1.     Mi trovi su: Homepage #5515398
    Articolo molto interessante, grande Alberto!
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    Lo voglio rileggere con calma questa sera: ho già due o tre argomenti di cui voglio discutere e un gioco da citare - quell'Infinite Space per NDS, che ho appena finito di recensire, dove il tutorial è completamente assente.
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    Sottoscrivo in pieno questo lungo passaggio:
    [cit]Purtroppo tanti piccoli sviluppatori giapponesi, ancorati alla realtà del loro paese, dove la lettura e il nozionismo hanno una valenza diversa rispetto al mondo occidentale, non sono riusciti a capire questa fondamentale differenza di approccio e di conseguenza non sono riusciti a imporre i loro prodotti all’utenza allargata del mercato occidentale. Inutili giri di parole, cutscene non saltabili, molteplici richieste di conferma, dialoghi super-lenti: questi gli errori di tanti sviluppatori giapponesi, incapaci di farsi amare dal pubblico occidentale.
    Nonostante l’iniezione di giapponesissima “nintendosità”, negli ultimi anni sono stati gli studi occidentali a riuscire ad adattarsi meglio alle nuove richieste del pubblico, mentre quelli giapponesi, pur con le debite eccezioni, sono rimasti per lo più concentrati sul loro mercato. In questa tendenza, almeno personalmente, vedo il peso del linguaggio, dell’interfaccia utente e della distanza culturale, che spesso impediscono a uno sviluppatore orientale, pur bravo, di proporre uno stile di narrazione che sia intrigante per un giocatore occidentale. Il declino dei JRPG negli ultimi anni non è affatto un caso.[/cit]

    [Modificato da chrono il 14/04/2010 14:01]

  2.     Mi trovi su: Homepage #5515568
    Leggendo questo interessante articolo mi è tornato alla mente un episodio della prima stagione di Heroes, in cui Hiro DEVE LEGGERE le istruzioni prima di accendere un'automobile. La scena era lollosissima ma ben descrive, come nell'articolo, l'INQUADRAMENTO dei giapponesi. Ma possibile che anche nei videogiochi i giapponesi debbano perdere così tanto tempo a leggere prima di poter giocare? E' assurdo, il GIOCO è un passatempo, NON una materia scolastica. Gli sviluppatori giappi devono sicuramente imparare dalle ultime e numerose chicche occidentali.
  3. conferenza  
        Mi trovi su: Homepage #5515713
    Sono abbastanza d'accordo con l'osservazione di Woodblade (che ringrazio per continuare a curare la rubrica Tondemonai). A quanto mi sembra di capire, i giapponesi amano molto i giochi "strategici" (che diventano inevitabilmente GdR strategici, o Simulation RPG, per usare la loro dicitura), i GdR con combattimenti a menu, e le avventure grafiche. Ovvero tutte cose che si basano generalmente su un insieme di regole precise, con statistiche varie da consultare, e in cui ogni scelta viene fatta ponderando bene le variabili di gioco, con tutto il tempo a disposizione nella scelta della propria "mossa", che faremo tramite un menu e non in tempo reale.
    Strategia, insomma.
    E come insegnano i giochi strategici, la soddisfazione è più grande quanto più siamo in grado di gestire al meglio le varie informazioni e risorse a nostra disposizione. Questa osservazione mi sembra si sposa bene con quella di Woodblade, ovvero la necessità di fornire tutti gli elementi utili al giocatore per pianificare la propria mossa, in modo tale che in nessun momento il giocatore abbia la sensazione che qualcosa sia totalmente imprevedibile, casuale, al di fuori del nostro controllo.

    Oltre a questo, però, devo dire che ho notato una certa prolissità nei giochi giapponesi non soltanto relativamente al tutorial, ma anche (e direi soprattutto, almeno riguardo alla mia limitata esperienza) per quanto concerne la storia. Giochi d'azione in cui ogni tanto spuntano dialoghi su dialoghi dalla dubbia (per essere generosi) utilità, fatti tra l'altro utilizzando sempre gli stessi stereotipi di personaggi, situazioni e temi, per cui ci si chiede se era effettivamente necessario spezzare l'azione per far dire ai personaggi sempre le solite frasi trite e ritrite...

    Quindi riassumendo la mia sensazione è sempre stata che ai giapponesi piace in generale la parola scritta in sè (oltre all'elemento "strategico" nei videogiochi, così come probabilmente nella vita reale). Non a caso, mi sembra che i giapponesi siano tra i popoli più alfabetizzati del mondo, che leggono di più e che scrivono più blog rispetto ad altri popoli.

    Se sono leggende metropolitane o no, ancora non lo so, ma in fondo sto scrivendo sul forum anche per questo. X'D

    [Modificato da njoe il 14/04/2010 16:04]

  4. ottimo  
        Mi trovi su: Homepage #5516075
    beh in effetti i giapponesi sono proprio così...giustamente l'autore cita il film Lost in Translation, dove Bill Murray assisteva a dialoghi lungi e incomprensibili che tradotti risultavano brevissimi...
    la chiave della loro prolissità è data secondo me dall'eccessiva cortesia e formalità nei rapporti interpersonali, che obbliga a salutare all'inzio e alla fine della frase, ad usare avverbi e proposizioni che rendono le frasi più comprensibili, alla eccessiva timidezza che li spinge ad essere eccessivamente lunghi nei dialoghi per paura di non farsi capire...
    sono stato in Giappone in vacanza, e faccio un esempio: alla receptionist di un albergo ad Hiroshima chesi a che ora chiudessero gli Onsen normalmente (le terme). lei mi ha chiesto in quale volessi andare, in inglese un po stentato, e gli ho mostrato la lonely planet con il nome, scritto anche in caratteri giapponesi, e il numero di telefono...si è offerta gentimente di telefonare per me, ed ecco ciò che ha fatto: ha annotato su un fogliettino il nome e il numero nonostante avesse la guida in mano, e si è scritta la mia domanda(che era a che ora chiudesse quel pomeriggio). al telefono, per quanto sono riscito a capire, ha detto buonasera qui è la receptionist sig.ra Blaaa dell'Hotel ...di Hiroshima, buonasera, scusi se disturbo, chiamo per conto del signor....., cliente dell'albergo che è qui davanti a me,scusi, parlo con l'ONsen ....si, grazie di nuovo, il mio cliente sig.....vorrebbe sapere gli orari di apertura dell'Onsen, apertura e chiusura, sabato domenica festivi, si grazie tante aspetti ora lo annoto si grazie, quindi apre alle 8 chiude alle 1730, domenica chiuso, feste sceguenti chiuso, ok, si grazie , grazie da parte del client e dalla sig. ra dell'Hotel ...di Hiroshima!
    ve lo giuro, una conversazione di 10 minuti per una domanda di 5 secondi...mi sembrava di essere anche io in Lost in Traslation!
    In effetti nell'ambito dei giochi questa prolissità può alla lunga essere noiosa...oramai i GDR giapponesi non sono più una novità da tanti anni, e per noi europei inizia ad essere fastidiosa...un errore che stanno commettendo in Giappone è però quello di occidentalizzare la loro cultura, con creazione di mode e stereotipi, sia nella vita reale, che nei videogiochi, che a noi fanno uscire gli occhi da fuori! vi assicuro che vedere le ragazzine a Tokyo e Osaka truccate e acconciate come delle bambole anni 50,con orpelli pacchiani e acconciature di capelli superstrambe, farebbe ridere anche il più truzzo degli italiani! Cosa che credo avvenga nei personaggi di FFXIII, come ho letto nei commenti, a discapito anche della storia, priva del fascino delle trame dell'era PS1.
    Un'altra cosa riguardo la mania delle istruzioni: i giapponesi non sono capaci di migliorare semplificando, ma sono aggiungendo...già il fatto che le strade non hanno numeri civici in ordine progressivo ma approssimativamente nell'ordine in cui sono stati costruiti i palazzi la dice lunga sul modo di pensare....o il fatto di non avere il bidet ma un water supertecnologico che nessuno sa usare!!
    Un consiglio: andate in giappone, c'è qualcosa di speciale che vi rimarrà nel cuore, ma... per un europeo adattarsi alla loro vita è quasi impossibile, ho provato ad immaginare di vivere li ma è un altro mondo....
    Ciao
    Lunga vita e prosperità
  5.     Mi trovi su: Homepage #5516282
    Eccomi caro. Primo, complimenti ancora. Avrei voluto scriverlo io un articolo così!
    .
    Due suggestioni. Da qualche anno ormai leggo romanzi di autori giapponesi, ma in Giappone non sono mai stato. Il dilemma è questo: quando mi immergo nella lettura di questi testi, non riesco a percepire il Giappone, almeno non quello che viene narrato da chi ci vive o ci è stato. L'esperienza descritta, le azioni dei protagonisti, se non in casi estremi e in alcune abitudini quotidiane - radicalmente diverse dalle nostre - sembrano talmente simili al "vivere" occidentale da farmi dimenticare l'alterità del testo. Delle dua l'una: o somiglio sempre più io a un giapponese o, come più probabile e plausibile, gli autori che affronto sono in qualche modo dei punti di collegamento tra cultura occidentale e orientale. Parlo di Murakami Haruki, Yukio Mishima, Inoue Yasushi, Kawabata Yasunari, Kazuo Ishiguro (questo in particolare - meraviglioso - vive praticamente da sempre in Inghilterra) o Ogawa Yoko. Forse solo Randy Taguchi (Antenna, Presa Elettrica) mi ha fatto percepire una certa distanza di usi e costumi. Ma Randy Taguchi è completamente fuori di testa (per scherzo, si intende. Ho avuto modo di ascoltarla durante un Far East Festival a Udine e mi ha fatto un'ottima impressione). Che romanzo mi consiglieresti di leggere per sprofondare pienamente nella cultura giapponese? Qualcosa che descriva - anche in modo ironico - i piccoli gesti sclerotizzati o aneddoti di vita quotidiana.
    .
    Punto secondo. Torniamo ai videogiochi. Vivo la tua stessa situazione. Tre quarti degli ultimi titoli che ho giocato, e pure recensito qui su Next, erano orribilimente deficitari dal punto di vista dei dialoghi. Tonnellate di testo inutile, sbrodolante e sbrodoloso, che avevano un'unica funzione: spiegare fin nel più piccolo particolare quello che stava succedendo. Penso a Nostalgia, Phantasy Star Zero o Endless Frontier... agonie ludiche nel vero senso della parola, quando si trattava di seguire lo svolgimento della storia. Come giustamente dici, sono titoli gravati dall'impossibilità di skippare i dialoghi o le sequenze animate, che costringono a ripetere più volte gli stessi passaggi, non lasciano spazio alla fantasia e frenano il ritmo di gioco ogni volta che - per miracolo - tende ad accelerare.
    .
    Eppure, anche dal punto di vista dei tutorial, ci sono eccezioni. Penso a Knights in the Nightmare di Sting, dove le prime ore di gioco sono un immenso tutorial giocabile che spiega, senza essere opprimente, le tante e complesse funzioni di gioco. Senza di quello non si andrebbe da nessuna parte: essenziale, ben fatto, profondo. C'è il caso, invece, del bellissimo Infinite Space. Il giocatore è gettato nella mischia subito, senza tanti preamboli e spiegazioni. Più del 50% della critica occidentale sottolinea come difetto la totale assenza di spiegazioni e il senso di abbandono in cui è lasciato il giocatore. Sorprendente, nell'economia del discorso fatto fino ad ora, che un titolo simile sia Giapponese. Dal mio punto di vista, quel senso di abbandono e la necessità di sopravvivere alle prime ore di gioco è un punto di forza notevolissimo di Infinite Space. Si ha, finalmente, la sensazione di vivere un'avventura: cosa che sempre più raramente capita nei giochi di ruolo giapponesi, troppo guidati, lineari e spiegati.
    Di converso, noto che citi con accento negativo Valkyrie Profile Covenant of the Plume. Hai trovato legnosi i dialoghi? Che cosa ti ha lasciato perplesso?

    [Modificato da chrono il 14/04/2010 21:51]

  6. assassin's creed 2  
        Mi trovi su: Homepage #5521423
    chrono ha scritto:
    Eccomi caro. Primo, complimenti ancora. Avrei voluto scriverlo io un articolo così!
    .
    Due suggestioni...
     Mi scuso innanzitutto per l'attesa!
    Sui romanzi, invero non ci
    crederai ma direi che tu leggi molti più autori giapponesi di me :)), per cui difficilmente saprei consigliarti
    qualche testo del tipo che vorresti. Io ho letto giusto Murakami,
    Mishima, qualcosina delal Yoshimoto che comunque non mi fa impazzire e
    poi un altro po' di autori classici ai tempi dell'università. Comunque
    almeno su Murakami posso confermarti che è senza dubbio contaminato
    dall'occidente. In ogni caso, considera che gli atteggiamenti più
    "autistici" o comunque alieni del Giappone si notano soprattutto negli
    individui che fanno parte della società adulta, mentre con i giovani,
    soprattutto quelli più svegli e interessati al mondo al di fuori del
    Giappone, è molto più semplice instaurare un dialogo costruttivo. Gli
    scrittori, soprattutto quelli pubblicati in occidente, nel bene e nel
    male sono più vicini a questi giovani che non ai salary man, per cui
    certi aspetti della società giapponese risultano giocoforza più
    difficili da notare. Comunque se mi viene in mente qualche autore te lo dico.
    Sui tutorial chiaramente non possiamo generalizzare. Ci sono giochi giapponesi che ne hanno di ben fatti, e poi metterei anche la totale assenza di tutorial in un gioco complesso come un problema, seppur di taglio completamente opposto, perché significa che lo sviluppatore si aspetta che il giocatore perda del tempo per capire come funzionano delle cose banali, tempo che potrebbe essere investito in altro modo.
    In Valkyrie, ci ho giocato tempo fa, ma ricordo che avevo delle serie incomprensioni sul sistema di gioco, ma se devo dire la verità non ho approfondito moltissimo perché la meccanica dei personaggi da uccidere non mi faceva impazzire.
  7. assassin's creed 2  
        Mi trovi su: Homepage #5521429

    Quindi riassumendo la mia sensazione è sempre stata che ai giapponesi piace in generale la parola scritta in sè (oltre all'elemento "strategico" nei videogiochi, così come probabilmente nella vita reale). Non a caso, mi sembra che i giapponesi siano tra i popoli più alfabetizzati del mondo, che leggono di più e che scrivono più blog rispetto ad altri popoli.
    Se sono leggende metropolitane o no, ancora non lo so, ma in fondo sto scrivendo sul forum anche per questo. X'D
     
    Direi che è proprio così. Tanti sviluppatori giapponesi tendono a inserire dialoghi dove non servirebbero o comunque senza farli risultare interessanti o a tono con il gioco. A volte il problema dipende anche dalla traduzione, ma in linea di massima questi orpelli sono spesso fuori luogo.
  8.     Mi trovi su: Homepage Homepage #5521430
    ataru19752000 ha scritto:
    beh in effetti i giapponesi sono proprio così...giustamente l'autore cita il film Lost in Translation, dove Bill Murray assisteva a dialoghi lungi e incomprensibili che tradotti risultavano brevissimi...
    la chiave della loro prolissità è data secondo me dall'eccessiva cortesia e formalità nei rapporti interpersonali, che obbliga a salutare all'inzio e alla fine della frase, ad usare avverbi e proposizioni che rendono le frasi più comprensibili, alla eccessiva timidezza che li spinge ad essere eccessivamente lunghi nei dialoghi per paura di non farsi capire...
    sono stato in Giappone in vacanza, e faccio un esempio: alla receptionist di un albergo ad Hiroshima chesi a che ora chiudessero gli Onsen normalmente (le terme). lei mi ha chiesto in quale volessi andare, in inglese un po stentato, e gli ho mostrato la lonely planet con il nome, scritto anche in caratteri giapponesi, e il numero di telefono...si è offerta gentimente di telefonare per me, ed ecco ciò che ha fatto: ha annotato su un fogliettino il nome e il numero nonostante avesse la guida in mano, e si è scritta la mia domanda(che era a che ora chiudesse quel pomeriggio). al telefono, per quanto sono riscito a capire, ha detto buonasera qui è la receptionist sig.ra Blaaa dell'Hotel ...di Hiroshima, buonasera, scusi se disturbo, chiamo per conto del signor....., cliente dell'albergo che è qui davanti a me,scusi, parlo con l'ONsen ....si, grazie di nuovo, il mio cliente sig.....vorrebbe sapere gli orari di apertura dell'Onsen, apertura e chiusura, sabato domenica festivi, si grazie tante aspetti ora lo annoto si grazie, quindi apre alle 8 chiude alle 1730, domenica chiuso, feste sceguenti chiuso, ok, si grazie , grazie da parte del client e dalla sig. ra dell'Hotel ...di Hiroshima!
    ve lo giuro, una conversazione di 10 minuti per una domanda di 5 secondi...mi sembrava di essere anche io in Lost in Traslation!


    Mi hai regalato un sorriso ^^

    "A un’altra vita".

    Bangkok
  9.     Mi trovi su: Homepage #5521533
    Woodblade ha scritto:
    Direi che è proprio così. Tanti sviluppatori giapponesi tendono a inserire dialoghi dove non servirebbero o comunque senza farli risultare interessanti o a tono con il gioco. A volte il problema dipende anche dalla traduzione, ma in linea di massima questi orpelli sono spesso fuori luogo.

    C'è anche da dire che la lingua giapponese, per sua natura, ha molti elementi ridondanti e aggiunte che sono spesso non traducibili direttamente e che in italiano, per esempio, vengono rese con tutt'altre metodologie.
    .
    Quindi spesso il loro essere prolisso è proprio inevitabile.
    .
    Cheers
    Purify the earth with fire, the planet will become my temple and we will rise. THIS WILL BE OUR PARADISE!!!!

  [Editoriale Tondemonai!] Per una volta cose serie!

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