1.     Mi trovi su: Homepage #8427155
    Il logo è praticamente cambiato durante ogni episodio della saga, dunque non potendo mettere un’immagine univoca che riassuma ciò che intendo recensire (ovvero la saga intera) linko direttamente la foto che feci ai cinque giochi uno di fianco all’altro tempo fa, così siamo tutti contenti.

    E uno
    E due


    Benvenuti dunque signori e signori alla nuova recensione del miet. Questa volta non trattiamo un gioco unico, ma trattiamo la serie intera, recensendo un gioco dopo l’altro in un’apocalisse di eterno (e multi-temporale/spaziale) splendore.

    I giochi sono presentati secondo un ordine di uscita, e alla fine verranno tirate le somme con la valutazione complessiva del tutto.
    E non guardare troppo a lungo dentro la lavatrice, altrimenti anche la lavatrice guarderà dentro di te.

    Revan Adler
    Match di Improvvisazione Teatrale, Giugno 2009
  2.     Mi trovi su: Homepage #8427156
    [size=14] Blood Omen[/size]



    Anno di rilascio: 1996
    Supporto: PC, Playstation
    Genere: GDR Hack n’ Slash
    Numero di giocatori: 1

    È il primo episodio della saga ad essere pubblicato.
    La struttura del gioco non è particolarmente complessa, eppure già presenta diversi tratti che diverranno tipici di altri giochi. Visto ora, a distanza di vari anni, appare un precursore di Diablo, gioco che due anni dopo farà del gioco di ruolo hack n’ slash il suo cavallo di battaglia.
    In realtà il fattore picchia picchia che sarà tipico di Diablo qui appare ancora un po’ limato e diluito: mentre in Diablo il concetto base è “uccidi i nemici per guadagnare i PX e l’equipaggiamento”, qui è un “uccidi i nemici per aprirti la strada”.

    Fatte dunque le debite considerazioni per differenziarlo da altri giochi che potrebbero, ad una più che superficiale occhiata, apparire piuttosto simili, è il momento di affrontare l’analisi dettagliata.

    La trama segue le vicissitudini di Kain, essere umano ammazzato da un gruppo di banditi e tramutato in vampiro da Mortanius, un necromante, in modo da potersi vendicare dei suoi aguzzini e risalire alle cause della propria morta sfoltendo un po’ le file per arrivare fino all’eliminazione di chi muoveva i suoi fili, e soprattutto, alla scelta definitiva: sacrificare se stesso per purificare Nosgoth dalla minaccia vampirica, o condannare Nosgoth al disastro non ripristinando l’ordine del mondo con la sua morte (questo, ovviamente, mooolto in breve).

    Tecnicamente il gioco si orienta su ottimi livelli: le gif che compongono le animazioni dei personaggi sono molto ben realizzate, considerata soprattutto la fluidità dei movimenti, anche se nelle azioni più concitate la sequenza scatta un po’, però questo rende ancora meglio gli spricchi di sangue, acido, ed esplosioni che si susseguono una dopo l’altra, dando un’aria di epicità alla cosa.
    Gli ambienti sono carucci: i giochi di luce per farti capire cosa è utilizzabile dello scenario sono molto interessanti e schiariscono le idee nei momenti più enigmatici. Tutto è in 2D (i primi giochi in 3D cominciavano ad apparire proprio in quel periodo), con visuale dall’alto.
    Abituarsi alla schermata potrebbe inizialmente essere un po’ scomodo: tutto è infatti diviso in due finestre: quella più grossa, a sinistra, che prende circa ¾ dello schermo, è la finestra effettiva di gioco, dove ci si muove ecc... mentre quella a destra mostra invece l’equipaggiamento in uso, le magie, la barra della vita e del mana, ed eventuali altre prelibatezze.
    I menu sono a loro volta molto ben curati, e a dare il definitivo tocco di classe intervengono i filmati in computer grafica, curatissimi e, udite udite, in 3D. Sono invero anche piuttosto frequenti, a dirla tutta.

    Da un punto di vista sonoro, il livello è buono. Le melodie non sono decisamente male, ma per quanto epiche non sono indimenticabili come un giorno potrà invece definirsi Ozar Midrashim, la colonna sonora di Soul Reaver, marchiata a fuoco nei ricordi degli appassionati.
    Il doppiaggio dei dialoghi principali è ben fatto anche se, senza i sottotitoli sotto, non è troppo facile da comprendere per chi non mastica troppo bene l’inglese, e questo è un peccato perché fondamentalmente chi gioca a Blood Omen, probabilmente gioca per seguirne la storia, e perderne dei pezzi per strada potrebbe essere un problema non da poco.
    Ad ogni modo, se non si coglie qualche pezzo un filmato può essere rivisto tutte le volte che si vuole dal menù, perciò no problem ;)
    Quando si sovrappongono più suoni il sistema comincia a dare un po’ i numeri: per dire, se fate esplodere con qualche magia un gruppetto di cinque Serafan (niente popò di meno che i soliti serafini, paladini che intendono ammazzare tutte le forme di ciò che per loro è "male", vampiri compresi) che vi inseguono, le loro urla si sovrappongono, il gioco scatta, e gli spricchi di sangue restano sospesi per un po’ a mezz’aria mentre la musica si ferma, e le urla arrivano tutte una dietro l’altra con una leggera latenza l’una rispetto all’altra, il che genera un curioso effetto eco che non si capisce se sia voluto o meno, anche perché trasmette comunque un senso di superiorità non indifferente, che personalmente non disprezzo (“Ah, sto facendo esplodere tutti i miei nemici in un botto unico! Tremate, mortali!”).
    Sul lungo periodo le esclamazioni di Kain che prende a spadate i nemici, che non cambiano mai nel corso del gioco, rischiano di stancare (“Kain Victas!!”), il che purtroppo fa perdere qualche punto al fattore del sonoro.

    Per completarlo al 100%, ovvero per raccogliere tutti gli oggetti e potenziamenti di sangue e magia sparsi per la mappa, servirà molto tempo. Personalmente non so quanto perché così tanto in fondo non ci sono mai arrivato. Se ci si limita a seguire la trama, il finale (badate bene, multiplo, e il gioco elimina il salvataggio poco dopo il finale cosicchè se volete vedere quell’altro il gioco lo dovete fare un’altra volta da capo!) arriva comunque dopo un tempo medio per lo standard del tempo: circa una quarantina di ore, indicativamente.

    L’idilio ovviamente è solo di facciata: come il 99,9% dei giochi ha i suoi difetti che non lo rendono il gioco definitivo: come molti giochi i tempi di produzione obbligatoriamente stretti hanno comportato la necessità di tagliare alcune parti. In alcuni punti è possibile vedere “cicatrici” di ciò che avrebbe completato definitivamente il gioco: la presenza dello scudo, chiaramente prevista in origine (c’è il buco apposta nella statua che mostra quali armi sono in uso, e c’è il disegno per terra in una fucina che testimonia che in teoria SI POTEVA PRENDERE) è un grosso buco, come anche è evidente l’esistenza di certi dungeon che avrebbero sbloccato magie e nuovi oggetti se fossero stati ultimati. Esistono siti apposta che mostrano diversi di questi aspetti messi da parte per la stesura definitiva del codice di gioco.
    La giocabilità in sé si orienta su ottimi livelli, anche se purtroppo i continui e incomprensibili caricamenti nel richiamare il menu (per esempio per cambiare e richiamare la scelta rapida di magie e oggetti) la minano un po’.

    I vanti di cui questo gioco può fregiarsi non sono comunque indifferenti: scorrere del tempo in giorno e notte, moltissime armi, magie, obiettivi secondari, cinque trasformazioni (lupo, nebbia, pipistrello, vampiro e umano, tanto per citare Dracula), un mondo di gioco immenso e dettagliato, e una storia unica, che chiarisce non pochi buchi nella trama della saga a chi ha giocato solo gli ultimi quattro episodi.

    Il primo episodio di una saga storica avrebbe faticato ad essere più maestoso.

    PREGI: Tecnicamente su ottimi livelli, carisma del personaggio e della storia unici, precursore di un genere che ha fatto storia.
    DIFETTI: Tagli in fase di creazione non totalmente occultati nel codice definitivo, scattio nelle situazioni più concitate, anche se non si capisce se ciò sia voluto o meno, caricamenti di una lunghezza un po’ preoccupante, nei punti più inimmaginabili.

    DIFFICOLTA': Non è in realtà particolarmente complesso, tranne in un paio di punti, come Avernus e la casa del burattinaio.

    GRAFICA: 9 Da panico, vista l’età del gioco.
    SONORO: 8 Di buon livello, ma non esente da difetti. Alcune melodie sono particolarmente ben riuscite.
    GIOCABILITA': 8 I caricamenti sono un po’ stressanti, e abituarsi alla schermata di gioco può inizialmente essere fastidioso.
    LONGEVITA': 9 All’epoca era nella media. Oggi che i giochi a dirla tutta spesso si possono completare anche senza mai salvare la longevità del gioco può apparire quasi affaticante. 40 ore solo per la trama principale. Se poi siete interessati a raccogliere tutta la roba sparsa per Nosgoth… auguri.
    RIGIOCABILITA': 8 Vedere il finale alternativo può essere una buona spinta a rigiocarlo, anche se la longevità effettivamente eterna rischia di far demordere un replay in partenza.

    TOTALE: 9 Un gioco epico. Non è il gioco definitivo, ma è inquietante vedere come un titolo del lontano ’96 può ancora fare scuola. Il fatto che su eBay i valori a cui viene venduto raggiungano prezzi così allucinanti la dice già abbastanza lunga.
    E non guardare troppo a lungo dentro la lavatrice, altrimenti anche la lavatrice guarderà dentro di te.

    Revan Adler
    Match di Improvvisazione Teatrale, Giugno 2009
  3.     Mi trovi su: Homepage #8427158
    [size=14] Soul Reaver[/size]



    Anno di rilascio: 1999
    Supporto: PC, Playstation, Dreamcast
    Genere: Avventura Dinamica
    Numero di giocatori: 1

    Gioco più noto della serie tra gli appassionati della saga, Soul Reaver con gli anni è diventato una pietra miliare dei videogiochi.
    Il genere di Blood Omen viene totalmente abbandonato, e da un gdr Hack n’ Slash eccoci arrivati ad un semplice gioco di azione con meccaniche straordinariamente innovative.
    La trama segue le vicende di Raziel, luogotenente di Kain, che dopo essere stato condannato a morte dal suo superiore per avere osato evolversi più di quanto gli fosse concesso (col tempo era riuscito ad evolversi al punto da ottenere un paio di ali, cosa che Kain non era ancora riuscito a raggiungere) viene risvegliato dal cosiddetto Anziano, una figura simile ad una piovra gigante, la cui identità è in effetti un po’ criptica (e tale rimarrà praticamente fino all’ultimo gioco della saga), e trasformato da lui nel cosiddetto mietitore d’anime (da cui il mio nickname, da tempi immemori). Ora è una specie di vampiro/zombie con poteri piuttosto grossini, capace di esistere sia nel mondo reale che nel mondo spettrale. Se viene ucciso nel mondo materiale passa a quello spettrale, dove tutto appare un po’ più distorto e decrepito, e dove avrà la possibilità di riposare e riprendersi prima di tornare nel mondo materiale. Se viene ucciso anche qui viene riportato al punto in cui l’anziano l’ha creato. Siete praticamente immortali, in parole povere.
    Le meccaniche di esplorazione del mondo di gioco si fondano in modo particolare sul passaggio costante da mondo materiale a mondo spettrale. Nel mondo materiale potrete interagire col mondo, spostando leve, aprendo porte, ecc. Nel mondo spettrale il tempo e lo spazio sono assolutamente fermi, dunque non potrete interagire col mondo (tutto è immobile), ma nel passaggio da un regno all’altro il mondo si modifica, distorcendosi nel passaggio a quello spettrale. Se nel mondo materiale davanti a voi c’è una parete un po’ crepata, in quello spettrale queste crepe potrebbero essere in realtà ingigantite al punto da permettervi di passarci attraverso. Un salto da una parete all’altra di un burrone nel mondo materiale fosse è impensabile, ma in quello spettrale le pareti sono forse più vicine.

    Questo giusto per rendere un’idea di quali siano le meccaniche del gioco.

    La storia è densa di colpi di scena, e si segue in modo ossessionante (se mi sono ridotto in questo stato, uno dei principali motivi è probabilmente Soul Reaver).

    Tecnicamente parlando il gioco è allucinante.

    In un remoto 1999, un livello qualitativo della grafica come quello di Soul Reaver era quasi impensabile, considerando che molti giochi, al tempo, ancora brancolavano nel 2D. Le texture non sono mai sgranate e i modelli sono dettagliati con una cura mai vista prima. I filmati di gioco erano parecchi, e da vedere erano un piacere per gli occhi. Non c’erano foschia, effetti di popup, e la compenetrazione poligonale era ridotta al minimo.

    Dove la grafica eccelle, l’audio non è da meno: il tema principale della colonna sonora addirittura ha un nome tutto suo, Ozar Midrashim, ed è rimasta impressa nei ricordi degli appassionati, essendo capace di rendere da sola tutta la cupezza claustrofobica del gioco, condendo momenti come l’ingresso nelle città abbandonate e nelle rovine di Nosgoth in un modo perfetto. Versi, grida, effetti sonori di vario genere, rispetto a quanto spesso accade anche con i videogiochi moderni, straordinariamente non sono mai ripetitivi, e sono perfettamente sopportabili anche dopo ore e ore di gioco.

    La longevità è a dir poco spaventosa: giocarlo una prima volta, soprattutto senza essere abituati ad affrontare enigmi e puzzle, è capace di prendere mesi e mesi (io la prima volta ci ho messo un anno e mezzo, ma mi capitava spesso di lasciar perdere in preda alla frustrazione per poi arrivare alla soluzione di un enigma dopo una settimana, passata a giocare ad un altro gioco). Gli enigmi sono qualcosa di allucinante: la loro complicatezza è al limite paragonabile a quelli dei primi Tomb Raider, e nemmeno lontanamente confrontabile con ciò a cui i giochi moderni ci hanno abituati.

    PREGI: Storia affascinante, mondo di gioco enorme, longevità agghiacciante, tecnicamente superbo.
    DIFETTI: La difficoltà degli enigmi può risultare frustrante.

    DIFFICOLTA': Piuttosto elevata. Se non si riesce ad avere il “click” mentale per procedere nel gioco si rischia di rimanere inchiodati per sempre.

    GRAFICA: 9.5 Una delle migliori grafiche 3D del tempo.
    SONORO: 9 Per la maggior parte su livelli estremamente buoni, specialmente per la colonna Sonora. I ritmi tribaleggianti possono, alla lunga, stancare.
    GIOCABILITA': 9 La fluidità e la perfezione del gioco invitano a continuare a giocare, sempre e comunque, anche se bloccarsi per giorni davanti ad un enigma non è impensabile.
    LONGEVITA': 10 Moooolto lungo, soprattutto vista la quantità e la difficoltà degli enigmi del gioco, nonché la presenza di “roba da raccogliere” tipo potenziamenti per la vita e poteri particolari.
    RIGIOCABILITA': 8 La grandiosità della trama invita al replay, anche se l’averlo già fatto una volta forse toglie il sapore dell’esplorazione e dello scervellamento per procedere.

    TOTALE: 9.5 Un gioco capace di lasciare il segno nella storia dei videogiochi. La trama e il livello generale del titolo sono qualcosa che raramente, nel corso degli anni, è stato possibile pareggiare.
    E non guardare troppo a lungo dentro la lavatrice, altrimenti anche la lavatrice guarderà dentro di te.

    Revan Adler
    Match di Improvvisazione Teatrale, Giugno 2009
  4.     Mi trovi su: Homepage #8427159
    [size=14] Soul Reaver 2[/size]



    Anno di rilascio: 2001
    Supporto: PC, Playstation 2
    Genere: Avventura Dinamica
    Numero di giocatori: 1

    Atteso seguito del precedente episodio, Soul Reaver 2 si orienta su ottimi livelli generali, pur senza arrivare a ciò di cui fù capace il predecessore. La trama riprende dal momento in cui Raziel si lancia attraverso un portale ignoto, per arrivare in un’epoca sconosciuta, scoprendo di avere fatto un bel viaggio nel tempo. Da qui la trama tratta le vicende di Raziel che continua a inseguire il suo creatore con intenti di vendetta, e la trama si snoda attraverso una sequenza di viaggi nel tempo che non può fare a meno di lasciare un po’ perplessi sul momento, e spesso si ha la necessità di fermarsi a ragionare qualche istante sull’esatta sequenza di eventi, dato che la storia del gioco si snoda nell’arco di svariati secoli, in tre ere diverse (Nosgoth prima che Kain decidesse di non sacrificarsi, Nosgoth dopo il mancato sacrificio di Kain, e Nosgoth durante il periodo dei Sarafan). La trama svela molti buchi e strizza più volte l’occhio agli eventi accaduti in Blood Omen (per esempio nemici come ombre e demoni, che potrebbero apparire ‘ste grandi ideone a chi avesse mancato Blood Omen, non è che fossero poi acqua del tutto nuova ^^), per arrivare ad un finale che lascia sbigottiti e rabbrividiti, che ovviamente non racconto per evitare di rovinare il finale a chi un giorno vorrebbe giocarselo.

    Non tornano, inizialmente, alcuni punti. Per esempio i poteri dei glifi (effetti particolarmente potenti sbloccabili facoltativamente in Soul Reaver) qui sono del tutto assenti (e la cosa si spiega solo dopo avere giocato Blood Omen 2, ovvero i loro poteri erano stati creati dai Serafan, e in epoche precedenti questi poteri, logicamente, non funzionavano... perdendoli all’inizio e non avendo più la possibilità di riacquistarli, dunque, la loro assenza è giustificata). La mietitrice d’anime, la spada che vive in simbiosi con Raziel, qui funziona in modo radicalmente diverso: mentre nel precedente episodio era utilizzabile solo al massimo dell’energia, e uccideva i nemici con un colpo, qui può essere usata a volontà, ma dato che stà assumendo sempre più potere comincia a comportarsi più come un parassita: divora le anime dei nemici uccisi prima che Raziel possa farlo, e danneggia Raziel se usata troppo spesso. Però, non uccide i nemici in un colpo solo.
    Questi alcuni degli aspetti “che non tornano”, ma sui quali, vista la qualità del resto del gioco, si può comunque chiudere un occhio.

    Tecnicamente il livello è molto buono, ma non privo di difetti.
    La colonna sonora è in parte ripresa dal precedente episodio (vai di nuovo con Ozar Midrashim) e il livello è tanto alto quanto quello del predecessore, mentre graficamente ci troviamo su un livello generalmente ottimo, anche se in alcuni punti (leggasi: nuotando sott’acqua) tutto appare un po’ caotico, viscoso, e alla lunga fa un po’ venire il mal di testa. Fortunatamente i momenti subacquei non sono troppi, e si può generalmente avere a che fare con un livello tecnico che non delude.

    La longevità di questo episodio è minore rispetto al predecessore: gli enigmi sono meno strizzacervelli e lo spostamento all’interno del mondo di gioco è più lineare rispetto ciò a cui Soul Reaver ci aveva abituati. In generale ci si orienta verso la trentina di ore, che comunque non si disprezza.

    PREGI: Storia ricca di colpi di scena e splendida da seguire, seppure un po’ caotica sul primo impatto.
    DIFETTI: Sott’acqua la visuale appannata è nauseante, presenta alcuni aspetti che “non tornano”, se paragonati con il precedente episodio.

    DIFFICOLTA': Mai estrema, e su livelli minori di quelli di Soul Reaver, tranne in uno dei primi enigmi, necessario per prendere la mietitrice d’ombra, in cui si raggiunge un picco piuttosto sconcertante.

    GRAFICA: 8.5 Non spreme la PS2 e ha qualche difetto, ma è comunque di buon livello.
    SONORO: 9 Riprende parte della colonna sonora del precedente episodio, e il livello è dunque alticcio.
    GIOCABILITA': 9 Il gioco è piuttosto fluido: l’assenza quasi totale di picchi nella parabola della difficoltà fà si che il gioco si lasci giocare senza troppe problematiche.
    LONGEVITA': 9 Che dire: non è lunghissimo, ma nemmeno corto.
    RIGIOCABILITA': 7 Non ci sono percorsi alternative, o roba da raccogliere, o altro che, al di là di un’ottima trama, dovrebbe spingere ad un replay.

    TOTALE: 9 Il livello generale di Soul Reaver 2 è piuttosto alto: la trama e il livello tecnico, per quanto non privi di pecche, sicuramente valgono il prezzo del gioco.
    E non guardare troppo a lungo dentro la lavatrice, altrimenti anche la lavatrice guarderà dentro di te.

    Revan Adler
    Match di Improvvisazione Teatrale, Giugno 2009
  5.     Mi trovi su: Homepage #8427160
    [size=14] Blood Omen 2[/size]



    Anno di rilascio: 2002
    Supporto: PC, Playstation 2, xBox, GameCube
    Genere: Avventura Dinamica
    Numero di giocatori: 1

    Ricordato come il gioco peggiore della saga, Blood Omen 2, a ben vedere, ha i suoi alti e bassi, per quanto sicuramente, e questo và detto come premessa, non costituisca un titolo indimenticabile.
    La storia copre il buco temporale che intercorre dalla fine di Blood Omen, in cui Kain arriva a lasciare Nosgoth in uno stato pietoso, ma restando come unico vampiro al mondo, all’inizio di Soul Reaver, dove invece troviamo Kain alla testa di una schiera non indifferente di vampiri da lui creati (il buco per inciso è di svariati secoli), con cui di fatto governa il mondo.
    Subito dopo i primi 5 minuti di gioco ci troviamo davanti ad un bell’enigma dal punto di vista della trama: vediamo che al servizio di Kain c’è un personaggio, che per motivi di spoiler non nomino, che sarebbe dovuto essere morto e sepolto dopo il precedente episodio. Trattenendo i grattacapi a stento, decidiamo che questa cosa verrà un giorno svelata, e andiamo oltre (la cosa non sarà invece mai più ripresa: sarebbe dovuta essere spiegata in Defiance, ma la cosa per qualche motivo non fu inserita nel gioco, fatto stà che solo i veri appassionati sanno che Kain usò i poteri del cuore di tenebra, ovvero il SUO cuore, per resuscitarlo).
    Kain, nel momento in cui assalta Meridian, l’ultima roccaforte umana, per tentare di sottometterla al suo volere, si trova davanti ad una inattesa resistenza, e la sua armata si scontra con un esercito di Serafan capitanato da una strana figura mascherata con un’armatura enorme, che impareremo a conoscere come signore dei Serafan, che riesce a colpire Kain e mandarlo in una sorta di coma da cui si risveglia dopo qualche secolo.
    Da qui, Kain si trova ad avere a che fare con un gruppo di vampiri, praticamente l’ultimo rimasto, nel bel mezzo di Meridian, luogo dove gli ultimi esemplari della loro stirpe vengono inquisiti. I Serafan controllano del tutto la città (fuori da essa è il caos più totale: demoni e creature selvagge di ogni genere imperversano ovunque, rendendo quelle terre praticamente impraticabili) e tra di loro si nascondono anche alcuni vampiri, passati dall’altra parte della barricata per uscirne vivi.

    Questo è lo scenario con cui ci ritroviamo a che fare. Il gioco è suddiviso in livelli, e la struttura è dunque decisamente più semplice rispetto ciò a cui i primi tre episodi della saga ci avevano viziato. Gli enigmi ci sono ma raramente raggiungono livelli eclatanti (la rotta sempre più “semplicistica” seguita da tutti i videogiochi moderni nell’ultimo decennio era ormai stata intrapresa...), e per risolverli potremo fare affidamento su elementi dello scenario e sui poteri che Kain, gradualmente, tornerà ad acquisire (nemmeno la metà di quelli del buon vecchio Blood Omen, ma vabbè), mentre l’azione ora la fa un po’ più da padrona. I combattimenti sono particolari: sembrano più duelli che mischie vere e proprie, e sono più tecnici e sottili rispetto alle gazarre con cui a volte ci trovavamo a che fare nei precedenti titoli. In generale, comunque, la struttura di gioco non si disprezza, per quanto sia radicalmente differente dal resto della saga.

    Graficamente il gioco è molto fluido, e la solidità e plasticità dei poligoni diventa un’arma a doppio taglio: da una parte la sua immediatezza e freschezza è meritevole, dall’altra dà un senso di “poco spessore” non molto gradevole vista comunque la concorrenza.

    Gli effetti sonori e la musica non si disprezzano, e di tutti i doppiaggi che si sono susseguiti nel corso degli anni (la Eidos pareva cambiare doppiatori a casaccio) quello di Kain in questo Blood Omen 2 è quello che personalmente preferisco di più.

    Il livello tecnico è dunque buono, su questo non c’è troppo da discutere.

    La longevità si assesta su buoni livelli, circa 20 ore, e la bassa difficoltà degli enigmi e degli scontri non dovrebbe costituire un motivo per allungare questo tempo di troppo, anche se non si è degli alfa nerd come il sottoscritto.

    PREGI: Copre alcuni buchi mancanti della trama della serie...
    DIFETTI: ...aprendone altri ancora più grandi.

    DIFFICOLTA': La curva di apprendimento è assai docile, la difficoltà è in generale media.

    GRAFICA: 8 Fluida e fresca, anche se a volte appare un po’ troppo semplicistica nella sua mancanza di profondità.
    SONORO: 8 Non riprende le piacevoli trame del primo Blood Omen, nè le colonne sonore dei due Soul Reaver. Il livello comunque non è malaccio.
    GIOCABILITA': 8 La difficoltà è nella media, la trama non attira ma si gioca comunque senza troppo pentimento.
    LONGEVITA': 8.5 Venti ore schifo non fanno.
    RIGIOCABILITA': 6.5 La linearità estrema del gioco probabilmente non sarà motivo di grande interesse per un replay.

    TOTALE: 8 Un gioco che probabilmente andrebbe giocato più per la saga a cui è legato che per ciò che ha da offrire. Sicuramente, comunque, non è un titolo spiacevole da affrontare, pur non essendo, sicuramente, indimenticabile.
    E non guardare troppo a lungo dentro la lavatrice, altrimenti anche la lavatrice guarderà dentro di te.

    Revan Adler
    Match di Improvvisazione Teatrale, Giugno 2009
  6.     Mi trovi su: Homepage #8427161
    [size=14] Defiance[/size]



    Anno di rilascio: 2003
    Supporto: Playstation 2, xBox, PC
    Genere: Avventura Dinamica
    Numero di giocatori: 1

    Episodio conclusivo della saga, Defiance si collega immediatamente dopo gli eventi di Soul Reaver 2, mantenendone intatta la struttura fondata su avventure avvenute in epoche temporali differenti. Il gioco è basato su dei livelli anziché sul libero caz... ehm, sulla libera esplorazione del mondo come era per Blood Omen, Soul Reaver e, parzialmente, per Soul Reaver 2.
    Nel gioco si controllano sia Raziel che Kain, che portano avanti la trama in momenti differenti della storia di Nosgoth: mentre Raziel si trova nel bel mezzo della crociata dei cacciatori di vampiri comandati da Moebius, Kain è parecchi secoli più avanti, che continua a cercare un modo per ricontattare Raziel che alla fine di Soul Reaver 2 era... beh, questo non ve lo dico :P

    La trama è in effetti meritevole, e per chi non ha giocato Blood Omen probabilmente è anche farcita di svariati colpi di scena, mentre i nerdoni che hanno avuto a che fare con il very first one, Blood Omen, se la rideranno mentre vedranno il susseguirsi di alcune vicende di cui effettivamente già conoscono lo svolgersi.

    Tecnicamente è un mix di picchi, sia in alto che in basso. Mentre ci troviamo davanti ad un livello grafico generale di eccezione (o così, almeno, parrebbe), fluido, chiaro, con le giuste dosi di colori ed effetti di luce, non riesco a capacitarmi di alcuni bug grafici allucinanti, roba che pochi titoli riuscirono a pareggiare anni dopo (GTA: San Andreas e pochi altri). Addirittura manca un’animazione: se uno scende una parete scalandola Raziel resta praticamente in una posizione come se stesse planando, ma completamente immobile, proprio perché l’animazione da caricare... non c’è!
    Altre volte il personaggio si pianta a mezz’aria incastrandosi in poligoni da cui non ne uscirà mai, se non con un riavvio della console, oppure la telecamera assume posizioni davvero troppo scomode.

    La telecamera non controllabile in generale a me fa venire i nervi (sarò abituato all’orrore impronunciabile che era la gestione della stessa in Devil May Cry 2), però qui, c’è da dire, fa QUASI sempre ciò che dovrebbe, tranne in determinate situazioni in cui proprio non la vuole sapere di farci vedere cosa c’è che ci sta lanciando delle palle di fuoco, e allora tocca spostarla con la levetta destra, in modo da poterla inclinare, un minimo, in modo da rivelare ciò che ci preme visualizzare.

    La colonna sonora di nuovo riprende alcuni brani di Soul Reaver, con la già venerata Ozar Midrashim. In generale il sonoro si assesta su ottimi livelli, ma anche qui ci troviamo davanti ad un muro presso il quale ci viene da sbattere violentemente la testa, quando sentiamo il doppiaggio a cui è stato ridotto il povero Kain, che diventa caricaturale al punto da farmi abbassare il volume, quando lo giocavo, per la vergogna che avrei provato se i miei genitori al piano di sotto avessero sentito il tono di voce che il poveretto aveva assunto.
    Il doppiaggio di Raziel è cambiato anch’esso, ma personalmente è quello che mi piace di più rispetto al resto degli episodi.

    La trama è geniale e finalmente conclusiva della trama, e non è meno epica e affascinante delle altre. Fino alla fine resteremo col fiato sospeso, attendendo che tutti i fili tornino al loro posto, perché lo sappiamo tutti, d’altronde: la storia ha orrore dei paradossi, e nessuno può sfuggire alla ruota del destino... o forse no?

    PREGI: Trama definitiva e conclusiva della saga, affascinante e glaciale come la Legacy of Kain ci ha abituato. Tecnicamente buono...
    DIFETTI: ...seppur con qualche ingiustificata SCHIFEZZA che ne sminuisce il comparto realizzativo.

    DIFFICOLTA': Poco sotto la media. Enigmi semplici da risolvere, combattimenti che... beh, anche se uno è proprio negato prima o poi vengono, a forza di caricare il checkpoint...

    GRAFICA: 8.5 Ottimo livello tecnico, ma I bug grafici abbondano.
    SONORO: 9 Sonoro epico come sempre
    GIOCABILITA': 9 Sarebbe anche un 10, se non fosse che certi bug sono frustranti al punto da far spegnere la play dicendo “lo faccio poi domani”.
    LONGEVITA': 8.5 Più o meno pari a quella di Soul Reaver 2.
    RIGIOCABILITA': 7.5 Non c’è nulla da sbloccare, ma la trama prende, e non è impensabile che uno voglia riaffrontare il gioco per godersi di nuovo una parte sostanziosa della saga della trama.

    TOTALE: 9 Sicuramente uno degli episodi migliori della saga. La storia avvincente e la generale realizzazione su ottimi livelli può far chiudere un occhio sulla maggior parte dei problemi tecnici che questo titolo può avere.

    [size=14] Conclusioni finali sulla saga:[/size]


    REALIZZAZIONE TECNICA: 9 In generale tutti i titoli che compongono la serie hanno una realizzazione che si orienta su ottimi livelli, per quanto non sempre questa sia esente da difetti.
    GIOCABILITA’: 9.5 La trama complessivamente è talmente tanto intricata e avvolgente da imporre sempre al giocatore di andare avanti.
    VALORE STORICO: 10 Una delle sage che più ha segnato il mondo dei videogiochi, e questo è ancora più lodevole se si considera che non è una di quelle serie “infinite” come potrebbero essere quella di Super Mario, o Zelda, o Crash Bandicott.
    REPERIBILITA’: 7.5 Nuovi questi giochi sono quasi del tutto introvabili. Forse su eBay qualcuno vende ancora un Defiance nuovo a un prezzo non troppo elevato. Blood Omen 2 è facile da trovare, usato, in qualche catena di negozi (ne ho visti diversi in giro) e anche su eBay non ne mancano. Soul Reaver 2 ha un livello di reperibilità poco più basso di quello di Blood Omen 2, mentre Soul Reaver e Blood Omen sono ormai introvabili a prezzi bassi: sono pezzi di antiquariato e spesso ci sono dei veri e propri collezionisti che fanno di tutto per appropriarsene. Tre anni fa Blood Omen lo pagai su eBay a oltre 40 euro, probabilmente il suo valore e la sua rarità sono ulteriormente aumentati recentemente, lo stesso dicasi per Soul Reaver.

    TOTALE: 9.5 Un pezzo di storia dei videogiochi, una saga unica, due personaggi più che carismatici, una trama enigmatica e che cattura dall’inizio alla fine. La qualità generale dei titoli è abbastanza alta da giustificarne l’acquisto, e il popolo di appassionati che continua a pregare per un seguito non sembra intenzionato a lasciare le sue speranze entro poco tempo.
    E non guardare troppo a lungo dentro la lavatrice, altrimenti anche la lavatrice guarderà dentro di te.

    Revan Adler
    Match di Improvvisazione Teatrale, Giugno 2009

  [RECENSIONE] Legacy of Kain

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