1. Utente non attivo.  
        Mi trovi su: Homepage #5857940
    http://www.youtube.com/watch?v=Yx4bnwvGmKM
    Già...
    Calcolando che Centurion non è manco uscito in DVD, non so che fine possa fare questo. Trattasi del sempre verde filone della Nona legione dispersa in Britannia, questa volta filtrato attraverso il romanzo di Rosemary Sutcliff, L'Aquila della IX legione. C'è qualcosa di molto fashion in questi sbarbatelli romani alla ricerca dell'insegna perduta.
    Guarda tu cosa deve sorbirsi il povero appassionato di peplum per tirare a campare.
  2. Utente non attivo.  
        Mi trovi su: Homepage #5874635
    Lylot72 ha scritto:
    Hai aperto tu :D.
    E' uscito ieri nei cinema americani.
    Hai visto i nemici??? sembrano indiani :)), ricordano i moicani.
    questo nei cinema italioti prima o dopo potrebbe uscire.
    Ma come al soito sono pronto all' aquisto del DVD dall' UK.
     In andrei anche al cinema ma mi pare d'aver capito che a breve rincara di un euro a biglietto.
    Il tutto per vedere sti due adolescenti che rivogliono a tutti i costi l'action figure dell'aquilotto!
  3.     Mi trovi su: Homepage #6158225
    Scrissi il 3 agosto:

    Visti più o meno di recente:

    The Eagle: buon film dal regista de L'ultimo re di Scozia che gira attorno alla leggenda della IX legione romana, scomparsa nel nulla oltre nelle highlands. Film che tratta soprattutto dell'onore, verso la famiglia, verso i commilitoni tra subalterni, tra amici.

    Trollhunter: divertente film alla Blair Witch Project sui Troll in Norvegia. Tecnicamente molto buono, non si prende troppo sul serio, offre degli ottimi momenti di tensione, buon ritmo e buon casting. Alle volte sa forse troppo di commedia per essere un finto documentario, ma senza scadere troppo nell'umorismo involontario.

    The Murderer: thriller coreano dall'autore di The Chaser (altro thriller da consigliare). Bello, lungo, dal ritmo serrato. Un coreano del nord della Cina, straniero in Cina come in Corea, viene ingaggiato per compiere un omicidio a Seoul, così da poter pagare il finto visto per la moglie, andata a lavorare in Corea del Sud e di cui non ha più notizie. Non è qualcosa di "Tarantiniano" alla Old Boy, ma di violenza sopra le righe ce n'è tanta, personaggi ai limiti del fumettesco pure, tante armi da taglio e pistole solo alle forze dell'ordine. Chiaramente non sanno usarle.
    オールナイトでぶっとばせえ~
  4. I love Chiara  
        Mi trovi su: Homepage #6158576
    Mi sa di noia sto film. Tutti urli e scene action.
    A parte che nei film insistono sempre sull' aspetto militare dell' epoca romana. Ed IMHO non è neppure il più rilevante o interessante. Ormai la formazione a testuggine l' abbiamo vista un miliardo di volte al cinema.
    Ma poi questa mania assurda degli anglosassoni di parlare sempre di sta nona legione dispersa in Britannia, quasi a voler rintracciare una sorta di passaggio di consegne ideale (come nel finale de L' Ultima Legione, anche se ad onor del vero quel film era per lo meno ispirato ad un libro italiano), quando invece ci sono voluti quasi altri 1500 anni affinchè l' Inghilterra avesse un ruolo di primo piano in Europa.

    Ma Gladia (parlo con te perchè tu mi capisci e sai di cosa parlo)... ma quanto sarebbe bello vedere un film su quell' epoca ambientato invece al confine orientale? E non in Britannia che era considerata dai romani alla stregua di come noi consideriamo l' Africa oggi (un posto inospitale e invivibile, dove si veniva spediti quasi per punizione, utile solo per via delle materie prime).
    Cioè, il limes orientale all' epoca di Traiano, l' epoca della massima estensione territoriale dell' Impero, quando Roma e la Cina erano divise da una manciata di miglia di terra dominata dai Parti, schiacciati fra i due imperi? Quanto sarebbe bello un film o una vicenda che parlasse di questi fatti, dello scontro-incontro fra civiltà secolari e non fra i soliti romani civilizzati e i barbari? Magari che parlasse degli scambi commerciali che Roma aveva con gli indiani, da cui si riforniva di spezie di moda a Roma e tessuti pregiati (la seta non era prodotta a Roma ma era molto ricercata e veniva importata attraverso le indie proprio dalla Cina).
    Cose di cui nei film non si parla mai. Ma sono decisamente dei limes molto più interessanti. Cosa sarebbe successo se Roma e Cina si fossero incontrati senza i persiani di mezzo? Entrambe avevano lo stesso problema: le popolazioni mongole. Popolazioni contro cui i cinesi hanno costruito la muraglia e da cui i romani furono invasi al momento della caduta dell' impero. Gli unni. Che strategia di difesa comune avrebbero potuto concordare? Di cosa staremmo parlando oggi?
    E sarebbe interessante anche vedere al cinema l' epoca immediatamente successiva, quando Adriano decise di ritirarsi dall' oriente.
    O magari sarebbe bello scoprire in che modo e fino a che punto i romani risalirono il Nilo. Ci sono colonie romane insediate molto in profondità nell' Africa, che all' epoca era culla di civiltà e di prosperità (l' Egitto veniva considerato il granaio di Roma). Da dove viene il detto Hic Sunt Leones? Chi è andato ad indagare per trovarli? Cazzo... stanno piuttosto più giù del Sahara. Sarebbe bello vedere non l' ennesima spedizione armata in Britannia... ma una spedizione di esploratori romani nell' Africa quasi-equatoriale? E se non ci sono mai arrivati, sti cazzi. Non si lavorerà di certo più di fantasia di quanto non lo si faccia in film come questo.
  5. Utente non attivo.  
        Mi trovi su: Homepage #6159103
    Allora, tutto sommato il film è discreto e non gli avrei dato un soldo di fiducia. Quello che salva la pellicola è questa rappresentazione piuttosto sobria e pacata della romanità britannica del II° secolo dopo Cristo. Per l’appassionato c’è una certa cura del dettaglio storico che spesso è ignorata dalla produzione al alto budget mentre nel caso specifico tra coerenza di costumi e abitudini, lo spaccato di castrum romano è reso in modo convincente e realistico. Ovvio, il regista si è visto “Il Gladiatore” e ha gradito, non poche le emulazioni in termini di resa delle battaglie ( steady cam veloce e nervosa) e saturazione eccessiva di colore. Il risultato è comunque mirabilissimo e si sposa con una ricercatezza opportuna delle tattiche reali (vabbè, carri omerici a parte!). Il resto della messa in scena è affidata allo spettacolo naturale di cielo e luoghi e anche in questo caso il film appare non banale e particolarmente felice nell’alternanza di elementi paesaggistici caratterizzanti. Valli impervie, fiumi gonfi e impetuosi, attrito da terra brulla e mare freddo sullo sfondo di montagne azzurrine, ghiaccio, vegetazione scolorita e roccia scabra. Ancora una volta il Romano si trova alle prese con una sconfortante realtà colonizzatrice: i quattro punti dell’orizzonte non offrono altro che luoghi inferiori al bacino del Mediterraneo, pieni di gente bellicosa e dal soggiorno poco invitante. Perché morire per tutto ciò?

    Altro punto a favore del film è il desiderio di capire e calarsi nella mentalità dell’epoca, attraverso il riscatto della memoria del padre da parte del protagonista. Qui si gioca una battaglia importante, visto che spesso la cinematografia di genere, soprattutto di ambito storico, si scontra con l’inopportuna richiesta da parte dello spettatore, la modernizzazione di concetti e contenuti. Le motivazioni del protagonista Marco Aquila giustificano l’ardore con cui affronta il suo nuovo ruolo di comandante della guarnigione e successivamente la missione disperata al di là del vallo di Adriano, l’ossessione di conoscere il destino del padre e restituire un simbolo così importante come l’insegna della IX (VIIII) legione. Il rapporto tra padrone e schiavo è tutt’altro che banale, per quando vi sia una doverosa edulcorazione ma in questo senso il personaggio di Esca è ben affrescato nel suo primevo senso dell’onore. Non solo, il film si segnala per un deciso retrogusto omosessuale, una scelta felicissima dettata dalla fisicità del protagonista e dal rapporto passionale (inteso come comunione del dolore) che accomuna i due. La prima parte del film è dunque ben fatta.

    Poi, come spesso capita negli ultimi anni, la riduzione filmica di opere letterarie si preoccupa di collegare spazio temporalmente fatti e snodi narrativi senza addurre le giuste motivazioni in fase di conclusione. Le peregrinazioni in Caledonia da parte del duo hanno il sapore del raccordo affastellato di locazioni, e il film accelera in modo un po’troppo improvviso. Questo è un peccato, perché tra i numerosi pregi c’è proprio questo menefreghismo per i dettami del cinema commerciale, vale a dire l’urgenza dell’azione fine a se stessa a scapito di dialoghi e narrazione. Il film difatti, ha un ritmo non proprio velocissimo diventando addirittura lento nella parte centrale. Il racconto è più affidato al gusto per l’immagine e il contesto, mostrando una volta di più il pregevole lavoro in termini di fotografia e scenografia. Peccato che al momento di stringere i nodi narrativi, la mancanza di peso specifico delle motivazioni di Esca e la mancanza di minutaggio ulteriore rendano l’epilogo della vicenda poco verosimile e ridicolmente enfatico, abbassando di molto la qualità media del film. La scena finale, in particolare, lascia lo spettatore alquanto interdetto per un’idea buona sulla carta ma bisognosa di tante, troppe spiegazioni per essere fruita nel modo che il film propone. Quindi vari buchi narrativi fanno da capolino e lo spettatore ne esce un po’deluso.

    Insomma, alla fine il film è godibile, l’ho preferito all’incerto Centurion e, reduce dall’infame Conan, questo ha almeno il pregio di non far provare sofferenze terribili allo spettatore. Se amanti fatevi un giro.
  6. Utente non attivo.  
        Mi trovi su: Homepage #6159685
    PiccoloMi sa di noia sto film. Tutti urli e scene action.
    A parte che nei film insistono sempre sull' aspetto militare dell' epoca romana. Ed IMHO non è neppure il più rilevante o interessante. Ormai la formazione a testuggine l' abbiamo vista un miliardo di volte al cinema.
    Ma poi questa mania assurda degli anglosassoni di parlare sempre di sta nona legione dispersa in Britannia, quasi a voler rintracciare una sorta di passaggio di consegne ideale (come nel finale de L' Ultima Legione, anche se ad onor del vero quel film era per lo meno ispirato ad un libro italiano), quando invece ci sono voluti quasi altri 1500 anni affinchè l' Inghilterra avesse un ruolo di primo piano in Europa.

    Ma Gladia (parlo con te perchè tu mi capisci e sai di cosa parlo)... ma quanto sarebbe bello vedere un film su quell' epoca ambientato invece al confine orientale? E non in Britannia che era considerata dai romani alla stregua di come noi consideriamo l' Africa oggi (un posto inospitale e invivibile, dove si veniva spediti quasi per punizione, utile solo per via delle materie prime).
    Cioè, il limes orientale all' epoca di Traiano, l' epoca della massima estensione territoriale dell' Impero, quando Roma e la Cina erano divise da una manciata di miglia di terra dominata dai Parti, schiacciati fra i due imperi? Quanto sarebbe bello un film o una vicenda che parlasse di questi fatti, dello scontro-incontro fra civiltà secolari e non fra i soliti romani civilizzati e i barbari? Magari che parlasse degli scambi commerciali che Roma aveva con gli indiani, da cui si riforniva di spezie di moda a Roma e tessuti pregiati (la seta non era prodotta a Roma ma era molto ricercata e veniva importata attraverso le indie proprio dalla Cina).
    Cose di cui nei film non si parla mai. Ma sono decisamente dei limes molto più interessanti. Cosa sarebbe successo se Roma e Cina si fossero incontrati senza i persiani di mezzo? Entrambe avevano lo stesso problema: le popolazioni mongole. Popolazioni contro cui i cinesi hanno costruito la muraglia e da cui i romani furono invasi al momento della caduta dell' impero. Gli unni. Che strategia di difesa comune avrebbero potuto concordare? Di cosa staremmo parlando oggi?
    E sarebbe interessante anche vedere al cinema l' epoca immediatamente successiva, quando Adriano decise di ritirarsi dall' oriente.
    O magari sarebbe bello scoprire in che modo e fino a che punto i romani risalirono il Nilo. Ci sono colonie romane insediate molto in profondità nell' Africa, che all' epoca era culla di civiltà e di prosperità (l' Egitto veniva considerato il granaio di Roma). Da dove viene il detto Hic Sunt Leones? Chi è andato ad indagare per trovarli? Cazzo... stanno piuttosto più giù del Sahara. Sarebbe bello vedere non l' ennesima spedizione armata in Britannia... ma una spedizione di esploratori romani nell' Africa quasi-equatoriale? E se non ci sono mai arrivati, sti cazzi. Non si lavorerà di certo più di fantasia di quanto non lo si faccia in film come questo.







    Ahahaahhahaha, Piccolo, io non c’ho il dono della sintesi ma tu te ne esci con certe questioni che manco un corso universitario! Vabbè, procedo per punti:

    1) La sfortuna dell’Impero romano dal punto di vista dell’espansionismo più sfrenato è stata quella di trovarsi all’estremità di un continente florido circondato da zone se non impervie alquanto poco agevoli. Ovest = Oceano mare e i Romani non amavano navigare. Sud = Africa Mediterranea buona per province, commerci e miniere di vario genere. Poi il Sahara, seguito poi da foreste inospitali…la domanda è: perché farsi del male? Il pallino romano dell’Africa è sicuramente l’Egitto ma ad di là di quello. Sul Nilo ci torno dopo. Nord = Germania, Caledonia…Freddo, clima pessimo, popolazione poco propensa ad essere assoggettata, cattivo ambiente per le tipiche coltivazioni romane…Perché farsi del male? (2) Est = questo è lo scenario più interessante che sviluppo più avanti, il tema fondamentale è l’enorme distanza e la difficoltà a concepire un governo poco centralizzato. Il romano ha ben in mente l’esperienza di Alessandro Magno e le sue difficoltà politiche.

    2) Il limite dell’espansionismo romano è anzitutto il limite della sua macchina bellica. Il più grande ed efficiente esercito dell’antichità aveva una caratteristica evidente: in campo aperto e con la possibilità di schierare appieno le proprie l’esercito romano era pressoché imbattibile, il combattimento in questa foggia era talmente radicato che anche le battaglie navali erano trasformate in combattimenti terrestri, attraverso il sistema dei ponti e dell’allineamento. Con la disfatta di Teutoburgo del 9 dopo Cristo ad opera dei Germani capeggiati dall’infame Arminio capo dei Cherusci, il Romano conosce il significato di guerriglia e sfruttamento del territorio e da quel momento in poi sarà la prima di una serie di disfatte che hanno avuto un celebre precedente, la battaglia di Canne (216 a.c.). Anche in quel caso, osservazione del campo di battaglia e annullamento di numero e competenza grazie a tattiche di offesa e fuga. Il Romano legionario vede il suo mondo farsi piccolo: perché perdere la vita in valle strette e scure? Perché impantanarsi in paludi senza fine per essere scannati da indigeni armati di ossa? Perché disperdersi in pianure senza fine abitate da migliaia e migliaia di guerrieri, un numero senza fine, per poi bearsi di altipiano rocciosi e terre incoltivabili? E, ancora, addentrarsi in foreste sconosciute per uccidere uomini dalla pelle nera e bestie senza nome? Hic sunt leones = qui non c’è nulla per noi, se il Romano non riesce a trasformare il mondo in Roma, allora quel mondo non è degno di essere abitato.

    3) La risalita del Nilo da Parte dei Romani avvenne sotto l ‘impulso di Nerone, per motivi tutt’altro che nobili. L’imperatore aveva bisogno di creature sempre più esotiche e di uomini sempre più bizzarri per i suoi spettacoli cittadini, oltre al fatto che gli schiavi africani, rispetto al comune servo di origine europea, aveva una maggiore tenuta fisica e meno interesse ad integrarsi con la cultura romana. Oltre che alle fonti del Nilo, I Romani arrivano anche ai grandi laghi del centro Africa ma anche qui dovettero constatare che in un ambiente così pericoloso e poco salubre qualsiasi genere di colonia o provincia non avrebbe avuto senso, né qualcuno era disposto a perdere la sua vita in un contesto simile.

    4) Il discorso orientale è a parte. Abbracciando l’Asia minore fino alle sue propaggini settentrionali (la Russia), fino alla parte meridionale (Arabia e, successivamente, l’India) , Il Romano trova deserti inospitali (Arabia), terre brulle (Iraq/Iran), pianure a steppa, pochi e importanti insediamenti urbani. Qualcosa di interessante potrebbe appunto essere la celebre vicenda della legione perduta. La leggenda ci riporta che dopo la battaglia di Carre contro i Parti in cui perse la vita il triumviro Crasso (57 A,C.), una legione o un brano di essa (145 persone) non poté più ritornare nei territori della Repubblica e avanzò sotto copertura nei territori ostili. Di essa non si ebbero più notizie, a parte il fatto che un contingente di Unni della zona si era distinto in guerra per l’uso di mercenari particolarmente abili nella lotta. . Circa una decina di anni dopo, i cronisti del territorio di riportano un fatto stranissimo, ossia che ai confini settentrionali della Cina (a ridosso del deserto del Gobi) si trovava una città costruita come un forte romano, con palizzata e fosso. Era abitata da uomini pelosi e di carnagione scura, che mentre combattevano si muovevano insieme con armature simili a squame di un pesce. L’imperatore invio guerrieri a combatterli ma essi opposero una strenue resistenza, uccidendo tutti i soldati dell’imperatore. Alla fine stipularono un patto: avrebbero potuto vivere in pace nella loro città fortificata a patto che difendessero i confini dell’imperatore dai nemici esterni. Così fu, la città prese il nome di Liqian.


    Un altro spunto interessante potrebbe essere il confronto fra Zenobia e Aureliano, con assedio e fine fantasy della regina di Palmira.
  7. I love Chiara  
        Mi trovi su: Homepage #6159860
    Bravissimo! Erano proprio le considerazioni che volevo leggere.

    Se non sbaglio film riguardanti Palmira se ne sono visti. La vicenda della città romana in Cina è stata trattata pure da National Geographic che pensa di averla individuata e ha fatto analisi del DNA alla popolazione per capire il motivo per cui quei cinesi abbiano tratti somatici tanto occidentali.

    A me comunque non interessa tanto l' aspetto pragmatico dell' epopea romana, che di fatto è quella sempre analizzata e approfondita. Lo sappiamo tutti qual' era la mentalità del potere romano.
    A me interesserebbe un focus sui temi meno trattati dalla letteratura e dal cinema ma non per questo meno reali. Ad esempio, sarebbe interessante una rilettura della superstizione di una Roma che solitamente ci viene presentata come eccessivamente razionale. Mi piacerebbe veder tratteggiati quegli aspetti poco trattati della cultura romana.
    Il cinema americano-anglosassone ha anche un suo interesse storico nella scelta del tema militare e dell' organizzazione della società nei peplum. Lo stesso interesse che ha portato a creare l' epopea del cinema western, del fumetto superoistico e del cinema bellico della prima metà del '900. Creare a fruizione della popolazione americana una mitologia di forza e imperialismo.
    Decisamente più interessanti le incursioni del cinema italiano nel genere peplum. Vi si trovano trattate tematiche del tutto trascurate dal cinema americano di genere. Ma anche qui vi si ritrovano forse troppo i connotati della società contemporanea italiana. Il cinema italiano descrive fin troppo spesso la corte romana, la vita mondana romana, la corruzione di Roma. E' cinema che tratta volutamente argomenti fin troppo attuali.

    A me invece piacerebbe vedere qualcosa che parli della civiltà romana. Si, conosciamo le macchine da guerra che Roma utilizzava nelle sue guerre. Ma conosciamo davvero gli scienziati romani che le hanno ideate? Esistevano anche quelli e magari si sono spinti più in là di quanto non sappiamo. Sappiamo ad esempio che le conoscenze mediche dei romani erano molto avanzate, perse nei secoli e solo parzialmente riscoperte oggi. Si, sappiamo certamente delle legioni che pattugliavano e gestivano i limes dell' impero. Ma gli esploratori o i mercanti romani che certamente facevano delle incursioni in territorio straniero? E' vero che non c' era interesse per il governo romano di insediarsi nell' Africa nera. Ma per saperlo che non c' era niente di interessante ci saranno state spedizioni governative in territori sconosciuti. O no? Mi sembra ovvio.
    Si parla dei limes dell' impero romano quasi come di un confine invalicabile. E invece sicuramente non è stato così. Per sapere che l' Atlantico era smisurato... qualcuno avrà dovuto provare a navigarlo! Cioè, io non credo che i romani hanno costruito il vallo di Adriano nel punto più estremo che abbiano visitato. Non arrivi ad un confine e non metti il naso oltre. Insomma, il vallo di Adriano è un progetto epocale... che potrebbe oggi corrispondere all' installazione di una base permanente sulla Luna. Si tratta di portare materie prime, migliaia di operai, lavorare anni al progetto, per chilometri e chilometri. Insomma, non lo fai, senza aver mai messo il naso oltre quello che hai sotto gli occhi.
    Ecco... io vorrei vedere queste storie mai raccontate al cinema.
    La storia di quegli esploratori che hanno esplorato l' Africa, l' Asia, i territori germanici, magari animati da uno spirito pre-romantico che io credo ci fosse nei geni di quel tipo di cultura, anche se represse ai livelli istituzionali per ragioni di praticità.
    Vorrei racconti di confine insomma... ma non del confine "fisico", quanto più un confine umano dell' impresa romana. Insomma, Roma oltre i suoi limiti, fisici e culturali. Cose che una civiltà così complessa (una civiltà che ricordiamolo aveva anche una propria storiografia e una propria mitologia, esattamente come noi oggi), doveva sicuramente avere. Sarebbero racconti inediti e potenzialmente esplosivi.
  8. Utente non attivo.  
        Mi trovi su: Homepage #6160983
    Il gladiatoreAhahaahhahaha, Piccolo, io non c’ho il dono della sintesi ma tu te ne esci con certe questioni che manco un corso universitario! Vabbè, procedo per punti:

    1) La sfortuna dell’Impero romano dal punto di vista dell’espansionismo più sfrenato è stata quella di trovarsi all’estremità di un continente florido circondato da zone se non impervie alquanto poco agevoli. Ovest = Oceano mare e i Romani non amavano navigare. Sud = Africa Mediterranea buona per province, commerci e miniere di vario genere. Poi il Sahara, seguito poi da foreste inospitali…la domanda è: perché farsi del male? Il pallino romano dell’Africa è sicuramente l’Egitto ma ad di là di quello. Sul Nilo ci torno dopo. Nord = Germania, Caledonia…Freddo, clima pessimo, popolazione poco propensa ad essere assoggettata, cattivo ambiente per le tipiche coltivazioni romane…Perché farsi del male? (2) Est = questo è lo scenario più interessante che sviluppo più avanti, il tema fondamentale è l’enorme distanza e la difficoltà a concepire un governo poco centralizzato. Il romano ha ben in mente l’esperienza di Alessandro Magno e le sue difficoltà politiche.

    2) Il limite dell’espansionismo romano è anzitutto il limite della sua macchina bellica. Il più grande ed efficiente esercito dell’antichità aveva una caratteristica evidente: in campo aperto e con la possibilità di schierare appieno le proprie l’esercito romano era pressoché imbattibile, il combattimento in questa foggia era talmente radicato che anche le battaglie navali erano trasformate in combattimenti terrestri, attraverso il sistema dei ponti e dell’allineamento. Con la disfatta di Teutoburgo del 9 dopo Cristo ad opera dei Germani capeggiati dall’infame Arminio capo dei Cherusci, il Romano conosce il significato di guerriglia e sfruttamento del territorio e da quel momento in poi sarà la prima di una serie di disfatte che hanno avuto un celebre precedente, la battaglia di Canne (216 a.c.). Anche in quel caso, osservazione del campo di battaglia e annullamento di numero e competenza grazie a tattiche di offesa e fuga. Il Romano legionario vede il suo mondo farsi piccolo: perché perdere la vita in valle strette e scure? Perché impantanarsi in paludi senza fine per essere scannati da indigeni armati di ossa? Perché disperdersi in pianure senza fine abitate da migliaia e migliaia di guerrieri, un numero senza fine, per poi bearsi di altipiano rocciosi e terre incoltivabili? E, ancora, addentrarsi in foreste sconosciute per uccidere uomini dalla pelle nera e bestie senza nome? Hic sunt leones = qui non c’è nulla per noi, se il Romano non riesce a trasformare il mondo in Roma, allora quel mondo non è degno di essere abitato.

    3) La risalita del Nilo da Parte dei Romani avvenne sotto l ‘impulso di Nerone, per motivi tutt’altro che nobili. L’imperatore aveva bisogno di creature sempre più esotiche e di uomini sempre più bizzarri per i suoi spettacoli cittadini, oltre al fatto che gli schiavi africani, rispetto al comune servo di origine europea, aveva una maggiore tenuta fisica e meno interesse ad integrarsi con la cultura romana. Oltre che alle fonti del Nilo, I Romani arrivano anche ai grandi laghi del centro Africa ma anche qui dovettero constatare che in un ambiente così pericoloso e poco salubre qualsiasi genere di colonia o provincia non avrebbe avuto senso, né qualcuno era disposto a perdere la sua vita in un contesto simile.

    4) Il discorso orientale è a parte. Abbracciando l’Asia minore fino alle sue propaggini settentrionali (la Russia), fino alla parte meridionale (Arabia e, successivamente, l’India) , Il Romano trova deserti inospitali (Arabia), terre brulle (Iraq/Iran), pianure a steppa, pochi e importanti insediamenti urbani. Qualcosa di interessante potrebbe appunto essere la celebre vicenda della legione perduta. La leggenda ci riporta che dopo la battaglia di Carre contro i Parti in cui perse la vita il triumviro Crasso (57 A,C.), una legione o un brano di essa (145 persone) non poté più ritornare nei territori della Repubblica e avanzò sotto copertura nei territori ostili. Di essa non si ebbero più notizie, a parte il fatto che un contingente di Unni della zona si era distinto in guerra per l’uso di mercenari particolarmente abili nella lotta. . Circa una decina di anni dopo, i cronisti del territorio di riportano un fatto stranissimo, ossia che ai confini settentrionali della Cina (a ridosso del deserto del Gobi) si trovava una città costruita come un forte romano, con palizzata e fosso. Era abitata da uomini pelosi e di carnagione scura, che mentre combattevano si muovevano insieme con armature simili a squame di un pesce. L’imperatore invio guerrieri a combatterli ma essi opposero una strenue resistenza, uccidendo tutti i soldati dell’imperatore. Alla fine stipularono un patto: avrebbero potuto vivere in pace nella loro città fortificata a patto che difendessero i confini dell’imperatore dai nemici esterni. Così fu, la città prese il nome di Liqian.


    Un altro spunto interessante potrebbe essere il confronto fra Zenobia e Aureliano, con assedio e fine fantasy della regina di Palmira.
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    1e2- Bingo,assolutamente corretto.

    Le raggruppo perchè le trovo collegate,la teoria e la pratica

    La visione ingenua secondo cui un impero debba espandersi in tutte le direzioni a pene di labrador è tra l'altro una percezione di chi nel 2011 sa tutto quel che c'è sul mappamondo(vaglielo a spiegare ai romani che dall'altra parte dell'oceano c'è una terra immensa e ricca di risorse,con una popolazione arretratissima a livello bellico), e si sbrodola a vedere su wikipedia l'estensione delle conquiste di Gengis Khan... sticazzi,a me impressiona di più veder come Roma abbia sconfitto mille avversari incredibilmente diversi per tattiche,storia,strategia e ambiente.

    Per il romano il mondo era quello che vedeva,e Roma lo comandava.


    3-Verissimo, tra l'altro gli animali per i giochi era infinitamente più semplice comprarli dagli autoctoni.

    Tra l'altro annettere il centro africa si sarebbe tradotto nel dover aggiungere il fottio di km ai confini dell'impero,km che sarebbero poi diventati uno spreco di legionari. Annettere l'africa centrale sarebbe stato come comprare un supermercato per poterci fare la spesa ogni tanto :D

    Oppure avrebbe incrementato ancora di più la barbarizzazione dell'esercito,una delle cause del declino di Roma insieme a Gesù e alle pantofole



    4- La sapevo anche io,anche se leggermente diversa,ovvero che i romani avevan spazzato via la prima ondata(che già vantava un grosso vantaggio numerico), poi una seconda(contingente mooolto più numeroso del precedente) e che però si arresero senza infine alla terza,in cui il generale di turno aveva portato l'intero esercito. Solo che appunto, gente così fa molto più comodo da viva.

    Affascinantissima vicenda,peccato che Manfredi(che di solito apprezzo parecchio) si sia lasciato abbindolare dal misticismo delle arti marziali e mi abbia propinato il romano goffo e buzzurro e che per affrontare il semidivino cinese deve diventare un kung fu panda a sua volta. Non dico che ci stava per infilare il calcio della gru alla karate kid,ma babbabia.

    Il legionario era una macchina da guerra(fisicamente,psicologicamente e tecnicamente),figurarsi quello che in quanto protagonista viene presentato come il/uno dei più meglio dell'Impero... vederlo malmenato come l'ultimo dei pirla perchè l'altro cià-le-mosse-millenarie-zio! è stato imbarassante forte

    Se è vero che la tradizione bellica romana era contro gli individualismi(neanche del tutto vero,anzi le "medaglie al valore" praticamente le inventarono loro,era osteggiata l'azione individuale che avesse come scopo la gloria personale),è anche vero che il loro modo di affrontare il nemico come un muro di mattoni aveva successo anche(soprattutto) grazie alla durezza di ogni singolo mattone

    E per diplomazia non aggiungo altro, se no sior Gladia, si immagini i nerdismi che potrei scatenare nei cuori dei fan del calcio volante segreto del drago-fenice di giada... ma come potrei(tra l'altro io che complessivamente mi son allenato più anni su robba asiatica che occidentale,e che di conseguenza la rispetto infinitamente) continuare il discorso se lo immagini :D







    Ma piuttosto quand'è che mi fanno un UBER kolossal sulla vita di Cesare?

    Tra l'altro uno dei what if più interessanti per me sarebbe stato sapere cosa sarebbe potuto succedere se Cesare avesse trovato un modo di arrivare al potere assoluto senza lo scontro con Pompeo,nel quale son stati massacrati molti tra i migliori soldati dell'impero... chissà cosa avrebbe potuto fare Cesare al comando di entrambe le armate.

    Invece quello classico "e se non l'avessero accoppato" mi prende poco,il Cesare vecchio e malato che guardava in direzione dei Parti non so quante chances avrebbe avuto





  9. I love Chiara  
        Mi trovi su: Homepage #6161025
    gekLa visione ingenua secondo cui un impero debba espandersi in tutte le direzioni

    Se il riferimento era a me, mai detta, scritta o pensata una cosa del genere. Ho chiesto di vedere l' esatto opposto al cinema. La Roma non militarizzata, per una volta. E l' interazione culturale fra civiltà forti e non la solita Roma vs Barbari.

    Se il riferimento non era a me, non vedo verso chi dovrebbe essere... e quindi trovo fuori luogo costruire un discorso su questa premessa.


    E Cesare al cinema l' abbiamo visto davvero in tutte le salse.

  The Eagle

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