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    Ohi, è un po' lunga. A me ha divertito e ve la posto. E' perfin profonda. Vi divertirà. Semmai la leggete a puntate.
    E' una mail che ho ricevuto un'ora fa' da un Amico romano e lazialissimo, di mezza età (trentacinque anni, mas o meno). Verrà con la sua eterna fidanzata a Natale in Nepal, per il terzo anno consecutivo.
    (Ho solo fatto qualche mini correzioncina per non incorrere nelle forbici di Marcomix)
    Buona lettura.

    eccoci qua...
    vuoi sapere la mia giornata di venerdi scorso? 
    mi dispiace, anche se non vuoi, te la racconto lo stesso ...
    premessa n.1: piove da settimane, a Roma, senza
    interruzione, sempre...
    premessa n.2: faccio parte di un collegio arbitrale (siamo in tre, il Presidente, io, e un altro arbitro) per risolvere una controversia per una storia di assalti a Fusinone....100 km circa, un'ora e un quartoda casa mia in moto, due ore abbondanti in auto... tre settimane fa mi chiamano: il Collegio è convocato per sentire 4 testimoni il giorno
    venerdi 3 dicembre, alle ore 15.00, in Fusinone, via saillazzo n.4.
    "Le va bene, avvocà?" - scorro fugacemente la mia memoria distratta, per estremo scrupolo controllo l'agenda -
    "come no, va bene, va bene.."
    passano
    5 minuti dalla fine della telefonata che partono le badonne.. contro la
    legacalcio, la figc, sky, gli arbitri e la mia memoria del zacco... ma
    possibile che rischio di perdermi lazio-inter allo stadio? e poi che gli
    racconto al bramino?
    beh, i giorni passano e mi macero nelle fosche previsioni temporalesche di meteo.it,
    molto più di quanto mi angoscino i dubbi tra Matuzalem o Ledesma, i
    doloretti di Dias e la metereopatia di Zarate, di cui parla in
    abbondanza lazialità.com
    I calcoli sono facili: 4 testimoni con dieci domande ciascuno
    valgono 4 ore (a essere ottimisti..), dalle 15, andremo a finire almeno
    alle 19: se vado in moto ce la posso fare, se invece vado in macchina
    non ho alcuna speranza, ma a quel punto solo due alternative, tornare
    comunque a casa, prendere la moto e arrivare allo stadio quando sarà,
    oppure (in caso di burrasca insostenibile), andare diretto a casa di un
    amico, vicino al raccordo, e magari così potrei anche farcela a vederla
    tutta. Però, certo, da casa, mica è lo stesso..... 
    si, da casa vedi bene qualsiasi cosa, anche perchè
    te la fanno vedere e rivedere trecento volte. Ma allora, l'unicità del
    gesto? vuoi mettere a confronto la placida tranquillità di una poltrona
    con quello stato di incertezza assoluta, che rasenta il panico, quando
    nel bel mezzo di un'azione confusa dall'altra parte del campo, che a
    malapena distingui i colori delle maglie, e tu stai in mezzo a un mare
    di altra gente che cerca disperatamente di capire... tutto si blocca,
    per un momento infinito, e non capisci niente, hai solo una possibilità:
    cercare il guardalinee e se lui corre verso il centro del campo... è
    fatta!!!! e allora tutti cominciano a urlare di gioia a saltare e a
    saltarti addosso, non sai più dove sei, ti abbracciano, baciano, e alla
    fine ti ritrovi tre metri sotto al tuo seggiolino... e il rotolar m'è
    dolce in questo mar ...
    ah, il gol di fianco di Biava, l'ho vissuto così...
    comunque,
    dicevo, la mattina di venerdi è coperto ma non piove, sono rassegnato,
    le previsioni controllate il giorno prima danno grosse probabilità di
    pioggia. mi avvio mestamente in moto in tribunale. mentre parcheggio
    incrocio un amico, un collega, un compagno di scuola e di curva, e per
    inciso, un guru della pioggia.
    "vieni stasera?"
    "lascia stà, è 'na tragedia. oggi pomeriggio devo andà a fusinone pe n'arbitrato e chissà a che ora finisco.."
    "vai in moto?"
    guardo il cielo pieno di nubi..."ma co 'sto tempo, come faccio?"
    "oggi non piove"
    ...
    oggi non piove ..
     
    quelle parole mi frullano in testa tutta la mattina. Daniele il saggio ha parlato. Oggi non piove. 

    Si, ma lui diceva qui o intendeva anche a Fusinone? accidenti a me,
    perchè non gliel'ho chiesto... arrivo a casa all'una, il cielo
    all'orizzonte si sta aprendo, le nuvole viaggiano veloci verso
    Palombara, il Monte Gennaro e la Sabina, a est, io devo andare a sud,
    dove il sole si fa largo.
    Mi rilasso. Mi faccio due toast. La decisione è presa. Mi copro
    all'inverosimile, maglia termica e calzamaglia, sopra il vestito di
    velluto a coste blu, giaccone e giacca a vento, passamontagna e guanti
    in gore-tex.
    Arrivo a Fusinone alle 15 in punto. Neanche una goccia di pioggia. Un pallido sole che mi scaldava la schiena.
    Salgo.
    Neanche il tempo di togliermi la giacca. Uno degli altri due arbitri mi
    fa: "Per le 6 dobbiamo finire, che io c'ho da fare"
    sapessi io ..
    Arrivano le
    parti, i testimoni, gli avvocati delle parti. Cominciamo, il primo
    testimone scivola  via con toni tranquilli, ma comunque passa un'ora. Il
    secondo è più articolato e problematico, comincia a contraddire il
    primo, e racconta una versione dei fatti completamente opposta. Passiamo
    al terzo. Lui ci chiarirà.
    L'altro arbitro dice: "Oh, questo è l'ultimo che io poi devo andare"
    Tutti d'accordo. L'ultimo lo rimandiamo a casa. Ci rivediamo la prossima volta.
    Sono le sei meno dieci.
    Il terzo testimone incasina tutto. Fornisce una versione dei fatti
    che contraddice sia il primo che il secondo. Gli avvocati chiedono un
    confronto all'americana con gli altri due (che intanto, saggiamente, se
    ne sono andati). 
    Io guardo i minuti scivolare via. Ogni tanto mi concentro,
    solidarizzo con l'avvocato sfigato della parte che quasi certamente
    perderà la causa. Faccio accogliere e mettere a verbale una sua
    osservazione. L'altro avvocato si inzacca. Il presidente è d'accordo con
    me, per una volta. Intanto l'altro arbitro parla al telefono: "si, sto
    arrivando, dieci minuti e sono lì". Ottimista, penso. Finiamo alle 7! 
    Zacco e zacchiissimo.
    Firmiamo il verbale, fissiamo il prossimo appuntamento, un salto al cesso, e via.
    Sette
    e un quarto. Mi ricopro, salgo in sella, sento il cellulare squillare
    in una tasca nello sprofondo all'interno della giacca. Lo lascio
    squillare..
    Alle 19.55 arrivo al Raccordo, carreggiata esterna,
    direzione Flaminia. Il raccordo è lungo, ne faccio almeno 30 km, ma
    almeno non c'è l'inferno di semafori e caos del venerdi sera. I pannelli
    luminosi mi informano che sono le 20.07 e ci sono 4° centigradi. Li
    sento tutti nelle mani. I guanti sono la parte debole. Persino i piedi
    stanno meglio, con due paia di calze di lana pesanti.
    Ma neanche una goccia di pioggia.
    La Flaminia è un
    inferno di metallo e luci rosse delle macchine in coda. Le corsie per
    fortuna sono larghe. Metto l'abbagliante, strombazzo che neanche fossi a
    Thamel, e passo tra le macchine in coda. Ce la faccio. Ce la faccio.
    Passo accanto al vecchio Maestrelli, dove si allenava la Lazio fino
    ai primi anni novanta, prima di cragnotti e di eriksonn, prima di
    Formello, dei campioni e dei falsi milioni. Mi ricordo che a diciottanni
    c'andavamo in motorello, a vedere Thomas Doll e Paul Gascoigne e Gigi
    Corino..
    Non ho mai fatto questa strada per andare alle stadio. Io vengo dall'altra parte. E' un segno? e un segno de che?
    Parcheggio
    nel nuovo piazzale per le moto, i motorini, biciclette e risciò. Cinque
    minuti a piedi per arrivare all'ingresso. Ripenso a come si è spostata
    la linea di confine. All'inizio (oddio, l'inizio vero è in autobus, da
    bambino, ma diciamo l'inizio in età autonoma..), vent'anni fa,
    parcheggiavo il mio cinquantino  Peugeot 103 verdognolo davanti ai
    botteghini, all'ingresso della curva. Poi lì hanno chiuso, e ci
    mettevamo, io col mio SH blu, lungo la strada antistante, fino quasi ad
    occuparla tutta. Poi hanno chiuso anche la strada, e ci siamo spostati a
    parcheggiare davanti la Farnesina, quei grandi piazzali marmorei del
    Ministero degli esteri. Ora anche lì è pieno di camionette della
    polizia, carabinieri, guardia di finanza, ranger canadesi, sommozzatori e
    guardie svizzere, e chiaramente non si parcheggia più.
    Ci sono i poveretti dei vigili urbani che ti fermano prima, sul
    lungotevere,e parcheggi lì, tra il ponte e l'ingresso della curva sud!
    Brutta zona.
    Cinque minuti a piedi, a passo svelto.
    Accanto allo stadio dei marmi, dove una volta si scaldavano le squadre prima di scendere in campo.
    Sto
    in fila ai controlli della nuova tessera del tifoso, sono le 20.40 e
    sento un boato. E' Olimpia che ha spiccato il volo, dalla Monte Mario, e
    fa i tre giri beneaugurali. Non posso vederla. Accelero il passo. Salgo
    le scale di corsa. A  metà mi fermo per andare a pisciare, tutto il
    freddo del viaggio ora anche nelle gambe. Dal cesso, sento i cori,
    sempre più forti.
    Faccio le ultime scale. C'è tantissima gente che si accalca.
    M'avranno tenuto il posto? La curva è strapiena e fremente, come ai bei
    tempi. Tutti cantano, in piedi. Si alzano le sciarpe. Stanno annunciando
    le formazioni. 
    Sono arrivato.
    E neanche una goccia di pioggia.
    Il
    mio posto è occupato da uno svedese biondo in vacanza a roma con la
    fidanzata, che, pur essendo stato informato sul mio probabile arrivo con
    qualche parola di improbabile inglese rivoltagli dai miei compagni di
    curva, mi guarda con sconcerto, come a dire: ma questo che vuole? Io sto
    qua da tre ore prima di lui, arriva e m'occupa mezzo posto, che ora
    devo schiacciarmi addosso alla mia fidanzata.
    Bello, questa è la curva. Ci sono delle regole. Chi
    sta qui da vent'anni ha dei privilegi, come scacciare una tua mezza
    chiappa per far posto ai miei due chiapponi. E poi, se vuoi stare
    comodo, stai a casa. 
    Neanche il tempo di salutare tutti, che la partita inizia.I due
    pischelli alle mie spalle generosamente m'offrono uno spinello. Canto
    anche io e comincia lo spettacolo.
    Tutto il resto è cronaca ;-) 
    eheheh

  Buona Lettura

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