1. Sbalestrato  
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    L'invito alla festa, di suo, è un episodio, ma giustamente Rubin lo ha utilizzato come indice di qualcosa di più grande che certo trascurabile non è. Del resto, parliamoci chiaro, quanti sanno dell'esistenza di Amy Hennig, fra i milioni di persone che giocano Uncharted 3? Un parallelo con qualsiasi altra forma espressiva è imbarazzante, in questo senso.
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  2. abra-che cazzo-cadabra  
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    giopepL'invito alla festa, di suo, è un episodio, ma giustamente Rubin lo ha utilizzato come indice di qualcosa di più grande che certo trascurabile non è. Del resto, parliamoci chiaro, quanti sanno dell'esistenza di Amy Hennig, fra i milioni di persone che giocano Uncharted 3? Un parallelo con qualsiasi altra forma espressiva è imbarazzante, in questo senso.

    si si certo, era sicuramente un sintomo. amy henning io l'ho vista nei dietro le quinte di U2, ma in effetti non è che sia un personaggio di spicco dell'industria. non per noi giocatori, dico.
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  3. Sbalestrato  
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    Sì, ma fra l'altro ne faccio anche una questione di pubblico "allargato". Fra i videogiocatori, solo i più attenti sanno che esiste la Henning. Fra le persone che vanno al cinema, magari non tutti ma quasi sanno che il regista di un Indiana Jones è Spielberg. E ok, non è strettamente lo stesso ruolo, le cose funzionano in maniera diversa, però...
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  4. abra-che cazzo-cadabra  
        Mi trovi su: Homepage #6247693
    ma forse è anche una scelta? voglio dire, lei non è che rilasci interviste in continuazione, per esempio... anche nei filmati promozionali pre-lancio, io ho sempre visto altri tizi e mai lei. a differenza di un (peddire) mulinello, un cliffy b...
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  5. Sbalestrato  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #6247699
    Sicuramente non si può escludere che sia una scelta sua, nello specifico. Ma altrettanto sicuramente l'industria preferisce evitare che ci siano troppi "personaggi", che sono scomodi. Voglio dire, se il pubblico compra i giochi di Tizio Caio, Tizio Caio ha il potere di dire "ok, fanculo Space Manzi 4, voglio fare altro" e il publisher di turno in linea di massima gli dà corda. Se invece il pubblico compra i giochi della serie Space Manzi 4 e non ha idea di chi li faccia, Tizio Caio sta zitto, suca e e fa Space Manzi 4. Ovviamente si semplifica, eh, ma il concetto, almeno in parte, è quello. E del resto molti "creativi" spendono fiumi di parole su questa cosa.
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  6. Utente non attivo.  
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    evil_si si certo, era sicuramente un sintomo. amy henning io l'ho vista nei dietro le quinte di U2, ma in effetti non è che sia un personaggio di spicco dell'industria. non per noi giocatori, dico.

    Nei bonus di Uncharted 3, una volta finito, ci sono dei filmati in cui compare. Sentendo i commenti del team si capisce che lei è tra i personaggi che più contano nei ND. L'articolo mi ha fatto prendere un colpo, un attimo ho pensato che Teo fosse andato a trovarli :-|
  7. ...this is the end...  
        Mi trovi su: Homepage #6250337
    Gio hai ragione, pero' il caso di Amy Hennig e' proprio particolare. Io per esempio, mi reputo un videogiocatore interessato, che segue, si informa bene e si interessa non solo sui giochi ma anche su chi li sviluppa e sui personaggi che ci stanno dietro. Persone come Cliffy B. o lo stesso mulinello, o Kojima o Jade Raymond (Jadeeeeeeeeeeeee, dove sei?? AMMMMORE!!! Nessuno sa niente? Che fine ha fatto?) le conosciamo tutti, tutti intendo noi altri nerdazzi da forum che seguiamo tutto, ma questa Amy Hennig io proprio non l'avevo mai sentita prima d'ora. Credo che sia anche un discorso di discrezione della persona stessa, oppure una linea voluta da Sony che non rispecchia sempre e comunque tutta l'industria. Insomma di personaggi ce ne sono. Probabilmente ci sono anche moltissimi che stanno nell'ombra ok, pero' c'e' anche chi si pubblicizza eccome, pure troppo. Vero Cage?
  8. abra-che cazzo-cadabra  
        Mi trovi su: Homepage #6250451
    Viewtiful Joe™Nei bonus di Uncharted 3, una volta finito, ci sono dei filmati in cui compare. Sentendo i commenti del team si capisce che lei è tra i personaggi che più contano nei ND. L'articolo mi ha fatto prendere un colpo, un attimo ho pensato che Teo fosse andato a trovarli :-|
    si, li guarderò. ho avuto solo il tempo di vedere il primo e poi mi sono tuffato a testa bassa sui bozzetti :sbav:
    appena ho tempo guardo anche gli altri.
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  9. Sbalestrato  
        Mi trovi su: Homepage Homepage #6251486
    MagalloGio hai ragione, pero' il caso di Amy Hennig e' proprio particolare. Io per esempio, mi reputo un videogiocatore interessato, che segue, si informa bene e si interessa non solo sui giochi ma anche su chi li sviluppa e sui personaggi che ci stanno dietro. Persone come Cliffy B. o lo stesso mulinello, o Kojima o Jade Raymond (Jadeeeeeeeeeeeee, dove sei?? AMMMMORE!!! Nessuno sa niente? Che fine ha fatto?) le conosciamo tutti, tutti intendo noi altri nerdazzi da forum che seguiamo tutto, ma questa Amy Hennig io proprio non l'avevo mai sentita prima d'ora. Credo che sia anche un discorso di discrezione della persona stessa, oppure una linea voluta da Sony che non rispecchia sempre e comunque tutta l'industria. Insomma di personaggi ce ne sono. Probabilmente ci sono anche moltissimi che stanno nell'ombra ok, pero' c'e' anche chi si pubblicizza eccome, pure troppo. Vero Cage?

    Secondo me la questione è articolata e si muove su più livelli. Ora, magari nel caso specifico alla Hennig non frega nulla di esporsi, e ci sta, anche se CliffyB le direbbe che è un errore. Però non lo possiamo sapere, e il problema è anche un po' questo.

    Occhio che arriva il wall of text. :D


    Ragioniamo un attimo su due livelli diversi, partendo da quello di noi appassionati (più o meno appassionati, gente che comunque un po' legge, segue e si informa).


    Pensaci un attimo: chi sono i creativi che conosciamo?


    1. quelli che hanno iniziato in un'altra epoca, quando i giochi si facevano in una o due persone, e per questo motivo era più facile identificarli con il creativo. Penso ai Molyneux, ai Braben, ai Mechner, Chahi eccetera. Ovviamente anche fra questi c'è chi si vende di meno e chi si vende di più, ma hanno tutti in comune il fatto di essere diventati famosi quando era molto più facile esserlo (e anche in quel periodo, come racconta Mark Cerny, c'erano contesti, come la prima Atari, in cui il publisher non voleva assolutamente che il nome del creativo venisse fuori);


    2. gli sviluppatori indie come Jonathan Blow, che guarda caso lavorano in un contesto in cui, per l'appunto, il gioco se lo creano loro, da soli, o con poche persone;


    3. i creativi emersi di recente che conosciamo, in proporzione, sono molti meno. Li conosciamo se si "vendono", se fanno lo sforzo di "uscire" e se gli viene permesso di farlo. Un CliffyB, un Cage si sono impegnati al massimo per vendersi e per diventare importanti, anche a costo di risultare antipatici;


    4. Jade Raymond, sarò cinico, fa caso a parte: lei la conosciamo perché il marketing ha deciso che, essendo il sogno di tutti i brufolosi videogiocatori, aveva senso spingere come personaggio la gnocca nerd.


    Il paradosso è anche un po' quello: siamo talmente abituati a un ambiente in cui i creativi sono nascosti, che se uno si sforza invece di apparire ci risulta antipatico, spocchioso, presuntuoso, ci sembra uno che ha voglia di stare davanti alle telecamere. E magari lo è anche, ma è l'assunto ad essere sbagliato. Ora, ripeto, da un lato è vero che un CliffyB non è un pittore, non è l'unico autore dell'opera, e quindi ha senso che sia il team ad essere riconosciuto, dall'altro però è davvero così tanto diversa, la situazione, rispetto alla realizzazione di un film? Lo è, sì, ma così tanto da giustificare il fatto che non sappiamo associare un nome a, che so, Homefront? E stai ben certo che sono soprattutto i publisher, a volere questa situazione. Perché? Perché un Cage vuole così tanto essere famoso? Magari perché gli piace, sarà, ma soprattutto perché gli dà potere. Ribadisco: se noi amiamo e compriamo il gioco di David Cage, invece che il gioco di Sony, David Cage può permettersi di non fare Heavy Rain 2 e dedicarsi invece ad altro, può permettersi di avere potere decisionale molto più che nella situazione opposta.


    Non è un caso se un Bleszinski parla alla GDC e sprona la gente a sforzarsi di diventare "power creative", a uscire dal guscio, anche se non vogliono, a interessarsi di marketing e di controllo sul proprio gioco, a piazzarsi davanti alle telecamere: perché devono volerlo, innanzitutto, il non essere ingranaggi.


    Non so se li hai letti, però, in questi due articoli, si parla (anche) di queste cose:


    David Cage
    Bleszinskolo


    Ora, non è che dobbiamo dipingere i publisher come il male assoluto e opprimente, perché poi si esagera nella direzione opposta, però mi pare evidente che la questione una sua sostanza ce l'ha.


    E poi c'è l'altro livello: noi appassionati siamo tanti, migliaia, anche centinaia di migliaia, ma non siamo i milioni di persone che comprano il gioco. E secondo te, fra quei milioni di persone, quanti sanno non dico della Henning, ma di CliffyB? Te lo dico io: nessuno. E quanti, invece, vedono il nome di Christopher Nolan sulla locandina, nel trailer, "dal regista di... " e sanno perlomeno che lui esiste e che il film l'ha fatto lui, che è "quello di... ", anche se poi non si interessano troppo? Alla fine, la differenza sta anche lì, eh. I registi sono considerati "spendibili" sul piano del marketing. I nostri "registi" no. E questo fa tutta la differenza del mondo.
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