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    Trionfo per Villas Boas

    A Dublino i 'dragoni' battoni il Braga 1-0. Decide il
    gol di Falcao, capocannoniere della competizione, al 44' del primo
    tempo. I biancorossi nella ripresa non approfittano di qualche amnesia
    difensiva degli avversari e i biancoblù, dopo la vittoria del campionato
    e la Supercoppa portoghese, vincono anche in Europa

    DUBLINO, 18 maggio - Il Porto vince l'Europa League 2010/2011
    battendo 1-0 lo Sporting Braga nella finale di Dublino. Trionfo per
    Villas Boas, considerato il nuovo 'Special-One' della panchina, che dopo
    la Supercoppa portoghese e il campionato, vince anche in Europa. I
    'dragoni' conquistano la Coppa grazie al gol di Falcao (capocannoniere
    con 17 reti) al 44' del primo tempo.

    COLPO FALCAO - Al Porto serve quasi tutto il primo tempo per
    trovare quel gol che leggittima la supremazia sui connazionali del
    Braga. A sbloccare il risultato per i 'dragoni' di Villas Boas è il
    'solito' Falcao, capocannoniere della competizione, con un preciso colpo
    di testa. Vantaggio tardivo, ma meritato per il Porto che inizialmente
    sbanda parecchio, ma dopo i primi minuti prende in mano la partita e
    mette spesso in difficoltà il Braga, che spesso deve ricorrere alle
    maniere forti. Così i biancorossi si ritrovano con Silvio e Hugo Viana
    ammoniti nei primi 45'.

    OCCASIONE BRAGA - La ripresa si apre con un clamoroso errore
    difensivo del Porto, ma il Braga non ne approfitta. Mossorò, entrato al
    posto di Hugo Viana, si ritrova lanciato a rete, ma calcia su Helton in
    uscita. Scampato il pericolo i 'dragoni' provano a riprendere il comando
    della partita. Il Braga, però, concede meno rispetto al primo tempo, e
    per gli uomini di Villas Boas non è facile trovare gli spazi giusti per
    colpire. I biancoblù rischiano, anzi, su qualche disattenzione
    difensiva. Ancora una volta, però, gli avversari non ne approfittano, e
    la partita, in generale, regala poche emozioni. Il Braga cerca il
    pareggio con insistenza, ma con scarsa lucidità. Dall'altra parte il
    Porto cerca di rischiare il meno possibile, anche se continua a
    concedere qualche cosa di troppo in difesa. Poco male, comunque, perché
    dopo poco più di tre minuti di recupero arriva il fischio finale e
    Villas Boas e i suoi possono fare festa.
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    Chi è Villas Boas, il nuovo Mourinho

    Lo chiamano Special Two, nuovo Special One, erede di Mourinho in tinta bionda, con riferimento estetico al suo vate. Non è tuttavia tipo da etichetta facile. Il biglietto da visita del resto è impressionante.

    Da meteora, assoluto carneade della panchina a pregiatissimo oggetto di mercato. Dom Luís André de Pina Cabral e Villas Boas, più comunemente André Villas Boas, attuale allenatore del Porto, fresco vincitore del campionato portoghese con cinque turni di anticipo, ha fatto la gavetta del predestinato ed ora è inseguito da mezza Europa.

    Gli ultimi rumors lo danno sulla panchina del Liverpool, ma in Italia sono pronti a fare pazzie per strapparlo alla Premier. Del resto la parabola ascendente di Villas Boas sembra avere pochi eguali. Dal 2009 ha iniziato la carriera da allenatore "solista", per brillare di luce propria e non vivere nel cono d'ombra di José Mourinho, da un anno alla guida dell'Inter. Da allora ha sempre vinto o quasi. "E' il mio occhio e le mie orecchie", queste le referenze fornite da José, in riferimento alle minuziose schede tecniche redatte di suo pugno sugli avversari.

    In Italia la Roma e la Juventus pensano di affidare la panchina e la ricostruzione di un percorso vincente all'ex assistente dello Special One fin dagli anni dei primi successi. Lusitano, come il connazionale più celebre, dal profeta di Setubal ha ereditato una certa tensione per il rigore tattico e la capacità di neutralizzare gli avversari. Naturalmente ha ripudiato tutti i parallelismi, rivendicando una marcata originalità di pensiero, nonché autonomia nella scelta degli schemi.

    Di prammatica è il 4-3-3 il modulo impiegato, che si trasforma in un 4-5-1, in fase difensiva. Ma non è dogmatico integralista, e predilige il gioco d'attacco con un ventaglio di soluzioni a geometria variabile nello schieramento dell'undici. A soli 33 anni (quattro meno di Del Piero, tanto per fare un esempio) è sinonimo di personalità spiccata e di uno strutturato curriculum, con una netta connotazione vincente.

    La storia di Villas Boas è quantomeno curiosa, stupefacente a tratti, con una buona dose di coincidenze causali, come in tutte vicende umane di successo. Come Arrigo Sacchi non proviene dal calcio giocato in senso stretto. Sebbene si sia cibato a base di calcio e tattica, ha imparato le regole grazie ai videogames. Elemento che non gli precluse le attenzioni di Bobby Robson, suo vicino di casa, che gli affidò il ruolo di osservatore all'Ipswich, a soli sedici anni, dopo che consigliò l'acquisto dell'attaccante Domingos Paciencia.

    Fatalità vuole che nel 1996 al Barcellona, oltre al mitico Bobby, c'era il giovanissimo José Mourinho, definito sprezzantemente dalla stampa spagnola "el traductor", in quanto in quel periodo traduceva proprio i discorsi del trainer inglese.

    Nel 2001, dopo 18 mesi passati a fare il selezionatore della Nazionale delle Isole Vergini britanniche, divenne l'assistente di Mourinho, con cui iniziò un sodalizio di successi proficuo, proseguita negli anni del Chelsea e dell'Inter, stagioni in cui ha rastrellato da secondo 14 trofei.

    La collaborazione si interruppe nel 2009, quando Villas Bos, dotato di dialettica affascinante e molto predisposto al lavoro di tattica, si mise in proprio - con tanto di benedizione mourinhiana - accogliendo una richiesta dell'Academica de Coimbra, formazione che si trovava nei bassifondi del campionato portoghese, giunta 11a a fine campionato, sfiorando la semifinale di Taça de Portugal.

    Nel 2010 il definitivo salto di qualità, con il passaggio al Porto con cui ha vinto subito la Supercoppa, il campionato (imbattuto) e l'Europa League.

    :-O
  3. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Partita bruttissima ma bell'azione e bel goal
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  Europa League al Porto

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