1. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Giorgio Frasca Polara
    IL CASO. L’Italia è il Paese con il più alto numero di ripetitori radiotelevisivi: 63mila. Il record in Lombardia e Piemonte. Negli Usa sono “solo” 10mila. Mai censiti gli impianti illegali. E i rischi sanitari sono sempre più alti.

    Sapevate che l’Italia è il paese del mondo con il maggior numero di ripetitori radiotelevisivi? Sono (almeno quelli ufficialmente dichiarati) circa 63mila contro i 10mila degli Stati Uniti. Ma secondo l’Associazione italiana per la protezione contro le radiazioni (Airp) si tratta di “cifra calcolata per difetto”: numerosi sono gli impianti operativi ma mai autorizzati, oppure operativi malgrado siano stati sottoposti a sequestro per eccessive emissioni. Il primato regionale tocca alla Lombardia, con seimila tra antenne e ripetitori, seguita da Trentino Alto Adige, Piemonte, Liguria, Puglia e Campania. Ma il primato locale – a livello europeo – tocca a Pescara, anzi al quartiere San Silvestro: su un colle dalla vista una volta mozzafiato si registra una micidiale concentrazione di onde elettromagnetiche provocate dagli impianti di 67 emittenti, “ventisette delle quali superano complessivamente il limite che la legge fissa in 8 volt/metro”, dati rilevati dall’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente.

    Il risultato? Trecento ripetitori concentrati in un fazzoletto di terra, a San Silvestro, dove la vista spazia non più sul mare ma su una selva di parabole d’ogni foggia e dimensione: antenne, tralicci, ripetitori che servono a trasmettere i segnali delle tv pubbliche e private e di una miriade di radio. Conseguenza: questo record europeo è pagato a caro prezzo dai quattromila residenti dove un bosco di pini d’Aleppo è stato trasformato in foresta di antenne che “coprono” la ricezione in gran parte dell’Abruzzo del Molise.
    Ma il punto è soprattutto un altro, aveva ammesso a suo tempo (quando non era ancora inglobato nello Sviluppo economico) il ministero delle Telecomunicazioni: l’area «risulta estremamente critica per quanto riguarda i problemi sanitari legati ai fortissimi livelli di campo elettromagnetico, non facilmente riconducibili a livelli di tollerabilità». Contorto ma chiaro, no? E infatti la magistratura era intervenuta, a maggio 2008 con il più grande sequestro mai operato: 27 ripetitori sigillati per «violazione delle norme sull’inquinamento atmosferico» come si legge nel decreto del Gip Maria Michela Di Fine su richiesta del sostituto procuratore Andrea Papalìa.

    Già, ma com’è andata a finire? Che il sequestro «non prevede l’oscuramento dei segnali qualora i titolari delle emittenti (già raggiunti da informazione di garanzia), convocati sul posto dagli investigatori, riducano subito le emissioni entro i limiti», secondo il comandante provinciale del Corpo forestale dello Stato, Guido Conti. Il risultato è che non è stato fatto nulla, che dal 1989 si susseguono le denunce di neoplasie, aritmie cardiache, vuoti di memoria, distacchi di retina, malori di ogni genere. Le denunce si moltiplicano, le iniziative parlamentari anche. Tutto inutile, sino ad una documentata denuncia sul sito www.italiaterranostra.it di due settimane fa da cui ha preso le mosse l’ennesima interrogazione radicale rivolta al ministri dell’Ambiente, della Salute e dello Sviluppo economico.


    Nel documento si pongono quattro domande secche: 1) per quali ragioni ai sequestri disposti dalla magistratura nel 2008 non è stato dato seguito e, anzi, le emittenti fuorilegge hanno potuto continuare, tuttora, ad inquinare impunemente; 2) per quali ragioni il ministero dello Sviluppo economico (che oggi ingloba le telecomunicazioni) ha continuato a concedere autorizzazioni in contrasto con la normativa vigente e anche dopo le ammissioni dello stesso dicastero sugli evidenti problemi sanitari; 3) se si intende intervenire urgentemente con la chiusura effettiva degli impianti fuori norma e il decentramento degli impianti lontano da zone residenziali; 4) perché non sia stato mai realizzato un censimento definitivo dei ripetitori radiotelevisivi in Italia; come si intende porre immediatamente riparo a questo vuoto e avviare un monitoraggio indipendente dalle dichiarazioni degli esercenti pubblici e privati, verificando il numero di antenne fuorilegge e i livelli di tollerabilità consentiti.
    http://www.terranews.it/news/2010/10/una-selva-di-antenne
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  In una selva di antenne

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