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    Anche se non ne è il vero protagonista, il primo approccio giocabile con Dead to Rights: Retribution inizia proprio così: nei panni di un cane in una situazione di estremo pericolo. Chi conosce un minimo questa saga sa di cosa sto parlando: dell'husky Shadow "arruolato" nella polizia americana dei precedenti capitoli. Però fino ad ora non lo si era mai potuto controllare direttamente: per simulare la visione canina in bianco e nero, gli sviluppatori hanno applicato decise sfumature di grigio all'intero paesaggio (un deposito di vagoni ferroviari alquanto buio e disastrato). Per simulare invece il superiore livello di sviluppo dei suoi sensi rispetto a quello degli esseri umani, hanno fatto modo di evidenziare presenze estranee anche attraverso le pareti. Come dire che Shadow, grazie a udito e olfatto, sa dove si trovano certe presenze senza bisogno che queste rientrino nel suo campo visivo. In realtà, il gioco non inizierà così, nei panni di Shadow, ma è stata un'ottima trovata partire così per farmi entrare nel particolare clima del gioco che vede ancora una volta la strana accoppiata sbirro/animale a quattro zampe. A proposito, anche lo spirro è sempre lo stesso, Jack Slate, e se proprio vogliamo dirla tutta, Retribution è il capitolo che illustrerà le origini del rapporto tra Jack e Shadow. Ancora una volta, Dead to Rights si conferma come un particolare mix tra sparatutto, picchiaduro e gioco tattico. Insomma, le prime impressioni sono quelle di un gioco di una certa versatilità, incentivata anche da un'intenzionale scarsità di munizioni. Dello scenario per ora rimane impresso soprattutto il buio e lo sfacelo, ma è proprio un'idea di squallore che gli sviluppatori vogliono trasmettere volontariamente, per dare l'impressione di un contesto urbano preda dell'anarchia, in cui la criminalità sguazza allegramente. E contro cui gli unici baluardi sembrano rimasti un uomo e un cane, però parecchio ben addestrati e anche piuttosto propensi alla brutalizzazione senza grandi rimorsi: certe esecuzioni ne fanno due "duri" da action movie di serie Z, ed è pure in questo stile "becero" che il gioco vuole riconosciersi.
    Cazzeggiare è un'arte. Noi, che modestamente siamo degli artisti, sappiamo riconoscere quando il cazzeggio è roba di classe, e quando invece non lo è. L'ozio creativo non è mai una semplice perdita di tempo: è una perdita di tempo consapevole, durante la quale il passare delle ore perde il suo usuale tedio attraverso l'esercizio di attività futili, ma squisite. Nel 99% dei casi non servono a niente, ma che importa?

  Dead to Rights Retribution

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