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    I prossimi non saranno dei racconti spaventosi...ma non ho trovato una classificazione migliore. Saranno separati e indipendenti l'uno dall'altro... (troverete alcune cose copiate da altri racconti...)
    [FONT="Impact"]PRIMO CAPITOLO: Il pericolo di un hobby (*
    tributo a Patricia Highsmith
    )[/FONT]


    Quando Mr. Smith cominciò, per puro hobby, lo studio e l'approfondimento delle lumache, non immaginava che i pochi esemplari che aveva raccolto si sarebbero moltiplicate in così poco tempo fino a diventare centinaia. Solo due mesi dopo la prima installazione di lumache nello studio, i contenitori e le bocce di vetro appoggiati sui davanzali delle finestre, sulla scrivania e lungo le pareti, tutti rigurgitanti di lumache, erano almeno una trentina e stavano cominciando a invadere anche il pavimento. La signora Smith disapprovava energicamente tutto ciò e si era rifiutata di mettere ulteriormente piede in quella stanza. Sosteneva che lì dentro c'era ua puzza insopportabile. Oltretutto, una volta che avava inavvertitamente posato il piede su una lumaca, aveva provato un'orribile sensazione che mai più avrebbe potuto dimenticare. Ma più gli amici e la moglie deploravano quell'insolito e disgustoso passatempo, più Mr. Smith sembrava prenderci gusto.-Non mi sono mai occupato della natura in vita mia-ripeteva (Mr. Smith aveva una partecipazione in un'agenzia di cambio e aveva dedicato l'intera esistenza all'alta finanza) -ma le lumache mi hanno fatto capire la bellezza del mondo animale. Quando i suoi amici obiettavano che le lumache non erano le rap-
    e presentanti piu degne del loro genere, e che bavose com’erano non costituivano propriamente un esempio della bellezza della natura, Mr. Smith rispondeva, con un sorrisino di superiorita, che loro, semplicemente ignoravano le cose che sapeva lui sulle lumache.
    Ormai passava tutte le sere nel suo ex-studio (ora sarebbe stato più giusto definirlo una specie di acquario) in compagnia delle lumache. Si divertiva a cospargere il fondo dei contenitori con foglie di lattuga fresca e pezzetti di barbabietola e patate bollite, a far funzionare il sistema idrico che doveva simulare la pioggia. Le lumache in questo modo si rianimavano. Si mettevano a mangiare, si accoppiavano, oppure si muovevano felici nell’acqua. Mr. Smith allora si faceva salire una lumaca sul dito, pensando che il contato umano facesse loro piacere, e le dava da mangiare della lattuga. Le osservava da tutti i lati. Il suo era un piacere estetico, pari a quello di chi contempla una stampa giapponese.
    Mr. Smith non permetteva più a nessuno di mettere piede nello studio. Troppe lumache avevano preso l'abitudine di girovagare sul pavimento, di andare a dormire sulle sedie e sui dorsi dei libri e la schiera di lumache appena nate o adolescenti andava sempre più ingrossandosi. Era impossibile contarle. Tuttavia Smith contò quelle addormentate o striscianti per conto loro sui muri, totalizzando la cifra di millecento. Ma i recipienti, le bocce di vetro e la parte non visibile dei ripiani della libreria e dello scrittoio ne portavano sicuramente cinque volte tanto.
    Durante il mese di giugnoSmith fu occupatissimo. Spesso si fermò a lavorare fino a tardi la sera nel suo ufficio sui rapporti che si accumulavano con la fine dell'anno fiscale. Individuò svariate possibilita di guadagno, riservando le più ardite al suo capitale privato. Calcolò che in un anno avrebbe potuto triplicate quadruplicare il suo capitale. Il suo conto in banca si sarebbe moltiplicato come le sue lumache. Quando lo disse a sua moglie, la riempì talmente di gioia da farle addirittura perdonare l’appropriazione dello studio e l’odore di pesce marcio che andava spargendosi in tutta la casa. - Peter, vorrei che tu dessi un’occhiata per vedere se e successo qualcosa - gli
    disse però una mattina con aria piuttosto preoccupata. - Magari qualche contenitore si e rovesciato. Non vorrei che si rovinasse il tappeto. è da una settimana che non entri nello studio, vero?- Erano quasi due settimane. Smith evitò di dire a sua moglie che il tappeto era già detinitivamente rovinato. - Ci andrò stasera - disse.
    Ma ci vollero altri tre giomi perché trovasse il tempo. Ci ando una sera prima di coricarsi e con sua grande sorpresa trovò il pavimento interamente brulicante di lumache, disposte in doppi e tripli strati. Con molta diflicoltà riuscì a richiudere la porta senza fracassarne qualcuna. I grappoli di lumache che rivestivano ogni angolo della stanza gli diedero l’impressione di trovarsi al centro di un enorme ammasso di eterogenea composizione. Si guardò attorno a bocca aperta. Le lumache non avevano soltanto ricoperto ogni superficie possibile, ma pendevano persino dal lampadario su cui avevano formato una grottesca composizione.Mr. Smith cercò una sedia a cui appoggiarsi. Ma sotto la mano sentì unicamente una corazza di gusci. Gli venne quasi da ridere: le lumache avevano persino formato sul ripiano della sedia una specie di cuscino tutto bitorzoluto. Doveva far subito qualcosa per liberare il soflitto. Prese un ombrello, da cui naturalmente dovette scrollare un bel po' di lumache, e liberò un pezzo della scrivania per poterci salire sopra. Con la punta dell'ombrello, lacerò la tappezzeria, da cui si staccò una striscia che il peso delle lumache fece arrivare quasi fin sul pavimento. Smith si sentì improvvisamente frustrato e inviperito. Forse con l’acqua avrebbe potuto cacciarle. Azionò la leva degli spruzzatori. L’acqua inondò i contenitori e l’intensa attività che regnava nella stanza non fece che aumentare. Smith, strisciando i piedi sul pavimento tra le lumache i cui gusci produssero come un rumore di cottolo, diresse un paio di spruzzi d’acqua sul softitto. Subito si accorse di aver commesso un errore. La carta della tappezzeria, inumidita, si lacerò e Smith fece appena in tempo a evitare di essere investito in pieno da uno strato di lumache, ma subito dopo fu colpito su un lato della testa da un’intera striscia ricoperta di animali. Intontito, cadde su un ginocchio. Bisogna aprire una finestra, pensò, manca l’aria. Le lumache cominciarono a strisciargli sulle scarpe e ad arrampicarsi sui pantaloni. Scosse i piedi con rabbia. Stava per dirigersi verso la porta, con l’intenzione di chiamare una domestica in aiuto, quando gli cadde addosso il lampadario. Smith crollò pesantemente sul pavimento. Si rese conto che non sarebbe riuscito ad aprire la finestra perché i davanzali erano interamente e fittamente ricoperti di lumache. Per un momento pensò che non sarebbe piu riuscito a rialzarsi. Si sentì soffocare. Non era solo l’effetto dell’odore che impregnava l’aria della stanza, era anche il vedere, ovunque guardasse, strisce di carta ricoperte di lumache. Era una prigione. - Sarah! - urlò. Il suono debole, attutito della propria voce lo sbalordì. La stanza era acusticamente isolata. Strisciò fino alla porta, senza curarsi della marea di lumache che fracassò con le mani e con le ginocchia. Ma la porta resistette; c’erano tante lumache lungo gli stipiti che era impossibile sbloccarla. - Sarah! - Una lumaca, approfittando del suo urlo, gli entro bocca. Smith la sputò disgustato e cercò di liberare le braccia dalle miriadi di lumache che aveva addosso. Ma per ogni centinaio che sloggiava altre mille gli salivano sopra, immobilizzandolo, alla ricerca dell'unica superlicie relativamente libera della stanza. Aveva lumache perfino sugli occhi. Cercò di rialzarsi, ma qualcos’altro, che non riuscì a vedere, lo colpì in pieno. Stava per svenire. Si ritrovò sul pavimento. Cercò di portare le mani alla testa per liberare il viso dall'attacco assassino delle lumache ma le braccia gli pesavano come piombo. - Aiuto! - Inghiottì una lumaca. Tossendo, aprì di nuovo la bocca per respirare e subito una lumaca gli salì sulla lingua. Era l’inferno! Se le sentiva strisciare sulle gambe, appiccicose e inarrestabili. Era completamente immobilizzato. - Aiu... - Dalla bocca gli uscivano solo suoni strozzati. Vide tutto nero. Un nero orribile, palpitante.
    Ormai non poteva più respirare, perché non riusciva a spostare le lumache che gli aderivano alle narici. Infine, socchiudendo un occhio vide, a pochi centimetri di distanza, su quello che era stato un alberello della gomma che teneva in un vaso accanto alla porta, delle lumachine appena nate, pure come gocce di rugiada, che emergevano da un pozzetto, come un esercito infinito alla scoperta di un mondo sempre più vasto.
  2.     Mi trovi su: Homepage #8627428
    emh,va bene nn copiare,ma......io ho lo stesso brano sul libro di antologia...cambiano solo delle parole......va bè...bel brano!
    be allora visto che comunque l'hai scritto all'inizio che un pò erano copiate,fai che mettere i brani veri e scrivi la raccolta....specificando che nn li hai creati te i brani.....cosi si evitano disguidi.

    VOGLIAMO PG NON VG!!!
  3. Bandito  
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    alessioemh,va bene nn copiare,ma......io ho lo stesso brano sul libro di antologia...cambiano solo delle parole......va bè...bel brano!
    be allora visto che comunque l'hai scritto all'inizio che un pò erano copiate,fai che mettere i brani veri e scrivi la raccolta....specificando che nn li hai creati te i brani.....cosi si evitano disguidi.


    AHAHAHAH
  4.     Mi trovi su: Homepage #8627434
    Scusate ma non ho mai detto che il brano fosse mio...c'era uno spoiler che spiegava esplicitamente che fosse solo un tributo alla scrittrice statunitense...(nei tributi alle band ad esempio mica si cantano cose proprie):blink:
    Scriverò dei racconti miei ma io ciò che avrei scritto l'ho spiegato. :nosmile:

  HFF: Horror Fan Fiction.

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