1.     Mi trovi su: Homepage Homepage #5263487
    Brutta storia il razzismo. La racconta Ascanio Celestini
    di Mariagrazia Gerina




    C’è la storia di quel sindaco... «Come si chiama? - si interrompe Ascanio Celestini - Gentilini, sì, il sindaco di Treviso. Ecco, lui ce l’ha con tutti, omosessuali, immigrati, a un certo punto si è messo a dare battaglia anche sui cani: dobbiamo difendere i cani italiani, quelli che andavano a fare le passeggiate in campagna con i nostri anziani, basta con queste razze straniere». E poi c’è la storia di quel presidente del Consiglio - Berlusconi, sì - che «una volta, dieci anni fa, era contro i respingimenti, si commuoveva, piangeva per gli immigrati, e adesso ha cambiato idea: meno lacrime, più capelli». E c’è la storia di quelli che vanno scrivendo sui muri: «Solo lame». Personaggi noti, e meno noti, del belpaese che un brutto giorno si scopre razzista. A cui Ascanio Celestini presta la voce per condurci racconto dopo racconto - qualcuno inedito, qualcuno ripreso dal suo repertorio - dentro quella brutta, bruttissima, storia che si chiama razzismo. I protagonisti? «Non bisogna andare a cercarli per forza a Pontida, basta affacciarsi al bar sotto casa...».
    Il razzismo è una brutta storia. Si intitola così lo spettacolo che l’autore di “Scemo di guerra” e di “Pecora nera” porterà in giro per l’Italia. Debutto a Viterbo, il 24 settembre, al Cine-teatro “Il Genio”. E poi il 20 ottobre al Circolo Arci di Grassina (Firenze), il 21 all’Auditorium Paganini di Parma, il 22 al Cenacolo francescano di Lecco, il 19 novembre alla Camera del Lavoro di Piacenza, etc.. Ultima data a Bagno di Romagna, Teatro Garibaldi, il 29 novembre. Una tournée pensata come una campagna contro il razzismo. Promossa dall’Arci, con la collaborazione della Casa Editrice Feltrinelli.
    Un viaggio nel linguaggio razzista, usato con incoscienza o con compiacimento. Nei tic, negli automatismi, nelle paure («che poi sono le stesse nostre») del razzista medio. Quello che proprio perché è consapevole di vivere un conflitto inizia dicendo «Io non sono razzista...». Imparare a fare l’orecchio alle sue parole - spiega Celestini - è lo scopo dello spettacolo: «Perché è come in guerra, una partigiana mi ha raccontato che quando le hanno sparato la prima volta non capiva perché non riconosceva il rumore delle pallottole». Ecco allo stesso modo - dice Celestini - noi dobbiamo imparare a riconoscere il «rumore del razzismo». Entrare in certi automatismi e scardinarli. Impadronirsi della narrazione che sta dietro a certi comportamenti. Perché il razzismo, appunto, è anche e soprattutto una «gran brutta storia». Un modo mistificatorio di raccontare l’altro. «Goebbels diceva: “Ripeti una bugia molte volte, alla fine la trasformi in una verità”».
    Vedi alla voce sicurezza. «Per me è quella quotidiana, fatta di lavoro, scuola per i miei figli, cure mediche se ne ho bisogno», spiega Ascanio. «Il razzismo crescente nella società e quello che trasuda dalle decisioni istituzionali si stanno alimentando a vicenda», avvertono Filippo Miraglia e Paolo Beni dell’Arci, che il 17 ottobre contro il razzismo chiamerà in piazza l’altra Italia.
    Un viaggio nel linguaggio razzista, usato con incoscienza o con piacere. Nei tic, negli automatismi del razzista medio. Quello che proprio perché è consapevole di vivere un conflitto inizia dicendo «Io non sono razzista...». Imparare a fare l’orecchio alle sue parole - spiega Celestini - è il senso del suo nuovo spettacolo: «Perché è come in guerra, una partigiana mi ha raccontato che la prima volta che le hanno sparato non se ne è nemmeno accorta perché non riconosceva il rumore delle pallottole». Ecco allo stesso modo - dice Celestini - noi dobbiamo imparare a riconoscere il «rumore del razzismo». Entrare nei meccanismi che regolano in maniera automatica certe reazioni e scardinarli. Impadronirsi della narrazione che sta dietro a certi comportamenti. Perché il razzismo, appunto, è anche e soprattutto una «gran brutta storia». Un modo mistificatorio di raccontare l’altro. «Goebbels diceva: “Ripeti una bugia molte volte, alla fine la trasformi in una verità”».
    «È per questo - spiega Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione dell’Arci - che abbiamo chiesto al mondo della cultura di aiutarci: perché è inaccettabile che una buona maggioranza del paese consideri normale che in Italia ci possa essere una apartheid fatta di meno diritti per gli immigrati e classi separate per i loro figli».
    «Il razzismo crescente nella società e quello che trasuda dalle decisioni istituzionali si stanno alimentando a vicenda», avverte Paolo Beni, che si prepara a lanciare per il 17 ottobre una manifestazione nazionale contro il razzismo. Prima a teatro, quindi, poi in piazza.
    22 settembre 2009
    L'Unità
    La prima Legge del Giornalismo: confermare i pregiudizi esistenti, piuttosto che contraddirli.
    Alexander Cockburn
    Il mio blog
  2.     Mi trovi su: Homepage Homepage #5263530
    massituo ha scritto:
    alle 23:40 non aspettavo altro di leggere tutta sta roba :asd:
      E che ci vuoi fare c'è chi a mezzanotte litiga su facebook con i razzisti (io) e chi come te denigra queste cose perchè non adatte all'orario.
    Comunque da uno che vota lega mi aspettavo una risposta peggiore, quindi tutto sommato mi va bene.
    :D
    La prima Legge del Giornalismo: confermare i pregiudizi esistenti, piuttosto che contraddirli.
    Alexander Cockburn
    Il mio blog
  3.     Mi trovi su: Homepage Homepage #5263536
    mike75 ha scritto:
    E che ci vuoi fare c'è chi a mezzanotte litiga su facebook con i razzisti (io) e chi come te denigra queste cose perchè non adatte all'orario.
    Comunque da uno che vota lega mi aspettavo una risposta peggiore, quindi tutto sommato mi va bene.
    :D


    se ti fa felice ti dico che odio i negri, i terroni e tutti i clandestini, così almeno le tue belle convinzioni "razziste all'incontrario" trovano appoggio ;)


  4. I'm only happy when it rains  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #5264136
    Treviso, una cliente protesta: "Mi mette a disagio non vedere
    la gente in faccia". Il direttore: suo diritto. Sindaco: caso isolato
    "Il burqa che indossa mi fa paura
    via quella donna dal supermarket"

    dal nostro inviato FABRIZIO RAVELLI

    //










    PIEVE DI SOLIGO
    (Treviso) - "E vedo questa persona, dico persona perché nemmeno so se
    era una donna o un uomo. E mi inquieta, mi inquieta parecchio, mi fa
    anche un po' paura". Un fantasma al supermercato Bennet, un fantasma
    col carrello della spesa. La signora Marisa, casalinga, protesta. Si
    appella alla legge che vieta di girare in pubblico col viso coperto.
    Chiede che si intervenga. Che si chiamino i carabinieri. Che qualcuno
    scopra il volto a quella "persona". Non interviene nessuno, nessuno "ha
    disposizioni". La signora Marisa se ne va, con lei esce quella
    "persona", non si parlano. Un nuovo caso a pochi giorni dalla protesta
    assai più movimentata di Daniela Santanché a Milano. Caso anche raro,
    se è vero quel che dice il sindaco Fabio Sforza: "Mai visto una donna
    col burqa da queste parti, dove pure di islamici ce ne sono parecchi".





    Eppure succede, se ne discute, succederà di nuovo. Diciamo un episodio
    senza schiamazzi, niente a che vedere con quella volta che - qualche
    anno fa - il sindaco-sceriffo di Treviso Gentilini dichiarò una guerra
    personale alle donne velate. Ma è proprio la cornice modesta,
    domestica, di una spesa al supermercato a far drizzare le antenne. Il
    "disagio" davanti a una persona che non si lascia vedere, addirittura
    la paura. Paura di un fantasma sconosciuto.
    Razzismo? Il solo a
    pronunciare la parola è Sandro Michelet, direttore del supermercato,
    che all'Ansa dichiara: "Fare la spesa è un diritto di quella donna. Noi
    non siamo razzisti e non troviamo nulla di male se uno osserva le sue
    tradizioni". E aggiunge la nota professionale: "Fra l'altro quella
    donna frequenta il negozio da tempo, accompagnata dal marito". La
    signora Marisa non accetta: "Nemmeno io sono razzista, ci mancherebbe.
    Ho vicini e amici musulmani, che vengono a cena a casa mia. Sono
    praticanti. Io conosco i loro precetti alimentari, e mi adeguo. Per
    esempio, non uso aceto perché è fatto col vino".



    OAS_RICH('Middle');







    Quindi, più che sull'eventuale razzismo, bisogna discutere di quella
    "paura", di quel "disagio" nel vedersi accanto una donna coperta da
    capo a piedi. Ma quando mai si può avere paura di una donna che fa la
    spesa col marito? Marisa racconta, ed è un racconto fosco: "Vedo questa
    persona, accompagnata da un uomo con la barba lunga. Lei aveva un
    mantello marron fino ai piedi, spuntavano solo le scarpe basse, specie
    di scarponcini, e un pezzetto dei pantaloni neri. Aveva guanti neri. Il
    viso era coperto da un velo nero fino a metà busto, con appena una
    fessura per gli occhi". Pakistani, probabilmente. "Personalmente mi
    infastidisce che una donna, se era una donna, vada in giro come se
    fosse da nascondere. Mi mette a disagio non vedere la gente in faccia".





    Va allo sportello, parla con due ragazze e con il direttore: "C'è una
    donna così e così, non mi pare corretto che circoli a viso coperto.
    Loro, giustamente, non sapevano che cosa fare. La cosa è finita lì".
    Era la prima volta di questo "fastidio"? "Sì, qui ce n'è davvero
    pochissime che vanno coperte in quel modo. Le mie amiche islamiche
    vanno coi capelli nascosti, ma il viso è libero". La prima volta che
    questa paura viene allo scoperto, e cresce alimentata da "buoni
    propositi" di libertà. Non ci sarà un seguito: "Sono una donna libera,
    e non voglio vedere le donne trattate a quel modo. Non faccio politica,
    non sono iscritta a partiti, e se proprio lo si vuol sapere non ho mai
    votato a destra".





    Il clamore innescato dalla Santanché, comunque, qualcosa ha smosso. La
    signora Marisa dice solo: "Concordo con lei, fra molte virgolette, se
    davvero vuole abolire il burqa in Italia. Lo intendo come una
    liberazione delle donne da questa imposizione, se è un'imposizione. La
    legge che vieta di andare a viso coperto esiste, e certo se lei vuole
    entrare in una banca con un passamontagna o col casco integrale qualche
    problema ce l'avrà. O no?". Una battaglia di libertà? "Dico solo: spero
    che casi come questo servano a chi viene in Italia, per non essere
    costretta. E se la legge può essere un escamotage per liberarle, ebbene
    si usi, e queste donne sappiano che da noi non si fa così". Difficile,
    comunque, che la discussione divampi qui a Pieve di Soligo. Ma se si
    comincia a chiedere che i carabinieri scoprano a forza il volto di una
    donna velata, forse c'è da preoccuparsi davvero.






    Il sindaco Fabio Sforza, che guida una giunta Pdl-Lega, smorza: "Qui
    gli islamici sono soprattutto del Bangladesh, e le loro donne vanno
    vestite con veli coloratissimi e molto belli da vedere". Ci sono anche
    molti che vengono dal Marocco, come il signor Mohamed che entra al
    Bennet insieme alla moglie e a due bambini. La donna ha il velo nijab,
    e il viso scoperto. "Dico la verità - è il parere di Mohamed, pizzaiolo
    in cerca di lavoro - A me vedere una donna col burqa dà molto fastidio.
    Una volta in un negozio ne hanno fermata una, perché sotto il mantello
    nascondeva roba rubata". Dove, qui a Pieve di Soligo? "Ma no, al mio
    paese, in Marocco".
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.
  5. I'm only happy when it rains  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #5264144
    Entra il nigeriano del Treviso e i tifosi veneti se ne vanno
    Repubblica — 28 maggio 2001
      pagina 45
      sezione: SPORT


    TERNI - Il nigeriano Omolade non dimenticherà il suo esordio in serie
    B, avvenuto ieri al 23' del secondo tempo di TernanaTreviso. Quando l'
    allenatore del Treviso Sandreani lo ha messo in campo, i pochi tifosi
    veneti sugli spalti, circa una trentina, hanno arrotolato gli
    striscioni e sono usciti dallo stadio. Episodo scioccante. Gli ultras
    trevigiani, quasi tutti legati a movimenti di estema destra, non sono
    nuovi a manifestazioni di intolleranza razzista. Ne aveva già fatto le
    spese anche il brasiliano Pelado, che fu costretto a cambiare squadra.
    La partita è finita 31 per gli umbri.
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.
  6. I'm only happy when it rains  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #5264146
    Treviso, offensiva anti-musulmani Gentilini: sono come un tumore
    Repubblica — 23 dicembre 2007
      pagina 16
      sezione: CRONACA


    TREVISO - Tempi duri per i musulmani nella città amministrata dal
    sindaco Gobbo e dallo sceriffo Gentilini: una cinquantina di fedeli è
    stata costretta a celebrare la preghiera collettiva del venerdì in un
    parcheggio, con i tappeti stesi sull' asfalto, dopo che l'
    amministrazione leghista ha proibito loro di riunirsi nel centro
    sportivo messo a disposizione, gratuitamente, da un imprenditore
    locale. Non è facile, per gli islamici, trovare un luogo di culto nella
    città roccaforte del Carroccio: in passato si riunivano nella sala di
    un oratorio dell' hinterland ma le pressioni della Lega - che ha
    inviato una lettera di protesta al Vescovo - hanno indotto il parroco a
    revocare il permesso. Da parte sua, il sindaco nega che il divieto
    costituisca una vessazione: «Lo Sporting Club non è omologato a
    ospitare tutte quelle persone - afferma Giancarlo Gobbo - Qui l'
    intolleranza non c' entra, è una questione di regole e a Treviso la
    legge la facciamo rispettare». «Tanta severità è quantomeno sospetta»,
    ribatte a distanza Giuseppe Zambon, il proprietaro del circolo
    sportivo: «In passato qui abbiamo ospitato molti convegni e feste e mai
    Comune e polizia municipale hanno avuto qualcosa da obiettare».
    Legalismo o persecuzione? A chiarire il significato reale del "niet",
    ci ha pensato come al solito, il duro dei padani, Giancarlo Gentilini:
    «Era un tumore che poteva degenerare in metastasi, noi l' abbiamo
    estirpato». Amarezza e sdegno tra i fedeli musulmani: «L'
    amministrazione dimostra, ancora una volta, un livello culturale e
    politico molto basso. è vergognoso come a Treviso si continuino a
    calpestare i diritti delle minoranze», dichiara il presidente della
    comunità Joussef Tadil. «Solo due giorni fa i vigili sono venuti a
    controllarci, uno ad uno, durante la preghiera. Potevano benissimo
    farlo prima o dopo, senza interferire in un momento che per noi è
    sacro». Anche la prossima preghiera settimanale si svolgerà all'
    aperto, stavolta nel piazzale di un' abitazione privata di proprietà di
    un fedele musulmano, nel paesino di Villorba, alle porte del capoluogo.
    Ma non si escludono altri intoppi: gli amministratori locali leghisti,
    hanno già fatto sapere di non gradire affatto «un assembramento di
    stranieri». Nel centrodestra, Forza Italia tace imbarazzata e solo An
    sembra condividere la linea della giunta. Durissime, invece le reazioni
    da sinistra. «Un orrido segnale di inciviltà che rischia di attirare
    sui veneti l' odio dei fanatici», commenta il sociologo e consigliere
    regionale verde Gianfranco Bettin. «Un' offensiva razzista senza
    precedenti», fa eco il dirigente dei Comunisti italiani Nicola Atalmi,
    autore di un appello alla Chiesa cattolica affinché «metta all' indice
    la follia persecutoria della Lega». Sferzante, infine, l' editoriale
    della Tribuna, il quotidiano più diffuso nel Trevigiano: «Un'
    escalation che lascia sbigottiti e proietta un' ombra cupa, violenta,
    sulla città e sulla Marca», scrive il direttore Sandro Moser. «Ciò che
    stupisce però - aggiunge - è che pochi, pochissimi, nella cosiddetta
    società civile, anche di fronte alle manifestazioni più brutali e
    vergognose di intolleranza, fanno sentire la loro voce. Da che parte
    stanno, davvero, i trevigiani?»
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.
  7. I'm only happy when it rains  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #5264149
    Pulizia etnica contro i gay l' uscita choc di Gentilini
    Repubblica — 10 agosto 2007
      pagina 15
      sezione: POLITICA INTERNA


    TREVISO - Lo sceriffo Genty, come lo chiamano i suoi estimatori, ha
    estratto di nuovo la pistola e si è inventato un' altra crociata. Nel
    mirino del pittoresco prosindaco leghista Giancarlo Gentilini stavolta
    sono finiti i gay. Anzi, i «culattoni», come li chiama lui, col suo
    linguaggio forbito da vecchio alpino, nei confronti dei quali promette
    addirittura di fare «pulizia etnica». Come aveva già detto, e in parte
    fatto, per gli immigrati, gli islamici, le prostitute, gli zingari, i
    tossicodipendenti, gli spacciatori, i delinquenti, messi tutti
    confusamente al bando dalla sonnolenta ma birichina cittadina di
    «Signore & Signori». È scoppiato un putiferio. Proteste e denunce
    da tutta Italia, richieste di dimissioni e di intervento del ministro
    degli interni, reazioni indignate non solo dal centrosinistra ma anche
    da tutto il centrodestra, dal governatore forzista del Veneto Giancarlo
    Galan al capogruppo dell' Udc alla Camera Raffaele Volontè. Persino uno
    dei leghisti più ruspanti come Roberto Calderoli ha preso le distanze.
    E l' Arcigay invita «tutti i democratici» a protestare domani a Treviso
    davanti al municipio «con un triangolo rosa al petto, il simbolo dei
    detenuti omosessuali nei campi di concentramento», annuncia Alessandro
    Zan, presidente veneto dell' associazione. Ci sarà anche un "kiss in"
    sotto le finestre di Genty, un bacio in pubblico di decine di coppie
    omosessuali. Lo sceriffo ha fatto sapere che li farà cacciare. La nuova
    sortita Genty l' ha fatta davanti alle telecamere di una tivù privata,
    «Rete Veneta», quando ha saputo dell' esistenza di un punto di ritrovo
    per scambi di coppia omosessuali in un parcheggio di via Ospedale, e ha
    deciso di intervenire prontamente. «Darò subito disposizioni alla mia
    comandante dei vigili affinché faccia pulizia etnica dei culattoni», ha
    tuonato. Ha promesso «controlli mirati» e più telecamere. «Quando la
    mia polizia vigilerà nella zona, ci sarà un fuggi fuggi generale», ha
    annunciato festante. Ed ha aggiunto: «Devono andare in altri capoluoghi
    di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c' è
    alcuna possibilità per loro». Poi, quando ha visto le reazioni, è
    sbottato: «Manca poco che intervenga l' Onu!», ma ha tentato di
    minimizzare: «Era soltanto un' espressione colorita». Solo il suo
    sindaco, il leghista Giampaolo Gobbo, uno che vuole le case chiuse e
    quartieri a luci rosse, lo difende: «Non mi preoccupa il suo
    linguaggio, lui parla sinceramente, il problema è il decoro pubblico, e
    il problema esiste». Ma nemmeno Calderoli, lui che ha scritto «viva la
    mona» sulla maglietta, la manda giù: «Ben venga la pulizia nelle zone
    degli scambisti e della prostituzione, ma parlare di pulizia etnica dei
    culattoni, proprio no. Mi spiace ma non ci sto». Anche tutto il
    centrodestra si schiera contro lo sceriffo. Duro l' Udc Volonté:
    «Parole incivili, un oltraggio alla decenza». Idem l' ex An Storace:
    «Sbaglia, deve imparare a rispettare le persone». Severo l' azzurro
    Galan: «Ci vuole rispetto, non intolleranza «. Dal centrosinistra
    grandina. «Parole gravissime e incivili», per Rosy Bindi. «Affermazioni
    ignobili», per Russo Spena di Rifondazione. «Vergognose», per il
    ministro Barbara Pollastrini. «Ha superato ogni limite, si dimetta»,
    sbotta Luana Zanella dei Verdi. «Ha commesso un reato», incalza Franco
    Grillini dell' Unione. «È istigazione a delinquere», per il ministro
    Pecoraro Scanio. Vladimir Luxuria invoca «pulizia etica nel linguaggio
    di chi riveste importanti cariche pubbliche», mentre il Circolo Mieli
    annuncia una querela per «apologia del nazismo», e l' Arcigay chiede l'
    intervento del ministro degli interni. Ma la magistratura si ritrae.
    «Non vedo alcuna istigazione all' odio verso gli omosessuali», dice il
    procuratore di Treviso Antonio Fojadelli. Per lui è solo una questione
    di cattivo gusto. grillini Per il parlamentare dell' Unione Franco
    Grillini "Gentilini ha commesso un reato". "Parole gravissime", dice
    Rosy Bindi. Barbara Pollastrini: "È una vergogna" Galan Condanna
    unanime della Cdl. Per il governatore forzista del Veneto Giancarlo
    Galan "ci vuole rispetto, non intolleranza". Il capogruppo Udc Volontè:
    "Parole incivili". - ROBERTO BIANCHIN
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.
  8. I'm only happy when it rains  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #5264150
    Sei napoletano e puzzi costretto a cambiare scuola
    Repubblica — 22 luglio 2009
      pagina 10
      sezione: CRONACA


    TREVISO - Figlio di camorrista, meridionale, sei puzzolente. Sono solo
    alcune delle offese che doveva affrontare ogni giorno un ragazzino di
    prima media dai suoi compagni di classe, in un istituto di Treviso. Una
    situazione che ha convinto la madre ad iscriverlo in un' altra scuola.
    Il dodicenne, che da due anni vive in Veneto con la mamma, era stato
    bocciato al termine della prima media. «C' era una situazione non
    serena, e il rendimento di mio figlio ne ha risentito. Ma sulla
    bocciatura non dico nulla, se non ha studiato è giusto» ha detto la
    donna raccontando la sua vicenda ad un emittente televisiva locale,
    Antenna Tre Nordest. La signora era stanca delle offese e dei
    comportamenti razzisti che il ragazzino subiva dai compagni. Ha scelto
    di non presentare alcuna denuncia, ma ha tolto il figlio da quella
    scuola, nel centro della città. «I compagni lo sbeffeggiavano -
    racconta - intonavano canzoni contro i napoletani, dicevano di aver
    paura di lui, perché figlio di un camorrista, e lo emarginavano». Tra i
    gesti più odiosi riferiti dalla signora, l' abitudine di alcuni
    compagni di disinfettare le penne dopo che lui le aveva toccate. La
    madre dell' adolescente sostiene di aver provato a far presente la
    situazione alle insegnanti, ma si sarebbe sentita rispondere che era
    suo figlio ad avere problemi. Un caso che ricorda quello dello scorso
    anno in un piccolo paese della provincia di Treviso raccontato da un'
    altra mamma napoletana. Nel pieno dell' emergenza rifiuti in Campania
    suo figlio di 8 anni era stato deriso per mesi dai compagni che lo
    chiamavano «monnezza». In quell' occasione, classificata come un caso
    grave caso di bullismo, dato che i protagonisti avevano appena 7-8
    anni, l' Ufficio scolastico regionale aveva inviato nella scuola i
    propri ispettori. La vicenda aveva però già ferito il ragazzino, che si
    era chiuso in se stesso, scrivendo nel diario le cattiverie ricevute
    dai compagni. Anche qui la scelta finale dei genitori era stata quella
    di far cambiare scuola al bambino.
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.
  9. I'm only happy when it rains  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #5264152
    Costretto a cambiare scuola lo insultavano: sporco kosovaro
    Repubblica — 18 settembre 2009
      pagina 22
      sezione: CRONACA


    TREVISO - Un ragazzino kosovaro di tredici anni costretto a cambiare
    scuola perché preso in giro dai compagni di classe. Non ne poteva più
    di subire insulti razzisti, di ascoltare offese che lo ferivano, così
    ha chiesto ai genitori di cambiare scuola. Un altro episodio di
    baby-bullismo a sfondo razziale che scuote Treviso, città simbolo del
    potere leghista in Veneto. Il nuovo caso viene a galla pochi giorni
    dopo che una sedicenne, scoperta a rubare ai Magazzini Coin, ha
    insultato il vigilante di colore che l' aveva sorpresa con un paio di
    pantaloncini e un reggiseno in borsa, senza averli pagati. Storie
    quotidiane di razzismo che si consumano nel cuore del Nordest. La
    triste vicenda del ragazzino kosovaro è emersa casualmente dopo un'
    ordinaria lite tra coetanei. E' successo che la titolare di un bar in
    centro città ha chiamato il 113 dicendo che all' interno del locale si
    era rifugiato un ragazzo di 13 anni italiano per sfuggire all'
    inseguimento di due coetanei kosovari. All' arrivo delle volanti è
    emersa la vera storia, confermata dallo stesso ragazzino trevigiano. Il
    più piccolo dei kosovari ha infatti raccontato agli agenti che lo
    scorso anno è stato costretto a cambiare scuolaa causa dei continui
    soprusi subiti dal giovane italiano, rifugiatosi all' interno del bar,
    spalleggiato dagli altri compagni di classe. Ha ricostruito per filo e
    per segno un anno scolastico da dimenticare, con i compagni di classe a
    sbeffeggiarlo dalla prima all' ultima ora. L' altro giorno l' incontro
    casuale per le strade di Treviso. Il ragazzino italiano sostiene che la
    coppia di amici lo voleva picchiare, per questo lui si è rifugiato all'
    interno del bar. In realtà i due immigrati l' hanno rincorso perché
    sono stati offesi. Comunque sia, l' episodio ha consentito la
    ricostruzione di una vicenda ben più seria e triste. Gli agenti hanno
    ascoltato il racconto, confermato dal giovane italiano, che è stato poi
    accompagnato a chiedere scusa ai due kosovari. Così, quello che all'
    apparenza era sembrato un sopruso dei due stranieri si è rivelato l'
    esatto contrario. Il ragazzino trevigiano ha chiesto scusa, ma non è
    detto che la vicenda sia chiusa qui. Dovranno ora essere compiuti
    ulteriori accertamenti sui motivi che hanno indotto il tredicenne
    straniero a cambiare scuola. E' finita invece in questura la sedicenne
    sorpresa a rubare da Coin al termine di una vicenda incredibile. Quando
    l' antitaccheggio posizionato all' uscita del grande magazzino ha
    iniziato a suonare, la guardia di colore incaricata di svolgere i
    controlli ha fermato la ragazza che, alla richiesta di controllare il
    contenuto della borsa ha perso la testa: «Negro di m...», si è messa ad
    urlare di fronte ai clienti del negozio allibiti. «Lasciami stare che
    tanto voi siete tutti spacciatori», ha poi aggiunto. Ma a finire in
    questura è stata lei.  - NICOLA PELLICANI
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.
  10. I'm only happy when it rains  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #5264157
    In due minuti un po' di sparate "innocue" di Gentilini e relative conseguenze....
    Mi consolo appurando che pure io son diventato razzista.... prima o poi doveva succedere....
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.
  11.     Mi trovi su: Homepage #5265537
    Razorbladeromance ha scritto:
    In due minuti un po' di sparate "innocue" di Gentilini e relative conseguenze....
    Mi consolo appurando che pure io son diventato razzista.... prima o poi doveva succedere....
      ankio sono diventato razzista pero a prescindere se nord o sud con chi nn è sulla mia filosofia di vita:\
    SIGNORI SI NASCE, ED IO MODESTAMENTE LO NACQUI'

    [URL=http://imageshack.us][/URL] [URL=http://imageshack.us][IMG]http://img464.imageshack.us/img46
  12.     Mi trovi su: Homepage Homepage #5265948
    Ho visto ieri la prima dello spettacolo, mi è piaciuto abbastanza.
    Dura un'ora e 40 minuti circa, lui è splendido, prima e dopo lo spettacolo stava in mezzo alla persone a chiacchierare con chiunque volesse.
    Io ve lo consiglio. è divertente e amaro, come sempre! :)
    [SIZE=1,8]"Mentre legge i resoconti dei problemi che s’agitano all’estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano" (Studio dell'uomo, R.Linton)

  Brutta storia il razzismo

Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!

         

Online

Ci sono 0 ospiti e 0 utenti online su questa pagina