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    Giorni fa ho rivisto, dopo vari mesi, quello che considero uno dei migliori esponenti del cinema italiano.

    Non so come faccia, ancora, a emozionarmi come la prima volta che lo vidi, ma resta il fatto che il film tutto è un lavoro di splendore quasi irraggiungibile; perchè?
    Perche riesce a miscelare in maniera superba tragedia e commedia, formando sogni che sembrano durevoli ma che possono svanire in fretta, come la notte appena arriva l'alba.
    Questi cinque amici, potremmo benissimo essere noi, anche se si parla di 55 anni fa; con un futuro incerto, un male di vivere che forse viene scavalcato dai vari scherzi, e battute anche per esorcizzarlo, ma anche per guardarlo direttamente in faccia cambiando il punto di vista sulle cose.
    Ognuno di questi trentenni ha il suo carattere, e alla fine proprio quello che sembra il più "debole" del gruppo, ovvero Moraldo, è quello che prenderà la decisione più difficile dando una svolta alla propria vita, andandosene.

    Il surrealismo di Fellini, qui poco marcato ma che fa intuire i lavori successivi;
    la scena del carnevale, STRAORDINARIA, che rappresenta un punto di non ritorno in quanto fa coincidere il temporaneo divertimento dopo mesi di noia, con la (amara) presa di coscienza da parte dei ragazzi; una sorta di campanello d'allarme sul tempo che passa, e magari è giunta l'ora di decidere che cosa fare della propria vita.
    "A un’altra vita".

    Bangkok

  I vitelloni

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