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    Riemerge l'isola dell'Utopia
    Nel ’68 era uno «Stato» al largo di Rimini. Affondato dall’Italia, ora riemerge. Tra mostre e fan
    DAL NOSTRO INVIATO





    L’isola delle Rose, la piattaforma collocata in Adriatico nel ’68, distrutta poi dagli artificieri e affondata.



    BOLOGNA — «Lusingato», dice. Ci so­no voluti quarant’anni, ma alla fine il mondo si è ricordato di lui. Giorgio Ro­sa sorride. Il salone della sua casa affac­ciata sui giardini Margherita è inondato di luce. I modi e le parole di questo anzia­no signore dal bell’incarnato sono quelli di un gran borghese, che ancora oggi, a 84 anni, riceve gli ospiti in giacca. Ma in fondo agli occhi, nello sguardo che ac­compagna una frase maliziosa, «gran fa­tica, però ci siamo divertiti», si intrave­de qualcosa. Una scintilla, residuo di quella energia che lo portò a realizzare una delle più bizzarre esperienze del Ses­santotto. «Insulo de la Rozoj», la Repub­blica dell’Isola delle Rose. Erano due anni che i sub del Dive Pla­net di Rimini ne cercavano i re­sti. Li hanno trovati all’ini­zio di luglio. E con i re­sti della piattaforma che a poche miglia dalle spiagge ro­magnole si fece nazione indipen­dente, è come se fossero riemerse anche le sugge­stioni di quell’av­ventura. Curiosa, questa riscoperta del­­l’Isola delle Rose.



     



    [/b][b]La capitaneria di porto ordinò la fine dei lavori sostenendo che quel tratto di mare fosse in concessione all’Eni. Il gran­de traffico verso la piattaforma inquieta­va le autorità. «Ci avrebbero fermato. Al­lora si studiò la possibilità di rendersi in­dipendenti. L’unico modo per non aver più a che fare con l’Italia». L’ingegnere fa una pausa, alza le mani che tiene sem­pre conserte in grembo. «E poi, diciamo­lo, ogni essere umano libero sogna di fondare uno Stato indipendente». Il pri­mo maggio 1968, con atto unilaterale, nasce la Repubblica dell’Isola delle Rose. «Insulo de la Rozoj», perché la lingua uf­ficiale è l’Esperanto, a rimarcare la diffe­renza con l’Italia. Il nuovo Stato fa in tempo a stampare i suoi francobolli, che oggi valgono una fortuna. Vuole battere moneta, ma non ne avrà modo. L’Italia reagisce con inusi­tata velocità. In Parlamento, l’Msi lamen­ta la violazione del suolo patrio, il mini­stro dell’Interno Paolo Emilio Taviani parla di «grave pericolo», il Servizio se­greto militare si dice convinto che l’Isola sia in realtà una base camuffata per l’at­tracco dei sommergibili sovietici, il par­lamentare comunista Renato Zangheri, futuro sindaco di Bologna, sostiene inve­ce che sia una una manovra destabiliz­zante del leader albanese Enver Hoxha. Mentre Rimini si riempie di giornalisti da tutto il mondo, il 24 giugno dieci pilo­tine con a bordo poliziotti e carabinieri circondano l’isola e ne prendono posses­so. L’appello di Rosa al presidente Sara­gat per la restituzione non trova rispo­sta. «Non avevamo risorse, eravamo so­li. Quando il Consiglio di Stato diede pa­rere favorevole alla demolizione, non fe­ci ricorso. Meglio lasciar perdere. Non sono più tornato a Rimini». Il 13 febbra­io 1969 gli artificieri della Marina milita­re minano i piloni con 1.080 chili di di­namite. Le esplosioni piegano la piatta­forma. Dieci giorni dopo, una tempesta fa inabissare l’Isola delle Rose.  



    La guerra è finita. «L’unica che l’Italia sia stata ca­pace di vincere» dice caustico l’ingegne­re. Ha lavorato fino al 2003, progettista con studio a Bologna. Dalla distruzione dell’Isola, ha smesso di esercitare i suoi diritti di cittadino. «Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non vole­vo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so ». Nell’anno che do­veva cambiare il mondo con la fantasia al potere, in Italia l’uomo che più si è avvicinato alla realiz­zazione dell’utopia e che oggi viene ri­scoperto come simbolo di una indoma­bile volontà anarchica, è stato un prag­matico ingegnere bolognese, discenden­te di una famiglia di militari giunta in Italia nel 1400, figlio di un ufficiale del Regio esercito, ex soldato di Salò, poi di­sertore e in quanto tale condannato dal tribunale della Rsi. «Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me». Al momento dei saluti, torna quella scintilla negli occhi, l’espressione si fa divertita. «Giovanotto, quando esce di qui dia un’occhiata alle mappe su Inter­net. Troverà una sorpresa». Su Google map digitiamo il nome del suo Stato. Ap­pare una bandierina rossa in mezzo al blu del mare, proprio di fronte a Bella­ria- Igea Marina. L’Isola delle Rose vive ancora.
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    ma questo signore è un mito!!!:nworthy:
    L'uomo equilibrato è un pazzo. C. Bukowski
  2.     Mi trovi su: Homepage #5227184
    lucyvanpelt ha scritto:
    a me common basta questo per definirlo un mito (poi, vabbe, ha votato berlusconi... )
       naa .. non c'entra un caSSo se ha votato Berlusconi (al massimo fa capire come anche grandi intelligenze possano essere fallaci (come la Oriana, ad esempio)
    .
    e poi, ed esprimo sempre una opinione personale, eleggere a MIti delle persone solo perché hanno delle grandi menti mi pare abbastanza semplicistico
    .
    allora anche Hitler è un mito, come Stalin, Mussolini ed altro pattume del genere (non li stò paragonando, è un esempio); non crederai mica che NON fossero intelligenti e capaci?
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    alla fine, un cinico potrebbe vedere solo il tentativo di costruire un proprio principato;
    e di guadagnare un bel pò di soldi, esentasse, avendo dichiarata la propria sovrànità sul territorio
    .
    e in ultimo, dato che aveva tutti questi mezzi,non poteva scegliersi un luogo che non fosse di proprietà dell'Eni, giusto per non fornire un giusto pretesto a quelli che sicuramente lo avrebbero avversato ?
  3.     Mi trovi su: Homepage #5227224
    common ha scritto:
    naa .. non c'entra un caSSo se ha votato Berlusconi (al massimo fa capire come anche grandi intelligenze possano essere fallaci (come la Oriana, ad esempio)
    .
    e poi, ed esprimo sempre una opinione personale, eleggere a MIti delle persone solo perché hanno delle grandi menti mi pare abbastanza semplicistico
    .
    allora anche Hitler è un mito, come Stalin, Mussolini ed altro pattume del genere (non li stò paragonando, è un esempio); non crederai mica che NON fossero intelligenti e capaci?
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    alla fine, un cinico potrebbe vedere solo il tentativo di costruire un proprio principato;
    e di guadagnare un bel pò di soldi, esentasse, avendo dichiarata la propria sovrànità sul territorio
    .
    e in ultimo, dato che aveva tutti questi mezzi,non poteva scegliersi un luogo che non fosse di proprietà dell'Eni ? giusto per non fornire un giusto pretesto a quelli che sicuramente lo avrebbero avversato ?


    la mia è una mente semplice... :rolleyes:
    a me piaceva la storia di questo signore che ha provato a vivere a modo proprio, un'avventura ai limiti dell'anarchia e che non per forza deve essere stata vissuta per avere un ruiscontro economico. vabbe, io sono un'idealista (pure utopista...).
    L'uomo equilibrato è un pazzo. C. Bukowski
  4.     Mi trovi su: Homepage #5227247
    common ha scritto:
    ho espresso solo un parere, eh ..
    potresti anche averci visto meglio tu .
    .
    no sull'accostamento grandi menti / miti, però; su quello consiglierei più ponderatezza:doc:
      io non ci avevo pensato a quello che hai scritto tu.
    io mi esalto per nulla... soprattutto per storie come queste, un po' estreme :)
    L'uomo equilibrato è un pazzo. C. Bukowski

  La Repubblica dell'Isola delle Rose

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