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    Ivano Molinaro, ex portiere nell'albergo in cui viveva il figlio del dittatore libico durante la stagione all'Udinese, racconta le stranezze di Al-Saadi: l'amore folle per il suo dobermann, il bagno nel latte della moglie, le scorribande al Crazy Horse con l'aereo privato

    MILANO, 9 marzo 2011 - Quando c'era Gheddafi. Al-Saadi Gheddafi, 37enne terzogenito del dittatore libico e calciatore a tempo perso. Perugia, Udinese e Samp le sue squadre italiane: quattro presenze in tutto. A Udine si fermò per 9 mesi, stagione 2005-2006. Come ha ricordato Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, alloggiava al "Là di Moret", quattro stelle alla periferia nord della città. Bell'albergo, ristorante eccellente, punto di ritrovo della gente del calcio. Avventure, lussi e stranezze del Gheddafi "friulano" saranno raccontate in un libro di imminente uscita. "C'ero anch'io" è il titolo e l'autore si chiama Ivano Molinaro, 62 anni, per decenni portiere di notte dell’hotel. Sotto gli occhi di Ivano, oggi in pensione, sono sfilate decine di giocatori e allenatori perché l'albergo della famiglia Marini ospita i ritiri delle squadre avversarie dell'Udinese. Ivano ne ha viste di ogni, direbbe la Minetti, e su Gheddafi junior è persona informata dei fatti.

    Cominciamo dalla 603, camera riservata alla dobermann Dina.
    "Lì abitava Dina col suo istruttore. Il fatto è che Dina dormiva sul letto e l'istruttore per terra, su un tappeto. La cagna era addestrata a scoprire eventuali esplosivi. Prima di utilizzare una delle sue tante macchine di lusso, la Cadillac in testa, Saadi ordinava che la Dina fiutasse l'auto: lei entrava, annusava e dava il via libera. Gheddafi l'amava alla follia. Una volta venne operata per una ciste da un veterinario di Udine. Gheddafi però era a Lignano, al mare. All'una e mezza di notte gli venne nostalgia e chiese che gliela portassero. La Dina, poveretta, era nella 603 rimbambita dall'anestesia. Andarono a prenderla col carrello delle valigie, la misero in macchina e la trasportarono a Lignano".

    Che cosa mangiava la Dina?
    "Cibo di prima qualità. Riso pilaf, i migliori filetti, carote selezionate. E veniva servita in camera. Una regina".

    La moglie com'era?
    "Bellissima donna. In sua presenza le scorte di latte si esaurivano. Le prime volte il signor Marini (padrone dell'hotel, ndr) andava fuori di testa, pensava che qualcuno rubasse i cartoni. Poi abbiamo capito: la signora Gheddafi faceva il bagno nel latte e ci prosciugava le riserve per i cappuccini".

    Quante erano le persone al seguito dei Gheddafi?
    "Una quindicina. C'erano autisti, guardie del corpo e due segretari personali, uno con portafoglio e l'altro senza: quello "con" era amatissimo. Tutto l'"ambaradan" costava in media tremila euro al giorno per vitto e alloggio, extra a parte. Gheddafi beveva vino Sassicaia, champagne Cristal o Krug. Una mattina ci chiese tre chili di caviale beluga. "Comanda" da esaudire entro le tre del pomeriggio. A Udine non c’erano, e non ci sono, grandi scorte di beluga, però un chilo e mezzo lo mettemmo assieme. Una domenica Saadi convocò da Milano il direttore amministrativo e due hostess di una nota casa di gioielleria. Voleva regalare un anello a sua sorella Aisha. L'appuntamento era per le 10.30 del mattino, ma i tre vennero ricevuti alle 22.30. Le hostess poverette erano sfinite".

    Gheddafi era violento?
    "Con i suoi sottoposti sì. Una sera arrivavano rumori dal piano dei libici. Salii a dare un'occhiata e intravidi Saadi che prendeva a calci un suo faccendiere. La guardia del corpo mi portò via di peso: "Tu non devi vedere!". Una notte l'autista dell'Hummer (gigantesco fuoristrada, ndr) fece una manovra sbagliata, danneggiò il mezzo e passò un brutto quarto d'ora".

    E' vero che l'aereo personale di Saadi era sempre pronto al decollo sulla pista di Ronchi dei Legionari?
    "Verissimo. Saadi se ne serviva per le scorribande al Crazy Horse di Parigi. Portava con sé cinque-sei giocatori dell'Udinese di allora, dei quali non farei il nome neppure sotto tortura. All'una di notte erano tutti a vedere gli spogliarelli. Rientravano a mezzogiorno e i cinque-sei calciatori marcavano visita: stiramenti improvvisi, influenze repentine".

    Saadi e le donne?
    "Noi di Udine il bunga-bunga lo abbiamo scoperto con cinque anni di anticipo...".

    FONTE

    [Modificato da Zhaman il 09/03/2011 18:07]

  2. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Zhaman ha scritto:
    E' vero che l'aereo personale di Saadi era sempre pronto al decollo sulla pista di Ronchi dei Legionari?
    "Verissimo. Saadi se ne serviva per le scorribande al Crazy Horse di Parigi. Portava con sé cinque-sei giocatori dell'Udinese di allora, dei quali non farei il nome neppure sotto tortura. All'una di notte erano tutti a vedere gli spogliarelli. Rientravano a mezzogiorno e i cinque-sei calciatori marcavano visita: stiramenti improvvisi, influenze repentine".
    FONTE
      :asd:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  Udine, quando c'era Gheddafi. Le rivelazioni in un libro

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