1.     Mi trovi su: Homepage #6075771
    Sei riuscito a mostrare la magia della tua collezione. Sono tutti bravi a fare le foto di scaffali sterminati, ma tu hai espresso chiaramente la differenza che passa tra il Collezionare(con la C maiuscola) e l'accumulare. Toglimi una curiosità: nell'ultima foto, quella confezione sulla destra, di cui si vede solo il simbolo rosso su fondo nero cos'è? (Mi viene in mente vagrant story)
  2.     Mi trovi su: Homepage #6075781
    TriGiampSei riuscito a mostrare la magia della tua collezione. Sono tutti bravi a fare le foto di scaffali sterminati, ma tu hai espresso chiaramente la differenza che passa tra il Collezionare(con la C maiuscola) e l'accumulare. Toglimi una curiosità: nell'ultima foto, quella confezione sulla destra, di cui si vede solo il simbolo rosso su fondo nero cos'è? (Mi viene in mente vagrant story)
    Grazie! Speravo in qualche modo di riuscire a far passasse la differenza da te menzionata.
    .
    Dici la confezione grande con il marchio rosso? Si tratta di Berserk Branded Box, versione limitata del Berserk uscito per PS2. Preferisco di gran lunga la versione Dreamcast, come gioco, ma quella confezione ha il pregio di contenere una della action-figure migliori che si possano trovare come extra in un videogioco.
  3.     Mi trovi su: Homepage #6075924
    jpegTempo che mi leggo tutto per bene e mi riprendo per scrivere qualcosa di sensato...

    Nel mentre, a caldo:

    :lol: (per altro, in una delle foto mancano quei tre titoli che tu ben sai, arrivati proprio nel mentre della stesura dell'articolo: Keio è entrato in postazione tra gli altri shooter d'annata)
  4. Leave Home  
        Mi trovi su: Homepage #6075934
    chrono (per altro, in una delle foto mancano quei tre titoli che tu ben sai, arrivati proprio nel mentre della stesura dell'articolo: Keio è entrato in postazione tra gli altri shooter d'annata)
    Ho tipo ingrandito abbestia la foto della vetrina centrale (quella che rimane piccina, anche zoomata) alla ricerca della special di Keio... Ecco svelato l'arcano. XD

    Comunque davvero, manco ti faccio i complimenti, perchè quelli valgono per un trenta e lode, per un aumento di stipendio, cose così... :D
    Qui c'è tanta, tanta, tanta passione: è uno spettacolo (anche se per formazione, io non condivido la teoria della celofanatura... Tranne qualche cosina che ho volutamente comprato per tenere sealed e far 'fermentare' - in termini di valore, un domani dovessi/volessi rivendere la mia collezione - tengo tutto aperto e a portata di mano).
  5.     Mi trovi su: Homepage #6075968
    jpeg
    (anche se per formazione, io non condivido la teoria della celofanatura... Tranne qualche cosina che ho volutamente comprato per tenere sealed e far 'fermentare' - in termini di valore, un domani dovessi/volessi rivendere la mia collezione - tengo tutto aperto e a portata di mano).

    La mia ragazza ha una definizione precisa per spiegare la teoria: "tu metti il preservativo alle cose", dice. Fantastica. Nella simpatia dell'espressione c'è una verità: la ricerca di un "rapporto" mediato con l'oggetto. Questo perché, a livello collezionistico, come racconto nell'articolo, a me importa più di preservare la forma che di esperire l'oggetto e di tenere inoltre una certa distanza da esso. Non tengo quasi nulla a portata di mano, se si parla di videogioco, come se prima di giocare dovessi entrare (e con sforzo) nel mood videogioco [ecco: aprire una confezione, per dire, richiede tempo e attenzione. Quasi uno stimolo a non giocare].
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    Una cosa carina di cui si potrebbe parlare un giorno è come muta, nel tempo, il rapporto tra essere fruitori di una cosa e collezionisti della stessa. Collaborare con videogame.it mi ha portato, per esempio, a essere un po' più giocatore rispetto al periodo appena precedente: giocare e finire un gioco per essere "testimone" dello stesso.
  6. Giovane cattolico  
        Mi trovi su: Homepage #6075987
    La scelta di usare i mobiletti con i vetri è provvidenziale, ma per quanto riguarda le altre stanze viene spontaneo chiedersi: ma come fai a tenere tutto così pulito???

    Davvero splendida la foto dell'esterno.. adoro paesaggi del genere, purtroppo qui me li sogno a meno di non andare a chilometri e chilometri dalla città. Sarei curioso di vedere l'esterno della casa a questo punto!

    Una domanda però: ma se la tua ragazza si trasferisse a tempo pieno da te, la sua roba dove la metterebbe?
    La divisione dei (pochi) spazi sarà appunto il mio problema più grande al momento del trasloco.

    http://www.myspace.com/giovanecattolico

    Il nuovo progetto musicale.
  7.     Mi trovi su: Homepage #6076006
    ZakimosLa scelta di usare i mobiletti con i vetri è provvidenziale, ma per quanto riguarda le altre stanze viene spontaneo chiedersi: ma come fai a tenere tutto così pulito???

    Davvero splendida la foto dell'esterno.. adoro paesaggi del genere, purtroppo qui me li sogno a meno di non andare a chilometri e chilometri dalla città. Sarei curioso di vedere l'esterno della casa a questo punto!

    Una domanda però: ma se la tua ragazza si trasferisse a tempo pieno da te, la sua roba dove la metterebbe?
    La divisione dei (pochi) spazi sarà appunto il mio problema più grande al momento del trasloco.

    Grande Zaki, hai colto in pieno una serie di punti. Beh, sulla pulizia confesso che ho lavato e preparato tutto ai fini dell'articolo... non che di solito io viva nel caos, ma insomma tra impegni di lavoro, teatro, laboratori e tutto il resto, nei pochi momenti di tranquillità inforco spugne e ramazze con una certa riluttanza. Per fortuna l'appartamento è compatto e si pulisce in poche ore. La vita da single in casa è adorabile per certi versi, ma a volte essere da soli a gestire tutto è spiazzante.
    .
    Sul paesaggio, sì, è ciò che mi ha fatto scegliere per questa casa: il verde, un fiume, la tranquillità, ma anche i centri abitati a pochi chilometri. La palazzina è discreta, grande il giusto e mimetizzata nel contesto.
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    Sulla convivenza... :*) Con la mia ragazza c'è stato un primo esperimento, non propriamente riuscito (adesso anche lei ha una sua abitazione). Penso che il benessere tra due persone dipenda, oltre che dall'amore-attrazione, dalla felicità individuale, dalla capacità di saperla trasmettere all'altro (e da parte di questi, accettarla) e dal modo in cui si condividono le esperienze, cercando di non essere né indifferenti, né invasivi. In tal senso, la mia casa è invasiva: parla troppo di me, è me in tutto e per tutto. Credo sia impossibile mutarla in qualcosa d'altro. Penso quindi che, qualora io e la mia lei decidessimo di sposarci, dovremmo comprare una nuova casa, dentro la quale far confluire ambo i nostri (forti) caratteri. Prima ancora dobbiamo imparare a stare insieme. :)
  8.     Mi trovi su: Homepage #6076012
    ZakimosSe ti può consolare capisco benissimo l'ultimo punto, specialmente far confluire due caratteri in una casa XD

    Non è per niente facile vedere qualcosa che ti corrisponde cambiare poco per volta, grazie alla presenza di un'altra persona. Si tratta di una sensazione tanto intima, ci vuole delicatezza e pazianza, sia da parte di chi entra (nel dare al luogo parti di sé), sia di chi apre (nel dare all'altro la possibilità di lasciare un'impronta).
    Ti auguro che la "mescola" funzioni.
  9. Leave Home  
        Mi trovi su: Homepage #6076046
    chronoLa mia ragazza ha una definizione precisa per spiegare la teoria: "tu metti il preservativo alle cose", dice. Fantastica. Nella simpatia dell'espressione c'è una verità: la ricerca di un "rapporto" mediato con l'oggetto. Questo perché, a livello collezionistico, come racconto nell'articolo, a me importa più di preservare la forma che di esperire l'oggetto e di tenere inoltre una certa distanza da esso. Non tengo quasi nulla a portata di mano, se si parla di videogioco, come se prima di giocare dovessi entrare (e con sforzo) nel mood videogioco [ecco: aprire una confezione, per dire, richiede tempo e attenzione. Quasi uno stimolo a non giocare].
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    Una cosa carina di cui si potrebbe parlare un giorno è come muta, nel tempo, il rapporto tra essere fruitori di una cosa e collezionisti della stessa. Collaborare con videogame.it mi ha portato, per esempio, a essere un po' più giocatore rispetto al periodo appena precedente: giocare e finire un gioco per essere "testimone" dello stesso.
    Ho la mia personale definizione di collezionismo (nella fattispecie di videogiochi, che è poi l'unica cosa che abbia mai collezionato in vita mia).
    Nel mio caso, dopo quasi quindici anni di gaming assortito, penso che il tutto si riduca - molto semplicemente - alla volontà di costruire una sorta di lungo percorso emotivo, fatto però di suggestioni multisensoriali: per dire, Radiant Silvergun per Saturn - per me - è stato un mix di ricerca, sacrifici pur averlo in determinate condizioni estetiche (da cui la scelta di comprarlo nuovo, ma ti parlo di mille anni fa) e piacere di conservarlo come tale. Detto questo, rimane tutt'oggi - e prima di tutto - un'opera di cui godere ogni qualvolta ne avverto il desiderio: nessuna remora a prendere in mano il disco, dunque, inserirlo nella console e giocarci due ore di fila.

    E questo vale per il 99% dei miei acquisti: la percentuale residua per arrivare a 100 raccoglie cose che ho comprato 'postume' dopo la dipartita delle rispettive console - in attesa di tempi migliori per un recupero delle stesse (Megadrive e Dreamcast) XD - e quelle due o tre cosette per le quali ho volutamente sfruttato offerte da lasciar maturare (senza peraltro interessarmi di valutazione o mercato, peraltro... :D Tipo il tinbox rosso di Resident Evil 4, preso anni dopo aver strafinito il gioco in ogni sua forma).

    Il lato contemplativo esercita un suo appeal, ma non potrei mai sacrificare il giocato in sua funzione.
  10.     Mi trovi su: Homepage #6076094
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    E questo vale per il 99% dei miei acquisti: la percentuale residua per arrivare a 100 raccoglie cose che ho comprato 'postume' dopo la dipartita delle rispettive console

    Anche la questione del "postumo" è interessante. Per dire, ci sono fasi della "vita video-ludica" in cui il rapporto tra fruitore-collezionista, in una persona, è paritario e si sostanzia nell'acquisto di giochi contemporanei. Certo, la persona deve avere una propensione a "conservare" l'oggetto, a esporlo, a dare allo stesso un valore aggiuntivo rispetto a quello meramente utilitaristico (pensa al ragazzo che acquista la sua prima versione limitata di un gioco, per dire, e la mostra con orgoglio magari a chi non può capire - genitori - e non può capire non solo perché di quell'oggetto, come uso, non gli interessa granché, ma anche perché non vede in esso altro che un involucro di cartone/plastica prossimo alla spazzatura - giacché, pensano, da grande il figlio se ne libererà gettandolo), altrimenti non scatterà mai la molla. Ma poi cominciano a nascere le prime fratture, una divisione interna, tra il fruitore, che continua a giocare, e il collezionista, che ambisce a qualcosa d'altro: esperienze più sottili, a volte puramente dipendenti, l'accumulo, finalizzate a darsi un'importanza grazie all'oggetto; a volte esistenziali, significative per trovare esternamente parti di sé. Ed è questa frattura che spesso, soprattutto quando ancora fluttuanti tra dipendenza e indipendenza, ci fa soffrire: pensa a tutte quelle discussioni nelle quali ci interroghiamo vicendevolmente sulla % di giochi che portiamo a termine o effettivamente utilizziamo. Quasi un senso di colpa. Forse senza il quasi.
    .
    Penso che, in generale, se si accettase con maggiore apertura il lato collezionistico del nostro fare umano, consapevoli che nasce probabilmente sempre da una dipendenza verso l'oggetto, per poi eventualmente evolvere in qualcosa d'altro, troveremmo con maggiore semplicità un equilibrio - sempre minato dalle diecimila offerte, possibilità, soldi in esubero e quant'altro - e ci faremmo meno problemi a concepire la possibilità che un qualcosa possa essere significativo anche aldilà del puro uso, ma senza rendere poi l'uso una minaccia (che è l'effetto collaterale di ritorno): poter comprare per giocare e poter comprare per collezionare nello stesso tempo, ma senza fare delle due azioni una regola. Ricomporre, insomma, l'unità dopo la frattura iniziale.
  11. Leave Home  
        Mi trovi su: Homepage #6076214
    Verissimo, secondo me tutto sta nel percepire (è difficile) la formazione di questa frattura, individuarne le cause e porvi, quanto prima possibile, rimedio.

    Parlo per me: all'inizio del 'cammino' - complice l'inesperienza, la mancanza di un carnet di fornitori fidati, di negozi o privati esperti a cui rivolgermi ecc - questo piacere della ricerca, dell'avvicinamento all'import dall'America e dal Giappone, s'è portato appresso una riga di acquisti effettuati sulla scia della combo 'eccolo! E' lui! Offertona! Compra!'

    Poi si 'cresce', no?, prima di tutto come persone, e dunque - anche nel faceto come per l'appunto il collezionismo di videogame - subentrano nuove istanze: ho iniziato a percepire la cosa ANCHE come investimento, ho parificato il piacere della ricerca a quello del recupero e allora ecco che all'offerta a tutti i costi ho cominciato a preferire le condizioni, all'usato il nuovo, al PAL-UK il PAL-ita (esempio scemo e specifico) e via discorrendo.

    Morale? Da quattro/cinque anni a questa parte, il mio approccio si è radicalmente modificato, e ora si sviluppa in due direzioni: da una parte, l'acquisto oramai maturo dell'item nuovo, che ancora mi manca e che desidero giocare ed avere in collezione, dall'altra (ecco la 'novità') quella del rimpiazzo del vecchio che - in accordo coi gusti mutati e col nuovo approccio - semplicemente non mi soddisfa come un tempo... Una/due volte a bimestre sposto una parte del budget dedicato su titoli che già possiedo ma che presentano difetti nel frattempo divenuti intollerabili (e questi ultimi finiscono su ebay, venduti per quel che valgono con massima trasparenza).

    Alla fine sarà una libreria di (invento) mille giochi più duecento rimpiazzi - anzichè milleduecento oggetti diversi - ma corrisponderà in toto al disegno che ho in mente ora. :)

  Rubrica Trigger: Nella tana del bianconiglio

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