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    Bologna, il film sul Subbuteo dove gli spettatori possono diventarne produttori

    Cinquant'anni di storia dello storico calcio da tavolo in un documentario. 170mila euro di budget di cui 15mila in crowdfunding. Supervisiona la bolognese Popcult, regia di Pierr Notari che ha avuto l'idea assieme a Enrico Fontanelli degli Offlaga Disco Pax
    Tre tocchi e via. Eccolo il calcio in punta di dito che finalmente diventa un film documentario. Parliamo del Subbuteo, lo storico sport da tavolo nato in Inghilterra nel 1947 e diventato attorno agli anni settanta in Italia un vero e proprio fenomeno cultural sportivo, tra la performance fisica da biliardo e il culto del collezionismo.

    La bizzarra impresa di raccontare la storia degli undici calciatori più “criccati” del pianeta spetta alla casa di produzione bolognese Popcult che, un po’ alla Steve Jobs, annuncia: “Siamo i soliti folli, ma se non è “pop cult” il Subbuteo, ditecelo voi?”.

    Il regista sarà il quarantacinquenne bergamasco Pierr Nosari che già aveva sceneggiato nel 2004 Onde e diretto nel 2008 il documentario sugli Offlaga Disco Pax. Ed è proprio grazie all’incontro di Nosari con Enrico Fontanelli, uno dei membri dei reggiani Offlaga, che il progetto Subbuteopia è diventato realtà tanto che la fase delle riprese è già giunta al termine e per la primavera del 2012 il film sarà già pronto “per la sale e per le tv, anche se oramai la tv è vecchia dentro e non rischia più su questi progetti”, precisa la produttrice Giusi Santoro.

    Un budget di 170mila euro e soprattutto l’idea di trasformare la postproduzione fatta di montaggio, correzione colore, stampatura delle copie e marketing un affare collettivo. Infatti dal 23 dicembre 2011 e fino a fine gennaio sui siti www.subbuteopia.com e www.verkami.com/projects/1168-subbuteopia è attiva la campagna di crowdfunding che permetterà a chiunque lo voglia di versare qualche euro per diventare produttore del film, finire col proprio nome sui titoli di coda e prenotare perfino l’anteprima che si terrà la prossima primavera.

    “Quando ogni volta ci si infila nel freddo e ripetitivo meccanismo burocratico della produzione/distribuzione si perde l’energia che inizialmente si ha nel produrre – prosegue la Santoro – così grazie a questa iniziativa di ritorno verso il pubblico ancor prima di andare in sala, abbiamo recuperato pienamente la passione del fare cinema”.

    In Subbuteopia si ricostruiranno più di cinquant’anni di mito del calcio su panno verde. Si parte dai fratelli Parodi, che nella loro ditta a pochi passi da Genova hanno sfidato la multinazionale americana Hasbro continuando l’attività del padre Edilio, il mitico distributore di Subbuteo in Europa fin dai primi anni settanta, e si arriva ad oggi, con i milioni di appassionati e giocatori che si sfidano in ogni angolo del pianeta – dall’Europa all’Africa, dal Sudamerica al Canada, dagli Stati Uniti al Giappone – in tornei dilettantistici e competizioni ufficiali.

    In mezzo, tutto un universo che passa per eventi come il Maidenhead Subbuteo Fair, dedicato agli scambi tra collezionisti, ai tornei organizzati dall’Unione dei Subbuteisti Socialisti Rivoluzionari sui luoghi della Resistenza per mantenere viva la memoria storica.

    Dallo Stadium of Fingers, il campo da Subbuteo più grande del mondo con un pubblico fatto di oltre 100.000 miniature distribuite sugli spalti, costruito da Stephen Moreton nell’Essex (UK), ci si trasferisce al laboratorio, a pochi passi dalla foresta di Sherwood, dove Mark Parker dipinge a mano, insieme alla moglie Mary, squadre di Subbuteo che vende via internet in tutto il pianeta.

    Dalle leggende viventi del Subbuteo, come l’italiano Andrea Piccaluga che, grazie al suo famoso dito “assicurato”, ha vinto il Campionato del Mondo Juniores nel 1978, si arriva ai collezionisti disposti a pagare piccole fortune per aggiudicarsi un pezzo raro.

    “E non dimentichiamo che come tradizione del calcio vuole, anche nella nostra squadra produttiva abbiamo i cosiddetti stranieri. Infatti molti cittadini inglesi e spagnoli hanno versato con entusiasmo la loro quota di adesione produttiva – chiosa Santoro – e siamo arrivati ad un terzo del budget collettivo ”.


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