1. A riposo  
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    E facciamo pure un altro esempio: su Il Secolo XIX di stamattina, articolo sulle dipendenze "da gioco". La notizia nasce dal fatto che sono state recentemente vietate le aperture delle sale da gioco (quelle attuali, con i videopoker, mica Space Invaders) nelle vicinanze delle scuole, chiese, centri di ritrovo giovanile nel comune di Savona.

    Dentro l'articolo si parla di 24 "malati da gioco" in cura al SERT locale. La signora compulsiva per il bingo, chi sente continuamente il rumore del videopoker nelle orecchie. E si parla di un ragazzino che aveva sviluppato una dipendenza per i giochi di ruolo.

    Il titolo, a tutta pagina? "Sedici anni, malato di giochi di ruolo".

    Il che è un problema serio, non minimizziamo. Può capitare, e fa bene dirlo. Ma certo, tra "c'è qualcuno che si è giocato 300.000 Euro", "chi ha mandato in fumo la pensione" e "il ragazzino che è appena uscito dal tunnel", ovviamente, è quest'ultimo quello a cui dedicare il titolone.
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  2. hora et labora  
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    I videogiochi offrono un ottimo capro espiatorio per concepire i mali del mondo visto che, come già successo per musica rock e cartoni animati giapponesi, è molto facile condannare ciò che non si conosce piuttosto che accettare le proprie responsabilità come adulto ed educatore (disinformato in materia). E' chiaro che abbandonare un ragazzino davanti alla TV per ore con un controller in mano senza sapere cosa sta facendo è pericoloso, così come lasciargli un DS sempre tra le mani per non scassare i maroni a mamma e papà quando escono con gli amici. Ma qui si apre un discorso a parte che riguarda lo sviluppo di dipendenze e patologie, in cui possono rientrare tanto i videogiochi quanto il cibo, il sesso, l'alcol e le droghe, ovvero tutto ciò che genera piacere e gratificazione.
    Piuttosto, tornando sull'articolo, che sottoscrivo in toto, a me la cosa che più spaventa riguarda l'approssimazione con cui viene trattato dai media tradizionali un tema che conosco bene. Mi spaventa il fatto che anche su tutto il resto possano usare la stessa approssimazione, senza che io venga a saperlo perché ignorante in materia. Penso a finanza, economia e politica interna e internazionale. La rete, con tutte le sue distorsioni e opinioni di parte, offre comunque la democratica possibilità di scelta e di interpretazione. Prima o poi assisteremo a una rivoluzione, anche perché non è possibile che questo sistema non tenga conto di chi ha meno di 40 anni...
    Non siamo soli nell'universo: è che nessuno ci invita mai alle feste
  3. A riposo  
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    Sì, che è un po' il succo del discorso. Io penso che serva sempre, da qui la citazione nel catenaccio, la stampa in quanto tale. La grande libertà che fornisce Internet a livello di espressione è sensazionale, ma se la comunità dei blogger sta sostituendo la stampa tradizionale (e secondo me non dovrebbe, dovrebbero essere complementari) la colpa è solo e unicamente della stampa tradizionale, che non fa nulla per rendersi accattivante agli occhi di nuove generazioni di fruitori.

    Serve, e qui torno alla citazione del catenaccio, un approccio editoriale. Ma deve essere un approccio editoriale informato e credibile, che possa ambire a una posizione di autorevolezza.

    Il videogioco è destinato ad espandersi ulteriormente, e in maniera esponenziale. E' normale che ci sia del rumore attorno, in termini di opinioni, come c'è attorno alla politica, allo sport, all'economia. Il "Bar Sport" fa parte del gioco. Ma se il bar sport me lo fanno testate che dovrebbero essere autorevoli, allora non ci siamo. Un'opinione contraria, lo ripeto, è benvenuta. Ma deve essere un'opinione informata, altrimenti l'unica reazione possibile sono le pernacchie. E il risultato è che la stampa generalista perderà una grande occasione per rinnovarsi.
    http://www.facebook.com/VITSole
  4. Protomentale  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #6104605
    Quoto e sottoscrivo tutto :)
    Il punto è che il videogioco è sempre radicato ad una concezione "giocattolosa", ad uso e consumo dei bambini e i "grandi" che ne fanno uso vengono considerati "malati" o esaltati. Non ditemi che nessuno vi ha mai detto una cosa del genere "a XX anni sempre a giocare stai?". Finché non si supererà una forte barriera pregiudiziale, e finché non si smetterà di trattare questo media come capro espiatorio, non si potrà arrivare ad una trattazione eqilibrata e competente dell'argomento.
    Oltretutto l'acume sensazionalistico fa sempre presa, aizzando i generali del MOIGE e riscaldando le anime generali; mi sembra di capire che è sbagliato proprio il modo in cui viene fatta l'informazione, a monte. Questo fatto porterà sempre a dare notizie - letteralmente - in pasto alla folla, ad uso e consumo della gente, dove un circolo vizioso di ingoranza non può che generare ulteriore ignoranza.

    Proprio per questo sui giornali e sulle riviste ho sempre letto di videogiochi e conseguenze negative e mai nessuno che parlasse di possibili effetti positivi.
  5.     Mi trovi su: Homepage #6105728
    Gran bella lettura Simone... certo, la situazione nel nostro paese è francamente DEPRIMENTE.
    In USA mi è capitato di leggere articoli del New York Times dedicati ai videogames (ne ricordo uno su Ghostbusters, con tanto di intervista a Dan Aykroyd...) spettacolari, scritti con una passione, una misura ed un'intelligenza formidabili.

    Roba che qui leggeremo, forse, tra 20-30 anni.
    Il Generale Shark così parlò: "...mi dia tempo e il mondo userà i pollici solo per suonare il campanello di casa."
    *Oo RimaNi Col Dubbio oO*
    ..:: BLoOd Is My AvAtaR ::..

  Rubrica Il Bandito: Di stampa e videogiochi

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