come sempre, prima vengono gli
    inserzionisti e i lettori sono la merce da vendergli. La solita
    vergogna mainstream.

    Il film è stato rifiutato persino da eventi (pseudo)culturali come
    Torino film festival 2008 e Festival Cinema Giovani 2008. Non parliamo
    della distribuzione nelle sale, non parliamone perchè, semplicemente,
    non avremmo di che parlare.

    Dobbiamo ringraziare l’anziano docente di comunicazione milanese Antonio Caronia che, conosciuto il giovane regista quasi per caso, si è poi adoperato per aiutarlo nella divulgazione.

    Sono tutt’ora entrambi alla ricerca di spazi pubblici dove proiettare
    il film, specie qui in Sardegna e gli auguro buona fortuna, di cuore.

    Se mi è concesso un commento, al termine di questo resoconto, che spero
    non sia stato troppo lungo e/o noioso, mi auguro che il film di
    Mazzotta possa portare la consapevolezza dei parenti delle vittime
    dell’azienda killer a un livello tale da permettere una eventuale
    azione penale nei confronti dei responsabili di malattie evitabili,
    morti sbagliate, sviluppo sbagliato. In primis l’azienda, ma anche
    politici ignavi, i sindacati opportunisti, le istituzioni che dovevano
    controllare, totalmente assenti.

    Perchè, come ci mostra questo film capolavoro, i responsabili dello
    sfacelo ambientale e sanitario hanno nome, cognome e indirizzo, anche
    se, in Italia, certi poteri sono intoccabili, come dimostra la sentenza
    del tribunale di Venezia del 2 novembre 2001, che assolveva i vertici
    criminali di Montedison e Enichem.
    [size= xx-small][ tratto da Agoravox.it ][/size]


    CAGLIARI. Si intitola ‘Oil, la forza devastante del petrolio, la dignità del popolo sardo’.
    È un film-documento di 70 minuti sulla grande raffineria di Sarroch,
    sul colossale indotto economico che rappresenta e sui timori che la
    circondano da sempre. Firmato e prodotto a proprie spese dal regista
    leccese-milanese Massimiliano Mazzotta, doveva essere
    proiettato venerdì scorso alla sala Nanni Loy dell’Ersu.  Ma la notizia
    di un ricorso per sequestro giudiziario presentato in via d’urgenza
    dagli avvocati Angelo Luminoso e Guido Chessa Miglior per conto della
    Saras ha fatto saltare la data allestita dall’associazione studentesca
    Pesa. L’istanza cautelare è stata respinta dal giudice civile, che per
    ora non ha ravvisato motivi per bloccare la diffusione del documentario
    e ha convocato le parti per il 20 maggio. Nel frattempo Oil è stato
    proposto ieri a San Sperate al circolo Gramsci e verrà rilanciato a
    Cagliari stasera, alle 20.30 al teatro civico all’aperto di Castello.
    Un appuntamento che a questo punto assume significati particolari.
     «Siamo rimasti stupiti di quest’iniziativa - avverte Antonio Caronia,
    docente di comunicazione multimediale all’Accademia delle Belle Arti di
    Brera, che collabora col regista - perchè il documentario è
    equilibrato, per quasi un quarto del tempo registra la posizione di
    quattro dirigenti Saras».  Parla però anche dei rischi per la salute
    degli abitanti di Sarroch, che una ricerca epidemiologica condotta da
    Annibale Biggeri dell’Università di Firenze sembra confermare:
    alterazioni del dna, quelle che Saras ha sempre negato ribattendo nel
    corso degli anni con ricerche di pari autorevolezza.  Ma ad infastidire
    i vertici della raffineria sarebbero altri passaggi, di cui i legali
    della Saras chiedono «l’eliminazione dal contesto del film», come
    quello in cui scorrono le immagini del funerale di un giovane operaio
    che lavorava in un’azienda esterna, morto di cancro a 31 anni,
    alternate ai fotogrammi di un Massimo Moratti sorridente. Mancherebbero
    poi le liberatorie dei quattro dirigenti che hanno accettato di parlare
    dell’impianto di Sarroch davanti alla telecamera. Mentre ad accrescere
    il taglio critico del lavoro sono le testimonianze di operai e abitanti
    di Sarroch, preoccupati per i rischi - finora mai dimostrati
    inoppugnabilmente - che la presenza della raffineria provocherebbe per
    la loro salute.  Niente che abbia fatto sobbalzare sulla sedia gli
    spettatori, almeno finora. Ma quanto basta a mettere in moto i legali
    dei fratelli Moratti, che chiedono la condanna di Mazzotta, il
    risarcimento dei danni e la restituzione di materiale utilizzato per la
    produzione.  Ma perchè questo tentativo di fermare la proiezione di un
    film ormai già diffuso? L’ufficio comunicazione della Saras: «All’Ersu
    così come a tutti gli altri organizzatori che ci hanno invitato alla
    proiezione del documentario abbiamo risposto allo stesso modo,
    declinando l’invito. Per una ragione semplice, c’è un ricorso all’esame
    del giudice civile e mercoledì prossimo ci sarà l’udienza».  Quindi
    nessun tentativo di censura ma una contromossa legale per limitare i
    danni d’immagine che il documentario - a giudizio degli avvocati della
    Saras - potrebbe provocare.  Dall’altra parte, nell’entourage del
    regista, ogni commento viaggia sui binari della pacatezza: «Per ora il
    giudice non ha bloccato il film e credo che nessuno possa rilevare
    contenuti diffamatori nel lavoro di Mazzotta - spiega Caronia - poi
    naturalmente aspettiamo una pronuncia definitiva. Intanto andiamo
    avanti».

    [size= xx-small][ tratto da La Nuova Sardegna del 17 maggio 2009 ][/size]

    [youtube]1xHw4eNKPIU&feature[/youtube]

  MORTI NERE

Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!

         

Online

Ci sono 0 ospiti e 0 utenti online su questa pagina