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    Rosa nera

    Prologo

    Ottobre 1995

    Non ricordo molto di quella notte…nevicava me lo ricordo bene perche non riuscivo a domire guardavo fuori dalla finestra..contando i fiocchi di neve che scendevano lentamente…erano le 3:35 la maniglia della porta fece uno scatto non ero sicuro di quello che avevo sentito quindi pensai che fosse stato uno scherzo della mente e ritornai a contare i fiocchi di neve per prendere sonno…un rumore fastidioso mi fece sobbalzare “maledetta sveglia” pensai “vabbè ormai sono sveglio tanto vale che mi alzi” c’era uno strano silenzio che pervadeva la casa…di solito c’era emily la mia sorellina che correva urlando per casa.…non voleva mai farsi la doccia e mia madre correndogli dietro cercava di afferrarla..e mio padre che urlava di fare silenzio lavorando al suo pc del delitto del giorno prima..eh gia mio padre era un detective..il più bravo a mio riguardo… ma niente…quella mattina era tutto molto silenzioso… ” heilà ” urlai”Ma dove siete finiti tutti? Mamma cosa c’è per colazione?”. Nessuna risposta . Andai in bagno per sciacquarmi il viso…l’acqua gelata è la miglior cura contro il sonno. uscendo dal bagno, notai che la porta di emily era spalancata…il letto sfatto con la luce accesa…tutto questo era molto strano perché, mia madre non sarebbe mai uscita da casa lasciando la camera in disordine, e per di piu la luce accesa .Mi voltai guardando la camera da letto di mio padre e mia madre,e un brivido pervase tutto il mio corpo…in piu c’era uno strano odore uscire dalla camera,un odore strano. Mi avvicinai. Passo per passo l’odore si faceva sempre più intenso … quello che vidi successivamente cambiò per sempre la mia esistenza . Sangue. Sangue dappertutto … il letto ne era ricoperto…al centro del letto c’era emily ,ricoperta di sangue con una rosa nera in mano. Tremava… piangeva … accanto c’erano i corpi di mio padre e di mia madre..completamente smembrati, il cuore era stato asportato e al suo posto c’era un bocciolo di rosa nera. Le pareti erano ricoperti di sangue , mentre negli occhi c’erano conficcate delle spine e lungo i polsi il gambo delle rose.

    Ottobre 2000 16:45 p.m.

    Oggi ho 24 anni. Sono un detective specializzato in omicidi, i più cruenti direi … Se sono detective a questa età lo devo anche al miglior amico di mio padre, il detective Harry Monroe. A cinque anni dalla scomparsa dei miei ,mi ritrovo di nuovo li, in quella maledetta camera ormai impolverata con il sangue ormai asciutto e coagulato sulle coperte. Fisso quella camera ormai impolverata e penso..”Sono cinque anni che ti do la caccia, cinque stramaledetti fottuti anni che ti do la caccia. Le uniche informazioni in mio possesso è la certezza che tutto è iniziato con l’ assassinio dei miei genitori, poi si sono susseguiti altri cinque. Tutte coppie, tutte assassinate nel proprio letto . Il modus operandi che hai usato è stato il medesimo che hai riservato ai miei … sempre quella dannata rosa nera! Ma ti prenderò, dovessi spendere tutta la mia vita nella tua ricerca ti prenderò! L’ho giurato sulla morte dei miei genitori ed io mantengo sempre le promesse!!!” Sentii dei passi avvicinarsi dietro me : ”Buongiorno Jason, sapevo che ti avrei trovato qui”;
    “Detective Monroe, buongiorno non mi aspettavo la sua visita qui” risposi; “Come, come ?!? Si può dire che ti ho cresciuto io, io ti ho fatto entrare in polizia insegnandoti tutto quello che so, e mi dai del lei?”rispose Monroe.
    Adoro Monroe. è il classico detective cinquantunenne, un pò trasandato, capelli sul grigio, barbetta da veterano, cravatta snodata con indosso uno spolverino non male. Il suo spolverino lo amo, gli ho fatto promettere che quando andrà in pensione lo donerà a me. E poi sempre con quella maledetta sigaretta senza filtro che pende dalle labbra . “Se ti vedesse Charlotte lo sai che ti darebbe una bella strigliata di capo vero?”gli dissi ghignando “Già e sai anche quanto adoro far arrabbiare Charlotte! Comunque stasera a cena da me, non voglio sentire storie! Charlotte è da tutto il giorno dietro ai fornelli e sai quanto ci tiene a te e a Emily”rispose Monroe. Allungo la mano nella tasta del bomber e prendo una sigaretta, faccio scattare lo zippo, accendo la sigaretta e faccio un lungo tiro, respiro profondamente poi mi giro verso Monroe, facendo uscire il fumo dal naso ”ok più tardi passo a prendere Emily e vengo da te”risposi;
    “Non dimenticarti di portare il vino”disse Monroe mentre si allontanava.
  2.     Mi trovi su: Homepage #8113619
    L'inizio è promettente^^vediamo come andrà avanti...:thumbsup:

    Tutto era soggettivo. L'apocalisse è un qualcosa di personale. Niente è più un clichè, quando capita proprio a te.
    Il noir non è un genere. È un colore, uno stato d'animo, una sensazione.
    Sfigaaaaaato! Sei uno sfigaaaaaaato! [Cit.by Crash]
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    Seconda parte:


    18:30 p.m.

    Slaccio la cintura e spengo il motore. Mi soffermo cinque minuti nei miei pensieri, poi scendo dall’ auto. Eccola la clinica St. Marylin, dove si prendono cura di bambini emotivamente instabili, sembra uno di quei college che si vedono sempre nei film. L’edificio è strutturato in cinque diverse aree, la facciata è ricoperta di mattoni color porpora con un arco nell’entrata principale. Risalendo la stradina principale costellata di aiole, dalle quale proviene quel delicato odore di violacciocca, si giunge al prato adiacente alla struttura . Il prato è davvero curato nei minimi particolari, le giostre , i tavolini di legno per la merenda , i fiori , sembra davvero un paradiso, per questo ho portato qui Emily. Pensai che si potesse trovare bene qui, molto meglio che con me. Emily dopo quella notte non fu più la stessa bambina , mi ricordo ancora quando sorridendomi mi chiedeva di giocare con lei; ma dopo quella maledetta notte sempre incubi , smise quasi totalmente di parlare, i suoi occhi con i miei si incrociano raramente, mi sento maledettamente in colpa. Entrato nella clinica ad accogliermi c’e subito Suor Moniqué, una tenera signora sui 70 anni che si occupa di cucinare ai bambini e non fargli mancare niente
    “Ciao Jason tutto bene oggi?”disse suor Moniquè mentre mi abbracciava;
    “Ci sono state giornate migliori suor Moniquè , sono venuto a prendere Emily sta sera siamo invitati a cena dall’ ispettore Monroe”risposi io;
    “L’ispettore Monroe è passato qui la settimana scorsa, Emily è al primo piano nella sala tv con il Dottor Stainer “disse suor Moniquè. Mentre salgo le scale sento odore di muschio bianco, c’e sempre un buon odore qui pensai. Arrivo nella sala tv ed Emily è lì davanti allo schermo , una bambina esile, come le altre indossa un vestitino blu con sotto una camicetta rosa ha i capelli raccolti tenuti da un nastro rosa. Il dottor John Stainer è seduto accanto a lei stanno guardando ‘’La spada nella roccia’’ , è un bravo medico, lui ci sa fare con i bambini, alto sui 45 anni, con i capelli castano chiaro e gli occhi azzurri, porta sempre gli occhiali ed ha le mani ben curate come tutti i dottori d'altronde. Mi avvicino dietro di loro c’e quella scena dove Anacleto insegna ad Artù a volare
    “Adoro questo cartone ma soprattutto Anacleto”esclamai; Il dottor Stainer si girò di colpo
    “Jason buonasera ,come vedi eravamo presi dal cartone, tanto da non sentirti arrivare” aggiunse Stainer;
    “Non si preoccupi dottore , piuttosto sono venuto a prendere Emily. Stasera siamo a cena da Monroe”risposi;
    “Oh adoro i piatti di Charlotte! Quella donna fa miracoli in cucina!”disse Stainer compiaciuto;
    “Già … Se non le dispiace dottore stasera Emily dorme da me, la riporterò domani mattina verso le 10:00 se non è un problema”aggiunsi io;
    “Agli ordini Detective Jason Rudock ”rispose ironicamente lui. Prendo lo zainetto di Emily e ci metto dentro il suo pigiama preferito di Minnie, una bottiglietta d’acqua e le sue pantofoline rosa:
    “Emily andiamo non vorrai far aspettare Monroe, ci aspetta dell’ottima cucina stasera” dissi io mentre le prendevo la mano ;
    “Ok allora a domani mattina dottore, buona serata”dissi salutando il dottor Stainer accompagnato con un cenno della mano;
    “A domani Jason buona cena”rispose Stainer, già immerso nelle sue scartoffie “A domani piccolina, mi raccomando mangia qualche boccone anche per me”disse Stainer rivolgendosi ad Emily.

    19:30 p.m.
    “Eccoci arrivati finalmente”dissi ad Emily spegnendo la macchina. La casa di Monroe ha il vialetto pieno di margherite dei colori più disparati, Charlotte adora coltivarle. La casa è ben tenuta, ogni anno Monroe si prende una settimana di ferie per riverniciarla, buon uomo! Vicino al portico con l’edera rampicante sulle colonne che fiancheggiano il portone, c’e il dondolo dove d’estate chiacchieriamo dei vari casi mentre beviamo thè fresco. Suono il campanello e prima ancora che Monroe apra la porta sento l’odoraccio che lascia la sua sigaretta!
    “Hey Jason ben arrivato”disse a me poi si rivolse alla piccola Emily “Oh! E chi è questa bellissima principessa, eh? Dove hai lasciato la carrozza a forma di zucca con i cavalli bianchi principessina?”le disse mentre la prendeva in braccio. Ad accogliermi oltre Monroe c’era il dolce odore d’incenso al sandalo, la casa era impeccabile, beh vorrei vedere Charlotte è una vera e propria maniaca del pulito! Il salotto è molto grande con al centro un divano di pelle nera. Il tappeto ricopre gran parte del pavimento e al centro uno splendido tavolino di vetro, rappresentanza del gusto di Charlotte. Lì accanto al posacenere traboccante di sigarette spente c’e anche la bomboniera del battesimo di Emily. Il tutto è un teatro su cui capeggia il televisore appeso al muro e un largo finestrone coperto da tende giganti. Charlotte dice che odia la gente che guarda dentro casa sua. A sinistra c’e un mobile antico con tutte le vecchie cose di Monroe: il diploma, la sua prima coppa vinta a football , la foto sua e di mio padre appena entrati in polizia … ancora più a sinistra c’e la porta che conduce allo studio di Monroe ,ad un tratto la porta scorrevole che separa il salotto dalla cucina si apre :
    “Hey giovanotto di un pò quando avevi intenzione di venirmi a salutare?!?”disse Charlotte fingendosi arrabbiata;
    “Beh Charlotte so che quando sei davanti hai fornelli è come se fossi in guerra e non vorrei rimanere ferito da una forchetta volante”risposi ironicamente io;
    “Brutto mascalzone tutti invidiano il mio modo di cucinare e tutti, dico tutti hanno sempre fatto i complimenti per le miei pietanze tsè”mi disse Charlotte mentre mi sbatteva delicatamente il mattarello in testa. Charlotte e una donna tutto fare, unica nel suo genere, ha 48 anni tenuti splendidamente, i capelli color rame raccolti in un ordinata coda di cavallo, porta sempre scarpe basse perchè dice che con i tacchi gli vengono le vertigini ed indossa un curioso grembiule con l’ immagine di Tweety con un cappello da chef e il mattarello in mano.

  Rosa nera parte 1

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